Museo Reina Sofia

Questo articolo è a cura di Elena Tartaglini, fisica innamorata di Madrid e dell’arte.

En www.vivereamadrid.it siempre y solo lo mejor!!!! Grazie Elena

A pochi passi dal Parque del Buen Ritiro si trova uno dei musei più importanti di Madrid: il Museo Nazionale e Centro d’Arte Reina Sofia, noto come Museo Reina Sofia. Insieme al Museo del Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza è parte del cosiddetto Triangulo del Arte di Madrid.

L’ edificio principale del museo, l’Edificio Sabatini, fu inizialmente concepito nel XVIII secolo dall’architetto José de Hermosilla e continuato poi dall’architetto Francesco Sabatini, da cui prende il nome. L’edificio Sabatini fu utilizzato come ospedale fino all’inizio degli anni ’80, quando gli architetti spagnoli José Luis Íñiguez de Onzoño y Antonio Vázquez de Castro cominciarono i lavori per il rinnovo dell’edificio: furono allora creati i caratteristici ascensori del museo che offrono un’ampia vista panoramica.

ll museo fu inaugurato nel Settembre del 1992. All’edificio Sabatini si affiancò, nel 2005, L’Edificio Jean Nouvel, progettato dall’omonimo architetto e pensato per ampliare lo spazio espositivo del museo.

Di recente si sono aggiunte, tra le strutture del museo, anche il Palacio de Velazquez e il Palacio de Cristal, entrambi collocati nel Parque del Buen Ritiro, con lo scopo di ospitare esposizioni temporanee. Il Sabatini è un edificio in stile neoclassico con pianta quadrata; dispone di 4 piani, i cui corridoi comprendono ampie gallerie a volta con vetrate a vista sul patio interno, un incantevole giardino con piante, fontana e panchine, al centro del quale è collocata un’imponente scultura di Calder.

Il museo ospita una mostra principale permanente e numerose mostre temporanee. L’edificio Sabatini ospita le collezioni 1 e 2 della mostra principale, rispettivamente al secondo e quarto piano, insieme ad alcune mostre temporanee al primo e terzo piano.

Nell’edificio Nouvel è invece collocata la collezione 3 della mostra principale. Le tre collezioni della mostra principale del Museo Reina Sofia sono organizzate secondo un criterio cronologico. Nella prima collezione troviamo opere create tra la fine del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale (1945). La seconda collezione raccoglie le opere tra il dopoguerra e gli anni ’70, mentre la terza collezione ripercorre l’arte dell’epoca moderna, tra gli anni ’60 e gli anni ’80.

Per visitare la parte della mostra principale esposta nell’edificio Sabatini è preferibile seguire l’ordine in cui sono classificate le opere, cominciando quindi dalla prima collezione, al secondo piano, e proseguendo con la seconda collezione, al quarto piano.

La collezione 1, dal titolo “La Irrupcion del siglo XX: utopias y conflictos”, raccoglie le opere di artisti, sia spagnoli che internazionali, che parteciparono alla rivoluzione artistica avvenuta durante gli anni delle due Guerre Mondiali e della Guerra Civile Spagnola, e molti dei quali contribuirono a fondare alcuni dei movimenti artistici che costituiscono i pilastri dell’Arte Moderna, come il Cubismo ed il Surrealismo.

Tra gli artisti rappresentati in questa collezione troviamo numerosi nomi di grande rilievo come Pablo Picasso, Juan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Georges Braque, André Masson e Yves Tanguy.

La collezione è divisa in numerose sale, numerate dalla 201 alla 210, raggruppate per aree tematiche. La struttura della collezione segue una linea piuttosto particolare, non sempre cronologica, che permette di osservare le opere nel loro contesto storico sia politico che artistico.

A differenza di numerosi musei non tutte le sale sono esclusivamente adibite ad un unico movimento artistico; alcune espongono infatti opere che mettono a confronto diversi stili artistici trattando lo stesso tema socio-politico.

Per esempio, il famoso quadro di Picasso “Guernica” è esposto in una sala che riproduce per intero l’esposizione del Padiglione Spagnolo all’Esposizione di Arte e Tecnica di Parigi del 1937, evento durante il quale Picasso presentò per la prima volta al pubblico la sua rinomatissima tela, e al quale parteciparono molti artisti di rilievo dell’epoca, come Alexander Calder e Juan Mirò.

Il percorso successivo segue a grandi linee l’ordine delle stanze del museo, cominciando quindi dalla stanza 201 e finendo alla stanza 210.

La mostra parte dagli inizi del XX secolo, in un contesto di forte contrasto tra una crescente urbanizzazione, accompagnata da un rapido progresso tecnologico, e l’attaccamento ai valori tradizionali da parte del clero e delle popolazioni rurali.

L’arte figurativa dell’epoca ha come scopo quello di rappresentare non solo la trasformazione della società moderna, ma anche l’enorme discrepanza tra cultura rurale e sviluppo urbano. In questo contesto troviamo due opere precubiste di Picasso: “La Mujer en azul” e “Buste de femme souriante”, tele che risentono dell’ influenza dell’Impressionismo francese.

Un esempio di rappresentazione di vita rurale è il quadro del pittore madrileño Joaquin Sorolla “Llegada de la pesca”. Uno degli artisti più rappresentativi della realtà spagnola di quegli anni è José Solana, di cui possiamo ammirare diverse tele tra cui l’enigmatica “La Tertulia del café de Pombo”.

Un’opera che invece denuncia fortemente l’attaccamento alla religione nonché l’austerità della chiesa è senz’altro il “Cristo de la sangre” di Ignacio Zuloaga.

L’esposizione conduce in seguito alla scoperta della nascita del Surrealismo; la sala 202 viene chiamata “Campi Magnetici” in onore all’opera letteraria che ispirò le prime opere surrealiste, “Les Champs Magnétiques” di André Breton e Philippe Soupault, pubblicata nel 1920.

In questo spazio troviamo alcune opere di artisti precursori del movimento come Joan Mirò, André Masson, Yves Tanguy, Max Ernst, e René Magritte. Alcuni quadri da non perdere sono “Oiseaux Rouges” di Ernst, “Hombre con pipa” di Mirò, “Belomancie I” di Tanguy.

joan-miro_homme-a-la-pipe
Inoltre, dall’apparenza discreta ma intrigante, si distingue la serie di disegni “Sin Titulo” di Gabriel Celaya, a cui è consigliabile dare un’occhiata. Le stanze 203 e 205 presentano numerose opere surrealiste di gran rilievo: immancabile una visita ai capolavori di Dalì “Visage du Grand masturbateur”, “L’Homme invisible” e “Endless Enigma”. Sono significative anche le tele di Oscar Dominguez “Souvenir de Paris” e “Cueva de guanches”. Il percorso include anche produzioni opere di altri movimenti artistici: da notare il quadro di Dalì in stile Cubista: “Pierrot tocant la guitarra”.

La stanza 204 propone invece una mostra di tele di un particolare ramo del Surrealismo spagnolo noto come Escuela de Vallecas, fondato dagli artisti Alberto Sanchez e Benjamin Palencia, di cui possiamo ammirare numerose tele.

La stanza 206, la stanza di maggior rilievo della collezione, contiene una serie di opere accomunate dal tema rappresentato: la condizione socio-politica della Spagna negli anni ’30. Al suo interno troviamo il quadro più importante dell’intera collezione, il “Guernica” di Picasso.

Lo spazio espositivo della stanza 206 è molto ampio e, oltre al capolavoro di Picasso, vi si trovano anche numerose opere da non perdere, come “Cabeza de Mujer llorando con pañuelo”, “Monuments aux espagnols morts pour la France” e “Nature Morte” dello stesso Picasso; “Peinture” di Mirò; “Bombardeo de Colmenar viejo” di Antonio Rodriguez Luna; la serie “Solidarité” degli artisti Masson, Picasso, Mirò, Buckland, Wright, Hayter, Tanguy; “Tauromachie”, “La Mort du torero” e “Les Coqs” di André Masson. La stanza seguente trasporta in un universo completamente diverso, quello dei movimenti postespressionisti come il Realismo Magico e la Pittura Metafisica. Da non mancare “Un Mundo” e “Tertulia” di Angeles Santos e “Autorretrato” di Alfonso Ponce de Leon.

Le ultime stanze sono dedicate principalmente alla nascita del Cubismo in Spagna: la mostra propone varie opere di alcuni dei rappresentanti più famosi del movimento artistico, come Pablo Picasso, Georges Braque et Juan Gris. Da non perdere: “La Fenêtre ouverte”, “La Table du musicien” et “La Bouteille d’anis” di Gris; “Nature morte à la lampe” di François Léger; “Cartes et dés” di Braque; “Tête de femme” et “Le compotier” di Picasso. Il tempo consigliato per la visita della collezione 1 è di 2 ore.

La collezione 2 dell’esposizione principale del Museo Reina Sofia ripercorre i principali movimenti artistici, in Spagna e nel mondo, tra il dopoguerra, la Guerra Fredda e la fine della dittatura franchista in Spagna. La collezione è strutturata in 30 sale diverse, numerate dalla 401 alla 430. La mostra comincia con una serie di tele il cui tema è fortemente ispirato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale; alcune opere significative sono “Trois Têtes de mouton” di Pablo Picasso e “Sarah” di Jean Fautrier; quest’ultima fa parte di una serie di opere nota come “Les Otages”, ispirata dalle vittime dei campi di concentramento nazisti, la cui importanza è stata paragonata a quella del “Guernica”di Picasso (sala 401).
pablo-picasso_guernica

Si attraversa poi lo spazio dedicato al movimento CoBrA, fondato da un gruppo di artisti tra Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam come protesta contro l’austerità del regime sovietico. Presenti nello spazio anche opere di Juan Mirò, le quali ispirarono le creazioni degli artisti appartenenti al movimento. Da non perdere “Peinture” di Juan Mirò, e le opere di alcuni dei fondatori del movimento, come “Homme et bêtes” di Corneille e “Figures” di Karen Apple (sala 402). La mostra propone in seguito un percorso alla scoperta dell’Astrattismo in Spagna e in Europa tra gli anni ’40 e ’60: immancabili l’opera dell’artista russo Kandisky “Azentrales” e la tela di Mirò “Le Sourire des ailes flamboyantes” (sala 405); colpiscono per le grandi dimensioni e variertà di tecniche utilizzate i quadri degli artisti Antonio Saura, Manuel Millares, Modest Cuixart e Antoni Tapiès, precursori del movimento spagnolo noto come Informalismo, influenzato dall’Espressionismo Astratto americano (sala 406 e 417). Sono inoltre presenti, nello steso spazio, alcune sculture astratte dell’artista basco Jorge Orteiza (sala 407) e numerose tele di artisti americani esponenti dell’Espressionismo Astratto (sala 409).

La mostra presenta poi il ritorno all’arte figurativa in Spagna, con l’esposizione di numerose fotografie di artisti del gruppo AFAL, gruppo precursore della rivoluzione nell’arte fotografica spagnola del dopoguerra (sale 413 e 415) nonché di una serie di manifesti illustrati da alcuni membri del gruppo Estampa Popular, gruppo antifranchista spagnolo durante gli anni ’60 e ’70.

La collezione prosegue con l’evoluzione dei movimenti artistici in Europa e nel mondo proiettando il visitatore nel misterioso mondo dell’arte concettuale e del Nuovo Realismo: da non perdere le particolari creazioni dell’artista Lucio Fontana “Concetto spaziale. La fine di Dio” e “Concetto spaziale” (sala 418); le opere “Antropometria sin titulo” e “Victoire de Samothrace S 9” di Yves Klein, in cui l’artista utilizza la caratteristica tonalità di blu che prende il suo nome (sala 424).
yves-klein_victoire-de-samothrace-s9

La mostra si conclude con una breve introduzione alla nascita di movimenti ispirati alla Pop Art americana in Spagna e comprende opere di artisti appartenenti al ramo valenciano del gruppo Estampa Popular, noto come Equipo Cronica; interessanti i lavori “Barroco Español”, “Los Cuatro dictatores” e “Vivre et laisser mourir ou la fin tragique de Marcel Duchamp” (sala 428), che prendono ispirazione dagli eventi politici e dai cambiamenti della società occidentale durante gli anni ’60.

Il tempo consigliato per visitare la seconda collezione è di 1 ora.

L’accesso al museo è in Calle de Santa Isabel 52.

Orario di apertura:

Lunedì + Mercoledì – Sabato: 10:00 – 21:00

Martedì CHIUSO

Domenica: Collezione 1: 10:00 – 19:00

Collezione 2: 10:00 – 14:15

Festivi: CHIUSO il 1 e 6 Gennaio, il 2 e 16 Maggio, il 9 di Novembre, e il 24, 25 e 31 de Dicembre

Prezzo intero mostra permanente + mostre temporanee: 8 E

Prezzo intero mostre temporanee: 4 E

L’accesso al museo è libero TUTTI I GIORNI (Lun + Merc – Sab) dalle 19:00 alle 21:00 e la Domenica dalle 13:30 fino alla chiusura.

About Chechi 706 Articoli
Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge