Cose dislessiche a Madrid

Una cosa davvero flipante che a me è successa solo a Madrid è avere un’insegnante di pilates dislessica! La poverina, che per rispetto alla privacy le daremo il nome fittizio di Disly, confonde la destra con la sinistra, l’espirare con l’inspirare, il sopra col sotto e via dicendo. Per cui tra la dislessia di Disly e la stanza piena di specchi i 90 minuti di lezione con lei scatenano vere crisi di identità. Poi mentre le insegnanti di pilates sono in genere donne molto serene e spirituali la Disly no, per un cazzo, la Disly è un’isterica matta che si muove a scatti. Che io oggi mentre ero a testa in giù la osservavo e mi sembrava una cavalletta impazzita che correva su e giù per la classe, ed io e le mie compagne delle enormi ranocchie con le facce rosse e gli occhi fuori dalle orbite per lo sforzo. E poi quando conta la Disly mi fa impazzire, perché prima ci fa raggiungere la posizione più scomoda, innaturale e imbarazzante del mondo e poi conta: 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10 ed io penso OLÈ e lei 10,1-10,2-10,3 etc ed io la odio quando fa così, la Disly!!! Che questo lo faceva anche la mia insegnante di pilates di Lavapies, ed allora penso che a Madrid tutte le insegnanti di pilates fanno un corso con una insegnante per le insegnanti che spiega che bisogna contare così, per far venire l’orchite alla gente. Comunque oggi a me la Disly ha fatto venire meno mal di testa del solito, perché io tutta la lezione avevo un solo, grande, bombardante pensiero di nome MAROCCO! Che tra 6 ore sarò in aereo verso il continente nero, e non scriverò su questo mio meraviglioso blog per almeno 6 giorni, cioè fino a quando non ritornerò ne La Signora.
Buon viaggio Chechi!!

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Storie di TORI a Madrid

Oggi a Madrid c’è stata un’accesa manifestazione su un tema a me molto caro, cioè il tema della CORRIDA. Negli ultimi mesi questo tema sta generando discussioni senza fine: il Parlamento Catalano ne ha discusso per settimane, proponendo la possibile proibizione delle corride nelle comunità autonome, iniziativa che si voterà a maggio. Come reazione all’eventuale proibizione della tauromachia le comunità autonome di Madrid, Valencia, Murcia e Navarra hanno deciso di dichiarare questa attività Bene di Interesse Culturale.
A Madrid la presidentessa della comunità, Esperanza Aguirre, ha pronunciato un personale e passionale panegirico in difesa della tauromachia “un’arte che merita di essere protetta poiché appartiene alla cultura spagnola e mediterranea da tempi lontanissimi”; di tutta risposta i manifestanti hanno sfilato per le strade al grido di “Torero, cabrón, trabaja de peón” o “Esperanza, te gusta la matanza” (“torero, stronzo, lavora come muratore” o “Esperanza, ti piace la mattanza”).

Cosa pensa la Chechi su questo tema? Ebbene Chechi si sente un po’ confusa, e proprio per questo parla in terza persona! Da un lato riconosce la ferocia e l’esagerato accanimento contro il toro, e dall’altro pensa a Goya, Picasso, García Lorca, Hemingway, Orson Welles e tutti gli infiniti artisti e comuni mortali che si sono emozionati davanti a quest’arte, che la Chehi senza dubbio definirebbe Patrimonio Culturale Immateriale .
E questo e quanto.

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STORIE DI NEGATIVITÀ NERA A MADRID

Che poi Madrid non è tutta rosa e fiori, ma non per niente, solo perché Madrid è la vita, e la vita è salite e discese, bianco e nero e nel mezzo tutti i colori, sorrisi e pianti. E insomma che questo fine settimana è abbastanza brutto, e avevo deciso di non scrivere niente sul blog, perché a me Madrid questi ultimi giorni non mi sta dicendo niente di buono, però oggi sono passata da qui, vuvuvupuntovivereamadripuntoit ed ho visto il mio blog fermo, e mi sono intristita. Che se le cose non vanno bene per un cazzo non è il blog a doverci rimettere, dico io.
Allora ecco un post, bello negativo e tetro come me in questa notte di marzo.
Che se cerchi un lavoro a Madrid, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere qui, cerca di fare un concorso pubblico, vincerlo (cosa impossibile quasi quanto in italia) e sistemarti a vita occupando una di quelle modeste ma confortevolissime sedie statali. Perchè se lavori nel privato,anche qui a Madrid, ti fai un culo esagerato e poi una mattina possono dirti addio.
Che non è successo a me questo fatto, ma ci sono cose di un brutto bruttissimo che quasi speri che succedano a te, pur di proteggere altri.

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Un quartiere estremo di Madrid: LAVAPIES!

Questo post di oggi è per Stefania, che da Hong Kong(da Hong Kong, mica da Barletta!saluto gli amici di Barletta!) mi ha detto che il mio blog è interessante e mi ha chiesto informazioni su Lavapiés, un quartiere estremo in una città estrema, nonché il MIO QUARTIERE PREFERITO!

Ebbene qui il tema si fa caldo, e non per dire: a Lavapiés ci sono normalmente 3-4 gradi in più rispetto al resto della città, a causa della densità di popolazione del quartiere.
Se sei un artista, un musicista, un immigrato, un frikkettone, un punkabbestia, un alternativo o un ribelle rassegnati: a Lavapiés passerai completamente inosservato, poiché sicuramente qualcuno sarà infinitamente più peculiare di te!
Il nome Lavapiés viene da una fontana che anticamente era situata al centro della piazza, dove la gente si lavava i piedi prima di accedere al tempio: questo quartiere è infatti uno dei più storici della città, antico ghetto.
Proprio per questo le strade sono strette, e le case sono casas de corredor , cioè vecchie e di piccole dimensioni, costruite attorno ad un patio. Io ho vissuto a Lavapiés 6 mesi, con un bilancio davvero positivo…se non fosse per il grande, terribile e credo unico problema che affligge il quartiere: gli scarafaggi!
Questi sono enormi, rossi , alati e con corazze durissime, ed è praticamente impossibile eliminarli.
Insomma, se vivi a Lavapiés e vedi uno scarafaggio in casa fai prima a fare i cartoni ed iniziare il trasloco!

(per la cronaca: scarafaggio in spagnolo è cucaracha, e la canzone La cucaracha tradotta sarebbe: lo scarafaggiooo-lo scarafaggioooo non può camminare, perchè non ha, perchè le mancano, le due zampe di dietroooo-la-la-la etc.)
Ma parlando degli aspetti positivi di Lavapiés posso affermare senza paura di smentite che in questo incredibile quartire si mangiano i migliori kebabs di Madrid, ci sono degli eccellenti ristoranti indiani, gustosissimi fruttivendoli arabi ed è possibile trovare qualsiasi ingrediente di qualsiasi cucina di qualsiasi piatto del mondo.
Inoltre in calle Argumosa presso La Tiendina è possibile trovare rarissimi esemplari della Terron Collection!
Inoltre la piazza di Lavapiés dista 100 metri dal Museo Reina Sofia, ed 1 km del Prado, una sola fermata di metro da Sol, 200 metri dal mercato del Rastro ed è perfetto per ir de cañas il pomeriggio!
Insomma mio caro amico che vuoi venire a vivere a Madrid, se ami le esperienze estreme Lavapiés è il quartiere che fa per te!

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Storie di ospitalità a Madrid

A me spesso mi vengono inviate mail che dicono che devo parlare di più di me e della mia vita, e non solo e sempre di Madrid e di cose spagnole. Allora colgo l’occasione per dire qualcosa di personale, cioè che finalmente in casa mia è arrivato un ospite davvero speciale ed amatissimo, accompagnato da due piccoli ma altrettanto importanti amici: UNA GAMBONA DI JAMON con UN CHORIZO E UN SALCHICHON! , direttamente dell’ EXTREMADURA!

Quindi oggi non posso scrivere niente, perchè devo dedicarmi ai miei ospiti! E se devo essere sincera io a Valencia sono andata a vedere un giovane uomo che pesa 3 kg ed ha 15 giorni di vita, quindi de las fallas non ho visto quasi niente!
A presto, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!

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A 352 km da Madrid

Anche lontani da La Signora a volte si può stare bene; questo fine settimana appena trascorso sono stata a Valencia, ed ho visto alcune cose davvero incredibili! Ecco un assaggio con tanto di prove:
1) le luminarie della festa patronale hanno i nomi di bevande alcoliche: ecco quella delle buonissima birra San Miguel

2) a volte le fate fanno paura…

3) le Madonne possono essere alte 10 metri ed essere fatte interamente da fiori…

ed ora buonanotte, da Madrid.

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STORIE DI POLLINI, DI CERETTE E DI HIJOS A MADRID

L’aria è frizzantina e inebriante a Madrid: la primavera è alle porte! L’ho detto ad un vecchietto che mi stava accanto nel cercania, il trenino che prendo per andare a lavoro, e lui mi ha risposto “Madrid: nueve meses de invierno y tre de infierno”, cioè Madrid: nove mesi di inverno e tre di inferno, e lì è morta la nostra conversazione sul tempo. Comunque questo vecchietto si sbaglia: La Signora ha anche le mezze stagioni, e la primavera è davvero alle porte! Me lo dicono i miei polmoni intasati dai pollini. Dunque oggi per celebrare questa promessa di primavera sono andata al Centro Blondy farmi la ceretta, ed ho scoperto che la ceretta in spagna si fa in modo proprio diverso dall’italia, ed è proprio per questa diversità che ritengo opportuno scrivere un post su questo mio favoloso blog. Mentre in Italia le terribili estetiste ti mettono un leggero strato di cera calda sulla gamba, e poi con una striscia di carta ti strappano via tutto (cera, peli e pelle) qui in spagna ti mettono uno strato incredibile di cera ultrabollente sulla gamba, ma una roba alta due dita, e aspettano 4-5 secondi che la cera si raffreddi.
Una volta fredda vanno de tiron cioè con un movimento brutale ti strappano lo stratone di cera con peli e pelle attaccati: doloooooooreeeee! Io nonostante i lacrimoni mi sono concentrata molto sul procedimento, perché ho subito pensato ma-guarda-che-sprecone-le-terribili-estetiste-spagnole-quanta-cera-buttano e proprio mentre finivo di formulare questo pensiero l’estetista ha preso il pezzo di cera peloso E LO HA RIBUTTATO NELLA MACCHININA RISCALDA-CERA, PER RIUTILIZZARLO!!! Quindi secondo me nella macchinina riscalda-cera ci sono i peli di tutte le clienti!

A me oggi la ceretta l’ha fatta Susy, che si è presto infervorata in un discorso senza fine sulla cattiveria maschile e per ogni strappo aveva una prova inconfutabile di quanto tutti gli uomini siano di hijos (=figli) de puta. Che poi, visto che stiamo, vorrei precisare che esiste una differenza radicale tra hijo (=figlio) de puta e de puta madre, vale a dire che la proprietà transitiva in spagna non è vera per un cazzo! Infatti mentre l’ hijo de puta è un figlio di puttana, se uno è de puta madre vuol dire che è trooooppppoooo figo! Per Susy gli uomini sono tutti hijos de puta, anche quelli de puta madre.

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Il pane a Madrid

Oggi ero in macchina con dei miei amici e stavamo tutti quanti pensando ad un tema interessante per il post di oggi, e devo dire che eravamo tutti parecchio stanchi quindi trovare un argomento non è stato affatto facile, ma alla fine ci siamo riusciti, ed il tema che abbiamo scelto è: il pane. Il pane, in spagnolo PAN, a Madrid si presenta solitamente in forma di baguette, e si chiama barra de pan o nello slang madrilegno pistola. Il suo costo varia dai 50 centesimi (al negozietto cinese) a 65 centesimi al panificio. La pistola è caratterizzata dall’essere estremamente croccante, per cui anche solo staccandone un pezzettino si sbriciola tutta la casa. Quando la pistola è più cicciona ed ha molta mollica si chiama candeal, mentre la pistola più larga si chiama chapata. Il pane rotondo, difficile da trovare a Madrid perché tipico dei paesi, si chiama hogaza. Il pane ovale e spugnoso è una mollete, mentre il zato è un pezzo di pane duro.

Una cosa estremamente di moda in tutto il Paese e quindi soprattutto a Madrid è il Pan Bimbo, equivalente al nostro pan carrè ma infinitamente più grande e morbidone. La prima e l’ultima fetta del Pan Bimbo si chiamano” revanada tonta”, cioè fette sceme. Si pensa infatti che queste fette siano solo i “coperchi” del pane, e non siano fatte per essere mangiate!

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La cicatrice di Madrid

Madrid ha una grande e profonda cicatrice che le segna una parte della città (la parte a me più cara), la totalità della sua anima e tutta la Spagna.
Questo suo dolore si chiama 11M, cioè 11 marzo 2004, quando un attacco terrorista colpì 4 treni della rete del Cercania della città, uccidendo 191 persone. Questo drammatico episodio ebbe delle ripercussioni immediate sulla politica del Paese, poiché fu fatto esattamente tre giorni prima delle elezioni generali che portarono alla vittoria di Zapatero.
L’11 marzo 2004, subito dopo l’attentato, la destra (che a tavolino era già vincitrice delle elezioni) attribuì il gesto alla banda terrorista dell’ETA, nonostante gli esponenti politici di questa frangia indipendentista avessero sempre dichiarato la più completa estraneità ai fatti: ma né il governo, né i partiti politici né i mezzi di comunicazione ammisero ufficialmente l’estraneità dell’ETA. Solo quando il Al Quds Al Arabi di Londra ricevette una lettera che dichiarava la colpevolezza di Al Qaeda davanti agli attentati non si poté più nascondere la verità. Gli spagnoli, feriti nel cuore pulsante della nazione e traditi dalla classe politica che per ore fece di tutto per nascondere la verità, spostarono massimamente il voto a sinistra, quindi a Zapatero.

Proprio di fronte alla stazione di Atocha (sede degli attentati) si erege un cilindrone di vetro alto 11 metri, cicatrice di questo grande dolore. All’interno di questo monumento(ci si può entrare da un corridoio che si trova sotto la stazione) una complessa struttura “intrapola” i bigliettini che tutti i cittadini scrissero nei giorni immediatamente successivi all’attentato, in ricordo delle vittime. Ai miei occhi questa struttura, perfettamente integrata nel contesto urbano ma con una forma ed un materiale che creano una frattura evidente con gli altri edifici che la circondano, è un qualcosa di sublime.

Ed adesso un po’ di silenzio, soprattutto a Madrid.

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Cose di libri a Madrid

Questo post di oggi parla di libri, e lo voglio dedicare al mio parente e amico Pietro el Milanesun, che oltre ad essere un gran magnone è anche e soprattutto un grandissimo lettore, cosa che gli fa onore.
Una inequivocabile prova della sua grande cultura letteraria è la frequenza con cui legge e commenta i miei post, che solo un appassionato della scrittura o un folle potrebbe reggere questo ritmo, e credo che lui rientri in entrambe le categorie.
Io quando vado in giro per Madrid penso spesso al mio parente e amico Pietro, perchè a Madrid ci sono davvero poche librerie, e quindi mi chiedo ma-come-farebbe-il-mio-parente-e-amico-pietro-se-vivesse-in-questa-città-?-?-?. Risposta non c’è, visto che sul tema librerie soffro parecchio pure io, qui a Madrid. Ed insomma io non credo che ai gatos non piaccia l’arte (qui sale espositive,musei,concerti e cinema abbondano) bensì ritengo che leggere gli faccia schifo. Quindi le uniche librerie che si trovano in giro con una relativa facilità sono la Casadellibro (sembrerebbe scritto in italiano ed invece è proprio spagnolo), la terrificante Fnac e la libreria dell’odiato-amato Corte Ingles.

Mentre il fine settimana, di mattina, nel parco del retiro c’è un modestissimo, discreto e mesto mercatino di libri usati.

Io quando ho voglia di letture bellissime chiamo mia mamma, e le chiedo di leggermi i titoli dei libri che stanno in camera mia, così mi deprimo meglio. Buuu.

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Cose britanniche a Madrid

Oggi non smette di piovere e piovere, il cielo è grigio-topo ed il centro è ricolmo di anglofone che spuntano fuori come lumache quando piove.
Dunque se posso essere sincera io vorrei proprio dire che a me le ragazze irlandesi ed inglesi piacciono molto, con le loro fronti piccole piccole, le chiome esagerate di capelli fini fini e liscissimi,le pelli chiare e sempre ben idratate –tendenti al grasso-, gli occhi che sfumano dall’azzurro al ghiaccio.
Poi una cosa che a me fa impazzire di queste ragazze qui, queste ragazze che parlano inglese come io parlo italiano e per questo pensano bene che non è necessario imparare nessuna altra lingua al mondo, tanto loro già parlano l’inglese, insomma queste ragazze hanno un look che sembrano sempre appena scampate da una violenza sessuale di gruppo. I capelli fini, lunghi e ben arruffati sono il pezzo forte di questo stile, accompagnato dai vestiti: queste ragazze qui, le anglofone, non amano indossare un capo pesante, per esempio un giubbotto, o un maglione grosso. No, loro amano mettersi su 800 cose molto leggere, preferibilmente di cotone, e senza un criterio logico (secondo i parametri dell’italian style). Cioè: la maglietta a maniche corte viene messa sopra a quella a maniche lunghe, che a sua volta sarà sotto la canottiera. E se fa proprio molto freddo, un impalpabile trench. Ma la ciliegina sulla torta dello stile sono-scampata-a-una-violenza-sessuale-di-gruppo sono le scarpe.
Alle anglofone piacciono da morire le ballerine, ma siccome le anglofone non sono piccoline nè bassine, per un cazzo, che loro sono tutte piuttosto alte e ciocciottine grazie all’alcol, insomma questi corpi importanti hanno bisogno di piedi altrettanto importanti per poter deambulare, altrimenti cadrebbero tutte a terra queste povere anglofone, e quindi ecco che le ballerine si sfondano ai lati.

Che su questo tema qui della moda delle anglofone io avrei fiumi di parole, che quando stavo a Dublino solo pensavo a cose dello stile di queste donne, che quando erano anglofone fighe mi piacevano troppo, perrò quando erano cozze…quando erano cozze…che non si possono contare le irlandesi che ho visto io fare la spesa in piagiama!
Io quando ho voglia di vedere le anglofone fighe vado a colpo sicuro, al negozio TopShop a Plaza del Sol con Calle Carretas. Quel negozio lì, TopShop, è la cosa più british che abbia mai visto in vita mia! Io l’adoro! I prezzi sono pazzeschi, ma al secondo piano c’è quasi sempre un angolino con i saldi, dove per 30 eurini riesco spesso a traverstirmi da anglofona…purchè resti in silezio!

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Storie luminose a Madrid

Io devo dire GRAZIE a varie persone della mia vita, e pian piano con questo blog le ringrazierò tutte.
Oggi è il turno di Ransie, una emerita sconosciuta (dalla lingua biforcuta almeno quanto la mia) che non solo legge il mio blog, lo commenta e lo mette tra i suoi link da visitare, MA mi dice pure che le piace come scrivo! Che ieri io incontrai nuovamente il mio ex coinquilino BimboDaniele su facebook (io su sto cazzo di facebook non ci devo andare piùùùùùùùù!), e lui prima ancora di dirmi ciao si definì linguista e mi scrisse “non è che scrivere un CHE in ogni riga ti rende più figa!”. Allora io vorrei cogliere l’occasione per spiegare una cosa del mio stile letterario e del mio uso e abuso del pronome CHE, che a me piace tanto. Perchè questo stile, lo stile del CHE, è una evoluzione del linguaggio…
insomma…Montale, Calvino e Svevo sono morti, scrivendo tutto lo scrivibile. Che ora è ora di percorrere nuove strade, dico io.
Ed ora torno al mio argomento preferito: MADRID.
Madrid non è una città, ma un posto dove tutto può succedere. Madrid non è una città ma Madrid Capital, e non si trova in una regione ma È la Comunidad Autonoma de Madrid.
La Signora è un vasto e eterogeneo territorio di archeologia urbana, perché cose davvero antiche non ce ne sono. Qui ci si affeziona alla metro, e si guardano i palazzi del ‘600 come a Roma si osserva il Colosseo. Una cosa che io amo molto di Madrid sono i suoi neon, che sembrano nei sporgenti sul suo corpo; mi provocano un po’ di disgusto ma a lungo andare mi piacciono, e diventano dei riferimenti nel contesto urbano. Tra tutti i suoi neon quello che più mi turba e conturba è il Tío Pepe, a Puerta del Sol, Tío Pepe è piazzato lì dal 1935, ed ha il grande pregio di essere sopravvissuto ai bombardamenti della Guerra Civile. Questa bottiglia con giacca, cappello e chitarra ricambia i miei sguardi sospetti e mi segue minacciosa nel mie frenetici giri attorno ai negozi di Puerta del Sol.

Adesso io sono un pò triste per quanto riguarda questo tema qui, il tema dei neon, perchè la Ordenanza de Publicidad Exterior mette in serio pericolo queste scritte luminose ed amabilmente retrò! Gli aspetti temuti sono: la saturazione dell’espressione pubblicitaria, l’eccessiva eterogeneità dello spazio dedicato al messaggio pubblicitario, il recare disturbo ai vicini, lo spreco di energia elettrica e l’inquinamento luminoso.
Allora io ho pensato che scriverò una lettera al sindaco de La Signora, il signor Alberto Ruiz-Gallardón, per proporgli di piazzare Tio Pepe sopra casa mia, che a me non mi disturba di sicuro…ed i vicini so come farli stare zitti, io!

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