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Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge

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ci sim bell

Cosas que molan…

21/05/2013 | emozioni | Comments (0)

Siccome sono femmina ogni tanto mi metto a spettegolare nei blog di moda, quelli che si chiamano fashion blog, scritti dalle fashion blogger, ed entro in un vortice di post, foto, storie che il mio cervello fa bizzzz e va come in corto circuito.
Innanzi tutto guardo sempre con rinnovato stupore le centinaia di migliaia di foto che queste ragazze riescono a farsi scattare dai loro fidanzati. Solo io non riesco a trovare un attimo per farmi fare una cazzo di foto, solo del vio, per una cosa mooooolto importante che non posso dire adesso???? Care fashion blog, ma che tipo di ricatti fate ai vostri pischelli??? scrivetemi, raccontatemi, illuminatemi su come schiavizzare un uomo e risvegliare in lui un interesse per vestiti e trucchi!!!
Poi quando mi riprendo e torno su www.vivereamadrid.it mi chiedo per un momento se il mio blog MOLA davvero, lì dove MOLAR non indica il dente molare ma il verbo piacere.
Per esempio “ese blog me mola”, cioè “questo blog mi piace” che poi se molar lo vuoi usare alla madrileña dovrai dire “ese blog mola mazo”, cioè “questo blog mi piace tantissimooooo”. Che a Madrid si usa così, con MAZO si mette senza articolo e indica tantissimo.
Per non sentirmi da meno a queste cozze vittime della moda anche io ho deciso di pubblicare un outfit con alcuni dei miei più cari amici:

ci sim bell

Siamo o non siamo fashion victims??

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AIUTO!!!!

Eurovegas a Madrid

17/05/2013 | Uncategorized | Comments (2)

Più di un anno fa avevo parlato dell’EUROVEGAS, il mostruoso progetto dell’impresario Sheldon Adelson di costruire una Las Vegas europea in Spagna.
Le città che concorrevano per vincere questo progetto erano Madrid e Barcellona, e pochi mesi fa è stata dichiarata la vincitrice: Madrid.
Sebbene l’idea di ospitare un progetto miliardario, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, farebbe piacere e inorgoglirebbe chiunque in questo caso specifico la situazione è abbastanza diversa: il mastodontico progetto (30 kilometri di strade, 600.000 tonnellate di calcestruzzo, 3,3 milioni di metri quadrati) vuole piazzare hotel, casinò, sale riunioni, ristoranti e locali seguendo fedelmente il modello di Las Vegas.

AIUTO!!!!

Queste strutture porteranno soldi e lavoro, ma di che soldi e lavoro parliamo? Quale scempio dovrà vivere Alcorcón, il municipio a nord di Madrid che ospiterà il centro, e quante leggi si dovranno cambiare per creare la capitale del vizio?
Eurovegas è disegnato in tre fasi, per una durata totale di 13 o 14 anni, quasi 17.000 milioni di euro e 250.000 posti di lavoro (edilizia, ristorazione ma anche tutto quello che abitualmente ruota attorno al vizio, e che in Spagna certo non manca: prostituzione, droga, traffici illeciti). La prima fase inizierà tra pochi mesi e terminerà nel 2017 e prevede l’edificazione di 4 hotel di 4 e 5 stelle, per un totale di 12.000 stanze. 4.800 posti di ristorazione e ovviamente il fiore all’occhiello del perverso progetto di Sheldon Adelson: il casinò. 384 tavoli da gioco e 8160 slot machine, oltre a centri commerciali, un circo, outlets, sale riunioni, piscine, spa e campi da golf.
La seconda fase inizierà circa due anni dopo il completamento della prima, e la terza fase solo nel 2025, se non ci sono ritardi e imprevisti nei due stadi precedenti.

questo è bello??

Ovviamente Eurovegas cambierà radicalmente lo skyline madrileno: le quattro torri non si noteranno più per la loro altezza, poiché gli edifici che ospiteranno case da gioco e hotel saranno una sfida contro il buongusto e la discrezione. Proprio l’annullamento dei limiti di altezza delle nuove costruzioni ha permesso a Madrid di vincere la sfida con Barcellona. La capitale catalana, infatti, aveva stabilito un limite di altezza ai grattacieli per una questione di sicurezza nei voli e per non superare i 145 metri di altezza della torre Agbar.
Quando il miliardario Adelson visitó la torre più alta di Barcellona dichiarò: “Eso no es un rascacielos”, cioè “questo non è un grattacielo”, e proprio con questa frase fu chiaro il destino dell’Eurovegas.
Cosa nascerà dalla passione tutta iberica per il ladrillo (la mattonella) e la passione tutta americana per le luci e il kitsch? Non ci resta che aspettare qualche anno per scoprirlo con i nostri occhi, ma la cosa non promette bene…
Inoltre Adelson esige che si possa fumare nei suoi casinò, e il Governo ha subito dichiarato che probabilmente cambierà la legge anti-fumo, valutando la possibilità di fumare nella case da gioco. E perché dopo aver tanto faticosamente fatto e fatto accettare una civilissima legge antifumo che proibisce di fumare in tutti i locali chiusi per l’Eurovegas bisognerebbe fare un’eccezione? Ovviamente solo e sempre per i soldi, che il Governo spera siano tanti. Se poi questi soldi provengono dal gioco, dalla prostituzione o dalla droga poca importa, i sostenitori dell’Eurovegas saranno ben disposti a chiudere un occhi (e anche due).
Ma il Governo spagnolo pensa davvero che questo discutibile progetto possa cambiare le sorti dell’economica del Paese?

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io e PischiOne tra 30 anni

San Isidro, la fiesta de Madrid

Sebbene il tempo sia una merdy oggi è un giorno speciale, perchè è SAN ISIDRO, la festa del nostro santo patrono: AUGURI ISIDRO!
In questa festa tutto quello che è denominato “casticismo madrileño” prende il sopravvento sulla normalità, e l’immagine che noi stranieri abbiamo della Spagna (non senza stereotipi) diventa improvvisamente realtà.

La parola CASTIZO significa infatti “che possiede caratteristiche peculiari e tipiche di un posto”, quindi nel caso del nostra caro SAN ISIDRO la Pradera de San Isidro, nel quartiere di Carabanchel, è un tripudio di vestiti tipici, musiche, balli, giostre, vino, birra e grandi mangiate.

io e PischiOne tra 30 anni

Ma la cosa imprescindibile il giorno di San Isidro è andare alla chiesetta del santo e passare varie decine di minuti in coda per poi raggiungere finalmente la fonte miracolosa, e bere acqua prodigiosa a volontà.
Sono diversi anni che un po’ per pigrizia e un po’ per distrazione non riesco a bere l’acqua santa, ma quest’anno, avendo un concreto bisogno di miracoli su vari fronti, mi sono data da fare e sono addirittura riuscita a convincere PischiOne ad accompagnarmi a prendere l’acqua del santo: e sono soddisfazioni!

la fonte dei miracoli

Dei giovanotti riempiono le bottiglie che fedeli, curiosi e cercatori di emozioni (come me) si sono PREVIAMENTE portati da casa. Ma se per distrazione dimentichi il recipiente per prendere l’acqua non temere: per 2 euro potrai comprare delle bottiglie di plastica, o bere direttamente dai bicchieri “sociali” che passano di bocca in bocca.
Poi se vuoi puoi dare anche l’offerta

miracoli con offerta

Io ho condiviso la mia bottiglietta con PischiOne, poi tornata a casa ho usato una parte dell’acqua miracolosa rimantente per bagnare un po’ le mie tre piantine, metterne un pochino nell’acquario e dare da bere ai miei canarini. Me ne è rimasta un altro poco per gli amici che passano da qui, che secondo me le cose miracolose è bene condividerle.

Poi siamo andati a comprare las rosquillas, cioè i dolci tipici. Ne vendevano di tutti i tipi ma io ho voluto las tontas, letteralmente “le sceme”, cioè quelle senza gelatine nè zuccheri sopra (15 maggio, la prova costume si avvicina…).

GNAMMI!

Io, che sono una vera CHULAPA, cioè una persona profondamente radicata nella cultura madrileña, alla pradera mi sento felice

voglio vivere in questa strada

Mi piace tutto quello che vedo, soprattutto la sconfinatezza di Madrid (non geografica ma culturale)






Il vestito tipico da chulapa ricorda l’abito da flamenco ma in una versione più semplice, ed è sempre accompagnato da un garofano giusto sopra la fronte e una mantellina. Se più che la classe media ti interessa un livello sociale più alto il vestito che fa per te è il goyesco, composto da tessuti più pregiati (tipo velluti e pizzi) e uno strano copricapo in testa

chulapas "pijas", cioè "fighette"

Il nome goyesco deriva proprio dal maestro Francisco Goya, chulapo autentico, che amava moltissimo raffigurare i madrileni della fine del ’700

"El Quitasol" Francisco Goya, 1777

Ma tra tanto glamour alla pradera non si mangia??? ti chiederai tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. SI, se magna!!!





Se ti trovi a Madrid e ti sei perso tutto questo NON ROSICARE!!! Sebbene oggi sia il giorno del santo tutti i festeggiamente proseguono fino a domenica, e qui potrai trovare il programma ufficiale della festa. ¡SAN ISIDRO TE AMO!

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Buona festa della MAMMA!

Buona festa della MAMMA!

12/05/2013 | emozioni | Comments (1)

Questo fine settimana qui che stiamo ancora vivendo ma quasi volge al termine sono stata a Milano.

Di Milano è facile dire delle cose brutte (soprattutto per chi come me viene dalla Puglia), ma secondo me questa città qui ha anche tantissime cose belle, che me la fanno stare simpatica. Per esempio Milano si vende bene, e fa in modo che tutto quello che succede lì è figo.
Questo week end avevano messo delle rane su delle terrazze dei navigli, e non si capiva il perchè, però alla fine l’effetto era bello e la gente si sentiva molto figa pagando un cocktail 10 euro e bevendolo sotto una ranona di plastica

La cosa più bella che ho visto a Milano sono stati, oltre i miei nipotini, mamma e papà

bellissimi

La cosa più tenerina l’incontro tra il cane più grande del mondo e un cane piccolo

sarà amore???

la cosa più strambotica il punk con i capelli lunghi

La cosa più buona è stata ovviamente LA PASTA!!

A Milano tutto è elegantino e carino, invece a Madrid ci piace il zozzo.

Quando sto a Milano mi immagino come sarebbe la mia vita lì ma la rappresentazione di me in quella città non mi soddisfa. La città urla PRODUCI-CONSUMA-MUORI mentre Madrid urla altre cose, ugualmente stressanti ma più poetiche, che non parlano di soldi, immagine e apparenza ma di vita.

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¡Vaya pinta!

¡Vaya pinta!

Un verbo spagnolo molto interessante è il verbo PINTAR, cioè banalmente dipingere, e dico banalmente perchè in realtà questo verbo nasconde altri mille significati, uno più interessante dell’altro.
PINTAR significa:
-rapprensentare qualcosa su una superficie con dei colori o delle linee (dipingere)
-coprire una superficie di pittura
- descrivere con parole un aspetto o un carattere di qualcuno,esempio Chechi pinta Madrid como un sitio flipante
- dare colore, coprire i difetti e rendere più bello il viso usando i prodotti (truccarsi) yo me pinto, si no parezco enferma* (io mi trucco, altrimenti sembro ammalata)
- tenere valore, importanza o una determinata funzioone ¿que pinto yo aquí? O ¡tu no pintas nada en este lugar!

Dal verbo minestrone vengono (ovviamente) i modi di dire. Il più bello del mondo è
pintárselas solo, cioè essere suficientemente abile nel fare qualcosa senza aiuto.

Se incontri un indivuduo un po’ losco, potrai sempre esclamare (purchè non ti senta!)¡vaya pinta! Ma questa stessa esclamazione potrai dirla anche osservando un delizioso piatto di pasta al forno, o una invitante torta. Come distinguere se la pinta es buena o mala? Dal tono della voce!

Per le situazioni è più facile: quando la cosa si mette male “pinta mal”, ma se la situazione è positiva “pinta bien”

Ai carabi si usa anche l’espressione dar el pitazo a algn, che significa allertare la gente. Ma qui siamo a Madrid, e non ai caraibi, e mi sa che questo non vale.

Domani è venerdì, ¡el fin de semana pinta bien!

*(nota autobiografica)

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una cosa che madrid non ha :(

Di mare e di libri

05/05/2013 | emozioni | Comments (2)

In questi giorni non ho scritto niente perchè sono stata in viaggio, al mare.
Tutti gli anni PischiOne, Pei, Pedro detto Dimitri Petrof e altri amici che variano facciamo questo viaggio qui, al mare.

una cosa che madrid non ha :(

Poi questo viaggio finisce sempre di domenica, e prima di tornare a Madrid andiamo sempre al ristorante La Tana a mangiare la la paella mixta. La paella murciana (cioè di Murcia) che è diversa dalla valenciana perchè è più brodosa. A me piace di più la valenciana.

paella murciana

Questo viaggio qui è molto bello, e torno sempre abbronzata e contenta.
La cosa che più mi è piaciuta di questa vacanzona (5 giorni senza lavorare sono davvero un lusso!) è stato iniziare e finire uno dei libri più belli che abbia mai letto, dal titolo SALIENDO DE LA ESTACIÓN DE ATOCHA,(cioè “uscendo dalla stazione di Atocha”) di Ben Lerner, consigliatomi dal mio caro e sconosciuto lettore Paolo. Grazie Paolo!!
Ben è uno scrittore nato nel 1979 e che io invidio moltissimo perchè scrive proprio come vorrei scrivere io.
Nel libro Ben descrive le vicende di un giovane scrittore americano, Adán, che passa alcuni mesi a Madrid per una borsa di studio.
Adán come me gira per Madrid e racconta quello che vede e sente, ma lo fa dalla sua cultura americana, e dalla sua visione della vita un po’ nichilista. Adán fa quello che faccio io, ma meglio di me. Molto meglio di me!

La frase più bella del libro, e forse di tutti i libri che siano mai passati dalle mie mani, è
“la relación que podría haber mantenido a la favorecedora luz del subjuntivo”.
Come mi piace questa frase!!! Non voglio tradurla per non toglierle valore e poesia.


E così sono tornata a Madrid, innamorata di un personaggio di un libro, abbronzata, contenta, stanca.

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¡dandolo toto!

Di libri e di cose. E di ladri!

26/04/2013 | Uncategorized | Comments (2)

Eccomi appena tornata da La Casa Encendida, dove oggi si teneva la Feria Editorial Independiente Libros Mutantes.

È stato bello, sebbene io non abbia comprato nessun libro perché sono molto molto depressa. Sono molto molto depressa perché avantieri (come diciamo in terronia, perché so che in polentonia dicono “l’altro ieri”) mentre giravo per il snobbissimo quartiere Salamanca con la mia amica LuciadiBari MI HANNO DERUBATA!!! Ed è ben la seconda volta in 4 anni!  Ah, ma allora Madrid è una città pericolosa! dirai tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. NO! sono io che sono rincoglionita!
Infatti quando poi ho chiamato papá per dirglielo i miei sentimenti erano un mix di vergogna e paura, e invece lui è stato bravissimo e non si è per niente arrabbiato. Poi non so cosa abbia detto a mamma una volta chiuso il telefono, però a me non ha detto niente di brutto. Grazia papà!
Nel borsellino che mi hanno sottratto c’erano le mie carte di DEBITO, quindi fino alla prossima settimana che mi fanno le altre vado in giro con i soldi contati e non posso abbandonarmi a nessun capriccio, e la cosa mi frustra e mi deprime.
E soprattutto mi deprime l’avventura che mi aspetta: rifarmi la patente! Il 9 devo andare allo S-Consolato Italiano, che San Isidro mi aiuti!
Comunque tornando alla Casa Encendida oggi iniziava questo festival qui dei libri, che dura tutto il fine settimana. Siccome fino a ieri era estate (anche se proprio oggi fa freddo!) la Feria Editorial Independiente Libros Mutantes si tiene nel patio, dove c’è anche un palco e una signorina PINCHA, cioè mette i dischi, mentre alle sue spalle vengono proiettate immagini geometriche, nostalgia dei lontani anni ’90.

¡dandolo toto!

La dj era molto carismatica, anche se poi tornando a casa ho riflettuto sul suo carima e credo che gran parte di esso sia dovuto agli occhiali da sole, al rossetto rosso e alla maglia di pelle nera. Però va bè, questo tipo di riflessione tra donne si chiama anche “invidia”.

Per quanto riguarda i libri questi erano davvero tanti e indipendenti

e molti di loro erano appesi a delle strutture di legno, che facevano molto alternativo

Anche la gente era molto alternativa. Oggi La Casa Encendida era piena di modernillos, anche detti gafapasta, cioè “occhialisoldi”. Questi sono giovani stilosi alternativi. Alternativi a che?? non lo so, me lo chiedo e me lo richiedo ma non trovo risposta!
Cioè il modernillo non è altro che un fighetto però con un altro stile, solo che lui non lo sa e pensa di essere alternativo al fighetto per come si veste. Il modernillo e il pijo (fighetto) non lasciano niente al caso, e questa attenzione per i particolari li accomuna, e al contempo rende queste due categorie lontanissime da me, che sono la regina dell’improvvisazione.
Mi fanno tristezza a me, i modernillos e i pijos.

Poi ho visto anche la mostra di Albert Oehlen, che non conoscevo, e che lavora con i collages e i colori. Lui è come me, non è un modernillo.

Però nonostante i giri, le scoperte, le critiche e le pippe mentali il mio pensiero resta sempre e solo uno: il mio portafogli!!! Allora ho pensato di fare l’annuncio al ladro, perchè nel portafogli c’era il biglietto da visita del mio blog e secondo me quel pettegolo viene a vederlo:
Ladron que me has robado la cartera, quédate con mi pintalabios, con mis tarjetas (bloqueadas), con los 15 euros en efectivo, con la tarjeta del Corte Ingles y con todo lo demás, pero DEVUÉLVEME EL CARNET PARA CONDUCIR!!! Por favor, ¡¡¡el consulado me da miedo!!! Escríbeme a chechi@vivereamadrid.it y de doy la dirección donde enviarlo!!!

Me lo manderà???

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el empollón soffre di discriminazioni anche in spagna

Polla, e tutto il resto è noia..

21/04/2013 | Uncategorized | Comments (0)

Questo post contiene palabrotas, cioè parolacce, quindi se sei u poi’ bigotto non leggerlo, e soprattutto non sognare di venire a vivere a Madrid, perché Madrid non è un posto per bigotti!
Il tema di oggi è LA POLLA, cioè il cazzo, non tanto come organo sessuale maschile ma in quanto concetto, idea, parola.
POLLA (che si legge poia, perché ha la doppia L come paella, calle, etc..) è femminile, sebbene si tratti dell’attributo maschio per eccellenza. A compensare cotanta femminilità ci pensa EL COÑO, cioè la patata, che è invece una parola di genere maschile sebbene il solo pronunciarlo diffonde nell’aria miliardi di milioni di estrogeni.
Perché i generi di queste parole sono contrati rispetto all’italiano? Sono gli spagnoli a essere strani o sono gli italiani strampalati? Non ci è dato saperlo, quel che conta è che la stranezza della polla non si limita nel suo genere ma sfocia nel suo significato.
Potrai infatti esclamare ¡LA POLLA! Quando qualcosa ti piace tantoooo e ti emoziona.
Allo stesso modo potrai definire una persona la polla per dire che è un individuo straordinario, meraviglioso e sorprendente. Io vorrei tanto ¡ser la polla!
Un verbo che come suono ricorda la polla è empollar, che significa covare. Da qui l’aggettivo empollón, che indica un secchione che sta sempre seduto davanti ai libri, come se stesse covando un uovo.

el empollón soffre di discriminazioni anche in spagna

Se a empollón gli togli il prefisso EM resta pollón, che significa cazzone, ma il pollón non è detto che sia bravo, è semplicemente un superdotato!
Tutte quelle espressione di cui in italiano facciamo uso e abuso, come non mi frega un cazzo, dove cazzo vai?, chi cazzo è?, che cazzo fai?, in spagnolo non esistono!!! O meglio esistono ma non con polla!
E el coño?? quello lo racconto in un altro post, che sono 3 anni e mezzo che scrivo in questo mio bellissimo blog e ogni tanto ho paura di finire gli argomenti :)

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a Londra non piove

a Londra non piove

17/04/2013 | emozioni | Comments (0)

Sono a Londra! Quello che mi piace di Londra è: LONDRA, cioè tutto.

Tutto è bello e al contempo tutto è anche un po’ squallido, in questa bella città.
Mentre volavo su Londra sentivo una giovane trentenne mardileña che vive a londra che raccontava a due sconosciute compagne di viaggio quanto è bella Londra, come si vive bene qui, altro che Madrid, che è un inferno (diceva lei).
Io mi stavo zitta zitta, con gli occhi chiusi fuori ma molto aperti dentro, e anche se in alcuni momenti ho sentito il dovere di intervenire nella conversazione e difendere Madriz io non l’ho fatto, perchè alla fine Madriz si difende da sola.

Nel mio volo easyjet  c’èra anche una signorina con la minigonna, che a un certo punto si è messa i gambaletti contro le trombosi, quelli spessi come un piumone, da mille denari, color carne, e ha iniziato a passeggiare nel corridioio. Non ho avuto il coraggio, la prontezza nè la determinazione di fotografarla, e ne sono amaramente pentita. Vivo nella speranza di reincontrarla venerdì nel mio prossimo volo rumbo Madrid, sempre con i gambaletti.

Poi siamo atterrati, e contrariamente a quanto temevo non pioveva. Meno male, perchè siccome sono Chechi non ho portato l’ombrello, e nemmeno un cappello, e nemmeno un impermeabile ma solo il cappottino di panno che papà ha detto che è bello.
Poi ho preso prima il treno e poi il taxi, e sono arrivata in hotel. E poi sono andata a cena. Il mio hotel sta in una strada che ci sono solo ristoranti arabi, ho mangiato l’humus e mi sono ricordata di quando vivevo a Barcellona con un gruppo di ebrei devastati, che come direbbe la nonna TANN IER BELL.

In queste 3 ore a Londra mi sono fatta già le prime 3 domande (stronze):
-perchè le londinesi hanno i piedi grandi?
-perchè le londinesi hanno la pelle del viso liscia e le braccia piene di brufoli?
-perchè a londra ci si chiede sempre scusa per tutto, con un tono davvero mortificato?

Ora mi riposo, che domani sarà un giorno CHUNGO

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cane sconosciuto ti amo

Di partenze, pelos y pelotas

15/04/2013 | Uncategorized | Comments (0)

Siccome dopodomani devo andare a Londra in questi giorni sono un po’ su di giri, che a me Londra mi muove qualcosa dentro, e mi emoziona.
Quando vado a Londra finisco sempre con comprarmi o desiderare qualcosa con le borchie, bere litri di caffè da quei bicchieroni con il coperchio col buco e andare in giro senza calze anche se ci sono 9º.
Londra è magica, o almeno così mi viene in mente dal mio divano di Madrid, anche se poi io ovviamente anche questa volta di Londra non vedrò un cavolo, perché non avrò tempo.
Devo andare a Londra anche se non mi va molto, cioè come si direbbe a madrid “es lo que hay”, cioè questa è la situazione, allora tanto vale abituarmi all’idea e sentirmi euforica: LONDRAAAA!!!! La sola cosa che mi intristisce di questo viaggio a Londra è lasciare la primavera di Madrid, questo tripudio di pollini che già mi fa venire voglia di sedermi ai tavolini per strada e bere mille birre.

Non so esattamente perché ma la preparazione di questo viaggio mi ha fatto venire in mente un’espressione spagnola a me molto care: A PELO. Il pelo è il capello, in quanto il pelo nella concezione italiana è vello, che si leggio “veio”, come paella e calle (capito papà???ejejje!). L’espressione A PELO significa senza niente, quindi:
presentar algo a pelo fare una presentazione senza preparazione, a braccio
follar a pelo, fare sesso senza preservativo
Venir al pelo significa anche “calzare a pennello”, cioè qualcosa che viene proprio nel momento giusto
In modo molto molto colloquiale per dire che stai davvero bene puoi usare l’espressione “estar al pelo”, come sinonimo di molto bene.
Una parolina simile a pelo è pelota, cioè palla, da cui provengono altre mille espressioni:
estar en pelota, essere completamente nudo
per rendere più divertete l’espressione potrai dire:
estar en pelota viva
estar en pelota picada
se sorprendi qualcuno in un momento inaspettato potrai dire coger en pelota

Oltre a estar en pelota potrai (spero di no!) anche hacer la pelota o ser un pelota: nel caso di hacer la pelota, cioè fare la palla, significa essere lecchino mentre ser un pelota significa essere un paraculo
Se ti piace sbevucchiare potrai tomar un peloti, cioè bere un cocktail, ma questo solo a Madrid capitál in quando nel resto della spagna il peloti si chiama cubata. Quando la bevanda in questione è molto forte potrai dire che stai bevendo un PELOTAZO!
Se hai adocchiato un collega di ufficio per andare a tomar un peloti e lui si fa desiderare potrai dirgli che LA PELOTA ESTA EN TU TEJADO, cioè che la palla sta nel suo campo: spetta a lui prendere una decisione.
Ovviamente parlando di pelotas, cioè palle, non posso dimenticare l’espressione estoy hasta las pelotas, letteralmente “ne ho fino alle palle”, cioè il nostro ne ho le palle piene.

cane sconosciuto ti amo

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FIJAR e FICHAR, i gemelli diversi

FIJAR e FICHAR, i gemelli diversi

Il tema di oggi è un verbo: FIJARSE. Questo verbo qui lo dedico a Carmen, che mi scrive chiedendomi informazioni, usi e costumi su questo meraviglioso verbo minestrone. Grazie per darmi degli input e essere curiosi!

Allora la prima cosa che vorrei dire su questo verbo qui è: attenzione alla pronuncia! La J va pronunciata bene, e richiede applicazione e impegno.
Devi far finta di voler tirar fuori il più grande catarro della storia, e con un esercizio di petto, gola e mente devi fare il suono JJJJJ, duro ma anche un po’ aspirato.

FIJARSE significa:
aderire, unire, incrostare, incidere, registrare
determinare, precisare, marcare, specificare
osservare, contemplare, avvertire, guardare, riparare

ad esempio:
he fijado el espejo a la pared, ho fissato lo specchio alla parate
ha fijado su oficina en el centro, ha messo il suo ufficio in centro, in questo caso il verbo indica un qualcosa fisso, stabile
ya han fijado el nuevo horario, hanno già stabilito il nuovo orario, in questo contesto FIJAR è una precisazione
fijó sus ojos en la pantalla, fissò i suoi occhi sullo schermo, qui il verbo indica centrare l’attenzione o lo sguardo
da qui qualcosa è FIJO quando è stabile, permanente, immobile o anche maniacale (vedi a piñon fijo)

con la preposizione EN fijar cambia un po’ il suo significato, e si fa più interessante…
FIJARSE EN significa centrare l’attenzione su qualcosa fíjate en el lunar que tiene en la cara, concentrati, osserva il neo che ha sul viso.

Attenzione attenzione!!!
FIJAR è diversissimo da FICHAR, che avendo il CH si pronuncia CI, cioè FICIAR
Questo secondo verbo significa in generale vigilare, osservare, guardare con estrema attenzione, contrattare qualcuno o usare gli orologini infernali che segnano l’ora di entrata e uscita in ufficio.
su jefe le está fichando todo el día, il suo capo lo sta osservando tutto il giorno
le han fichado en un banco, lo hanno contrattato in una banca
no te olvides de fichar antes de salir, non dimenticare di registrare l’ora prima di uscire

E LA FICHA che è?? una targhetta, una scheda, o i pezzi usati per i giochi da tavola, cioè in generale qualcosa che segnala.
Detto questo ¡me piro!

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un paesaggio bellissimo

Quello che ho vissuto a Gran Canaria

07/04/2013 | emozioni | Comments (2)

Da poche ore sono tornata da Gran Canaria, una delle isole canarie dove è sempre primavera inoltrata, con 25º.
A 25º fa abbastanza caldo per andare al mare e prendere il sole, ma troppo freddo per fare il bagno, quindi io sono riuscita a immergermi solo 2 volte, per pochissimi secondi.
Per quanto abbia passato 4 giorni cercando di relativizzare il concetto adesso devo dire la verità: l’acqua delle canarie è gelida.
Mentre ero in volo per arrivare a Las Palmas de Gran Canaria mi chiedevo: sarà bella l’isola? sarà brutta? che cosa penserò? ed ecco che questo isolotto mi ha davvero sorpreso, perchè è bello e brutto allo stesso tempo e in modo molto intenso.
Una buona metà dell’isola è colonizzata da tedeschi, con palazzoni a picco sul mare, mentre l’altra metà è montagna, boschi selvaggi e spiagge deserte

l'isolotto del disequilibrio

La cosa più brutta di Gran Canaria è la Playa del Inglés, che già il nome ti farà capire, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, quanto di poco ispanico abbia questa spiaggia

grattacieli a volontà

Io la passione per la cementificazione delle coste proprio non la condivido e non la capisco.
Invece la parte più bella dell’isola è il parco naturale, che verso la costa è una specie di deserto sul mare

un paesaggio bellissimo

Mentre l’interno dell’isola è caraterizzato da rocce, boschi e montagne senza fine

Ma la cosa veramente veramente più bella di Gran Canaria sono solo loro: I CACTUS, le mie piante preferite

bellissimi!

I cactus di Gran Canaria sono veramente una cosa esagerata! mi vergogno molto dei miei cactus che tanto faticosamente sto facendo crescere da anni e anni

I miei cactus nanetti

Comunque la cosa davvero stupenda e indimenticabile di Gran Canaria è la sua specialità culinaria: PAPAS ARRUGADAS CON SALSA MOJO PICÓN.
Las PAPAS sono patatine novelle al forno

amo la patata

condite con la salsa anti-vampiro: el mojo picón, una salsa di olio, aceto, peperoncino, sale e tanto, tanto, tanto aglio, per disinfettare bocca e anima. MOJO viene da MOJAR, cioè bagnare, inzuppare, e PICÓN da  PICAR, che significa (tra tante altre cose) piccante

l'aglio non mi fa paura

In questa salsina lì alle canarie inzuppano tutto: pane, carne, papas, grissini…qualsiasi cosa, perchè di essere buona è buona e poi il mojo picón crea anche dipendenza, che ti svegli al mattino e senti il tuo corpo che desidera aglio. Poi un’altra cosa che alle canarie è buona è el platano, cioè la banana.
La banana canaria è piccola ma molto dolce e saporita, io ne vado matta!
la dimensione non è tutto
Poi l’ultima cosa che mi è piaciuta da matti è il porto di Las Palmas de Gran Canaria, che è un luogo speciale, un poco romantico e un poco nostalgico. Io guardavo il porto, con le navi, le barche, le onde e la gente, e pensavo “come farò a tornare a Madrid dove tutto è secco??” e allora oggi ero preoccupata, perchè non sapevo come sarei stata sensa l’acqua.
E invece sono arrivata a casa e sono stata bene, anche perchè come diciamo a Madrid no me queda otra, cioè non mi resta che star bene anche al secco, altrimenti domani chi sopravvive in ufficio??
E quindi niente, eccomi nuovamente sul divano di casa, con una valigia da disfare e un’altra da preparara tra 7 giorni. Sognando il mare…

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