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Chechi

Chechi, una pecora che cerca di uscire dal gregge

Tradizioni a Madrid: la TORRIJA

Vado al supermercato e la vedo, entro dal panettiere ed eccola lì, passo dal bar per un caffé e la scorgo sul bancone, parlo con il portiere e vedo che ce l’ha in mano, e penso “mi perseguita!”

Ma di che parlo?? De la TORRIJA, anche detta torreja o tostada, un dolce tipico della Semana Santa madrileña.
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Questo bombone é composto da: una fettona di pane imbevuta nel latte, insaporita con spezie, cannella, liquore e miele, passata poi nell’uovo e, ovviamente altrimenti non sarebbe un dolce tipico spagnolo, fritta.

Benché gli ingredienti siano sani e popolari la TORRIJA non é per tutti! Per esempio non é per me, che non amo il latte, non mi piacciono le cose troppo zuccherose e sono allergica alle uova!!!

Come ben saprai durante la Quaresima i cristiani evitavano la carne e mangiavano meno, quindi durante questi giorni il pane si accumulava, diventando duro.
Per non buttarlo si bagnava nell’uovo, nel latte e in uno sciroppo dolce, che agiva da conservante, e si mangiava in sostituzione della carne.
Sará per questo che io ogni volta che vedo la torrija penso alla cotoletta alla milanese?? Pensó proprio di si!
normal_torrijas

Comunque nonostante la mia innata repulsione per la torrija quest’anno mi farò coraggio e parteciperò alla Ruta de la Torrija de Madrid: 26 pasticcerie preparano (fino al 30 aprile) questo dolce con divertente varianti.
Togli il latte e metti il vino, cambia il miele con la crema, no alla cannella e si alla marmellata…

Le cose da fare sono 4:

  • girare per queste pasticcerie
  • “ponerse morados” (cioé mangiare fino a scoppiare) de torrijas
  • scaricarsi la app Rutappa
  • votare la più buona

torrija
Il 26 aprile ci sará la premiazione e anche un corso gratuito per imparare a fare la torrija in casa.
Però io il 26 aprile al corso non posso andarci, perchè proprio quel giorno parto per NY city, ¡toma ya!

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Pregúntale al polvo

Quello che posso dire oggi é che ieri ho finito il libro “Chiedi alla polvere” di John Fante.
Chiediallapolvere
Siccome questo libro é perfetto e siccome io mi sono innamorata di Artuno Bandini adesso per me scrivere un post é impossibile, perchè lo faccio male e me ne vergogno.
Deve passarmi l’imbarazzo per me stessa e l’innamoramento per Arturo prima di scrivere un altro post.
Cancella l’opacitá della tua vita con un buon libro.
Ask the Dust.

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Como Pedro por su casa

Espressioni spagnole basiche per capire i dialoghi tra castizos, cioé castigliani:
1- “como Pedro por su casa”
Sentirai pronunciare mille e mille volte questa frase, ma quando si usa e cosa significa questa stramba espressione?
Per esempio quando arrivi in un posto nuovo e sconosciuto e subito ti sentí a tuo agio, e ti muovi come se conoscessi perfettamente il contesto potrai dire di sentirti “como Pedro por su casa”.
La stessa espressione potrai usarla quando qualcuno ha molta confidenza e si comporta in modo completamente naturale, senza nessun imbarazzo per stare tra sconosciuti.
Esempi:
Fulanito* ha empezado hace 2 días en la nueva oficina y ya está como Pedro por su casa”
“Fulanito* acaba de llegar a Madrid y aunque nunca había estado allí, se mueve por la ciudad como Pedro por su casa”
Da dove viene questa strana espressione? Si trata di una derivazione di un’altra frase usata alla fine del secolo XI, e che diceva “Entrar como Pedro por Huesca”.
como pedro por su casa
Questa frase faceva riferimento a Pedro I di Aragona, re di Aragona e Pamplona, che combattette gli arabi nella Penisola Iberica. Gli storici raccontano che era un grandissimo stratega, e conquistó Huesca praticamente senza alcuno sforzo.
Si interpreró questa vittoria come se non ci fosse stata alcuna resistenza, e Pedro I di Aragona fosse andato a reclamare le sue proprietá.
Per questo ogni volta che qualcuno entrava in modo disinvolto in un luogo sconosciuto si faceva riferimento a questa battaglia. Con il tempo si adattó questo detto a altri territori, cambiando Huesca con casa.

¡Estoy segura que en Madrid te encontrarás como Pedro por su casa!

*Fulanito é il gemello separato dalla nascita dell’italico Pinco Pallino

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Picasso alla Fundación Mapfre

L’altro giorno io e Picasso siamo stati soli in una stanza, per 5 minuti buoni, a guardarci.
Autorretrato con paleta Picasso

E tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sei mai stato solo con Picasso (o con UN Picasso) in una stanza?

Hai mai provato l’ebbrezza di pensare “è tutta per me quest’ opera”?

Hai mai guardato una foto (e non un dipinto!) di Jacqueline e le hai mai detto a voce alta “Pablo ti avrà pure amata, ma sei davvero bruttina!”?
Pablo Picasso und Ehefrau Jacqueline
Ebbene io qualche giorno fa ho fatto tutto questo e molto altro ancora in un luogo che mi sta tremendamente a cuore, la Fundación Mapfre.
Quando si parla di arte a Madrid vengono sempre in mente i classici musei Prado, Thyssen, Reina Sofia. Colas, cioè code, ovunque e per qualsiasi cosa: per comprare i biglietti, per entrare, per vedere le opere più importanti. Gente gente gente.
Se anche tu come me odi le file, stare tra troppa gente e ti rode pagare 12 euro per vedere arte (perché, tra le altre cose, pensi che l’arte sia un diritto di tutti e non un privilegio per pochi) allora la Fundación Mapfre fa al caso tuo. Questo spazio culturale gratuito (perché finanziato dalle assicurazioni Mapfre) e situato nel centro di Madrid organizza sempre meravigliose esposizioni temporanee, ma per qualche strana ragione non ci va mai nessuno.

Perché se il Prado organizzasse una mostra dal nome “Picasso en el taller” ci sarebbero file di ore per entrare (pagando!) mentre questa mostra alla Fundación Mapfre è deserta?? Mah…

Picasso en el taller, cioè nello studio, riunisce 80 dipinti, 70 disegni e 26 fotografie semplicemente impressionanti.
Il percorso espositivo inizia con Autorretrato con paleta, del 1906, e termina con Hombre en el taburete, del 1969.
Tra un dipinto e l’altro 60 anni di vita e di opere nel taller, che diventa allo stesso tempo spazio di sperimentazione e luogo di riflessione sul lavoro dell’artista e sulla sua traiettoria pittorica.
Lo studio è una sorta di “paesaggio interiore” (come lui stesso lo chiamava), il luogo dove si svolge il viaggio stilistico e iconografico di Picasso.
picasso

Per me le opere piu emozionanti sono state quelle de “El pintor y la modelo” (1961-1972).
picasso a madrid

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Una figura femminile nel taller: può esserci un letto, una sedia, una porta. Questo pittore voyeur osserva nel suo spazio la modella e se stesso.
La modella è molto di piu di una modella che posa: è una donna che si offre agli occhi dell’artista, alla sua osservazione.
Una figura che dominerà il tempo, perché in realtà quello che Picasso vede e dipinge è un superamento della realtà, è la creazione stessa del suo sguardo nel suo studio d’artista, con i suoi pennelli.
Se non sei a Madrid puoi visitare virtualmente la mostra qui.
Se sei a Madrid vai subito alla Fundación Mapfre! É un ordine!

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Voglio una vita spericolata: Ristorante Cinese Jin Jin

Se anche tu come me ogni tanto vuoi interrompere la monotonia con qualche esperienza spericolata ti consiglio di visitare Jin Jin, un ristorante cinese dove NON tutti possono entrare.
jin jin madrid
Per mangiare da Jin Jin devi infatti avere cojones, nel senso di buoni attributi.

Dopo una cena da Jin Jin capirai che la gente si divide in due categorie: quelli che non varcherebbero MAI la soglia di questo posto (almeno non senza una mascherina) e che NON ci piacciono e quelli che da Jin Jin mangiano, soffrono ma tornano, per uno strano masochismo che non si può raccontare.
Siccome io e Pischi One amiamo le esperienze estreme l’altra sera ci siamo fatti coraggio,e siamo andati a cena da Jin Jin a fare una bella cena romantica.

Sebbene il ristorante cinese più peculiare e indimenticabile di Madrid resterà sempre e comunque El Chino Subterraneo, se non altro per non avere finestre ne bagni, devo dire che Jin Jin è un degno concorrente del cinese dell’inframondo.

Di Jin Jin non ti lascerà indifferente l’arredamento minimalista, che vuoi per l’estrema cura verso i dettagli, vuoi per la raffinatezza degli oggetti ti ricorderá tanto la tua prima casa da studente fuorisede
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jin jin madrid.
Non mancheranno inquietanti dettagli, come la brocca dell’acqua accanto all’acquario… anche tu ti stai chiedendo se l’acqua che servono ai tavoli viene direttamente da qui??
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Ma passiamo al sodo: la cena. Si mangia bene da Jin Jin?? ti chiederai incuriosito.
Secondo me da Jin Jin si mangia bene sempre e quando non si mangia la carne di maiale.
Non so il perchè ma il porco di Jin Jin é disgustoso, mentre le verdure e le altre carni e anche i gamberi sono buoni.

Il mio piatto favorito di tutti i cinesi di madrid sono i ravoli di verdure sulla piastra: divine anche da Jin Jin.
cinesi a madrid

Anche le zuppone sono buone da Jin Jin, sempre e quando non ti soffermi troppo a interrogarti sulla natura delle cose che vi galleggiano
ristoranti cinesi a Madrid

e il bambú, buono di brutto
ristoranti cinesi madrid

 

Con chi andare da Jin Jin:
con un nuovo fidanzato che si vuol mettere alla prova
con il fidanzato storico che non teme nulla
con l’amico del cuore
con il capo che si vorrebbe assassinare

Con chi NON andare da Jin Jin:
con igienisti, salutisti e edonisti. Nessuna di queste tre categorie sopravviverebbe a Jin Jin.

Per favore non chiedermi se preferisco El Chino Subterraneo (detto anche El Chino del Submundo) o Jin Jin: questo sarebbe come chiedere se amo di più mamma o papá!

Ognuno di questi due cinesi mi affascina per qualcosa, e soprattutto a entrambi sono riconoscente di una cosa: durante la durissima digestione mi fanno sentire incredibilmente attaccata alla vita.
Ci vediamo da Jin Jin!

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Igual, una parola diversa

Nella tua vita spagnola piu e piu volte sentirai pronunciare la parola IGUAL, gemella diversa del nostro UGUALE.
Gemella sia per somiglianza che per alcuni usi, infatti IGUAL significa (tra le altre cose):
- Della stessa natura, quantitá o qualitá llevan camisas iguales, portano la stessa camicia
- Molto simile o somigliante estos dos perros son iguales, questi due cani sono uguali
- Che non cambia la vida sigue igual, la vita continua uguale
- In matematica IGUAL è =, il simbolino onnipresente nelle lezioni di matematica.
ma allora perché parli di questa parola, se è IGUAL all’UGUALE italiano?? Ti chiederai tu, mio caro e impaziente amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid.
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Ebbene ci sono delle piccole e preziose differenze. In spagnolo IGUAL significa FORSE, e l’autoctono della Penisola Iberica usa IGUAL in questa accezione in modo esagerato.
Igual me paso esta tarde, igual voy, igual no voy, igual te llamo… in tutti questi casi IGUAL non significa “sicuramente, qualsiasi cosa accada” ma FORSE!
Ed ecco che quest’uso di igual no da igual! Se mi chiami o non mi chiami, vieni o non vieni, torni o non torni non mi è indifferente!
Ma questo lo spagnolo non lo sa, perché qui è cosi: IGUAL VUOLE DIRE FORSE, OLTRE CHE UGUALE.

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Madrid lato B: Edificio España

Madrid é come la persona di cui siamo innamorati: può essere bellezza, vita e poesia, pura espressione del sublime, o improvvisamente trasformarsi in una mostruosa deformità, di cui non si riesce a capirne il senso.
Il luogo che per me esprime meglio l’ambivalenza della mia amata Madrid è Plaza de España, un impersonale spiazzo circondato da mostri edilizi ma che nasconde meravigliosi segreti (primo tra tutti il Chino Subteraneo).
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Re delle mostruosità dell’Edificio España: 25 piani, 117 metri d’altezza, una geometrica freddezza capace di congelare il mio amore per Madrid.
Che è quest’ ammasso di cemento? Qual è il suo senso? Chi lo concepì, e perché?

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L’Edificio España fu terminato nel 1953 e per anni fu l’edificio più alto della capitale, fino all’edificazione della vicina Torre Madrid. Attualmente però il suo primato è ben più triste: solo pochi giorni fa Edificio España fu eletto l’edificio più infra-utilizzato della capitale.
Fu un ambizioso progetto del governo franchista, un imponente simbolo di prosperità che aveva l’ambizione di presentare agli autoctoni e agli stranieri una nuova Spagna, un paese che aveva reagito alla povertà dell’interminabile dopoguerra.
La sua enorme struttura risponde alla moda che si estesa in tutta Europa nel XX secolo degli “edifici città”: vastissimi spazi architettonici destinati ad alloggiare tutte le attività della vita moderna.
Quali in concreto non si sa, ma non vi era praticamente nessuna necessità “contemporanea” che l’Edificio España non potesse soddisfare.
Case, uffici, negozi, bar, hotel: il suo interno era stato ideato per mettervi dentro qualsiasi cosa.
Con il passar degli anni pero l’Edificio España si è trasformato in un’ombra di se stesso: questa immensa costruzione, simbolo di un’epoca giá superata, è rimasta intrappolata in una specie di limbo urbanistico in attera di un chiarimento sulla sua ridefinizione.
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Nel 2005, nel pieno della burbuja inmobiliaria, il Banco Santander compra tutto l’Edificio con intenzione di effettuare un’opera di ristrutturazione e rinnovazione.
Poi la borbuja è esplosa, la crisi si è abbattuta duramente sulla Spagna e proprio pochi giorni fa è stata confermata la notizia: l’Edificio è stato venduto all’impresario cinese Wang Jianlin per 260 milioni di euro (curiosità: il Banco Santander lo aveva pagato ben 390 milioni di euro!).
Ma che fará il ricco cinese con questo mostro architettonico? Lussuose case, pare.

Se anche tu come me, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, credi nella verità e vuoi sapere tutto della cosa/persona che ami, anche i suoi lati oscuri, ti invito ad affacciarti al Matadero dove da oggi fino al 26 marzo trasmetteranno il documentario EDIFICIO ESPAÑA, che ci racconterá la “Madrid lato B”. Una Madrid squallida, stupida, sprecona ma che non possiamo far finta che non esista.
Una Madrid che dobbiamo conoscere e, in qualche modo, amare.

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Primavera a Madrid

Elenco delle cose da fare uno dei giorni più belli dell’anno, il 21 Marzo, inizio della primavera:

  • Provare un inedito affetto per tutti i viaggiatori della metro. Stringetemi forte, la puzza delle vostre ascelle é solo il preludio del caldo che verrá!!!!
  • Sorridere al cinese del negozietto sotto casa: le sue birre fresche daranno sapore alla tua estate

negozi cinesi madrid

  • Perdersi davanti la vetrina di alpargatas (o espadrillas, che dir si voglia!) di Calzados Lobo e pensare “sarete tutte mie!”

espadrillas madrid

  • Guardare la porta del Jardin Botanico e respirare la PRIMAVERA

giardino botanico madrid

  • Guardare un turista con sandali e calzini e pensare con giubilo che presto toglierá i calzini e resteranno solo i sandali (era ora!!!)

SANDALIAS

  • Guardare le celebri terrazas di Madrid e pensare che per i prossimi 6 mesi saranno stracolme: CHE BELLO!

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  • Comprare un volo per passare il prossimo we in italia spendendo una fortuna, ma con un’incontrollabile voglia di celebrare la PRIMAVERA con la famiglia (mamma, butta la pasta!!!)
  •  Sdraiarsi sul divano e leggere mille e mille racconti brevi, per poi incontrare quello perfetto PARA MI CHICA LA MARGA
  • Abbandonarsi a tutte le promesse e i sogni, perchè da domani smetto di fare quello e inizio a fare quell’altro, perchè domani è FINALMENTE PRIMAVERA!!
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Quello che io non so spiegare a parole: El Palentino

Ci sono cose che io non so spiegare a parole, e allora spesso ricorro alle immagini, che possono aiutarmi a far visualizzare un concetto, un’idea.
Ma a volte nemmeno la mia Sony può trasmettere l’essenza delle cose, e allora non resta che affidarmi alla tua grande intuizione, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid.
L’argomento di difficile verbalizzazione è sempre lui: il bar spagnolo.
Sto posto zozzo, caciarone, umido, soffocante, spesso angusto dove si svolge una parte importantissima della vita spagnola che io amo.
Il bar spagnolo, con il suolo ricoperto di cartacce, noccioli di olive, ossicini di pollo e San Isidro solo sa che altro…
Il bar spagnolo, la guerra del decibel. Quando torni in strada ti sembrerà di essere entrato in un santuario di clausura.
Il bar spagnolo: tutti parlano con tutti, ma non con finalità sessuali (non solo).
Nel bar spagnolo la regola è che non si deve capire niente, e che anche l’integro e morigerato passante che varca la soglia del bar per puro caso deve perdere la cognizione del tempo e dello spazio.

Ebbene se ti chiedi qual è “il bar spagnolo” per antonomasia qui a Madrid io la risposta ce l’ho chiara e forte: El Palentino.
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Palentino indica l’abitante di Palencia, ridente cittadina della Castilla Leon che io conosco fin troppo bene.
I palentini si sono auto-attribuiti un detto che dice “Palentino, borracho y fino”, cioè “palentino, ubriaco e fine”, e il bar non delude lo spirito della cittá natale del proprietario, per lo meno in quanto a borracho.

El Palentino è un luogo del passato, dove pare che né il tempo né la modernità abbiano varcato la soglia.
La sua decorazione smise di essere di moda verso la metá degli anni ’60, la coda per entrare è quasi interminabile e una volta sull’uscio un buttafuori dall’aria arcigna dovrá decidere (seguendo criteri del tutto indecifrabili) se potrai entrare o ancora no.
Varcata la soglia verrai assalito da un odore peculiare di cui non riuscirai a liberarti facilmente, ma poco importa: El Palentino è il tipico locale in cui sai quando entri ma non hai la minima idea dell’ora in cui uscirai.
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Fiore all’occhiello dei peggiori bar di Madrid qui potrai bere birre e cubatas (cioè cocktail) a prezzi ridicoli e rimpinzarti di tapas.

Ma probabilmente l’esperienza ultraterrena che ti regalerà questo bar sará guardare la tua facciona riflessa nell’enorme specchio che copre quasi per intero la parete, illuminata da una luce fredda e bianca data da alcuni neon fosforescenti che pendono dal soffitto.
Il dubbio é: questi neon da supermercato discount agli occhi del raffinato palentino sono eleganti e di classe o sono stati piazzati lí dal suo peggior nemico??
bar a madrid

Supera i tuoi limiti e vai a El Palentino, ma presta molta attenzione nello scegliere con chi frequentare questo bar.
Un amico un po’ fighetto, uno straniero che non ha capito niente di Madrid o tua nonna potrebbero non capire la passione per un bar cosí indescrivibile.
Ma tu, madrileño di adozione, sai che questo posto è una delle gioie nascoste di Madrid, tappa obbligata per lo meno una vez en la vida… o per non smettere mai di frequentarlo…

Dedico questo post a tutti gli amici di Palencia e a PischiOne, gran amante de El Palentino.

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11M dieci anni dopo.

11M 2004. 11M 2014.
Oggi sono passati 10 anni dal più grande attentato terroristico della storia d’europa che cambió per sempre e radicalmente la vita di centinaia di persone, provocando una ferita sociale che mai si potrá rimarginare a Madrid, in Spagna e in nessun luogo.
L’11 Marzo di 10 anni fa una serie di attacchi terroristici organizzati dalla cellula di yihadistas colpirono 4 treni della rete di Cercanias (una sorta di treno metropolitano) nella stazione di Atocha.
10 esplosioni quasi simultanee in 4 treni, nell’ora di punta: tra le 07:36 e le 07:40.
191 morti. 1858 feriti.

L’11 marzo 2004, subito dopo l’attentato, la destra (che a tavolino era già vincitrice delle elezioni) attribuì il gesto alla banda terrorista dell’ETA, nonostante gli esponenti politici di questa frangia indipendentista avessero sempre dichiarato la più completa estraneità ai fatti: ma né il governo, né i partiti politici né i mezzi di comunicazione ammisero ufficialmente l’estraneità dell’ETA.
Solo quando il Al Quds Al Arabi di Londra ricevette una lettera che dichiarava la colpevolezza di Al Qaeda davanti agli attentati non si poté più nascondere la verità.
Gli spagnoli, feriti nel cuore pulsante della nazione e traditi dalla classe politica che per ore fece di tutto per nascondere la verità, spostarono massimamente il voto a sinistra, quindi a Zapatero.

Proprio di fronte alla stazione di Atocha (sede degli attentati) si erege un cilindrone di vetro alto 11 metri, cicatrice di questo grande dolore.
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All’interno di questo monumento(ci si può entrare da un corridoio che si trova sotto la stazione) una complessa struttura “intrapola” i bigliettini che tutti i cittadini scrissero nei giorni immediatamente successivi all’attentato, in ricordo delle vittime.
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Oggi, a 10 anni dall’attentato e con un lacerante dolore e repulsione verso qualsiasi forma di violenza e terrorismo, Madrid merita amore più che mai.
E silenzio.
11M
11marzo

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Rigoletto a Madrid

Se un giorno ti senti un po’ così, tra il nostalgico e l’intellettuale ti consiglio di affacciarti al Teatro Reina Victoria dove fino al 30 marzo rappresentano Rigoletto.
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La trama del Rigoletto la conosciamo tutti: alla Corte dei Gonzaga, dove Rigoletto è il deforme buffone, il Duca di Monterone maledice cortigiani e servi per avere disonoratola figlia; particolarmente colpito ne è Rigoletto, che tiene nascosta la figlia Gilda, nella speranza di preservarla dalle brutture della vita.
Ma Gilda, (in realtà amante del Ducadi Mantova), viene scoperta dai cortigiani che la credono la donna di Rigoletto,e quindi rapita.
Il buffone, in una scena di alto contenuto drammatico,chiede che gli venga restituita la figlia, e ad essa giura la più tremenda vendetta.
Assolda così un assassino di professione, Sparafucile,con il compito di rapire ed uccidere il Duca di Mantova, ma Gilda scopre la trama e si sostituisce all’amato, facendosi rapire e morendo al posto suo; quando Rigoletto scopre la dolorosa verità, comprende che la maledizione di Monterone si è avverata.

Se tutta questa trama non ti é familiare indubbiamente conoscerai la canzone del Rigoletto: LA DONNA É MOBILE

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensiero.

Sempre un amabile leggiadro viso,
in pianto, in riso, è menzognero.

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.
E’ sempre misero chi a lei s’affida,
chi le confida mal cauto il core!

Pur mai non sentesi felice appieno
chi su quel seno non liba amore!

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.

Personalmente non condivido nemmeno una parola di questo testo, peró riconosco il valore della canzone.
(Di quanto sia mobil e psicopatico l’uomo meglio non parlarne!)
rigoletto madrid

Cosa ha reso speciale quest’opera al Teatro Reina Victoria? Tantissime cose!
Innanzi tutto stare appollaiati sugli sgabelloni di questo teatro ascoltando cantare Verdi in italiano è stato davvero molto emozionante, e mi ha fatto sentire orgogliosa per la mia italianità.
A tale orgoglio si somma una seconda e straordinaria fierezza: nel coro del Rigoletto c’è i mio parente Javi, che oltre a essere un baritono figone sa anche ballare, come ben ha dimostrato nella rappresentazione.
teatro madrid
Inoltre la scenografia dell’opera ed i costumi sono belli, seppur minimalisti.
Nemmeno una criticona del mio calibro ha potuto trovare un difetto nella scenografia, e men che meno nella recitazione.

Dove comprare i biglietti?? Ti chiederai ansioso, mio caro amico italiano in visita a Madrid.
Puoi comprarli qui e per 20 euro vivrai un’esperienza unica: arte italiana interpretata da spagnoli nel cuore di Madrid.

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Hola ¿qué hay?

Certe volte gli spagnoli ti saluteranno cosí, con un distratto ¿qué hay?
Siccome que significa che e hay é la terza persona dell’indicativo presente del verbo haber, avere, questo ¿che hay? sarebbe un che c’è?, e crea sempre un po di imbarazzo nell’animo di noi cerimoniosi italiani.
Che hai tu, spagnolo del cavolo, che mi saluti cosí???
grammatica spagnola
Ebbene il qué hay é una forma di saluto che non vuol dire proprio niente di specifico, ma solo “ciao”.

Come quando gli inglesi per salutare chiedono how are you today?: io le prime 10 volte che sono stata a Londra per lavoro mi imparanoiavo, pensado “si deve proprio vedere che soffro, se mi chiedono tutti come stai OGGI” e invece il today lo mettono li solo per dire una parola in più, e non per marcare una differenza con il ieri o il domani.

Quindi al qué hay o dici hola o, meglio ancora, fai specchio riflesso e dici Hola ¿qué hay? cosi finiscono le cerimonie e si va súbito al sodo.

Troverai HAY altre mille volte nella tua vita spagnola, ma soprattutto in frasi come
¡eres/es de lo que no hay! cioé sei/é un qualcosa che non c’è, sei il peggio (significato super negativo!!!)
No hay de qué, non c’è di che, cioé prego

Con questo post numero 542 chiudo per oggi. Ma quanto cazzo scrivo?? ¡soy de lo qué no hay!

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