Review Category : cosa vedere

La Almudena (da vedere al tramonto)

Mi scopro molto spesso a interrogarmi sulla bellezza di Madrid, soprattutto dopo aver passato qualche giorno in Italia. Sarà perche per me Madrid è il tutto, e la mai visione non si limita a Plaza Mayor e alle strade del centro ma abbraccia anche la tremenda periferia che, ahimè, è comunque parte dell’urbe.
Sarà perché la madrepatria è sempre la madrepatria, e mi scopro a elogiare città discutibili (come Milano) solo perché sono eleganti e antiche… e insomma cerco l’antico in Madrid, impresa impossibile perché si tratta di una città moderna.
E allora passo al piano B: accettare il moderno e cercare di capire se mi piace o no, profondamente.
Un luogo che esprime perfettamente questo dubbio è la Catedral de la Almudena, a due passi da casa mia.
catedral almudean madrid-100 Ci passo sempre, e quando non voglio passarci comunque vedo la sua cupola che mi saluta. catedral almudena La sua prima pietra fu collocata nel 1883 sebbene fu completata solo un secolo dopo, nel 1993. Il progetto iniziale di Marqués de Cubas prevedeva una cattedrale in stile neogotico, progetto che poi fu cambiato verso un orientamente neoclassico per creare una omogeneità con il suo illustre vicino, il Palazzo Reale. Il nome si deve all’immagine della Vergine (che successivamente si chiamò Santa Maria la Real de la Almudena) che secondo la legenda fu portata in Spagna dall’Apostolo Santiago, quando questi venne a predicare il Vangelo. E, sempre secondo la legenda, l’immagine fu dipinta da San Luca in persona. Secondo la tradizione durante l’invasione saracena (711-714) i cristiani della città per evitare la profanazione dell’immagine la nascosero tra le mura di cinta. Nel 1083 durante una processione alcune pietre della muraglia caddero, lasciando intravedere l’immagine della vergine, e quindi si decise di edificare una chiesa in suo nome. almudena catedral Sotto un profilo architettonica la sua bellezza è discutibile, ma se si osserva al tramonto, contro il cielo blu elettrico, sarà difficile non restarne affascinati almudena catedral 1

(se non hai ancora scaricato la mia App fallo qui, la Almudena ti benedirà!)

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Plaza Colón, un posto eterogeneo a Madrid

Un posto di Madrid che mi sta molto a cuore è Plaza Colón, lì dove per Colón non ci si riferisce all’apparato digerente ma al nostro caro e italico Cristoforo Colombo, del quale tutti vogliono appropriarsi la nazionalità, spagnoli inclusi.
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Questa curiosa e trafficatissima piazza ne ha per tutti i gusti: grattacieli moderni tanto orridi quanto alti, la colonna su cui si erge Cristoforo, la bellissima “Mujer con espejo” di Botero, varie rotonde, fontane, semafori a gogò e poi un edificio che io amo molto…
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Si tratta dell’Edificio Crédit Agricole, una struttura di piccole dimensioni ma grande carattere progettata nel 1879, che apporta una certa eleganza alla zona e marca l’inizio del Paseo de la Castellana, stradona che si estende per ben 6,3 Km e più si ci avvicina alla sua fine più cresce la sua bruttezza.
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Questo bellissimo edificio dalle linee classiche e facciata lineare di color bianco originariamente era la sede della compagnia di assicurazioni Omnia, mentre attualmente è occupato dal gruppo bancario Crédit Agricole.
Peccato che questo palazzotto passi quasi inosservato a causa delle due mastodontiche e mostruose Torres de Colòn, due grattacieli gemelli costruiti nel 1976 che vantano ben 116 metri di altezza e 23 piani. A dar peso alle mie parole ci pensa la web virtualtourist che il 14 novembre 2008 pubblicò una lista con i 10 edifici e monumenti più brutti del mondo, e las torres de Colòn guadagnarono il 6 posto. Meritattisimo.
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Personalmente la sola cosa che salvo e apprezzo di queste torri è il loro cappellino verde, che dona allegria all’ecomostro
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Ma devo avvertirti mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid: la bruttezza non conosce limite, nemmeno a Madrid!
A dimostrarlo ci pensa il Centro Colon, che fa l’occhiolino alle torri bruttacchione.
Centro Colón: un palazzone di cemento senza senso, senza grazia e senza speranze.
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Meno male che sará sufficiente lasciarsi alle spalle il Centro Colon per scoprire una bella gioia della piazza: il Centro Cultural de la Villa de Madrid Fernán Gómez, un bellissimo spazio culturale quasi interrato, ma che non sfugge all’occhio del viaggiatore attento e curioso
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In questa orgia di edifici, stili e gusti penso sia praticamente impossibile non trovare qualcosa che ti faccia innamorare e qualcosa che ti faccia inorridire, così come succede a me.
Plaza Colón, un bel minestrone di emozioni, como la vida misma

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Enigmi a Madrid..

Passeggiando per La Latina, e più esattamente nella Plaza de la Puerta Cerrada, sicuramente ti sarai imbattuto in un enigmatico murales di dimensioni notevoli: un’intera facciata di un edificio dipinta di lilla, dove campeggia la frase “Fui sobre agua edificada, mis muros de fuego son” (fui edificata sull’acqua, i miei muri sono di fuoco).
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Che significherà mai questa frase? Si riferisce alla casa che decora, è un semplice indovinello, o cosa?
La soluzione al rompicapo è, come spesso avviene, molto più semplice di quanto si immagini: si riferisce alla città di Madrid.
Il murales,disegnato nel 1989 da Alberto Corazón ci rivela alcune curiose informazioni sulla nostra amata città adottiva.
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Fui sobre agua edificada” si riferisce a quando Mayrit, nome dell’antico insediamento musulmano che diede origine al’attuale Madrid, si stabilì sulla sua ubicazione attuale perchè era un terreno con molte acque sotterranee, e più in concreto per innalzarsi su un corso d’acqua che attraversava l’attuale Calle de Segovia (a pochi metri dal murales di cui parlo). La seconda frase “mis muros de fuego son” si riferisce alla struttura originaria di Mayrit che, essendo una fortezza, era abbracciata da muri di difesa.
Tali muri pare fossero costruiti di selce e quando di notte si lanciavano frecce con punte di metallo contro le pareti saltavano scintille.
Curiosità nella curiosità:questa Piazza inizialmente si chiamava Puerta de la Culebra (porta del serpente) , per un rilievo che si trovava scolpito su di essa. Ma vendendo gli assalti e i delitti che popolavano la zona si decise di chiudere la porta, e così chiamarla Plaza de la Puerta Cerrada (porta chiusa)

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50 sfumature di rosso

Fa caldo, e siccome le mezze stagioni non esistono più é improvvisamente esplosa l’estate.
Il sole tramonta alle 21.00, la luce è accecante, il sole riflesso sul ladrillo (mattoni) arancionato caratteristico della mia Madrid crea 50 sfumature di rosso che sono ben piú sadomaso del celebre libro e conseguenziale film.

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Rosso passione per Madrid, rosso di caldo, di tormento, di afa, di speranze, di ricerche, di attese, di energie.
I tramonti purpurei di Madrid ve li sognate in qualsiasi altra cittá.

Madrid, cittá dal bel cuore circondata da un ammasso di mattonelle selvagge, al tramonto mi intristisci.
Mi sembri un agglomerato di cemento secco e risecco. Penso di te le peggio cattiverie perchè ti mancano le sfumature dei colori freddi, sei solo un ammasso di rossi arancioni e marroni.
Per ritrovarti devo andare sul lungo fiume: li qualche tonalita fredda stempera la tua rabbia rossa, e anche nel tramoto ritrovo la tua anima, selvaggia Madrid.
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Però il cuore non è puro, e ripenso alla rubrica Madrid di Merda di questo blog, aperta e non sviluppata a dovere. Ecco, Madrid di merda c’è e io la conosco. L’ho vista in una Piazza: plaza del Amanecer en Mendez Alvaro (piazza dell’alba a Mendez Alvaro)
Se vuoi vedere una cosa brutta vacci, secondo me ne vale la pena. (per la cronaca: Mendez Alvaro é una stazione di metro, autobus e treni locali, e tutto intorno si sviluppa una delle zone più tristi e disumane della città).Odio questo posto.

Come quando ami una persona: devi conoscere tutto della sua anima, anche i lati oscuri. E cosi quella piazza, plaza del Amanecer en Mendez Alvaro, è un posto di merda, emblema di una Madrid senza carattere, con poca storia, senza alcun riferimento e gusto estetico.

Meno male che poi Madrid é anche altro, meno male che non tutto è mattone.

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Museo Sorolla, per ritrovare la bellezza

Quando torno a Madrid a me mancano alcune cose dell’Italia, oltre la familia gli amici e il cibo.

Mi manca il marmo, mi manca una certa architettura, mi manca un dato tipo di eleganza e dettaglio che a Madrid non esiste, e non perché sia peggio o meglio dell’Italia ma perché è un altro paese, che ha un’idea diversa di eleganza e bellezza.

Allora quando io torno in questo paese diverso, la Spagna, e più concretamente nella sua capitale, Madrid, le prime ore mi scogliono pensando ai marmi, al romanico, al gotico, ai cibori di alabastro etc e mi sembra che non ci sia alcuna speranza per me tra il ladrillo loco, cioè le mattonelle pazze che rendono i tramonti su questa città di un rosso unico al mondo. E allora in queste prime ora di scoglionamento vado in cerca della bellezza, che oggi ho trovato nel Museo Sorolla.

Me meschina che in 6 anni a Madrid non avevo mai messo piede in questo straordinario museo!!!
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Juaquin Sorolla è un prolifico artista della metà dell’ottocento, ritrattista, paesaggista, pittore realista con una forte impronta sociale e di denuncia, ma anche pittore della luce.
In quella che fu la sua casa madrilena sorge adesso il Museo Sorolla, dove per soli 3 euro si può godere di uno dei massimi esponenti dell’impressionismo mediterraneo
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news_story_detail-CAT. 62. Jardín de la Casa Sorolla. 1919

Quanta forza c’è in questi buoi che attraversano la spiaggia?
Su di essi la vela si trasforma in un puro esercizio cromatico e luminoso, su cui Sorolla riesce a plasmare le condizioni atmosferiche

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Ma forse l’opera più interessante per me resta il suo autoritratto, uno sguardo penetrante e misterioso mentre da le spalle alle sue stesse creazioni. Quanto sei figo Juaquín!!
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Per non parlare della bellissima parete decorata con acquasantiere: sono anni che dico a PischiOne che vorrei una parete cosi e lui si oppone. Solo Sorolla mi capisce!
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Poi mi sono fatta una passeggiata fino al centro, e con orrore ho scoperto che in una delle strade del mio cuore, calle Zurbano, c’è la residenza delle Hermanitas de los Pobres, cioè delle Sorelline dei Poveri.

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Come diremmo a Bari, dove siamo un po’ fissati con il sesso orale: MOCC ALLE SORELLINE DEI POVERI!!!
Hermanitas de los Pobres, perchè non andate a vivere in una zona che rispecchi il vostro nome ed i vostri ideali e fate vivere in calle Zurbano qualcuno di classe media-media che mai potrà permettersi manco un posto macchina lì, tipo me???? perchè??

Con questo enigma e con il cuore nuovamente ricolmo d’amore per Madrid chiudo il mio primo giorno del 2015 in questa straordinaria cittá.
Quanto ti amo, mia grande Madrid!

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Magie a Madrid: el Circo Prince

Se un giorno a Madrid ti sentí un po’ vuoto dentro, di quei vuoti che si possono riempire solo con stupore ed emozione, ti consiglio di andare al Teatro Circo Price e sognare.
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In concreto io l’ho fatto giovedí scorso, andando a vedere “El menor espectáculo del mundo”, un’opera ironica e poetica, che prende in giro tutto e tutti, iniziando proprio dal suo titolo.
El menor espectáculo del mundo é in realtá ”Il maggior spettacolo del mondo”, un’opera incredibile in uno degli scenari più meravigliosi che la nostra cara Madrid possa offire: il Teatro Circo Prince, lí dove Prince non é un príncipe ma un il circense Thomas Prince, che nella metá dell’800 stregava Madrid con le sue magie.

Situato in Ronda di Atocha (a due passi dal mio amatissimo quartiere Lavapies,che consiglio sempre a tutti di visitare. Per trovare alloggio usa uno dei tanti siti online)
Creato a partire dei racconti vincitori del Certamen de Textos Teatrales Breves del Prince lo spettacolo é un’ode all’immaginazione e al funambolismo. Le storie di sei scrittori (vincitori e finalisti dell’edizione 2013 e 2014 del concorso) si fondono con acrobati, contorsionisti e cabarettisti per generare un’opera di dimensione epica e sorpendente che ironizza sul mondo del circo.
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Il Giovedí el il Sabato le opere in scena sono tre: La doma del pato de goma, La confesión de Lola, La carta interceptada.
C’è un domatore, ma é un domatore di paperelle di gomma.
C’è una leonessa che senza pietá sbrana il suo domatore.
Ma la leonessa é affamata, e vuole rivendicare la sua natura animale. Non é un umano, non vuole snaturarsi per amore del circo.
C’è un funambolo che cammina sui fili tra palazzi e grattacieli, ma non é felice. Sembra che voli quando in realtá il peso della storia lo tormenta. Lui fa sognare ma non sogna.

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Questo circo alternativo non si vive stando seduti, ma attraversando corridoi, stanzone e salette segrete del Circo Prince. Un affascinante musicista conduce gli spettatori per luoghi sconosciuti e inimmaginati del teatro.
Il circo non é più il circo, lo spettatore perde la sua identitá di persona seduta che gode di uno spettacolo e diventa un guardone, un cuoriosone sorpreso.
In questo spettacolo tutto é al rovescio rispetto alla normalitá, e quindi tutto é piú bello e magico.
Io amo il Circo Prince

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El día de la bestia: un film da vedere

L’altro giorno mi sono scontrata per puro caso con uno dei film più interessanti e emblematici della cinematografia spagnola: El día de la bestia, cioè Il giorno della bestia.
Si tratta di una commedia-terrore girata nel 1995 e che consacrò il suo regista Álex de la Iglesia come uno degli artisti di maggior esito del cinema spagnolo.
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Sebbene io sia un’autentica fifona e la sola idea di vedere un film pseudo satanico mi terrorizza con questo film le cose sono andate un po diversamente: El día de la bestia tocca temi paurosi ma lo fa in modo cosi ridicolo, goffo e tremendamente casereccio da riuscire a non trasmettere mai paura. Nelle scena si alternano sgomento, sorpresa, curiosità, allegria, sospetto ma mai, e dico mai, nessun timore. Dopo i 99 minuti di film resterai con l’amletico dubbio se tanta sdrammatizzazione del satanismo e del paranormale sia stata davvero voluta dal regista o se sia semplicemente il risultato di malriuscite scene di terrore.
Dove scappa una risata il regista desiderava un urlo? Non lo sapró mai, quel che invece so è che tutto il film è cursi, cioè grezzo, volgare, e mi ha provocato quel sentimento ambivalente di rifiuto e morbosa curiosità che solo la Spagna e le spagnolate sono capaci di scatenare nel mio cuore.

