El dolor, cioè Il dolore.

Vorrei scrivere qualcosa ma non so cosa e soprattutto non so come.
Di parlare di quello che è successo a Bcn non me la sento, forse per quella tristezza enorme che abbiamo tutti nel cuore, forse per quella tristezza enorme +++ che abbiamo noi che abbiamo vissuto a Bcn e poi l’abbiamo lasciata per l’ineffabile Madrid, e allora l’attacco lo sentiamo più vicino, ci sentiamo più vulnerabili, i morti sembrano più morti e familiari, e cose così.
O forse è la tristezza di tutti noi di questa epoca storica, fatta di incertezze e paure assolute, di frontiere e muri abbattuti ma che si vogliono ricreare, di distanze geografiche che si accorciano mentre le differenze culturali, politiche e religiose diventano ombre lunghissime che marcano distanze infinite.
Quella brutta sensazione di non essere mai al sicuro, di essere sempre vulnerabili.

In questa Madrid assolata e non troppo deserta (cmq meno deserta degli altri agosto) mi sono chiesta dove potessi andare per stare un poco da sola, per pensare, per sentirmi.
Mi sono ricordata de El jardín del Angel, che è un giardino, un antico cimitero, un vivaio, un negozietto dove si vende un po’ di tutto ma soprattutto è un posto dove ero stata molti anni fa, quando io ero un’altra io, e quindi meritava una visita nuova per farlo vedere alla nuova me.

Ci sono posti e persone che pur se rivediamo dopo decenni hanno la capacità di cancellare il tempo passato, e anche farcelo odiare.
Invece poi ci sono persone e posti che fanno l’effetto opposto, che proiettano sul presente un’immagine un po’ imbarazzate di noi del passato, che ci fanno dire frasi tipo “come ho fatto? Come poteva piacermi? Dovevo essere pazz@”.
Il Jardín del Angel non ha provocato nessuna di queste due reazioni in me, ma ha solo (solo??!?) rimarcato un generico senso di sfiducia verso il mondo.
Tutto qui? Mi sono detta entrandoci.
Lo ricordavo più verde, più grande, più bello. Nella mia memoria l’ulivo era più secolare, l’altalena più alta, i fiori più profumati. Però riconosco che ultimamente sono molto esigente, e mi sembra quasi tutto mediocre.
Il fascino del Jardin del Angel è dato dalla storia e non dalla forma, cosi come avviene per molte persone (e qui direi per fortuna, visto che io ho una forma normale ma un dentro anormale).
Essendo confinante con la Iglesia de San Sebastian il piccolo suolo che il giardino occupa fu per più di tre secoli un cimitero. Lì furono sepolti personaggi illustri, come lo scrittore Lope de Vega, e gli architetti Juan de Villanueva e Ventura Rodríguez.
Nel 1889 i copri furono riesumati e ritirati dal cimitero, che si trasformò in un giardino.
Ricordavo fosse un posto di meditazione, ma evidentemente ricordavo male. È un negozietto carino, di quelli che amerei se fossi una turista a Madrid, e che consiglio di visitare se non altro per il cartello dell’entrata: NO DEJES DE SOÑAR

NON SMETTERE DI SOGNARE. Credo che in questi giorni così brutti possa essere un buon compito per tutti.

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Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge