Canoni di bellezza? A la mierda!

“Little Black Dress” le foto di Yolanda Dominguez sovvertono i canoni di bellezza abituali

Una cosa che ho sempre amato di Madrid è l’estrema libertà nel vestire e nell’acconciarsi.
Sarà per le sue enormi dimensioni che rendono tutto abbastanza anonimo, e quindi assolutamente fuori da ogni controllo e giudizio sociale, o sarà perchè proprio il gusto estetico e il concetto di bello, moderno, magro e elegante a Madrid è radicalmente diverso da quello italiano ma insomma qui si è liberi davvero.
Pochissimo trucco, acconciature improponibili (il must spagnolo sono capelli lunghi e ricci e frangetta liscia, gonfia e piena di lacca), panze e chiappe che scappano via da ogni cucitura, abbigliamenti che sembrano urlare “mi sono vestita al buoio mentre un cane cercava di azzannarmi” però insomma tutto molto kitsch ma anche molto bello ai miei occhi di faschion blogger molto, molto mancata.

Per questo una delle prime esposizioni di Photoespaña che ho visto con estremo piacere e attenzione è stata “Little Black Dress” di Yolanda Dominguez, al Museo del Traje. Esposizione stupenda, secondo me.

Nei termini della moda “Little black dress” si riferisce a un vestito nero, corto, versatile, il classico tubino nero basico che ogni donna dovrebbe avere nel suo armadio.
Per questo progetto Yolanda Dominguez ha scelto un Little Black Dress taglia 38 (38 spagnola, cioè la 42 italiana, che è la taglia ritenuta “normale” dalla moda) e presenta una serie di fotografía di donne di tutte le taglie, le razze, le età e gli stili, con l’obiettivo di sottolineare la diversità dei corpi e della bellezza e di creare una contrapposizione con il concetto di corpo che il Prêt-à-porter vuole imporci.

Fino ai primi anni ’50 la moda si adattava al corpo delle donne, ed erano i sarti a cucire abiti secondo le forme di ogni cliente.
Fu poi l’arrivo del Prêt-à-porter cioè della moda pronta per essere indossata, che impose le taglie in base alla domanda del mercato.
Questa serie di fotografie molto intelligenti e ironiche mostrano come sia ridicolo cercare di adattare la bellezza di ogni donna alle regole dell’economia della moda. Un vestito che va bene, o troppo grande, o tanto piccolo da diventare un top. Una autentica celebrazione della diversità.

Unica pecca dell’esposizione la sala, mal illuminata e un po’ disordinata, comunque assolutamente da vedere (inoltre è gratis!).

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