Esattamente come quando mi fermo a guardare qualche vetrina del centro con un occhio aperto e un altro chiuso, dicendo bleeeeh uuuhh mmmhh ashhh aaaha jejeje cosí ho passato i 99 minuti de El día de la bestia.

La storia: un sacerdote crede di aver trovato il messaggio segreto dell’Apocalisse. Questo messaggio dice che l’Anticristo nascerà il 25 dicembre del 1995 a Madrid, cittá vittima di un’onda di vandalismo e delinquenza.
Convinto di dover impedire questa nascita il prete conosce un giovane metallaro e insieme cercano di trovare il luogo di Madrid in cui avrá sede l’evento, ma ovviamente niente è facile: contattare con il maligno si rivela un’impresa davvero ardua!
Quindi i due contattano con un famoso presentatore televisivo di scienze occulte (ITALIANO!) e compiono un rituale, ma senza esito. Si seguono strambotiche avventure che culminano nell’illuminazione: l’Anticristo nascerà nella Puerta de Europa.
Personalmente mi sembra un ottimo luogo dove far nascere l’Anticristo, poiché rientra nei posti della mia Madrid di Merda.

Curiosità imperdibili su questo imperdibile film: nel cast recita (dicendo anche 4 parole in spagnolo) la nostrana Mariagrazia Cucinotta, che fa la parte della belloccia e svampita fidanzata del presentatore televisivo.
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Il film è interamente girato a Madrid, per cui in tutte le scene esterne è facile riconoscere angoli e vedute della mia amata città.

L’annuncio luminoso della Schweppes in cui appaiono appesi i tre protagonisti è in realtà una replica dell’originale che si trova in Plaza Callao. La scena si giró in uno studio, dove l’insegna era sospesa solo di un paio di metri dal suolo.

Consiglio fortemente questo film a tutti i cinefili che amano la Spagna e il cinema duro, perché -con Madrid come insostituibile scenario- questa tragi-commedia ci insegna che si puó ridere dei satanisti, si puó amare senza alcuna ragione il trash, anche la Cucinotta puó risvegliare un sopito e/o sconosciuto orgoglio nazionalista e, soprattutto, El día de la bestia ci ricorda che oltre Almodovar c’è di piu.

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Nuovo cinema Paradiso a The Cinema. Emozioni.

Per me uno dei piaceri più grandi della vita é il cinema.

Andare al cinema o trasformare qualsiasi ambiente dove sto guardando un film in un cinema.

Il cinema puo essere il mio divano, la sala d’attesa dell’aeroporto, il sedile di un treno.

Quello che conta é il film, e nel film, cosi come nella vita, la sola cosa che conta sono le emozioni.

Niente mi gratifica di piú di piangere a dirotto guardando un film, commuovermi, ridere a crepapelle, arrabbiarmi, spaventarmi, non dormiré la notte pensado a quella storia che dallo schermo é entrata nella mia vita.

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Siccome oggi 23 Luglio é il compleanno di PischiOne io volevo “entrare” nel suo giorno por la puerta grande, come dice la tradizione taurina, cioé in modo indimenticabile, e allora ho comprato due biglietti per The Cinema, a Cibeles, sublimazione dei cinema estivi della capitale.

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Eccola la trasformazione di uno spazione inusuale e sorprendente (un patio del palazzo del Ayuntamiento de Madrid) in sala cinematográfica, nel cuore della cittá. A glorificare questa esperienza il film per anotonomasia: Nuovo cinema Paradiso (in italiano sottotitolato in spagnolo)

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madrid cinema

Qualcuno é forse capace di non abbandonarsi a risate, nostalgie, singhiozzi e gemiti di fronte la straordinaria vita di Totó e la sua meravigliosa amicizia con Alfredo? Io decisamente no: durante la proiezione pensó di aver passato i 90 minuti piú schizzofrenici della mia vita, sognando e disperandomi di fronte al cinema che celebra se stesso, con un finale poético e struggente.
L’amicizia, la famiglia, la crescita, il primo amore, la separazione dal paese di provincia, i sentimenti contrastanti, il senso di colpa che convive con l’egoismo, i ricordi che si confondono con le fantasie e si lasciano schiacciare della quotidianitá.
Partire e un po’ moriré, ma a volte diventa indispensabile per trovare la propia strada.
La sfida sta nel farlo senza perderé le proprie radici e dimenticare chi si era.

Quanto ho potuto piangere e ridere in 90 minuti? Non si sa, soprattutto considerando che era non la prima, non la seconda ma ben la terza volta che vedevo questo film!

Se stai rosicando perché non sapevi si proiettasse questo filmazo mi dispiace, non ti resta che entrare qui e consultare il programma delle prossime proiezioni.
Ci vediamo lí la prossima settimana, piú cinefili che mai.

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Auguri al mio pischellino che oggi compie 32 anni! E questo é il suo ultimo compleanno da… ehehehe! aspetta e vedrai!

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Mercado de los Motores: Madrid ti amo!

Ieri sono finalmente stata al Mercado de Los Motores, che per me che amo l’archeologia industriale, i treni e l’artigianato è un angolino di paradiso in questo caotico pianeta.

Lo scenario è insostituibile: il Museo del Ferrocarril de Madrid, cioè la sede dell’antica stazione di treni di Delicias che si inaugurò nel 1880. Lungo i tre binari di questa antica stazione, capolavoro  dell’architettura del ferro, si possono ammirare una selezione di locomotrici e vagoni ferroviari che ci fanno fare un salto al passato, mostrando l’evoluzione dei trasporti.

Non è possibile entrare nei vagoni, ma grazie a scalette e corridoi di metallo ci si puó affacciare e spiare gli scompartimenti: le cabine di prima classe, i bagni con tanto di bidé, il vagone ristorante apparecchiato in modo elegantissimo.

Ovviamente queste sono le vetture di prima classe, le altre non le fanno vedere!

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Lungo i tre binari dell’antica stazione, tra i locomotori, si sviluppano le bancarelle di antiquariato, artigianato e oggetti vintage: si salvi chi puó!!!
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Il mio cuore é stato rapito dalle coroncine di fiori alla Frida Kahlo, che adesso vanno tanto di moda: finalmente una moda BELLISSIMA!!!
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Ovviamente tutto questo poetico commercio aveva una colonna sonora, suonata dal vivo da due musicisti
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Se gironzolando per il Mercado de los Motores ti viene fame non temere! Nella parte esterna ci sono diversi posti dove potrai prendere da mangiare e da bere, peró non prima di aver perso tempo infinito per cambiare i tuoi soldi in fichas: siccome questo Mercado é un posto surreale qui nei bar i soldi non valgono, e si scambiano per bottoncini colorati
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Hai mai visto un mercatino piú bello di questo? Io NO!

A concludere la mia giornata idilliaca ci ha pensato BiciMad: finalmente (dopo 16 giorni dall’acquisto!) mi hanno attivato il mio abbonamento e ho potuto prendere una bici in Atocha e lasciarla a Gran Via!!!
Pedalare una bici elettrica per Madrid é un’esperienza unica!

Adesso un messaggio personale: Papone, tu che leggi SEMPRE il mio blog so che leggendo questo post rosichi perché treni, mercatini e bici sono alcune delle tue tante passioni, ma ti prometto che appena vieni a Madrid ripetiamo insieme questa giornata!
Questa foto é solo per te: la cabina del macchinista-ferroviere dell’800!
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Il toro de Osborne: quando la pubblicitá funziona!

Puó una sagoma raccogliere tutta la cultura, la storia e il folcrore di un paese? Si, se questa sagoma è un toro di Osborne e il paese in questione è la Spagna!
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Non esiste compagno di viaggio occasionale più piacevole di questi tori, che come per sorpresa appaiono tra un mulino a vento , un campo incolto e una mandria di tori veri.

La velocitá della strada ci fa vivere amori fugaci con queste figure, quasi mai si ha il tempo di fotografarli e spesso non resta che il loro ricordo per km e km, fino a quando un altro toro di Osborne incontrerà il nostro cammino. O meglio noi incontreremo il suo, perché anche se si fa fatica ad accettarlo questi tori non si muovono, essendo delle sculture.
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Il simpatico torone fu disegnato da Manolo Prieto nel 1956 come simbolo pubblicitario  del brandy Veterano e installato nel 1957 per le strade spagnole. Nella sua prima versione era fatto di legno, alto 4 metri e con le corna dipinte di bianco.
Dopo pochi anni per le avverse condizioni metereologiche il legno fu sostituito dal metallo, e il torone crebbe di dimensioni e iniziò a misurare prima 7 metri, e poi nel 1962 i metri divennero ben 14.

Dalla sua nascita fino ad ora la vita del TORO non é stata affatto facile: nel 1988 la Ley General de Varreteras obbligó a ritirare i cartelli pubblicitari da tutte le strade della penisola: il toro perse la sua scritta, ma conservó l’enorme sagoma.
Nel 1994 un Reglamento general de Carreteras ordinó di ritirare tutti i tori di Osborne, ma varie comunitá autonome, municipi, associazioni culturali, artisti e politici si pronunciano a favore del mantenimento delle sagoma. Cosí nello stesso 1994 viene dichiarato “patrimonio artistico e culturale delle strade spagnole”.

Il torone ha fatto il miracolo, passando da simbolo commerciale ad essere associato alle idee di nazionalismo e identitá spagnola!!

Ma tutti questi tori in giro per la spagna non sono un po maschilisti? Probabilmente si, per questo tra l’8 e l’11 maggio 2005 il giovane artista Javier Figueredo, assieme ad altri 3 artisti non identificati, trasformarono il Toro de Osborne situato all’altezza del km 535 dela N-630 in una vacca svizzera.
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Macchie bianche e grandi mammelle rosa trasformarono l’immagine del toro, che diventó “la vaca de Osborne”: un gesto semplice ma profondamente simbolico, che criticava la discriminazione sessuale e la violenza maschilista.
Peccato che il giovane Figueredo non solo fu denunciato dalla Guardia Civile, ma trascorse due giorni agli arresti domiciliari per non aver rispettato i beni immobili. Buuu!!!

A ribadire il fascino indiscusso del toro e il suo aspetto POP, casomai ce ne fosse ancora bisogno, ci ha pensato anche Keith Haring che nel 1983 ha tuneado il toro spagnolo, consacrandolo alla fama internazionale!
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Se il desiderio di vedere dal vivo un Toro de Osborne ti corrode l’anima guarda qui sotto dove si trovano i bei toroni: ce ne sono 91 in giro per la Spagna, in attesa di essere ammirati (per trovare il toro piú vicino a casa tua o alle tue vacanze clicca qui - il piú vicino a casa mia creod sia quello di Valdemoro).

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Forza, vai a cercare il toro del tuo cuore!

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Rigoletto a Madrid

Se un giorno ti senti un po’ così, tra il nostalgico e l’intellettuale ti consiglio di affacciarti al Teatro Reina Victoria dove fino al 30 marzo rappresentano Rigoletto.
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La trama del Rigoletto la conosciamo tutti: alla Corte dei Gonzaga, dove Rigoletto è il deforme buffone, il Duca di Monterone maledice cortigiani e servi per avere disonoratola figlia; particolarmente colpito ne è Rigoletto, che tiene nascosta la figlia Gilda, nella speranza di preservarla dalle brutture della vita.
Ma Gilda, (in realtà amante del Ducadi Mantova), viene scoperta dai cortigiani che la credono la donna di Rigoletto,e quindi rapita.
Il buffone, in una scena di alto contenuto drammatico,chiede che gli venga restituita la figlia, e ad essa giura la più tremenda vendetta.
Assolda così un assassino di professione, Sparafucile,con il compito di rapire ed uccidere il Duca di Mantova, ma Gilda scopre la trama e si sostituisce all’amato, facendosi rapire e morendo al posto suo; quando Rigoletto scopre la dolorosa verità, comprende che la maledizione di Monterone si è avverata.

Se tutta questa trama non ti é familiare indubbiamente conoscerai la canzone del Rigoletto: LA DONNA É MOBILE

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensiero.

Sempre un amabile leggiadro viso,
in pianto, in riso, è menzognero.

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.
E’ sempre misero chi a lei s’affida,
chi le confida mal cauto il core!

Pur mai non sentesi felice appieno
chi su quel seno non liba amore!

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.

Personalmente non condivido nemmeno una parola di questo testo, peró riconosco il valore della canzone.
(Di quanto sia mobil e psicopatico l’uomo meglio non parlarne!)
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Cosa ha reso speciale quest’opera al Teatro Reina Victoria? Tantissime cose!
Innanzi tutto stare appollaiati sugli sgabelloni di questo teatro ascoltando cantare Verdi in italiano è stato davvero molto emozionante, e mi ha fatto sentire orgogliosa per la mia italianità.
A tale orgoglio si somma una seconda e straordinaria fierezza: nel coro del Rigoletto c’è i mio parente Javi, che oltre a essere un baritono figone sa anche ballare, come ben ha dimostrato nella rappresentazione.
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Inoltre la scenografia dell’opera ed i costumi sono belli, seppur minimalisti.
Nemmeno una criticona del mio calibro ha potuto trovare un difetto nella scenografia, e men che meno nella recitazione.

Dove comprare i biglietti?? Ti chiederai ansioso, mio caro amico italiano in visita a Madrid.
Puoi comprarli qui e per 20 euro vivrai un’esperienza unica: arte italiana interpretata da spagnoli nel cuore di Madrid.

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Cava Alta e Cava Baja. Las "cavas" di Madrid

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se sei un festaiolo giocherellone ci sono sicuramente due strade che ti sono o ti saranno familiari nel nostro bellissimo quartiere La Latina: la Cava Baja e la Cava Alta, calles (cioé strade) conosciute per la spropositata quantitá di bar e baretti che le popolano.
Ma qual é l’origine di questi nomi?? Ti chiederai stranito tra una birra e un vino!

Ebbene osservando los azulejos con il nome delle due strade, cioé le mattonelle, forse ti verrá in mente una spiegazione:

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Proprio lungo queste vie nel XI e XII secolo venne edificata una muraglia, ampliazione di una cinta muraria piú antica costruita dagli arabi.
Il nome CAVA corresponde ai fossi difensivi che erano presenti nella parte inferiore delle mura, e che venivano usati come via di fuga in caso di pericolo o quando le porte ufficiali erano chiuse.
Secondo la legenda proprio da queste cavas scapparono gli arabi quando Alfonso VI riconquistó Madrid.

Cavar infatti significa scavare, e una “cava” é (tra le altre cose) una buca.

Ma perché BAJA, cioé bassa, e ALTA, cioé alta?? Questo si deve semplicemente alla collocazione topografica delle strade!
Con il passar del tempo le case sostituirono le mura, e las cavas furono chiuse quasi completamente.
Dico “quasi” perchè prestando molta attenzione é ancora possibile immaginare dei segni…e forse anche vederli, soprattutto dopo qualche birra!

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