Canili spagnoli: un orrore a cui mettere fine

Questo è un post serissimo perché parla di un tema che a me sta molto a cuore: i cani e la cruenta legislazione spagnola sui canili municipali.
Nella maggior parte delle Comunidades Autonomas spagnole vige una terribile legge che consente l’uccisione di cani e gatti (anche se sani e quindi adottabili) dopo 10 giorni o poco più dalla loro entrata in canile.
Questa truce legge è valida anche per gli animali domestici che vengono smarriti, come ad esempio dice la legislazione di Aragón:
“Los animales permanecerán tres días hábiles en los centros de recogida para que puedan ser recuperados por sus dueños permaneciendo otros siete días hábiles más en los Centros, plazo éste durante el cual podrán ser objeto de adopción por terceros o también de recuperación por sus dueños.”

“Transcurridos los plazos establecidos en el artículo anterior, los animales podrán ser objeto de sacrificio.”

“Los animales que permanezcan en los centros de recogida de titularidad pública o de las entidades colaboradoras así declaradas al amparo de esta Ley sólo podrán sacrificarse cuando después de haber realizado lo razonablemente exigible para encontrar un poseedor no fuera posible atenderlos más tiempo en sus instalaciones.”

I metodi di uccisione dei nostri adorati amici a 4 zampe sono orribili: con gas, con paralizzanti neuromuscolari, con mancanza di acqua o cibo…

Se anche tu come me ami profondamente i cani ti invito a far conoscere questa tristissima realtà della Spagna, e se puoi anche a fare una donazione alle associazioni che cercano di dare un’altra possibilità a questi animali: Una zampa per la Spagna (associazione italiana che si occupa di questo tragico problema iberico) o Fundación la luna (associazione spagnola).

Non puoi e non devi restare indifferente davanti a queste immagini http://www.perrerasdenunciadas.es.tl/: informati, parlane con i tuoi amici e nel tuo piccolo agisci per proteggere i nostri amati cani.

Il cane piú é grande e piú mi piace

Il cane è bello, imprevedibile,curioso. Niente e nessuno è come il cane!

Ode al cane
Pablo Neruda

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perche’
non so, non posso dir nulla.

In campo aperto andiamo
uomo e cane.

Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l’acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
E’ la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio li’ mi chiese
con i suoi due occhi,
perche’ e’ giorno, perche’ verra’ la notte,
perche’ la primavera
non porto’ nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E cosi’ m’interroga
il cane
e io non rispondo.

Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall’incitante solitudine vuota nella quale solo noi
esistiamo,
questa unita’ fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perche’ non esiste l’uccello nascosto,
ne’ il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l’antica amicizia,
la felicita’
d’essere cane e d’essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada.

 

(GRAZIE a Caterina di Torino per l’input)

About the author  ⁄ Chechi

Chechi

Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge