PEGAR: un verbo muy peculiar!

Un verbo spagnolo che a me fa veramente impazzire è il verbo PEGAR, che significa tutto e niente, è caotico ed è un verbo d’azione, che non lascia spazio alla calma e esprime tantissime cose: insomma è il mio verbo!

PEGAR significa:

1) unire una cosa a un’altra (pegar los trozos de un vaso roto- unire i pezzi di un bicchiere rotto)

2) trasmettere una malattia o un vizio, contagiare (me han pegado la varicela – mi hanno trasmesso la varicella)

3) Maltrattare, picchiare (pegar un bofetón -  dare uno schiaffo)

4) Avvicinare due cose in modo da non lasciar spazio nel mezzo (pegar las camas -  unire i letti)

5) Assieme a certi nomi che esprimono delle azioni significa effettuare un’azione (pegar gritos,saltos – gridare, saltare)

6) Armonizzare, abbinare bene (este abrigo largo pega con los zapatos – questo cappotto lungo è ben abbinato con le scarpe)

7) Rimare (las frases de esa canción no pegan – le frasi di questa canzone non hanno rima)

8 ) Essere vicini a qualcosa (nuestras casas están pegadas – le nostre case sono vicinissime)

9) Qualcosa che è di moda (esta canción ha pegado fuerte- questa canzone è alla moda)

10) Litigare, discutere, picchiarsi (¡no os peguéis! – non vi picchiate!)

11) Inciampare o scontrarsi contro qualcosa (si costruisce con la preposizione CONTRA: se pegó contra una farola – si scontrò contro un lampione)

12) Bruciare il cibo (se han pegado las lentejas – le lenticchie si sono bruciate)

13) Memorizzare facilmente qualcosa (se me pegó aquella música – ho memorizzato quella canzone)

14) Consumare qualcosa con frequenza (pegarle a la cerveza – bere molta birra)

Questo verbo poliedrico si usa moltissimo con espressioni standard come:

pegar un toque = chiamare per teléfono qualcuno o rimproverare qualcuno

No pegar ni sello= non fare assolutamente niente

dale que te pego= fare insistentemente qualcosa

Pegar el ojo= non dormire

Infine la mia preferita: pegar un tirón, cioè fare qualcosa in una sola volta, con un grande sforzo.
Dal verbo PEGAR l’aggettivo pegajoso: appiccicoso, esageratamento dolce e mieloso (mi novio no es nada pegajoso – il mio fidanzato non è per niente appiccicoso*)

*piccola nota autobiografica, ehehe

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Las golosinas molan!! (le giuggiole piacciono!!)

Tra quantità illimitate di uova, calamari, olio, sale, misteriosi pezzi di maiale, patate, jamon, salse e fritture di ogni natura e origine forse ti starai chiedendo, magari anche con un po’ di preoccupazione, se gli spagnoli mangiano solo salato e non mangiano dolci.
Ebbene gli spagnoli mangiano vari dolci (che magari descriverò in un altro post) ma il sapore zuccherino che davvero davvero fa impazzire gli iberici è LA GOLOSINA, detta anche GOMINOLA (i nati dopo il 1995 le chiamano GOLOSINAS, e così sarà per tutti no, ahimè).

Precisamente le caramelle gommose alla frutta ricoperte di zucchero, che in terronia si chiamano giuggiole ma so che in polentonia si chiamano caramelle gommose alla frutta ricoperte di zucchero.
Insomma in spagna le GOLOSINAS sono un vero ever green di ogni età, classe socio-culturale e momento della vita: si comprano in piccoli sacchetti e si mangiano OVUNQUE!
In metro, a lezione, a lavoro, al cinema, in biblioteca, mentre si fa la spesa… inoltre las GOLOSINAS si trovano frequentemente nei bar assieme alle arachidi (cioè non nella stessa coppa, ma vicine), abitualmente vengono servite al ristorante assieme al conto o offerte facendo la fila in qualche negozio fighettino, negli incontri tra amici (anche in piena maturità) non potrà mai mancare un piattino pieno di caramelline iperglicemiche e spesso sentirai spagnoli di ogni età discutere su quale sia la golosina più appetitosa.
Per esempio secondo PischiOne la miglior golosina è il dedo, invece secondo me è el huevo.

A Madrid ci sono diversi negozi che vendono SOLO golosonas y caramelos: il più incredibile è CARAMELOS PACO a La Latina.

PACO, TU SEI MATTO QUASI QUANTO IL SIGNORE DELLE MOLLE!!!
Se invece ami le cose naturali in questa pagina potrai trovare la ricetta delle giuggiole: terribile!!!
Ma io dico: cari amici spagnoli, ma perchè vi piaccione sempre le cose estreme?? cioè mica uno spagnolo poteva amare la ciambella, o le liquirizie…NO! Il bombone di zucchero!
Ooh spagnoli quanto vi amo: così fritti, così zuccherosi, così eccessivi in tutto!!!

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Allevi, te quiero (non quanto Madrid ma quasi!)

È una fredda notte d’autunno a Madrid, e dalla mia finestra vedo tante finestre: luci spente, luci accese. Di chi sono queste vite? Dove vanno queste storie? Dove andiamo noi tutti?
Le risposte non ci sono, le uniche supposizioni possibili sono nell’arte, stasera nella musica.
Appena tornata dal concerto di Giovanni Allevi nella mia anima stasera danzano tante emozioni assolute. Sono scossa ma voglio scrivere adesso per non perdere l’intensità del momento.

Ma chi è questo Giovanni Allevi? Come fa il Giovanni questo a trasformare delle cose normali della vita in musica, e poi questa musica come può arrivare all’anima nostra per poi tornare nel cuore del Giovanni?
Giovanni presenta con 10 parole una melodia, e poi suona, e tu sei lì che ascolti e senti una poesia, cioè senti di capire la musica perché le note si trasformano in qualcosa di concreto e comprensibile.
Di tutte le musiche di Giovanni quella che mi ha colpito di più è MONOLOCALE 7,30, che racconta di quando lui viveva a Milano in un monolocale e un improvviso raggio di sole rosso, alle 7,30 del mattino, lo caricò di entusiasmo e gli diede l’ispirazione per questa incredibile melodia.

Giovanni, ma come fa un raggio di sole alle 7,30 del mattino a risvegliare in te entusiasmo e energia creativa?? Solo a me un raggio di sole alle 7,30 del mattino mi manda in bestia??

Giovanni, meno male che hai lo stesso nome (anche se in italiano) del mio pischello, perché così quando nei miei sogni proibiti griderò GIOVANNI-GIOVANNI-GIOVANNI non desterò sospetti!
Giovanni non solo compone e interpreta, ma insegna a perseguire i nostri sogni, e a lottare per realizzarli. E per me non esiste un insegnamento più sacro.
Giovanni, ti dedico questo post: non è molto, ma è tutto quello che ho ed è per te, che mi hai aperto il cuore.

Adesso a proposito di arte non dimenticare di partecipare al CONCORSO DI SCRITTURA CREATIVA, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid! In regalo un cheque regalo di Ryanair da spendere in biglietti aerei

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ETA annuncia la fine del terrorismo armato

Due giorni fa ETA ha annunciato la fine del terrorismo armato, lasciando nella sua tragica storia 858 morti dal 1977. Qui il comunicato ufficiale in cui 3 membri dell’associazione terrorista annunciano la fine della violenza.

Il nostro Principe de Asturias ieri ha dedicato parte del suo disorso a questo avvenimento storico

Una grande emozione, una svolta epocale.

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Fuori concorso ma bello uguale

inviato da Isidoro Leotta

L’estratto del brano riporta il ringraziamento che EdA fa ai “caballeros di buona memoria” che incontra durante il suo viaggio nella patria del Cervantes.

Poichè ringraziava i caballeros anche in nostro nome, che dopo più di un secolo viaggiamo per la Spagna, mi sembrava carino riportarlo nel tuo concorso.

Approfitto, anche, per raccomandarlo a tutti i lettori del tuo blog: agli italiani che vivono in Spagna verrà nostalgia dell’Italia; agli italiani che vivono altrove verrà voglia di visitare la Spagna; infine, gli spagnoli riscopriranno la loro amata terra attraverso gli occhi di un grande narratore straniero.

Riporto il brano:

O caballeros di buona memoria, avventori di tutti i caffè, commensali di tutte le tavole rotonde, vicini di scranna in tutti i teatri, compagni di viaggio in tutte le strade ferrate della Spagna; voi che tante volte, mossi da gentile pietà per uno straniero sconosciuto, che scorreva con occhio malinconico l’Indicatore delle Ferrovie o la Correspondencia española, pensando alla famiglia, agli amici, alla patria lontana, gli avete offerto, con amabile spontaneità, il cigarrito, e dato appiglio a una conversazione, che gli ruppe il corso dei mesti pensieri e lo lasciò rasserenato ed allegro; io vi ringrazio, o caballeros di buona memoria; chiunque foste, vi ringrazio dal più profondo dell’anima, in nome di tutti gl’Italiani che viaggiarono e di tutti quelli che viaggeranno nel vostro caro paese; e giuro sull’eterno volume di Michele Cervantes, che ogni qualvolta vi sentirò accusare di animo feroce e di selvaggi costumi dai vostri civilissimi fratelli europei, sorgerò a difendervi coll’impeto d’un andaluso e colla tenacia d’un catalano, sin che mi resti tanta voce da gridare: Viva l’ospitalità!

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Relámpago

di eva84@cheapnet.it

Eccoli, davanti a un ronmiel, di spalle alla via. I passi lungo calle Atocha li avevano portati fin lì, alla domanda che risuonava in tutte le parole di quella sera: “E ora?”. “Lo que usted diga”, insinuò lui. Si voltarono all’unisono in tempo per vedere un lampo squarciare il buio. E lei seppe quel che già dall’inizio aveva deciso e che non avrebbe evitato l’addio. Si alzarono in silenzio. Lei fermò un taxi. Solo la pioggia, la notte e loro due. “Calle de Jaén por favor”. Lui sorrise.

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Fuori concorso: Nebbie nei ricordi

di Valeria Toniello

Non è così tardi ma è già buio da queste parti, sto tornando verso casa guidando lentamente tra la nebbia spessa della provincia, i lampioni sono piccoli occhi gialli socchiusi ai quali mi affido per non perdermi tra le strade che mi sembrano tutte uguali. Seguo la lingua d’asfalto ma mi perdo tra i pensieri, e mi sorprendo a immaginare a come sarebbe se arrivassi sì a casa, ma non a questa italiana, ma alla mia prima casa spagnola, dai muri spessi e col portone di legno scuro, nel cuore di Siviglia. Risalgo mentalmente le scale sbilenche, sfiorando leggermente con le dita gli azulejos colorati delle pareti fino ad uscire nella terrazza bianca mangiata dal sole, dalla quale mi sporgevo per sentire il chiacchiericcio notturno dell’Alameda, imbevuto di chitarre e tintinnii di birre chiare, leggere come la vita che mi scorreva accanto.

D’improvviso un’auto mi sfreccia vicino e mi supera, ritorno a concentrarmi sulla strada, ma la nebbia inghiotte silenziosamente tutto. L’auto scompare, tornano i ricordi, ma ne interrompo il flusso e penso a cosa sono adesso che non sono più altrove, mi sento come un uccello emigrato in un altro luogo, in attesa della bella stagione, come le cicogne che dormivano quiete sui tetti di Frómista, di fronte al mio appartamento solitario sul Cammino di Santiago, che un giorno c’erano e il giorno dopo semplicemente no, andate via, seguendo la loro natura. Ripenso a quei campi di grano, ai paesaggi dai cromatismi assoluti e dalle linee nette, come li disegnano i bambini, una riga blu per il cielo, una gialla per i campi, e i fiori troppo grandi per sembrare veri. Rivedo le due strade che spezzavano il paese, strade che ho preso in tutte le direzioni, a sud per vedere la magia di Madrid di notte, a est per immergermi nel grigio londinese ma sereno di Bilbao, verso nord per cercare il mare, passando tra boschi infiniti fino ad arrivare alle sabbie leggere della spiaggia di Santander, la Cadiz del nord pensavo, ma la realtà supera sempre la più nutrita immaginazione, regalando sempre cose nuove. Rivedo il sole al tramonto che saluta da dietro le rocce verdi a picco sul mare, dove sono scesa fino a toccare l’acqua, a lanciarle sassi per vedere quanti salti fanno, finché il sole vi si scioglieva dentro e non riuscivo a distogliere lo sguardo perché era tutto così lento, inarrestabile e irrepetibile che volevo solo starmene lì, a vedere se poi il mondo finiva, perché pensavo di aver visto tutto quello che c’era da vedere e non aveva più senso poi continuare.

Arrivo, parcheggio l’auto davanti a casa, pensando a tutte le altre case in cui sono stata durante quest’anno folle e viaggiatore, alcune per qualche ora altre per qualche settimana, e mi rassereno, perché sono sicura che questa non è l’unica casa in cui posso stare, ho tanti altri posti dove tornare, senza nebbie, e con il sole, e la primavera non è poi così lontana da aspettare.

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Fuori concorso ma bello uguale

di Alida Angela

Spagna per me inizia col viaggio notturno in autobus che quattro anni fa mi avrebbe portato da Madrid a Barcellona; non potevo prendere sonno per l’emozione, riesco ancora a ricordare la frenesia che mi pervadeva. Ricordo come mi colpì la conchiglia, che indossano i pellegrini che si recano a Santiago di Compostela, appesa al collo di un anziano che stava sul mio stesso autobus. Aveva percorso il cammino in bicicletta e probabilmente era malato.

Arrivai a Barcellona che doveva ancora albeggiare e da lì in poi ricordo ogni cosa; quella città l’ho sotto la pelle. Tutto era stupore e contemplazione. Andate al Tibidabo ed ammiratela dall’alto, riconoscerete le strade e i luoghi da lassù e sentirete come essa vi appartiene, se anche a voi avrà rubato il cuore!

Spagna è Siviglia e come dicevamo noi Erasmus: “Sevilla! Donde hasta la mierda brilla”!

Siviglia, mi batte ancora il cuore se ti penso e sempre mi batterà ogni volta che ritornerò. È uno di quei posti dove dietro ogni angolo scorgi un ricordo. Chiudo gi occhi e posso ripercorrere strade intere; posso ritornare a casa sulla mia bicicletta scassata dal Barrio della Macarena, costeggiando il Guadalquivir, o tagliando per il centro ben illuminato, con le strade bagnate, perché appena pulite. Ed infine attraversare il mio ponte: quello di Triana e rivedere una luna piena, bianca e splendente su un cielo blu cobalto.

Gli aranci che profumano l’aria di primavera, le carrozze per i turisti, le croci e le immagini sacre sparse ovunque, il tram che passa sotto la Cattedrale. E poi la bellezza mozzafiato della Giralda di notte! Siviglia è prendere il sole sul Guadalquivir, Siviglia sono le sue feste, Siviglia è imparare lo spagnolo, Siviglia è spensieratezza, Siviglia è fumare la marijuana per strada, Siviglia è uscire senza meta, Siviglia è la Piazza dell’Alameda, Siviglia è l’accoglienza andalusa, Siviglia sono le lacrime che ho versato, quando l’ho lasciata, e quelle di quando sono ritornata, con la stessa identica attesa che si prova, prima di rivedere una persona che si è amata con passione.

E Spagna è anche l’inconfondibile rumore delle cervecerie: vociare di gente e bicchieri di vetro; è mangiare in piedi in bar stretti e lunghi, gomito a gomito con sconosciuti felici di condividere uno stesso spazio in allegria; è il suono seducente della lingua spagnola che riempie le strade; è la metropolitana madrileña; è l’alchimia che ti circonda al mirador di San Nicolas a Granada, è Cordoba e Salamanca città misteriose e senza tempo, è il vento nelle strade di Cadice.

È la prorompente seduzione di una donna sotto il suono di una chitarra; è un animale che muore in un arena per la bellezza di un torero.

La Spagna è negli aeroporti, perché anche gli spagnoli, come gli italiani, sono ovunque.

Spagna oggi è un angolo del mio cuore rapito; è un pezzo di casa, dove ritrovo quella parte di me che con  lei ho scoperto.

Spagna è sangue che scorre nelle vene, e velocità e lentezza insieme.

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Cliniche odontoiatriche MISTERIOSE, a Madrid

Uno dei fenomeni spagnoli (e ovviamente soprattutto madrileñi) che più mi inquietano, atterriscono e affascinano è il proliferare senza controllo delle cliniche dentali.
Ma dico io: ¿¿sarà forse perchè a Madrid vive el RATONCITO PEREZ?? ¿¿o a madrid abbiamo tutti mal di denti?? O forse queste catene-cliniche odontoiatriche hanno qualcosa in comune con i misteriosissimi fiorai notturni di Roma Capoccia???

Se anche tu come me, mio cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid, hai vissuto e/o amato Roma Capoccia saprai che la notte la città si popola MISTERIOSAMENTE di decine di fiorai notturni.
Ma saprai anche di aver ricevuto ben pochi (pochi-pochissimi-forse non te ne ricordi nessuno) fiori, men che meno di notte! E nemmeno le tue decine di amiche belle,simpatiche ed emancipate hanno mai ricevuto fiori, men che meno di notte.
Dunque la domanda sorge spontanea: che fanno i fiorai notturni a Roma?? E che fanno i loro misteriosi compagni di merende dentisti a Madrid?? Trafficano caciotta e jamon? Riciclano plastica e carta??
Io la risposta non la so proprio, ma quello che posso garantirti è che queste cliniche spuntano come i funghi, hanno nomi terribili (vitaldent, multidenti, propdental, unidental) e usano immagini da documentario di animali di bassa lega: umanoidi che corteggiano i passanti mostrando dentoni bianchi come la porcellana di Grottaglie.

Ma solo io soffro dal dentista???

Eppoi diciamoci la verità: i denti umani naturali non sono bianchi, sono un po’ giallinini!!! Questo me l’ha detto il mio dentista, che ha uno studio vero e anche i suoi prezzi sono veri! Non facciamoci abbindolare da questo mito dei denti BIANCHI! Queste cliniche misteriose approfittano del sogno del bianco atomico e svendono pulizie dentali che non servono a niente, e soprattutto non servono a sbiancare i denti! Buuu!! Dentisti bugiardoni!!
Insomma se sei a Madrid e hai mal di denti diffida da queste cliniche-supermercato: prenditi la novalgina e ¡AGUANTA!
Abbasso le cliniche dentali fuffe e viva i dentisti veri!

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CHORIZO: quando la dimensione non conta…

Oggi ho un grandissimo dubbio di costume e società spagnola, che mi tormenta, e non ne posso più!!
La questione è: perché gli spagnoli non sempre (=quasi mai) tolgono la pelle al chorizo?? E più in generale il quesito esistenziale che ti pongo, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, è: cosa rappresenta il chorizo nella cultura spagnola??

Questo insaccato porcellone dalla forma cilindrica, che sia grosso o sottile, dritto o curvo, sul rosa o tendente al negro perché piace tanto agli spagnoli??
Noi italiani abbiamo il salame, il prosciutto crudo, la bresaola, la super mortadella però non ci rispecchiamo in nessuno di questi salumi, non infiliamo ovunque questi pezzettini voluttuosi, possiamo preparare lenticchie e uova fritte anche senza grassi animali. Gli spagnoli no! Agli spagnoli il chorizo piace, fa parte del loro essere e più in generale direi che IL MAIALE STA ALLO SPAGNOLO COME LA SPIGA DI GRANO STA ALL’ITALIANO.
Allora siccome io sono oramai mezza spagnola (e in alcuni momenti anche ¾) devo ammettere che anche io amo e amo il chorrizo, e se voglio essere felice io alle 18.00, appena uscita da lavoro, vado al Museo del Jamon a fare merenda con un panino di chorizo a 1 euro. ¡Da paura!
L’unico problemone è che, come ti dicevo, in Spagna non tolgono la pelle del chorizo! Cioè anche nel panino ti danno “pelle e tutto” (come si direbbe a Bari), quindi è praticamente certo che si concretizzi uno degli incubi più frequenti delle mamme italiane: che la pelle del salame o il filo di grasso del prosciutto ti vada di traverso!
Se esci indenne dall’esperienza panino-con-chorizo-e-pelle potrai provare una delle mille ricette spagnole con chorizo.
Io ho selezionato le più impressionanti, in un crescendo di terrore:

  • Judias con chorizo (fagioli con chorizo, estendibile più in generale a tutti i legumi)
  • Paella con chorizo
  • Sopa de fideos con pollo y chorizo (brodo con pastina, pollo e chorizo)

E infine, regina degli orrori….


No, i Macarrones con chorizo non posso proprio mangiarli, non ce la faccioooo!
Madrid perdonami ma io davanti ai macarrones con chorizo vorrei solo prendere voli aerei e correre verso una teglia di patate riso e cozze!

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Día de la Hispanidad: se ami la tortilla è anche la tua festa!

Stasera from disco to disco, perché domani in tutta la Spagna ma (ovviamente) soprattutto a Madrid festeggiamo el Día de la Hispanidad , per gli amici anche conosciuto come Fiesta Nacional de España ¡qué guay!
(
Qué guay in spagnolo significa CHE BELLO!)!!
Nel concreto questo
Día de la Hispanidad vuole commemorare il 12 ottobre 1492, giorno in cui il nostro amatissimo connazionale CRISTOFORO COLOMBO scoprì l’Ammmericaaa!

Ma perché gli spagnoli usano come “giorno della spagnolosità” la data in cui un italiano scoprì l’America?? Bhè, perché loro con la colonizzazione i nostri amatissimi spagnoli “si fecero come i porci” (come si dice a bari), quindi insomma tra tutti i giorni dell’anno hanno scelto proprio questo qui.
Bene! Auguri a tutti noi “spagnolosi”! in realtà el Día de la Hispanidad ha davvero tanti nomi:

  • Día de la Fiesta Nacional  (Giornata della Festa Nazionale)
  • Día Nacional de España  (Giornata Nazionale di Spagna)
  • Día de la Patria   (Giornata della Patria)
  • Fiesta de la Hispanidad  (Festa della Spagnolosità)
  • Día del Día del Descubrimiento (Giornata della Scoperta)
  • Día del Pilar, Patrona de Hispanoamérica (Giornata del Pilar)
  • 12-O (12-Ottobre, per la strambotica mania degli spagnoli di abbreviare così le date)
  • Día de Colón (Giornata di Colombo, e non del colon. Forse.)

Specifico che Pilar è un nome di donna, e infatti domani è proprio Santa Pilar.

Come tutte le feste patriottiche anche la Fiesta de la Hispanidad  ha un retrogusto un po’ destrorso: il paseo de la Castellana è bloccato dalla sfilata militare, ci sono gli aerei che fanno troppo troppo rumore e a rafforzare questo tristissimo aspetto della giornata di festa c’è il ricordo di quando Franco definiva il 12 ottobre  día de la Raza (Giornata della Razza): per quello poi si iniziò a chiamare Día de Colon!


Bastaaaa!! Non se ne può più di questi superatissimi concetti di nazioni, razze, patrie, vergini…!! Non se ne può più del desfile de las Fuerzas Armadas!!
Meno militari e più musicisti per tutti gli stati!!
Se anche tu come me ti riconosci solo nelle razze canine ti invito a festeggiare la Fiesta de la Hispanidad  con una cerveza, per dimenticare i confini e sognare uomini con meno uniformi e più costumi da bagno!

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Duele, duele mucho

Il cielo è limpido, c’è il sole, si tratta di un autunno dolce. Ho attraversato la città da sud a nord, per poi tornare a sud. Tutto era apparentemente in ordine, tutto era apparentemente dolce proprio come questo autunno, e invece no.
Ho accompagnato il mio amico Marione in aeroporto, rumbo Distrito Federal.

San Juda Tadeo ha fatto il miracolo, ma il miracolo fa male.
Marione, questo autunno punge come un riccio, questa mia amata Madrid non sarà più la stessa senza di te.

 

 

El cielo esnítido, está el sol, se trata de unotoño dulce. He cruzado la ciudad desde sur hacia norte, para luego volver al sur. Todo estaba aparentemente en orden, todo era aparentemente dulce, justo como este otoño, pero no.

 

He acompañado mi amigo Marione al aeropuerto, rumbo Distrito Federal.
San Juda Tadeo
ha hecho el milagro, pero el milagro duele.

Marione, este otoño pincha como un erizo, esta mi amada Madrid no será nunca más la misma sin ti.

 

El cielo es nítido, está el sol, se trata de un otoño dulce. He cruzado la ciudad desde sur hacia norte, para luego volver al sur. Todo estaba aparentemente en orden, todo era aparentemente dulce justo como este otoño, pero no.

He acompañado mi amigo Marione al aeropuerto, rumbo Distrito Federal.

San Juda Tadeo ha hecho el milagro, pero el milagro duele.

Marione, este otoño pincha como un erizo, esta mi amada Madrid no será más la misma sin ti.

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