Fuori concorso ma bello uguale

di Alida Angela

Spagna per me inizia col viaggio notturno in autobus che quattro anni fa mi avrebbe portato da Madrid a Barcellona; non potevo prendere sonno per l’emozione, riesco ancora a ricordare la frenesia che mi pervadeva. Ricordo come mi colpì la conchiglia, che indossano i pellegrini che si recano a Santiago di Compostela, appesa al collo di un anziano che stava sul mio stesso autobus. Aveva percorso il cammino in bicicletta e probabilmente era malato.

Arrivai a Barcellona che doveva ancora albeggiare e da lì in poi ricordo ogni cosa; quella città l’ho sotto la pelle. Tutto era stupore e contemplazione. Andate al Tibidabo ed ammiratela dall’alto, riconoscerete le strade e i luoghi da lassù e sentirete come essa vi appartiene, se anche a voi avrà rubato il cuore!

Spagna è Siviglia e come dicevamo noi Erasmus: “Sevilla! Donde hasta la mierda brilla”!

Siviglia, mi batte ancora il cuore se ti penso e sempre mi batterà ogni volta che ritornerò. È uno di quei posti dove dietro ogni angolo scorgi un ricordo. Chiudo gi occhi e posso ripercorrere strade intere; posso ritornare a casa sulla mia bicicletta scassata dal Barrio della Macarena, costeggiando il Guadalquivir, o tagliando per il centro ben illuminato, con le strade bagnate, perché appena pulite. Ed infine attraversare il mio ponte: quello di Triana e rivedere una luna piena, bianca e splendente su un cielo blu cobalto.

Gli aranci che profumano l’aria di primavera, le carrozze per i turisti, le croci e le immagini sacre sparse ovunque, il tram che passa sotto la Cattedrale. E poi la bellezza mozzafiato della Giralda di notte! Siviglia è prendere il sole sul Guadalquivir, Siviglia sono le sue feste, Siviglia è imparare lo spagnolo, Siviglia è spensieratezza, Siviglia è fumare la marijuana per strada, Siviglia è uscire senza meta, Siviglia è la Piazza dell’Alameda, Siviglia è l’accoglienza andalusa, Siviglia sono le lacrime che ho versato, quando l’ho lasciata, e quelle di quando sono ritornata, con la stessa identica attesa che si prova, prima di rivedere una persona che si è amata con passione.

E Spagna è anche l’inconfondibile rumore delle cervecerie: vociare di gente e bicchieri di vetro; è mangiare in piedi in bar stretti e lunghi, gomito a gomito con sconosciuti felici di condividere uno stesso spazio in allegria; è il suono seducente della lingua spagnola che riempie le strade; è la metropolitana madrileña; è l’alchimia che ti circonda al mirador di San Nicolas a Granada, è Cordoba e Salamanca città misteriose e senza tempo, è il vento nelle strade di Cadice.

È la prorompente seduzione di una donna sotto il suono di una chitarra; è un animale che muore in un arena per la bellezza di un torero.

La Spagna è negli aeroporti, perché anche gli spagnoli, come gli italiani, sono ovunque.

Spagna oggi è un angolo del mio cuore rapito; è un pezzo di casa, dove ritrovo quella parte di me che con  lei ho scoperto.

Spagna è sangue che scorre nelle vene, e velocità e lentezza insieme.

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