Referendum Catalogna

Indipendentismo in Catalogna: voto e conseguenze

Se dicessi che questo è un giorno triste per la storia della Spagna me quedaría corta.
È un giorno drammatico per la Spagna, in cui abbiamo perso tutti: il governo, gli indipendentisti, i nazionalisti, gli europeisti, gente di destra e di sinistra e persino i ridicoli sardi che sono volati a Barcellona in appoggio della causa catalana (mi imbarazza profondamente vederne le foto. Che cazzo ci fate? che cazzo appoggiate?? Volete anche voi indipendizzarvi dall’Italia??).

Il filo rosso è evidente: la Brexit, Trump, l’indipendentismo della Cataluña.
Tre eventi politici secondo me molto legati tra loro, che esprimono un generale malessere, una forte crisi economica che provoca grandi disparità tra le classi sociali, e un misterioso attaccamento alla PATRIA, non come sentimento positivo ma come ossessione, una superficie da proteggere da una minaccia esterna (quale minaccia? non si sa!).
Sentirsi migliori di quelli che si trovano più lontani. Sentirsi vittime, tormentati, molestati da quelli che non sono identici a noi, credersi migliori degli altri.
E così, in questa ridicola e paranoica idea di patria, nasce l’esigenza di creare nuovi confini.

Il referendum era stato annunciato da tempo, con una intricata e curiosa coalizione della destra catalana alleata con la sinistra repubblicana (Podemos ha sostenuto e difeso il referendum).
Il tutto davanti a un presidente del governo (Mariano Rajoy del PP, Partito Popula, destra) evidentemente non all’altezza dellla situazione.
I catalani volevano votare e l’hanno fatto in un referendum ridicolo e illegale, che si sarebbe (forse) potuto organizzare in modo legale e organizzato. Perché SΠche votare ed esprimere le proprie idee è un diritto, ma esistono anche le leggi.

I voti sono stati 2,2 milioni, il che però non significa che hanno votato 2,2 milioni di persone (su 5,3 milioni di elettori)!
Siccome non esistevano liste elettorali nè controlli di alcun tipo, e le schede venivano stampate da casa, sono state rilevate irregolarità e alcune persone hanno votato più d una volta.
Detto questo dei 2,2 milioni di voti il 90% ha detto SI all’indipendenza.
Non si è raggiunta la maggioranza assoluta, però ricordiamo che questo caotico referendum non prevedeva quorum, quindi Puigdemont (presidente della Generalidad ) ha confermato che nei prossimi giorni verrà dichiarata l’indipenza dello stato catalano.
Quando? Come? Con quali conseguenze? Tutte queste domande restano irrisolte, e dobbiamo aspettare per vedere non solo i prossimi gesti dei catalani ma (soprattutto) cosa deciderà di fare il governo centrale.

Ieri abbiamo assistito a una delle pagine più nere della storia spagnola, con violenza poi strumentalizzata (se masticate un po’ di spagnolo vi invito a leggere almeno elpais.com e elmundo.es oltre che i giornali italiani): Rajoy, capo del governo, ha detto che è stato fatto solo quello che si poteva fare, agendo secondo la legge.
Ma gli incidenti ci sono stati, e la violenza non solo non è una buona risposta, ma addirittura estremizza ancora di più le idee.

Cosa succederà adesso?
Il governo centrale minaccia di applicare l’articolo 155 della Costituzione convocando quindi elezioni anticipate in Cataluña, ma prima di farlo Rajoy deve assicurarsi l’appoggio di Ciudadanos e PSOE (centro e sinistra).

Dovrebbe dimettersi Rajoy?
Forse si, me lo chiedo da ieri. Mi correggo: SI, dovrebbe dimettersi in generale, ma non sono sicura che la questione catalana sia il maggiore dei suoi errori (mi sembra che gli scandali del suo partito avrebbero già dovuto spingerlo alle dimissioni).

Personalmente vorrei solo invitare tutti i miei connazionali italiani a essere più prudenti su questo diffuso simpatizzare la causa catalana. Si può credere nell’indipendenza, credere nella necessità di fare un referendum ma NON SI PUÒ IGNORARE LA LEGGE E LA COSTITUZIONE, decidendo di votare senza ordine, schede, liste né permessi.
Se adesso appoggiate i catalani un domani dovrete stare con Salvini, non credete?
Bisogna sostenere la libertà, ma sempre nella legalità.

E urge rivedere il concetto di patria, nazionalità, identità. Abbattere confini, non crearne di nuovi.

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Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge