Arte contemporanea a Madrid: Nicolás Robbio a La Casa Encendida

Nei giorni di tormento esistenziale esiste a Madrid un’isola felice, un luogo dove poter far pace con il mondo.
Questo posto è La Casa Encendida, uno spazio culturale, teatrale, musicale, artistico, biblioteca, mediateca, bebeteca e posso proseguire fino all’infinito elencando quello che si può fare qui (QUI perchè questo post lo scrivo proprio da qui, dalla sala lettura de La Casa Encendida).

Attualmente La Casa ospita una selezione di lavori di Nicolás Rubio, artista argentino convinto che il disegno è un atto di resistenza.
I suoi lavori, concepiti come una sorta di esercizio di memoria collettiva, propongono una analogia tra i pensieri della logica razionale e la geometria matematica presente nei movimenti della natura.
Entrando nella sala lo spettatore si trova un po’ intimorito davanti a una parete di pezzi di metallo, una montagnetta di sabbia illuminata da una lampada, legno e fili di cotone che compongono misteriosi disegni sui muri. Che significano queste opere?
Noi spettatori quando vediamo una esposizione vogliamo capire, essere incluisi nel pensiero e nel lavoro dell’artista. Per questo si è così restii all’arte contemporanea: non si capisce e spesso ci si sente presi in giro dalle installazioni.

Cerchiamo di capire.
Iniziamo con Plano expandido.

Fili di metallo disegnano linee rette e curve irregolari sulla parete. Che sono? Rappresentano le linee divisorie tra i paesi, linee che sono state disegnate dall’uomo dopo conflitti e faticosi accordi diplomatici.
Quanti drammi ci sono dietro ogni punto, línea curva e línea retta? Quante lingue, quante culture sono state distrutte e costruite su un tavolo da disegno? Un meraviglioso spunto di riflessione su quelli che sono i confini delle nazioni.

Tonelada.

Una montagna di sabbia e una lampada. La montagna ocupa il posto della luce, e la sabbia la blocca mentr copia la sua forma. Vediamo chiaramente la forma strutturale della luce e della montagna. Sabbia e luce si presentano come una sola unità (non possiamo separarle, la luce ha perso la sua funzione di illuminare) ma sappiamo che questa totalità è composta da parti.
Non esiste la possibilità di separare la materia dall’invisibile, il concreto dall’astratto, l’oggettivo dal soggettivo.

Gli elementi concreti e la memoria sono irrimediabilmente connessi. Da questo pensiero nasce Arquitectura de reyes.
Un osso mantiene tesa una corda.
L’osso quindi si traforma in uno strumento, una sorta di colonna, ma ha anche una memoria come oggetto.

Una esposizione meravigliosa, che utilizzando materiali semplici (corde, metallo, sabbia, legno, carta, matite) e giocando con la forza di gravità ci farà capire che tutto ha un valore, anche un semplice tratto di matita che separa in due un foglio.

About Chechi 695 Articoli
Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge