Guernica

Quando è agosto e le città si svuotano per chi resta la sensazione è molto strana.
Si oscilla tra il piacere di trovare parcheggio ovunque e la solitudine di essere rimasti “soli”, sebbene poi soli in una città come Madrid non si è mai.
Allora non resta che andare a far visita ai punti di riferimento che ognuno di noi ha nella città; nel mio caso uno di questi è indubbiamente il Museo Reina Sofia, che ospita (tra le altre cose) la Guernica di Picasso.
guernica picasso
Secondo piano, sala 6. Che ci vada correndo non appena varcato l’ingresso del museo o che tu scelga di visitare questa sala come ultima tappa, prima di andare via, certo è che dopo aver visto la Guernica dal vivo qualcosa cambierà nella tua concezione dell’arte, e magari anche della storia.
L’enorme tela, più di 7 metri per 3, occupa tutto lo spazio della grande sala dipinta di bianco, e sembra sfondare le pareti.
Supera le voci dei turisti, le foto scattate di nascosto, l’emozione negli occhi della gente e mantiene ancora vivo il suo messaggio che non è partitico ma sociale: no alla guerra, no alla violenza, no alla sopraffazione.
madrid guernica

L’opera, dipinta da Picasso nel 1937 dopo circa 45 bozzetti e disegni, alcuni dei quali visibili nelle sale attigue, commemora il tragico evento del bombardamento di Guernica, cittadina situata nei Paesi Baschi spagnoli.
Guernica vanta il triste primato di essere la prima città al mondo colpita da un bombardamento aereo, avvenuto la notte del 26 aprile 1937 a opera dell’aviazione militare tedesca, durante la guerra civile spagnola.
Il quadro fu dipinto per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, su incarico del governo repubblicano: difficilmente Picasso avrebbe potuto immaginare che la sua rappresentazione del bombardamento si sarebbe trasformata in poco tempo in un simbolo antibellico. Il quadro ha sempre avuto una potente carica simbolica, visto che, come ostinata opposizione alla dittatura, l’autore non permise che venisse esposto in Spagna durante il franchismo. Per questo motivo l’opera è stata ospitata a New York per diversi anni, per poi tornare in patria solo nel 1981: otto anni dopo la morte di Picasso e sei dopo quella di Francisco Franco.

Lascia il tuo smartphone ben chiuso nella borsa e mettiti di fronte al dipinto e per osservarlo con attenzione: non ci sono elementi che richiamino il luogo o il tempo dell’accaduto, non ci sono dettagli che indicano si tratti di un bombardamento a eccezione del palazzo in fiamme sulla destra.
Quest’opera è una protesta contro la violenza e la distruzione, non solo la narrazione di un tragico evento passato e dimenticato dai più.
Nella parte sinistra del quadro un toro rappresenta la brutalità e l’oscurità. Una donna scende le scale con una lampada a olio in mano: è il centro figurativo dell’opera, come a indicare l’involuzione tecnologica e sociale che ogni guerra porta con sé. A sinistra, tra la testa del toro e del cavallo, una colomba: un richiamo alla pace, ma l’animale è rinchiuso in uno spazio estremamente ridotto, in cui appena può muoversi.
Al suo fianco un cavallo agonizzante, simbolo del popolo spagnolo degenerato. Sulla sinistra della tela una madre grida al cielo, disperata, stringendo tra le braccia il suo bambino ormai senza vita.
picasso guenrica
Contrapposta a questa, l’altra figura femminile a destra, che sporge la testa da una finestra: rappresenta l’umanità, impotente davanti a tanta follia e tanto dolore, che non può fare altro che urlare.

picasso guernica

In basso c’è un cadavere, con le stigmate sulla mano sinistra come simbolo d’innocenza in contrasto con la crudeltà; nella mano destra stringe invece una spada spezzata da cui sembra nascere un pallido fiore, emblema di speranza. I corpi deformati, le linee che si tagliano e si intersecano reciprocamente, il cromatismo particolarissimo del quadro che va dal bianco al nero, toccando tutte le infinite sfumature di questi due colori, le forme contorte: ogni elemento sottolinea l’assenza di vita a Guernica. Le stesse dimensioni del dipinto, mastodontiche, accentuano il dolore.
Vedere Guernica è questo: stare in silenzio davanti all’opera e osservare, pensare.
Quante Guernica vivremo, quante Guernica si vivono ogni giorno davanti all’indifferenza collettiva? Respira profondamente e esci dalla sala: adesso sei pronto per cambiare il mondo.

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