Pecore a Madrid: la Fiesta Nacional de la Trashumancia

La cosa bellissima che è successa ieri a Madrid (ma siccome sono senza internet fino a mercoledì -maledetto trasloco!- posso pubblicare solo oggi) è la La XIX Fiesta Nacional de la Trashumancia, cioé il giorno della transumanza in cui circa 2000 pecore di lana merinos bianche e nere hanno attraversato il centro di Madrid!
La finalitá di questo atto è rivendicare i diritti e la conservazione dei percorsi per il transito non motorizzato e lo sviluppo sostenibile: COME SONO STATA FELICE DI VEDERE IL CENTRO PIENO DI PECORONE!!!!

¡A por la Puerta del Sol!

Pecorone cittadine

¡A por la calle de Alcalá!

¡A por el oso y el madroño!

¡A por Cibeles!

¡A por la Catedral de la Almudena!

W LE PECORE IN CITTÁ!!!

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COGER y PILLAR, due verbi da conoscere

Predere in spagnolo si traduce con due verbi: COGER e PILLAR.
Coger si usa prevalentemente per indicare il prendere cose materiali, mentre pillar potrebbe riferirsi a un prendere astratto, figurato. In realtà però questa regolina non è sempre valida, perchè i due verbi sono davvero similissimi e anche il loro uso spesso si confonde. Diciamo che l’unica differeza concreta è che PILLAR è più giovanile di COGER.

el diccionario, un gran amigo!

importante: COGER si scrive con G di Gatto, non con J di Joder!

In generale COGER significa:
prendere, afferrare
ricevere una cosa (coger gripe, prendere l’influenza)
occupare un certo spazio (la cama coge toda la habitación, mi occupa tutta la stanza)
trovare (lo cogieron dormido, lo trovarono addormentato)
scoprire una menzogna, un segreto, una bugia (nos han cogido con las manos en la masa, ci hanno preso con le mani nel sacco)
captare (desde mi casa no cojo el canal autonómico, da casa mia non prendo il canale automatico)
afferrare, acchiappare (coger al delinquente, prendere u delinquente)
capire (no he cogido el chiste., non ho capito la battuta)
raggiungere qualcosa che si sta allontanando (no pude cogerlo, corría demasiado. Non potetti prenderlo, correva troppo)
annotare quello che qualcuno dice (coger apuntes, prendere appunti) in realtá in questo caso possiamo usare anche il verbo TOMAR
investire (la ha cogido un coche, una macchina l’ha presa)
prendere una malattina (coger una pulmonía, prendere una polmonite)

PILLAR (che si pronuncia PIIAR, come sai la doppia L è I come in pollo, paella etc.) significa:
investire (la ha pillado un coche, una macchina l’ha presa)
mettersi alla stessa altezza o livello di qualcosa (Marco ha pillado a Juan en la clasificación, Marco ha raggiunto lo stesso risultato di Juan nella classifica)
essere sorpresi da qualcosa (la noche nos pilló en el monte, venne la notte e noi eravamo sul monte)
contrarre una malattia o un determinato stato d’animo (ha pillado un buen enfado, ha pillado gripe si è arrabbiato, si è raffreddato)
capire qualcosa ( habla tan rápido que no pillo ni una palabra, parla così velocemente ch enon ho capito una parola)
rubare, saccheggiare (pillaron todo lo que pudieron, rubarono tutto quello che potettero)
incastrare, intrappolare qualcosa generalmente con dolore (me pillé el dedo con la puerta del coche, mi schiaccia il dito nella portiera)

PILLAR nel linguaggio familiare si usa anche per indica il conquistare qualcuno (Pepa pilló en la discoteca) o per comprare delle droghe (he pillado 20 euros)

Ovviamente anche per questi due simpatici verbi abbiamo delle espressioni imprescindibili nel castigliano, come:

Pillar en bragas, essere colti senza soldi o senza la preparazione adeguata per una determinata situazione
Coger un nublado, qualcosa che causa una perturbazione d’animo
Coger una curda, ubriacarsi

ATTENZIONE: in latino america COGER significa FARE SESSO! Quindi mentre in Spagna dire “cogo un avión” (prendo dei voli) è normale en el otro lado del charco significa “scopo un bus!”
Quindi non fare come me che in messico dissi a un amabile signore sulla sessantina che mi aiutava a scendere da una barchetta “Antes te paso mi mochila y luego me coges a mí!” che alle sue orecchie suonó letteralmente così “prima ti passo lo zaino e poi facciamo l’amore!” causando completo sgomento di tutti i presenti!

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!adiós Palos de la Frontera!

E insomma alla fine ho sconfitto la maldición de Palos de la Frontera e ho cambiato casa…
scrivo questo post con mooooolta malinconia, perché cambiare è bello ma anche brutto e perchè come si direbbe in spagnolo Palos es mucho Palos, cioé il mio vecchio quartiere è davvero spaciale nella sua banalitá.
Le cose che mi mancheranno di più sono:
La scalinata difronte casa, cioé la Trinitá dei Monti de noartri

come a Roma

Il negozio di dopanti per diventare muscolosi, che in questi anni ha sempre scatenato in me un mix tra ribrezzo e morboso interesse

ma a che servono tanti muscoli??

La mia sarta, detta “la sarta di Acquaviva” (che spero non me ne voglia per pubblicare una sua foto a sua insaputa!)

Mi mancherai signora sarta di Acquaviva!!!

Le scritte timidamente sovversive che cercano di migliorare il mondo

SPEGNI LA TV ACCENDI LA TUA MENTE!

Il casoplón della mia amata amica LuciadiBari

17 piani di morbidezza!

La cosa che ricorderó con piú forza di tutto questo tremendo trasloco sará sicuramente lo spostamento dell’acquario di 60 litri (e pesci!). Un GRAZIE speciale a Dimitri Petrof per l’aiuto!

MAI piú traslocare un acquario!

Infine l’immagine che porteró sempre sempre nel mio cuore è la foto scattata ieri pomeriggio con Pischi One nella nostra casetta ormai vuota

IN QUESTA CASA SIAMO STATI TANTO FELICI! (e anche un pò tristi)

Da oggi inizia una nuova fase della mia vita, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid scusa la malinconia di questo post però a Palos lascio un pezzo del mio cuore!!

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Una cosa che eccita gli spagnoli: EL AZULEJO!

Come ben saprai, mio caro e fedele amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sto cambiando casa (questo sto cambiando credo sia il gerundio più lungo della storia. Mi sento un po’ leccese, che un leccese a dicembre direbbe frasi tipo “quest’estate sto andando al mare”) e insomma questo cambiare è davvero molto impegnativo o sono io che lo vivo male, no lo so, fatto sta che sigo sin poder con el culo.
Allora ho iniziato a seguire il consiglio della mia amata MAMMA, che dice che quando non possiamo cambiare la realtà la cosa migliore è cambiare il nostro atteggiamento rispetto alle cose, e così ho iniziato a cercare di guardare con disprezzo il mio quasi-vacchio quartiere e a cercare mille e mille elogi per il mio quasi-nuovo quartiere.
Questo giochino mi tiene parecchio impegnata e mi stanca, quindi mi fa bene.
Insomma nel cambiare casa mi sto davvero ossessionando con alcuni aspetti delle case spagnole, che come sai l’architettura spagnola è croce e delizia della mia vita, e quest’oggi vorrei parlare di una cosa che lo mette in tiro agli spagnoli quasi quanto los armarios empotrados: los azulejos.
L’ azulejo è la mattonella, che può essere più o meno bella più o meno cara più o meno artistica ma sarà pur sempre una mattonella, e la mattonella in Spagna piace di brutto! Infatti nella Penisola Isterica (hjhjhj!) i bagni e le cucine sono COMPLETAMENTE rivestiti di mattonelle, non hanno una parte di muro normale e la parte più vicina al lavabo di piastrelle. NO!
Come dice la mia cara cara amica LuciadiBari le cucine spagnole sembrano i bagni pubblici delle stazioni.
Evvai di mattonella, il limite è il cielo!!
Ma dov’è la praticità di avere un’intera stanza rivesta di piastrelle che si sporcano e non avrai mai tempo e voglia di lavare?? Per favore qualche architetto spagnolo me lo spieghi, perché io non ce la faccio.
Poi l’altra cosa curiosona è che le mattonelle del bagno e della cucina sono spesso intercambiabili, mentre in tutte le case normali che io ho visto/frequentato in italia la mattonella del bagno di differenziava radicalmente da quella della cucina, e viceversa. E qui no. Va bè.
Ecco il bagno e la cucina della mia quasi-vecchia casa:

bagno o cucina?
cucina o bagno?

La veritá vera e che nemmeno io riesco a riconoscere i due ambienti da queste foto!!! ejeje!
Ma io dico: il decoratore di interni è una figura professionale che in Spagna non esiste affatto?? Questi giovani ragazzi che studiano architettura in Spagna ma che fanno in tanti anni?? Ma che studiano?? Giocano a bingoonlinegratis??? Ma la storia dell’arte la studiano o fanno solo i numeri??
…con questi quesiti amletici entro nel fine settimana.
¡Adios!

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¡NO PUEDO CON EL CULO! (jjeejeje)

C’è una sola cosa che rende il ritorno a Madrid duro e triste: l’aver conosciuto in Italia un omino stupendo ed essermene perdutamente innamorata…ecco a voi CICCIO, il mio nuovo nipotino!!

Ciccio nella sua 4ª ora di vita

Siccome Ciccio mi ha trasmesso serenità e innocenza io in Italia sono stata bene. Poi qualche ora fa sono atterrata a Madrid e la vita mi ha nuovamente aggredita con tutte le sue faccende quotidiane e senza entrare nel personale oggi parlerò di una espressione spagnola che fa proprio per me: ¡NO PUEDO CON EL CULO!
Questa piccola frasetta sembra straripi volgarità, e invece è un’espressione molto comune e non troppo grossolana che indica situazioni di stanchezza estrema. Siccome il culo pesa no poder con el culo significa che si è talmente tanto stanchi da non riuscire a fare nulla!

Ecco io fino a lunedì no puedo con el culo, quindi mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid ti chiedo davvero scusa se la qualità dei miei post ultimamente è precipitata verso il nucleo terrestre!
Presto (questo we) cambieró casa, disferó i cartoni, potró finalmente recuperare le mie robe invernali dalla casa di Dimitri Petrof, ricominceró a vedere i miei amici e reinserirmi nel tessuto sociale madrileño e la mia vita tornerá ad essere normale: non vedo l’ora!!!

A proposito di culo la cosa piú interessante dei miei giorni a Barcellona (pre-Italia) è stata la mutanda-culona, capo basic per le acule come me!

piú culo per tutti!

Invece la cosa più strabiliante di Barcellona era la vista del mio hotel: case su case su case. Vite su vite su vite. Questo mondo è disordinato, ma Cicco lo migliorerá.

potrei passare ore e ore a guardare questa immagine...

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Haiku per Madrid

Oggi preparo la valigetta che domani devo andare a Barcellona per delle robe di lavoro.
Poi da Barcellona forse andrò in Italia, o forse tornerò a Madrid e poi andrò in Italia, non lo so ma di sicuro poi tra qualche giorno torno a Madrid.
Che io quando devo lasciare Madrid (anche solo per qualche giorno, anche se per andare in un posto bellissimo) mi sento sempre malinconica e per esprimere al massimo questa inquietudine che ho nell’anima ho scritto un haiku.
(grazie al mio insostituibile cugino Andrea per avermi aiutata a contare le sillabe!)


Tu, odorosa

Tra birra e patatas

Rubi il cuore

la nostra grande Madrid

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L’italianità

A volte l’italianità è spiegare a uno spagnolo che con la camicia a righe non va bene la cravatta a quadri.
A volte anche questo è italianità.

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Se un sabato mattina a Madrid…

da leggere tutto di un fiato:

Se un sabato mattina a Madrid dopo una notte insonne ti vesti da profuga e vai a pulire la tua nuova casa e poi sudata stanca e distrutta torni alla casa vecchia e scopri di aver lasciato la chiave nella serratura da dentro e non c’è modo di aprire la cazzo di porta nonostante la commovente cooperazione di tutto il vicinato non ti resta che chiamare il primo cerrajeros (l’omino della serratura) che vedi pubblicizzato per strada nel mio caso il 659059059.
Mentre lo zelante omino della serratura ti comunica che tarderà circa 70 minuti a raggiungere la tua porta chiusa tu potrai fare una serie di cose interessantissime per ingannare l’attesa, come:

  • Mangiare una TOSTA DE GAMBAS bevendo una coca cola al bar sotto casa

  • Guardare i piccioni e insultarli a bassa voce, dicendogli cose tipo “¡me das asco rata con alas!”

abbasso i piccioni viva i cani!

    • Contare quante macchine rosse passano in 5 minuti. Nel mio caso solo una.

mi piacciono le macchine rosse

  • Tornare allo stesso bar della tosta, stesso tavolino, e bere un pessimo caffè 100% made in Spain

si somiglia ma non chiamiamolo caffè!

  • Pensare a un ricordo dolcissimo, capace di fermare il tempo: la Marghi nella pancia di mia sorella qualche giorno prima di atterrare su questo folle mondo

Ti amo tanto Margherona!

  • Pensare a una cosa stupenda che accadrà tra pochissimo, forse proprio oggi (fino a quando non succede non dico nulla) e sentire il cuore grosso.
  • Pensare all’ulivo del giardinetto della mia casa nuova, che sa anche un pò di casa-casa

come a Cassano

Poi arriva l’omino e la porta si apre: ¡por fin!

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Traer y llevar: insieme possiamo farcela!

A volte l’italiano che vive a Madrid si riconosce dalle Hogan, a volte dall’enorme borsa di vera pelle, dagli occhiali da sole indossati di notte o dal suo (nostro! Io non ne sono immune!) inguaribile itañolo!

Nella top 10 delle itañolate abbiamo TRAER Y LLEVAR, due verbi diversi ma che in italia sono un unico verbo, PORTARE.
Però siccome lo spagnolo e l’italiano sono 2 lingue diverse in spagnolo PORTARE si traduce con due verbi BEN diversi:
TRAER: qualsiasi spostamento di un oggetto verso il luogo dove sta il soggetto
LLEVAR (si legge IEVAR, doppia LL come paella, pollo, polla, etc): trasportare una cosa, cioè il soggetto stesso la trasporta.

sempre uniti contro l’itañolo!

Esempi:
se sei spalmato sul divano e hai sete griderai al tuo coinquilino “¿me traes un vaso de aguaaaa?” cioè “mi porti un bicchiere d’acquaaaa?” perché tu non ti muovi, l’oggetto viene da te.
Ma se tu stai in cucina e il tuo coinquilino è spalmato sul divano e ha sete tu dirai “te llevo un vaso de agua” cioè “ti porto un bicchiere d’acqua”, perchè il bicchiere viene con te.

Insomma pensa che se non ti muovi e ti portano qualcosa è TRAER (al ristorante il cameriere tra trae el plato, un amico te trae un regalino dal suo viaggio, etc..)
Se invece ti muovi il verbo giusto è LLEVAR (se porti un libro a un’amica lo llevas)
TRAER y LLEVAR hanno anche altre mille significati, però li dirò in un altro post perché ora sono stanchissima:
¡que alguien me lleve a la cama! (non in senso metaforico!ejejej!)

(questo articolo ti piace? guarda anche ARRIVO IN SPAGNOLO,PARTICIPIO IN SPAGNOLO,CIAO IN SPAGNOLO)

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Canili spagnoli: un orrore a cui mettere fine

Questo è un post serissimo perché parla di un tema che a me sta molto a cuore: i cani e la cruenta legislazione spagnola sui canili municipali.
Nella maggior parte delle Comunidades Autonomas spagnole vige una terribile legge che consente l’uccisione di cani e gatti (anche se sani e quindi adottabili) dopo 10 giorni o poco più dalla loro entrata in canile.
Questa truce legge è valida anche per gli animali domestici che vengono smarriti, come ad esempio dice la legislazione di Aragón:
“Los animales permanecerán tres días hábiles en los centros de recogida para que puedan ser recuperados por sus dueños permaneciendo otros siete días hábiles más en los Centros, plazo éste durante el cual podrán ser objeto de adopción por terceros o también de recuperación por sus dueños.”

“Transcurridos los plazos establecidos en el artículo anterior, los animales podrán ser objeto de sacrificio.”

“Los animales que permanezcan en los centros de recogida de titularidad pública o de las entidades colaboradoras así declaradas al amparo de esta Ley sólo podrán sacrificarse cuando después de haber realizado lo razonablemente exigible para encontrar un poseedor no fuera posible atenderlos más tiempo en sus instalaciones.”

I metodi di uccisione dei nostri adorati amici a 4 zampe sono orribili: con gas, con paralizzanti neuromuscolari, con mancanza di acqua o cibo…

Se anche tu come me ami profondamente i cani ti invito a far conoscere questa tristissima realtà della Spagna, e se puoi anche a fare una donazione alle associazioni che cercano di dare un’altra possibilità a questi animali: Una zampa per la Spagna (associazione italiana che si occupa di questo tragico problema iberico) o Fundación la luna (associazione spagnola).

Non puoi e non devi restare indifferente davanti a queste immagini http://www.perrerasdenunciadas.es.tl/: informati, parlane con i tuoi amici e nel tuo piccolo agisci per proteggere i nostri amati cani.

Il cane piú é grande e piú mi piace

Il cane è bello, imprevedibile,curioso. Niente e nessuno è come il cane!

Ode al cane
Pablo Neruda

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perche’
non so, non posso dir nulla.

In campo aperto andiamo
uomo e cane.

Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l’acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
E’ la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio li’ mi chiese
con i suoi due occhi,
perche’ e’ giorno, perche’ verra’ la notte,
perche’ la primavera
non porto’ nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E cosi’ m’interroga
il cane
e io non rispondo.

Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall’incitante solitudine vuota nella quale solo noi
esistiamo,
questa unita’ fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perche’ non esiste l’uccello nascosto,
ne’ il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l’antica amicizia,
la felicita’
d’essere cane e d’essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada.

 

(GRAZIE a Caterina di Torino per l’input)

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