La Zarzuela (San Isidro parte 1)

San Isidro si avvicina (15 Maggio) e devo dire la verità: non sto più nella pelle! Per me questa festa è più che importante, più che bella, più che sacra (anche perché io nel sacro non credo).
Questa festa è Madrid sottoforma di festa, e se c’è un momento ideale per conoscere Madrid è proprio durante San Isidro, quando questa città da 6 milioni di abitanti si comporta come se fosse un paesino di 6.000 persone, mantenendo vive le tradizioni.
Oggi vorrei parlare di una tradizione musicale tipica di San Isidro: la Zarzuela. Teatro, canto, strumenti, parole, mito, dramma e tematiche classiche si incontrano in un’unica opera teatrale in cui la splendida Madrid fa da scenario, e così prende vita il genere lirico-drammatico castigliano per antonomasia.


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Il nome Zarzuela ha origine dal Palacio de la Zarzuela, una delle residenze della famiglia reale spagnola, non lontana da Madrid, dove si tenne la prima rappresentazione, e il palazzo a sua volta si chiama così per via della grande abbondanza di zarzas nella zona, cioè di more.
Le prime zarzuelas risalgono alla metà del Seicento, con le opere di Calderón de la Barca; nel corso del XVIII secolo, cominciarono ad assumere caratteristiche simili alle operette italiane, con canzoni, cori, scene comiche e un duetto centrale. Fu dopo la rivoluzione del 1868 che la zarzuela cambiò, in quanto la crisi economica ebbe ripercussioni anche sul teatro: lo spettacolo teatrale era caro e certamente non ci si poteva permettere di sostenere costi elevati, per cui si decise di ridurre la durata delle opere, che passò da quattro ore a una soltanto. Inoltre la gente cercava nelle opere teatrali la propria storia, la quotidianità, ed ecco che i temi si distaccarono in modo sempre più netto da quelli dell’operetta italiana per diventare completamente locali, madrileni.
Gli ingredienti base della zarzuela sono amore, passione, pettegolezzo, equivoco, e i protagonisti variano per età e per carattere ma restano sempre e solo loro, i chulapos!
Questo termine deriva da chulo (“bello”, “grazioso”) e indica l’individuo di classe popolare di Madrid, che si contraddistingue per i vestiti tipici molto particolari e il suo stile nel camminare, tra il sicuro di sé e il presuntuoso. Tutt’oggi il madrileno tipico viene definito dal resto della Spagna chulo, con ammirazione e certamente con un pizzico di invidia (…del resto, come dargli torto?).
Si può studiare e leggere molto su una città e un popolo per conoscerne la storia, ma a volte è sufficiente divertirsi come vuole la tradizione per capirne l’essenza. La mia zarzuela preferita è La verbena de la Paloma..
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La verbena è una festa popolare che si celebra di notte, e nel caso specifico la verbena de la Paloma è la festa della Vergine della Paloma, protettrice del centralissimo quartiere di La Latina.
L’operetta, firmata da Ricardo de la Vega nel 1894, narra di due bellissime muchachas, Susana e Casta, che durante la festività del quartiere accettano le avances di un maturo banchiere, don Hilarión.
La cosa non piace affatto al giovane Julián, innamorato di Susana, e la situazione si complica quando il giorno centrale della festa le due ragazze, splendenti nei loro abiti da chulapas, con tanto di fiore tra i capelli e mantellina, decidono di accompagnare il loro anziano ammiratore… Cosa succederà dopo? Riuscirà Julián a (ri)conquistare Susana? E che ne sarà di Casta? Non ti resta che andare a teatro per scoprirlo!
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