Referendum indipendenza Catalogna

Referendum indipendentista in Catalogna: che succederà alla Spagna?

Il 1 Ottobre la Catalogna è chiamata alle urne per un referendum dichiarato illeggittimo e anticostituzionale, che secondo gli indipendentisti determinerà l’indipendenza della Cataluña, e quindi la separazione della regione dalla Spagna con conseguente uscita dell’Unione Europea.
Si tratta di un referendum “low cost”, basato sulla semplificazione logistica e sul volontariato, in quanto il governo centrale ha bloccato qualsiasi spesa extra della regione proprio per evitare che i catalani si possano organizzare con schede elettorali, spazi per le votazioni e campagne elettorali.

Il referendum in Catalugna è realmente illegale e anticostituzionale?
Direi di SI, visto che il Tribunal Constitucional ha proibito il referendum in modo chiaro, unanime e univoco.
Il perchè è chiaro: il referendum viola 8 articoli della Costituzione e 3 del Estatut.
In particolare il referendum non rispetta il primo articolo della Costituzione Spagnola nei punti 1.1 e 1.3 (soberanía del pueblo español y monarquía parlamentaria como forma de Estado), e l’articolo 2 che stabilisce l’unità della nazione spagnola.
Per il Governo la posizione del Parlamento Catalán su questa legge si classifica semplicemente come antidemocratica.

Qual è esattamente la domanda del referendum?
La domanda che si formulerà ai cittadini è “¿Desea que Cataluña sea un Estado independiente en forma de República?”
(vuole che Catalugna sia uno Stato indipendente in forma di Repubblica?).
Sempre secondo il Tribunale Costituzionale questa domanda è completamente al di fuori dell’ambito di competenze delle legislazioni autonome, e quindi ancora una volta anticostituzionale, e quindi illegale.

Esiste un quorum per questo referendum?
NO! Il referendum non prevede una partecipazione minima.
Se il risultato della votazione protende per il SI il Parlament si autoproclamerà indipendente dallo stato centrale. Se vince il NO saranno convocate elezioni regionali.

La maggior parte dei piccoli comuni della regione (circa 700) appoggiano la Generalitat e il presidente Puigdemont.
In questi comuni i volontari per organizzare il referendum superano già i 30.000 iscritti, e si prevede che il 1 Ottobre i cittadini eserciteranno il loro illeggittimo (e illegale) diritto al voto.
Questo perchè, esattamente come avveniva in Inghilterra nel caso del Brexit, nelle aree rurali sono presenti più cittadini favorevoli all’indipendenza. Ovviamente la situazione nelle città più grandi (internazionali e con maggiore moviamento turístico e culturale) è diversa.

E Barcellona come si schiera davanti a questo referendum?
La sindaca Ada Colau ha dichiarato che inciteranno i cittadini a partecipare al referendum, però il comune di Bcn non farà una campagna chiara nè per il si nè per il no.

Il problema: il principale problema fino a questo momento sono le schede elettorali.
In teoria la Generalitat dovrebbe già averle spedite, però trattandosi di un referendum incostituzionale e quindi illegale l’invio delle schede (e delle relative informazioni rispetto al luogo e tavolo di voto di ciasciun cittadino) non è stato fatto.
Un problema similare e altrettanto spinoso riguarda le 45.000 lettere per informare i cittadini che facevano parte dei collegi elettorali. Correos, cioè l’ufficio postale nazionale (omologo di Poste Italiane per intenderci) si è rifiutato di effettuare le spedizioni proprio per rispetto alla costituzione e al governo centrale.

Il fine settimana passato la Generalitat de Catalunya ha avuto diversi grattacapi, prima per cercare di fermare il sequestro di materiale elettorale da parte del governo centrale, e poi per la chiusura della pagina web sul referendum.

La posizione dei principali partiti politici spagnoli rispetto al referendum è variegata.

Cosa succederà? Dobbiamo aspettare ancora qualche giorno per scoprirlo

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