L’attesa madrilena

di Annamaria D’ambrosio

Da quel freddo pomeriggio di marzo a La Huertas, non si erano più visti, ne sentiti. Le giornate trascorrevano con insolente banalità. Gli ultimi sette mesi, intensi e fugaci, le lasciavano l’amaro in bocca. Adesso doveva fare i conti con il niente, con il vuoto inspiegabile che l’uomo tanto amato e detestato le aveva lasciato. Da quell’incontro casuale non restano che le ore, i minuti e le attese che le illusioni possano tornare a riempire quelle povere giornate. E intanto, aspettava.

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Chechi

Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge