El surrealismo y el sueño

'Papilla estelar', 1958, Remedios Varo

Oggi racconto di una esposizione, ma non tanto per la mostra in sé quanto per il titolo: El surrealismo y el sueño, cioè Il surrealismo e il sogno.
Una cosa è surreale quando trascende il reale e tocca una dimensione fantastica, onirica.
Il surrealismo è il monumento artistico d’avanguardia, nato in Francia nel primo dopoguerra, che si opponeva al dominio della ragione come unico strumento conoscitivo. Per i surrealisti l’irrazionale, il sogno, l’inconscio erano possibilità di nuovi mezzi espressivi.

‘El arte de la conversación’, 1963, Magritte

Qual è l’arte che esprime meglio i lati irrazionali del nostro essere? Indubbiamente la pittura! Quindi, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se anche tu vuoi lasciarti trascinare nella sensibilità contemporanea non ti resta che varcare la soglia del Museo Thyssen, e avvicinarti alla suggestiva relazione tra sogno e surrealismo per “soli” 10 eurini. Che vuoi?? Al Thyssen anche per sognare serve el dinero!!!

L’esposizione contiene ben 163 opere e 7 videoinstallazioni con frammenti di film (tra cui anche Un perro andaluz di Buñuel), che creando una sorta di nesso tra pittura e cinematografia.
L’idea centrale del surrealismo è per me sacra: Vivere è sognare, e se rinunciamo ai nostri sogni smettiamo di vivere.
Ma a volte la vita è dura, ed ecco che il Thyssen ce lo ricorda piazzandoci Dalì e le sue opere come presentazione della mostra. Perché? dico io! con tutti i nomi straordinari che vanta questa esposizione (Breton, Miró, Ernst, Magritte, Delvaux) come mai piazzano Dali da ogni parte? La spiegazione è unica e sola: perché tutte le esposizioni devono essere POP, popolari, a prescindere dalla corrente artistica delle opere.
Dalì piace, che ci possiamo fare?? a me personalmente ME LA TRAE FLOJA. A me piace l’eleganza

‘Papilla estelar’, 1958, Remedios Varo

Viva i sogni, viva l’amore!

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Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge