Di libri e di cose. E di ladri!

Eccomi appena tornata da La Casa Encendida, dove oggi si teneva la Feria Editorial Independiente Libros Mutantes.

È stato bello, sebbene io non abbia comprato nessun libro perché sono molto molto depressa. Sono molto molto depressa perché avantieri (come diciamo in terronia, perché so che in polentonia dicono “l’altro ieri”) mentre giravo per il snobbissimo quartiere Salamanca con la mia amica LuciadiBari MI HANNO DERUBATA!!! Ed è ben la seconda volta in 4 anni!  Ah, ma allora Madrid è una città pericolosa! dirai tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. NO! sono io che sono rincoglionita!
Infatti quando poi ho chiamato papá per dirglielo i miei sentimenti erano un mix di vergogna e paura, e invece lui è stato bravissimo e non si è per niente arrabbiato. Poi non so cosa abbia detto a mamma una volta chiuso il telefono, però a me non ha detto niente di brutto. Grazia papà!
Nel borsellino che mi hanno sottratto c’erano le mie carte di DEBITO, quindi fino alla prossima settimana che mi fanno le altre vado in giro con i soldi contati e non posso abbandonarmi a nessun capriccio, e la cosa mi frustra e mi deprime.
E soprattutto mi deprime l’avventura che mi aspetta: rifarmi la patente! Il 9 devo andare allo S-Consolato Italiano, che San Isidro mi aiuti!
Comunque tornando alla Casa Encendida oggi iniziava questo festival qui dei libri, che dura tutto il fine settimana. Siccome fino a ieri era estate (anche se proprio oggi fa freddo!) la Feria Editorial Independiente Libros Mutantes si tiene nel patio, dove c’è anche un palco e una signorina PINCHA, cioè mette i dischi, mentre alle sue spalle vengono proiettate immagini geometriche, nostalgia dei lontani anni ’90.

¡dandolo toto!

La dj era molto carismatica, anche se poi tornando a casa ho riflettuto sul suo carima e credo che gran parte di esso sia dovuto agli occhiali da sole, al rossetto rosso e alla maglia di pelle nera. Però va bè, questo tipo di riflessione tra donne si chiama anche “invidia”.

Per quanto riguarda i libri questi erano davvero tanti e indipendenti

e molti di loro erano appesi a delle strutture di legno, che facevano molto alternativo

Anche la gente era molto alternativa. Oggi La Casa Encendida era piena di modernillos, anche detti gafapasta, cioè “occhialisoldi”. Questi sono giovani stilosi alternativi. Alternativi a che?? non lo so, me lo chiedo e me lo richiedo ma non trovo risposta!
Cioè il modernillo non è altro che un fighetto però con un altro stile, solo che lui non lo sa e pensa di essere alternativo al fighetto per come si veste. Il modernillo e il pijo (fighetto) non lasciano niente al caso, e questa attenzione per i particolari li accomuna, e al contempo rende queste due categorie lontanissime da me, che sono la regina dell’improvvisazione.
Mi fanno tristezza a me, i modernillos e i pijos.

Poi ho visto anche la mostra di Albert Oehlen, che non conoscevo, e che lavora con i collages e i colori. Lui è come me, non è un modernillo.

Però nonostante i giri, le scoperte, le critiche e le pippe mentali il mio pensiero resta sempre e solo uno: il mio portafogli!!! Allora ho pensato di fare l’annuncio al ladro, perchè nel portafogli c’era il biglietto da visita del mio blog e secondo me quel pettegolo viene a vederlo:
Ladron que me has robado la cartera, quédate con mi pintalabios, con mis tarjetas (bloqueadas), con los 15 euros en efectivo, con la tarjeta del Corte Ingles y con todo lo demás, pero DEVUÉLVEME EL CARNET PARA CONDUCIR!!! Por favor, ¡¡¡el consulado me da miedo!!! Escríbeme a chechi@vivereamadrid.it y de doy la dirección donde enviarlo!!!

Me lo manderà???

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Polla, e tutto il resto è noia..

Questo post contiene palabrotas, cioè parolacce, quindi se sei u poi’ bigotto non leggerlo, e soprattutto non sognare di venire a vivere a Madrid, perché Madrid non è un posto per bigotti!
Il tema di oggi è LA POLLA, cioè il cazzo, non tanto come organo sessuale maschile ma in quanto concetto, idea, parola.
POLLA (che si legge poia, perché ha la doppia L come paella, calle, etc..) è femminile, sebbene si tratti dell’attributo maschio per eccellenza. A compensare cotanta femminilità ci pensa EL COÑO, cioè la patata, che è invece una parola di genere maschile sebbene il solo pronunciarlo diffonde nell’aria miliardi di milioni di estrogeni.
Perché i generi di queste parole sono contrati rispetto all’italiano? Sono gli spagnoli a essere strani o sono gli italiani strampalati? Non ci è dato saperlo, quel che conta è che la stranezza della polla non si limita nel suo genere ma sfocia nel suo significato.
Potrai infatti esclamare ¡LA POLLA! Quando qualcosa ti piace tantoooo e ti emoziona.
Allo stesso modo potrai definire una persona la polla per dire che è un individuo straordinario, meraviglioso e sorprendente. Io vorrei tanto ¡ser la polla!
Un verbo che come suono ricorda la polla è empollar, che significa covare. Da qui l’aggettivo empollón, che indica un secchione che sta sempre seduto davanti ai libri, come se stesse covando un uovo.

el empollón soffre di discriminazioni anche in spagna

Se a empollón gli togli il prefisso EM resta pollón, che significa cazzone, ma il pollón non è detto che sia bravo, è semplicemente un superdotato!
Tutte quelle espressione di cui in italiano facciamo uso e abuso, come non mi frega un cazzo, dove cazzo vai?, chi cazzo è?, che cazzo fai?, in spagnolo non esistono!!! O meglio esistono ma non con polla!
E el coño?? quello lo racconto in un altro post, che sono 3 anni e mezzo che scrivo in questo mio bellissimo blog e ogni tanto ho paura di finire gli argomenti :)

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a Londra non piove

Sono a Londra! Quello che mi piace di Londra è: LONDRA, cioè tutto.

Tutto è bello e al contempo tutto è anche un po’ squallido, in questa bella città.
Mentre volavo su Londra sentivo una giovane trentenne mardileña che vive a londra che raccontava a due sconosciute compagne di viaggio quanto è bella Londra, come si vive bene qui, altro che Madrid, che è un inferno (diceva lei).
Io mi stavo zitta zitta, con gli occhi chiusi fuori ma molto aperti dentro, e anche se in alcuni momenti ho sentito il dovere di intervenire nella conversazione e difendere Madriz io non l’ho fatto, perchè alla fine Madriz si difende da sola.

Nel mio volo easyjet  c’èra anche una signorina con la minigonna, che a un certo punto si è messa i gambaletti contro le trombosi, quelli spessi come un piumone, da mille denari, color carne, e ha iniziato a passeggiare nel corridioio. Non ho avuto il coraggio, la prontezza nè la determinazione di fotografarla, e ne sono amaramente pentita. Vivo nella speranza di reincontrarla venerdì nel mio prossimo volo rumbo Madrid, sempre con i gambaletti.

Poi siamo atterrati, e contrariamente a quanto temevo non pioveva. Meno male, perchè siccome sono Chechi non ho portato l’ombrello, e nemmeno un cappello, e nemmeno un impermeabile ma solo il cappottino di panno che papà ha detto che è bello.
Poi ho preso prima il treno e poi il taxi, e sono arrivata in hotel. E poi sono andata a cena. Il mio hotel sta in una strada che ci sono solo ristoranti arabi, ho mangiato l’humus e mi sono ricordata di quando vivevo a Barcellona con un gruppo di ebrei devastati, che come direbbe la nonna TANN IER BELL.

In queste 3 ore a Londra mi sono fatta già le prime 3 domande (stronze):
-perchè le londinesi hanno i piedi grandi?
-perchè le londinesi hanno la pelle del viso liscia e le braccia piene di brufoli?
-perchè a londra ci si chiede sempre scusa per tutto, con un tono davvero mortificato?

Ora mi riposo, che domani sarà un giorno CHUNGO

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Di partenze, pelos y pelotas

Siccome dopodomani devo andare a Londra in questi giorni sono un po’ su di giri, che a me Londra mi muove qualcosa dentro, e mi emoziona.
Quando vado a Londra finisco sempre con comprarmi o desiderare qualcosa con le borchie, bere litri di caffè da quei bicchieroni con il coperchio col buco e andare in giro senza calze anche se ci sono 9º.
Londra è magica, o almeno così mi viene in mente dal mio divano di Madrid, anche se poi io ovviamente anche questa volta di Londra non vedrò un cavolo, perché non avrò tempo.
Devo andare a Londra anche se non mi va molto, cioè come si direbbe a madrid “es lo que hay”, cioè questa è la situazione, allora tanto vale abituarmi all’idea e sentirmi euforica: LONDRAAAA!!!! La sola cosa che mi intristisce di questo viaggio a Londra è lasciare la primavera di Madrid, questo tripudio di pollini che già mi fa venire voglia di sedermi ai tavolini per strada e bere mille birre.

Non so esattamente perché ma la preparazione di questo viaggio mi ha fatto venire in mente un’espressione spagnola a me molto care: A PELO. Il pelo è il capello, in quanto il pelo nella concezione italiana è vello, che si leggio “veio”, come paella e calle (capito papà???ejejje!). L’espressione A PELO significa senza niente, quindi:
presentar algo a pelo fare una presentazione senza preparazione, a braccio
follar a pelo, fare sesso senza preservativo
Venir al pelo significa anche “calzare a pennello”, cioè qualcosa che viene proprio nel momento giusto
In modo molto molto colloquiale per dire che stai davvero bene puoi usare l’espressione “estar al pelo”, come sinonimo di molto bene.
Una parolina simile a pelo è pelota, cioè palla, da cui provengono altre mille espressioni:
estar en pelota, essere completamente nudo
per rendere più divertete l’espressione potrai dire:
estar en pelota viva
estar en pelota picada
se sorprendi qualcuno in un momento inaspettato potrai dire coger en pelota

Oltre a estar en pelota potrai (spero di no!) anche hacer la pelota o ser un pelota: nel caso di hacer la pelota, cioè fare la palla, significa essere lecchino mentre ser un pelota significa essere un paraculo
Se ti piace sbevucchiare potrai tomar un peloti, cioè bere un cocktail, ma questo solo a Madrid capitál in quando nel resto della spagna il peloti si chiama cubata. Quando la bevanda in questione è molto forte potrai dire che stai bevendo un PELOTAZO!
Se hai adocchiato un collega di ufficio per andare a tomar un peloti e lui si fa desiderare potrai dirgli che LA PELOTA ESTA EN TU TEJADO, cioè che la palla sta nel suo campo: spetta a lui prendere una decisione.
Ovviamente parlando di pelotas, cioè palle, non posso dimenticare l’espressione estoy hasta las pelotas, letteralmente “ne ho fino alle palle”, cioè il nostro ne ho le palle piene.

cane sconosciuto ti amo

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FIJAR e FICHAR, i gemelli diversi

Il tema di oggi è un verbo: FIJARSE. Questo verbo qui lo dedico a Carmen, che mi scrive chiedendomi informazioni, usi e costumi su questo meraviglioso verbo minestrone. Grazie per darmi degli input e essere curiosi!

Allora la prima cosa che vorrei dire su questo verbo qui è: attenzione alla pronuncia! La J va pronunciata bene, e richiede applicazione e impegno.
Devi far finta di voler tirar fuori il più grande catarro della storia, e con un esercizio di petto, gola e mente devi fare il suono JJJJJ, duro ma anche un po’ aspirato.

FIJARSE significa:
aderire, unire, incrostare, incidere, registrare
determinare, precisare, marcare, specificare
osservare, contemplare, avvertire, guardare, riparare

ad esempio:
he fijado el espejo a la pared, ho fissato lo specchio alla parate
ha fijado su oficina en el centro, ha messo il suo ufficio in centro, in questo caso il verbo indica un qualcosa fisso, stabile
ya han fijado el nuevo horario, hanno già stabilito il nuovo orario, in questo contesto FIJAR è una precisazione
fijó sus ojos en la pantalla, fissò i suoi occhi sullo schermo, qui il verbo indica centrare l’attenzione o lo sguardo
da qui qualcosa è FIJO quando è stabile, permanente, immobile o anche maniacale (vedi a piñon fijo)

con la preposizione EN fijar cambia un po’ il suo significato, e si fa più interessante…
FIJARSE EN significa centrare l’attenzione su qualcosa fíjate en el lunar que tiene en la cara, concentrati, osserva il neo che ha sul viso.

Attenzione attenzione!!!
FIJAR è diversissimo da FICHAR, che avendo il CH si pronuncia CI, cioè FICIAR
Questo secondo verbo significa in generale vigilare, osservare, guardare con estrema attenzione, contrattare qualcuno o usare gli orologini infernali che segnano l’ora di entrata e uscita in ufficio.
su jefe le está fichando todo el día, il suo capo lo sta osservando tutto il giorno
le han fichado en un banco, lo hanno contrattato in una banca
no te olvides de fichar antes de salir, non dimenticare di registrare l’ora prima di uscire

E LA FICHA che è?? una targhetta, una scheda, o i pezzi usati per i giochi da tavola, cioè in generale qualcosa che segnala.
Detto questo ¡me piro!

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Quello che ho vissuto a Gran Canaria

Da poche ore sono tornata da Gran Canaria, una delle isole canarie dove è sempre primavera inoltrata, con 25º.
A 25º fa abbastanza caldo per andare al mare e prendere il sole, ma troppo freddo per fare il bagno, quindi io sono riuscita a immergermi solo 2 volte, per pochissimi secondi.
Per quanto abbia passato 4 giorni cercando di relativizzare il concetto adesso devo dire la verità: l’acqua delle canarie è gelida.
Mentre ero in volo per arrivare a Las Palmas de Gran Canaria mi chiedevo: sarà bella l’isola? sarà brutta? che cosa penserò? ed ecco che questo isolotto mi ha davvero sorpreso, perchè è bello e brutto allo stesso tempo e in modo molto intenso.
Una buona metà dell’isola è colonizzata da tedeschi, con palazzoni a picco sul mare, mentre l’altra metà è montagna, boschi selvaggi e spiagge deserte

l’isolotto del disequilibrio

La cosa più brutta di Gran Canaria è la Playa del Inglés, che già il nome ti farà capire, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, quanto di poco ispanico abbia questa spiaggia

grattacieli a volontà

Io la passione per la cementificazione delle coste proprio non la condivido e non la capisco.
Invece la parte più bella dell’isola è il parco naturale, che verso la costa è una specie di deserto sul mare

un paesaggio bellissimo

Mentre l’interno dell’isola è caraterizzato da rocce, boschi e montagne senza fine

Ma la cosa veramente veramente più bella di Gran Canaria sono solo loro: I CACTUS, le mie piante preferite

bellissimi!

I cactus di Gran Canaria sono veramente una cosa esagerata! mi vergogno molto dei miei cactus che tanto faticosamente sto facendo crescere da anni e anni

I miei cactus nanetti

Comunque la cosa davvero stupenda e indimenticabile di Gran Canaria è la sua specialità culinaria: PAPAS ARRUGADAS CON SALSA MOJO PICÓN.
Las PAPAS sono patatine novelle al forno

amo la patata

condite con la salsa anti-vampiro: el mojo picón, una salsa di olio, aceto, peperoncino, sale e tanto, tanto, tanto aglio, per disinfettare bocca e anima. MOJO viene da MOJAR, cioè bagnare, inzuppare, e PICÓN da  PICAR, che significa (tra tante altre cose) piccante

l’aglio non mi fa paura

In questa salsina lì alle canarie inzuppano tutto: pane, carne, papas, grissini…qualsiasi cosa, perchè di essere buona è buona e poi il mojo picón crea anche dipendenza, che ti svegli al mattino e senti il tuo corpo che desidera aglio. Poi un’altra cosa che alle canarie è buona è el platano, cioè la banana.
La banana canaria è piccola ma molto dolce e saporita, io ne vado matta!
la dimensione non è tutto
Poi l’ultima cosa che mi è piaciuta da matti è il porto di Las Palmas de Gran Canaria, che è un luogo speciale, un poco romantico e un poco nostalgico. Io guardavo il porto, con le navi, le barche, le onde e la gente, e pensavo “come farò a tornare a Madrid dove tutto è secco??” e allora oggi ero preoccupata, perchè non sapevo come sarei stata sensa l’acqua.
E invece sono arrivata a casa e sono stata bene, anche perchè come diciamo a Madrid no me queda otra, cioè non mi resta che star bene anche al secco, altrimenti domani chi sopravvive in ufficio??
E quindi niente, eccomi nuovamente sul divano di casa, con una valigia da disfare e un’altra da preparara tra 7 giorni. Sognando il mare…

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Pedalando per Madrid Río

Qualche giorno fa, sotto ricatti di natura sessuale, ho accompagnato PischiOne a fare una passeggiata con la bici per Madrid Rio, il nostro MERAVIGLIOSO parco/pista ciclabile che incrocia, bacia e si fonde con el río, cioè il fiume Manzanares caro a noi italiani per la manzoniana memoria de Il cinque Maggio.
Se accompagni il tuo pischello a fare una passeggiata in bici assicurati, mia cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid, che il dislivello tra la qualità delle vostre bici sia minimo, qualora non possa essere inesistente.
Perchè se tu vai con una bici usata comprata su internet da una sinistra signora e il tuo fidanza pedala una Orbea da 450 euro il tuo concetto di salita, discesa, vicino e lontano sarà molto diverso dal suo. Capito?????????
Quello che mi è piaciuto di più della passeggiata è stato guardare i ponti, andando non verso Principe Pio ma verso sud, verso la terronia de Madrid, sognando focacce, braciole, panzerotti e calore fisico e umano.
Il mio ponte preferito è il Puente de Arganzuela, che è il mio distretto, cioè la mai zona.
Questo ponte è come un ricciolo di metallo gigante, ed è bellissimo sia fuori che dentro
Il ricciolone

Anche il Puente de Toledo è bellissimo, ma come direbbe mia mamma è di una bellezza diversa, più matura

E poi scendendo scendendo verso El Matadero c’è un gioiellino

che all’interno è tutto decorato

Da dentro e de fuori le cose non sono mai uguali

Poi lungo il Madrid Río ci sono anche dei ponticini più discreti, ma comunque con un loro fascino, come quello del puntone rosso da cui pendono altalene

I ponti mi piacciono perchè uniscono, ti fanno vedere le cose dall’alto, li puoi guardare dal basso senza nessun assurdo sentimento di inferiorità, decorano, caratterizzano, escrimono idee.
I ponti sono bellissimi, e io dopo questa passeggiata sono contenta di vivere vicino Madrid Río, anche se per colpa del sellino mi fa male il culo :(

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