¡Vaya pinta!

Un verbo spagnolo molto interessante è il verbo PINTAR, cioè banalmente dipingere, e dico banalmente perchè in realtà questo verbo nasconde altri mille significati, uno più interessante dell’altro.
PINTAR significa:
-rapprensentare qualcosa su una superficie con dei colori o delle linee (dipingere)
-coprire una superficie di pittura
– descrivere con parole un aspetto o un carattere di qualcuno,esempio Chechi pinta Madrid como un sitio flipante
– dare colore, coprire i difetti e rendere più bello il viso usando i prodotti (truccarsi) yo me pinto, si no parezco enferma* (io mi trucco, altrimenti sembro ammalata)
– tenere valore, importanza o una determinata funzioone ¿que pinto yo aquí? O ¡tu no pintas nada en este lugar!

Dal verbo minestrone vengono (ovviamente) i modi di dire. Il più bello del mondo è
pintárselas solo, cioè essere suficientemente abile nel fare qualcosa senza aiuto.

Se incontri un indivuduo un po’ losco, potrai sempre esclamare (purchè non ti senta!)¡vaya pinta! Ma questa stessa esclamazione potrai dirla anche osservando un delizioso piatto di pasta al forno, o una invitante torta. Come distinguere se la pinta es buena o mala? Dal tono della voce!

Per le situazioni è più facile: quando la cosa si mette male “pinta mal”, ma se la situazione è positiva “pinta bien”

Ai carabi si usa anche l’espressione dar el pitazo a algn, che significa allertare la gente. Ma qui siamo a Madrid, e non ai caraibi, e mi sa che questo non vale.

Domani è venerdì, ¡el fin de semana pinta bien!

*(nota autobiografica)

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Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge