Review Category : cosa vedere

Malasaña e il negozio più stronzo del mondo :)

La mia passione vera è l’architettura.
Cioè piú che l’architettuta mi piace e mi interessa l’urbanesimo, o inurbamento che dir si voglia, cioè l’assunzione di uno stile di vita urbano da parte di masse contadine, o paesane (come me).
Da qui l’urbanizzazione, questo affascinantissimo sviluppo che porta un centro abitato a diventare città.
La città, con i semafori, gli autobús, la metropolitana, il traffico, tanti CAP diversi, persone che vivono nello stesso distretto ma che non si incontreranno MAI perchè questa zona è enorme e ha a sua volta tanti quartieri, ognuno dei quali ha diverse scuole, supermercati, a volte anche uffici postali e centri medici.
Mi sento così vicina ai futuristi quando penso alle città, e MADRID regna sovrana questo mio scenario metropolitano.
Dinamica e in continua trasformazione, questa magnifica città in divenire è il mio regno!

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Uno degli aspetti sociologici che più mi interessano delle città è la gentrificazione, cioè i cambiamenti socio-culturali e urbanisitici di una zona urbana, che passa dall’essere abitata dala clase operaia a essere una zona di clase medio alta.
Questi cambiamenti accadono a volte nelle periferie urbane, ma soprattutto sono frequenti nei centri storici e nei quartieri centrali, nelle zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi.
Nel momento in cui queste zone vengono sottoposte a restauro e miglioramento, tendono a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi.
La città che più ha sofferto questo fenomeno è sicuramente Londra (Londra mi piaciii! Madrid lo sa e non è gelosa) ma anche la grande e sferragliante Madrid non ne è esente, con il quartiere di Malasaña.

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Anche conosciuto come barrio de las Maravillas (“quartiere delle Meraviglie”) è il quartiere hípster della città. Qui troverai tutto quello che è stato di moda a Milano 3 anni fa ed è attualmente di moda a Madrid (ahahaha!).
Diciamo ceh Malasaña è la el Camden Town de noartri! Negli anni 70 e 80 lungo queste strade si svolgeva la famosa movida madrileña, e ancora adesso qui la notte è impossibile annoiarsi.
Ma della vita notturna di Malasaña parlerò in un altro post (probabilmente quando anche io riprenderò ad avere una vita notturna, cioè tra circa 15 anni!), adesso quello che mi interessa è la gentrificazione e uno dei negozi che provano questo fenómeno: i cupcake.
Non so in Italia ma a Madrid se un quartieri è moderno, fighetto e dinamico ha almeno un negozio di cupcake.
A me piace il salato, lo ammetto, ma non riesco a capire come qualcuno riesca a mangiarsi questi bomboni di zucchero fosforescente decorati con palline di zucchero sempre fosforescente ma di altre tonalita. Siete matti, cari consumatori di cupcake!

Io quando vedo questi bomboni di zucchero ho subito voglia di una scodella di riso bianco scondito!! davvero!!! L’unica cosa che giustifica questa mostruosità zuccherosa è la non-cultura di dolci che abbiamo a Madrid. Allora posso capire che in certi giorni del ciclo il corpo urla “vogliozuccherooooo!!!!!!” e le pasteccerie scarseggiano…

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Cosa c’è di peggio di un negozio di cupcake? Un negozio di cupcake per cani, tócate los pies!! Inno al consumismo più frenato, ma almeno artigianale!

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Biscotti, ciambelle e torte speciali fatte con farine speciali e ingredient naturali (senza additive e conservanti) e insomma, per non togliere ai cani hípster il piacere di un bel cupcake. Mi fa rabbrividere questo negozio! Perchè? non lo so bene! io amo i cani, ho sempre avuto cani e presto prenderò un bel pelosino cicciottino da portare in giro, ma forse proprio perchè amo l’animalità del cane mi imbarazza la sua umanizzazione forzata!

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Io boicotto questo negozio (facile, non avendo un cane!) e intanto aspetto con ansia la gentrificazione del mio quartiere in forma glamourosa… ce la faremo?!??!? chissá!

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Museo Reina Sofia

Questo articolo è a cura di Elena Tartaglini, fisica innamorata di Madrid e dell’arte.

En www.vivereamadrid.it siempre y solo lo mejor!!!! Grazie Elena

A pochi passi dal Parque del Buen Ritiro si trova uno dei musei più importanti di Madrid: il Museo Nazionale e Centro d’Arte Reina Sofia, noto come Museo Reina Sofia. Insieme al Museo del Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza è parte del cosiddetto Triangulo del Arte di Madrid.

L’ edificio principale del museo, l’Edificio Sabatini, fu inizialmente concepito nel XVIII secolo dall’architetto José de Hermosilla e continuato poi dall’architetto Francesco Sabatini, da cui prende il nome. L’edificio Sabatini fu utilizzato come ospedale fino all’inizio degli anni ’80, quando gli architetti spagnoli José Luis Íñiguez de Onzoño y Antonio Vázquez de Castro cominciarono i lavori per il rinnovo dell’edificio: furono allora creati i caratteristici ascensori del museo che offrono un’ampia vista panoramica.

ll museo fu inaugurato nel Settembre del 1992. All’edificio Sabatini si affiancò, nel 2005, L’Edificio Jean Nouvel, progettato dall’omonimo architetto e pensato per ampliare lo spazio espositivo del museo.

Di recente si sono aggiunte, tra le strutture del museo, anche il Palacio de Velazquez e il Palacio de Cristal, entrambi collocati nel Parque del Buen Ritiro, con lo scopo di ospitare esposizioni temporanee. Il Sabatini è un edificio in stile neoclassico con pianta quadrata; dispone di 4 piani, i cui corridoi comprendono ampie gallerie a volta con vetrate a vista sul patio interno, un incantevole giardino con piante, fontana e panchine, al centro del quale è collocata un’imponente scultura di Calder.

Il museo ospita una mostra principale permanente e numerose mostre temporanee. L’edificio Sabatini ospita le collezioni 1 e 2 della mostra principale, rispettivamente al secondo e quarto piano, insieme ad alcune mostre temporanee al primo e terzo piano.

Nell’edificio Nouvel è invece collocata la collezione 3 della mostra principale. Le tre collezioni della mostra principale del Museo Reina Sofia sono organizzate secondo un criterio cronologico. Nella prima collezione troviamo opere create tra la fine del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale (1945). La seconda collezione raccoglie le opere tra il dopoguerra e gli anni ’70, mentre la terza collezione ripercorre l’arte dell’epoca moderna, tra gli anni ’60 e gli anni ’80.

Per visitare la parte della mostra principale esposta nell’edificio Sabatini è preferibile seguire l’ordine in cui sono classificate le opere, cominciando quindi dalla prima collezione, al secondo piano, e proseguendo con la seconda collezione, al quarto piano.

La collezione 1, dal titolo “La Irrupcion del siglo XX: utopias y conflictos”, raccoglie le opere di artisti, sia spagnoli che internazionali, che parteciparono alla rivoluzione artistica avvenuta durante gli anni delle due Guerre Mondiali e della Guerra Civile Spagnola, e molti dei quali contribuirono a fondare alcuni dei movimenti artistici che costituiscono i pilastri dell’Arte Moderna, come il Cubismo ed il Surrealismo.

Tra gli artisti rappresentati in questa collezione troviamo numerosi nomi di grande rilievo come Pablo Picasso, Juan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Georges Braque, André Masson e Yves Tanguy.

La collezione è divisa in numerose sale, numerate dalla 201 alla 210, raggruppate per aree tematiche. La struttura della collezione segue una linea piuttosto particolare, non sempre cronologica, che permette di osservare le opere nel loro contesto storico sia politico che artistico.

A differenza di numerosi musei non tutte le sale sono esclusivamente adibite ad un unico movimento artistico; alcune espongono infatti opere che mettono a confronto diversi stili artistici trattando lo stesso tema socio-politico.

Per esempio, il famoso quadro di Picasso “Guernica” è esposto in una sala che riproduce per intero l’esposizione del Padiglione Spagnolo all’Esposizione di Arte e Tecnica di Parigi del 1937, evento durante il quale Picasso presentò per la prima volta al pubblico la sua rinomatissima tela, e al quale parteciparono molti artisti di rilievo dell’epoca, come Alexander Calder e Juan Mirò.

Il percorso successivo segue a grandi linee l’ordine delle stanze del museo, cominciando quindi dalla stanza 201 e finendo alla stanza 210.

La mostra parte dagli inizi del XX secolo, in un contesto di forte contrasto tra una crescente urbanizzazione, accompagnata da un rapido progresso tecnologico, e l’attaccamento ai valori tradizionali da parte del clero e delle popolazioni rurali.

L’arte figurativa dell’epoca ha come scopo quello di rappresentare non solo la trasformazione della società moderna, ma anche l’enorme discrepanza tra cultura rurale e sviluppo urbano. In questo contesto troviamo due opere precubiste di Picasso: “La Mujer en azul” e “Buste de femme souriante”, tele che risentono dell’ influenza dell’Impressionismo francese.

Un esempio di rappresentazione di vita rurale è il quadro del pittore madrileño Joaquin Sorolla “Llegada de la pesca”. Uno degli artisti più rappresentativi della realtà spagnola di quegli anni è José Solana, di cui possiamo ammirare diverse tele tra cui l’enigmatica “La Tertulia del café de Pombo”.

Un’opera che invece denuncia fortemente l’attaccamento alla religione nonché l’austerità della chiesa è senz’altro il “Cristo de la sangre” di Ignacio Zuloaga.

L’esposizione conduce in seguito alla scoperta della nascita del Surrealismo; la sala 202 viene chiamata “Campi Magnetici” in onore all’opera letteraria che ispirò le prime opere surrealiste, “Les Champs Magnétiques” di André Breton e Philippe Soupault, pubblicata nel 1920.

In questo spazio troviamo alcune opere di artisti precursori del movimento come Joan Mirò, André Masson, Yves Tanguy, Max Ernst, e René Magritte. Alcuni quadri da non perdere sono “Oiseaux Rouges” di Ernst, “Hombre con pipa” di Mirò, “Belomancie I” di Tanguy.

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Inoltre, dall’apparenza discreta ma intrigante, si distingue la serie di disegni “Sin Titulo” di Gabriel Celaya, a cui è consigliabile dare un’occhiata. Le stanze 203 e 205 presentano numerose opere surrealiste di gran rilievo: immancabile una visita ai capolavori di Dalì “Visage du Grand masturbateur”, “L’Homme invisible” e “Endless Enigma”. Sono significative anche le tele di Oscar Dominguez “Souvenir de Paris” e “Cueva de guanches”. Il percorso include anche produzioni opere di altri movimenti artistici: da notare il quadro di Dalì in stile Cubista: “Pierrot tocant la guitarra”.

La stanza 204 propone invece una mostra di tele di un particolare ramo del Surrealismo spagnolo noto come Escuela de Vallecas, fondato dagli artisti Alberto Sanchez e Benjamin Palencia, di cui possiamo ammirare numerose tele.

La stanza 206, la stanza di maggior rilievo della collezione, contiene una serie di opere accomunate dal tema rappresentato: la condizione socio-politica della Spagna negli anni ’30. Al suo interno troviamo il quadro più importante dell’intera collezione, il “Guernica” di Picasso.

Lo spazio espositivo della stanza 206 è molto ampio e, oltre al capolavoro di Picasso, vi si trovano anche numerose opere da non perdere, come “Cabeza de Mujer llorando con pañuelo”, “Monuments aux espagnols morts pour la France” e “Nature Morte” dello stesso Picasso; “Peinture” di Mirò; “Bombardeo de Colmenar viejo” di Antonio Rodriguez Luna; la serie “Solidarité” degli artisti Masson, Picasso, Mirò, Buckland, Wright, Hayter, Tanguy; “Tauromachie”, “La Mort du torero” e “Les Coqs” di André Masson. La stanza seguente trasporta in un universo completamente diverso, quello dei movimenti postespressionisti come il Realismo Magico e la Pittura Metafisica. Da non mancare “Un Mundo” e “Tertulia” di Angeles Santos e “Autorretrato” di Alfonso Ponce de Leon.

Le ultime stanze sono dedicate principalmente alla nascita del Cubismo in Spagna: la mostra propone varie opere di alcuni dei rappresentanti più famosi del movimento artistico, come Pablo Picasso, Georges Braque et Juan Gris. Da non perdere: “La Fenêtre ouverte”, “La Table du musicien” et “La Bouteille d’anis” di Gris; “Nature morte à la lampe” di François Léger; “Cartes et dés” di Braque; “Tête de femme” et “Le compotier” di Picasso. Il tempo consigliato per la visita della collezione 1 è di 2 ore.

La collezione 2 dell’esposizione principale del Museo Reina Sofia ripercorre i principali movimenti artistici, in Spagna e nel mondo, tra il dopoguerra, la Guerra Fredda e la fine della dittatura franchista in Spagna. La collezione è strutturata in 30 sale diverse, numerate dalla 401 alla 430. La mostra comincia con una serie di tele il cui tema è fortemente ispirato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale; alcune opere significative sono “Trois Têtes de mouton” di Pablo Picasso e “Sarah” di Jean Fautrier; quest’ultima fa parte di una serie di opere nota come “Les Otages”, ispirata dalle vittime dei campi di concentramento nazisti, la cui importanza è stata paragonata a quella del “Guernica”di Picasso (sala 401).
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Si attraversa poi lo spazio dedicato al movimento CoBrA, fondato da un gruppo di artisti tra Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam come protesta contro l’austerità del regime sovietico. Presenti nello spazio anche opere di Juan Mirò, le quali ispirarono le creazioni degli artisti appartenenti al movimento. Da non perdere “Peinture” di Juan Mirò, e le opere di alcuni dei fondatori del movimento, come “Homme et bêtes” di Corneille e “Figures” di Karen Apple (sala 402). La mostra propone in seguito un percorso alla scoperta dell’Astrattismo in Spagna e in Europa tra gli anni ’40 e ’60: immancabili l’opera dell’artista russo Kandisky “Azentrales” e la tela di Mirò “Le Sourire des ailes flamboyantes” (sala 405); colpiscono per le grandi dimensioni e variertà di tecniche utilizzate i quadri degli artisti Antonio Saura, Manuel Millares, Modest Cuixart e Antoni Tapiès, precursori del movimento spagnolo noto come Informalismo, influenzato dall’Espressionismo Astratto americano (sala 406 e 417). Sono inoltre presenti, nello steso spazio, alcune sculture astratte dell’artista basco Jorge Orteiza (sala 407) e numerose tele di artisti americani esponenti dell’Espressionismo Astratto (sala 409).

La mostra presenta poi il ritorno all’arte figurativa in Spagna, con l’esposizione di numerose fotografie di artisti del gruppo AFAL, gruppo precursore della rivoluzione nell’arte fotografica spagnola del dopoguerra (sale 413 e 415) nonché di una serie di manifesti illustrati da alcuni membri del gruppo Estampa Popular, gruppo antifranchista spagnolo durante gli anni ’60 e ’70.

La collezione prosegue con l’evoluzione dei movimenti artistici in Europa e nel mondo proiettando il visitatore nel misterioso mondo dell’arte concettuale e del Nuovo Realismo: da non perdere le particolari creazioni dell’artista Lucio Fontana “Concetto spaziale. La fine di Dio” e “Concetto spaziale” (sala 418); le opere “Antropometria sin titulo” e “Victoire de Samothrace S 9″ di Yves Klein, in cui l’artista utilizza la caratteristica tonalità di blu che prende il suo nome (sala 424).
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La mostra si conclude con una breve introduzione alla nascita di movimenti ispirati alla Pop Art americana in Spagna e comprende opere di artisti appartenenti al ramo valenciano del gruppo Estampa Popular, noto come Equipo Cronica; interessanti i lavori “Barroco Español”, “Los Cuatro dictatores” e “Vivre et laisser mourir ou la fin tragique de Marcel Duchamp” (sala 428), che prendono ispirazione dagli eventi politici e dai cambiamenti della società occidentale durante gli anni ’60.

Il tempo consigliato per visitare la seconda collezione è di 1 ora.

L’accesso al museo è in Calle de Santa Isabel 52.

Orario di apertura:

Lunedì + Mercoledì – Sabato: 10:00 – 21:00

Martedì CHIUSO

Domenica: Collezione 1: 10:00 – 19:00

Collezione 2: 10:00 – 14:15

Festivi: CHIUSO il 1 e 6 Gennaio, il 2 e 16 Maggio, il 9 di Novembre, e il 24, 25 e 31 de Dicembre

Prezzo intero mostra permanente + mostre temporanee: 8 E

Prezzo intero mostre temporanee: 4 E

L’accesso al museo è libero TUTTI I GIORNI (Lun + Merc – Sab) dalle 19:00 alle 21:00 e la Domenica dalle 13:30 fino alla chiusura.

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Ecomostri a Madrid: Plaza de España

Mi affascina/inquieta pensare come molte città abbiano emblemi dei luoghi bruttissimi, mentre posti poetici e dolci restano praticamente sconosciuti ai più.
Questo è decisamente il caso di Gran Via e Plaza de España a Madrid, una strada e una piazza di una bruttezza senza pari, ma praticamente inmancabili negli itinerari di ogni turista. Perchè? Passi la Gran Via, che con un paio di birre in corpo ha anche qualcosa di carino, ma Plaza de España è davvero un ecomostro senza limiti.
E quindi oggi, per la rubrica MdM, cioè Madrid di Merda: PLAZA DE ESPAÑA!
plaza de españa de madrid
Situata nel centro storico della città, la sua forma irregolare, le vie piuttosto trafficate che la attraversano e, soprattutto, gli incredibili edifici che la circondano la rendono un luogo unico.
Qui s’incontrano grattacieli di vetro e cemento di discutibile bellezza, palazzi del ventesimo secolo in stile francese, ristoranti cinesi e monumenti che inneggiano alla grandezza della letteratura spagnola.
Qualunque siano i tuoi gusti, di sicuro qui troverai qualcosa che ti emozionerà e qualcosa che ti farà venire mal di pancia!
L’unico consiglio che davvero mi sento di darti, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a madrid è di attraversare plaza con il naso all’insù: i negozi che la circondano, grandi catene internazionali, non hanno nessun fascino speciale a differenza dei due edifici che dominano lo spiazzo, e che riconoscerete immediatamente per le loro dimensioni abnormi: la Torre de Madrid e l’Edificio España, croce e delizia dell’architettura modernista madrilena.
Torre de Madrid
La Torre, edificata negli anni ’50, è anche conosciuta come edificio tacos, cioè “edificio parolaccia”, perché è quasi impossibile guardarla senza esclamare qualche oscenità!
Eccola davanti ai tuoi occhi: 142 metri di altezza, che secondo il progetto iniziale avrebbero dovuto ospitare 500 negozi, gallerie, hotel e un cinema. Sfortunatamente le cose non sono andate come sperato, e attualmente l’edificio è semivuoto, nonostante gli ambienti interni siano stati trasformati in appartamenti di lusso.
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Sempre con lo sguardo verso il cielo ti basterà sbirciare accanto alla torre per raddoppiare lo sbalordimento: ecco l’Edificio España, un altro grattacielo neobarocco di 117 metri di altezza, coevo del precedente ma decisamente più estroso.
La torre possiede infatti tre livelli di terrazze che hanno rispettivamente 9, 17 e 22 appartamenti.
Se non riesci a coglierne l’armonia consolati pensando che, negli anni della sua edificazione, vantava lo strano primato di possedere ben 29 ascensori! Fino al 2006 ha ospitato l’hotel Crowne Plaza, un centro commerciale, appartamenti e uffici, mentre adesso questa mole di cemento è completamente vuota e abbandonata, e conserva intatta solo la facciata, poiché l’interno è stato radicalmente modificato.
Meno male che tra tanto cemento e edifici pesanti e squadrati la vista trova un attimo di pace guardando l’angolo con calle Ferraz: Casa Gallardo, una straordinaria struttura di chiara influenza francese, con linee morbide, fastose decorazioni e cupole di pietra di lavagna.
Casa Gallardo madrid

In questa a dir poco peculiare scenografia della piazza si nasconde il monumento a Miguel Cervantes, tappa obbligata dei turisti per scattarsi la foto di rito abbracciati a Sancho Panza o magari arrampicati sul cavallo di Don Quijote, per vivere l’emozione di essere tra i protagonisti di una delle più straordinarie opere letterarie del mondo.
Nel 1916, in occasione del trecentesimo anniversario della morte di Miguel Cervantes, s’indisse un concorso nazionale per l’erezione di un monumento commemorativo.
Il progetto vincente fu quello degli architetti Rafael Martínez Zapatero e Lorenzo Collaut Valera, e nel 1920 si costituì un comitato di raccolta fondi tra tutti i Paesi di lingua spagnola.
L’opera iniziò a essere realizzata solo nel 1925. Il monumento è composto da due blocchi ben separati, che solo l’osservatore più attento riconoscerà come un unico disegno: un alto piedistallo in pietra, coronato da un gruppo scultoreo che rappresenta i cinque continenti che sostengono il mondo, a indicare l’universalità dell’opera del Cervantes, e la statua raffigurante l’autore.
Ai due lati dello scrittore si trovano le stature in pietra di Dulcinea del Toboso e Aldonza Lorenzo, il vero nome del personaggio femminile della romanzo.
Il secondo gruppo scultoreo, più riconoscibile perché ad altezza d’uomo, è di bronzo e raffigura Don Quijote e Sancho Panza a cavallo rispettivamente di Ronzinante e di un asino.
don quijote

Quali sono il senso, l’armonia e la bellezza di questa piazza? Personalmente dopo piu di 7 anni a Madrid non ho ancora trovato risposta a questo quesito.
Per me la cosa piú interessante che si possa fare in questa piazza è cenare al Chino subterraneo…ma questo è un altro post!

segreti di madrid

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Il Museo Reina Sofia, un luogo da brivido….

Uno dei miei luoghi preferti della grande Madrid è il Museo Reina Sofia.

Questo l’unico museo della città dove l’edificio è interessante per lo meno quanto le opere d’arte in esso esposte, nonché molto più antico di queste.

A mio avviso è una tappa obbligatoria per gli amanti dell’arte e dell’architettura e gli appassionati di “riciclaggio”.

L’ingrediente base è un meraviglioso ospedale neoclassico, posizionato in un punto strategico della città, ormai dismesso, abbandonato a se stesso. Che farne? Le possibilità sono infinite, ma la scelta vincente è solo una: trasformarlo in un museo di arte contemporanea con “soli” due elementi, uno straordinario progetto di ampliamento firmato da tre grandi architetti e una rispettabilissima collezione di opere d’arte contemporanea, tra cui alcuni veri gioielli come Guernica di Picasso.

museo reina sofia madrid

L’edificio originale è un ospedale del XVIII secolo, progettato su incarico di Carlo III dall’architetto José de Hermosilla e poi finito dal nostro connazionale Francesco Sabatini.

Nel 1788 la morte di Carlo III paralizzò i lavori, lasciando il progetto di Sabatini completo solo per un terzo. Proprio per la sua incompiutezza la parte antica dell’edificio non presenta alcuna decorazione, e il suo aspetto è severo, spoglio.

Dopo secoli di abbandono e diverse voci che parlavano di demolizione, la struttura fu dichiarata monumento storico artistico, e negli anni ‘80 vennero fatte alcune modifiche e aggiunte, come le tre torri trasparenti disegnate da José Luis Íñiguez de Onzoño e Antonio Vázquez de Castro.

Il 10 settembre 1992 il museo fu finalmente inaugurato ma, come qualsiasi vero contenuto/contenitore di arte contemporanea, non può comunque definirsi “finito”.

La galleria era in continua trasformazione: doveva infatti adattarsi al contesto socio-urbanistico e accogliere un sempre crescente numero di visitatori e di opere, per cui nel 2001 fu intrapresa la costruzione di un nuovo edificio, firmato dall’architetto Jean Nouvel e aperto nel settembre 2005.

Il progetto, oltre a dare risposta alle necessità contingenti del museo di spazio e organizzazione, si colloca nel quartiere con il chiaro intento di trasformare il contesto urbano.

La visita al Reina Sofía inizia proprio dalla sua più ampia opera d’arte: la struttura.

Per godere del prospetto migliore bisogna raggiungere il secondo ingresso del museo, situato in ronda de Atocha. Ad accogliervi, oltre a un’imponente scultura di Lichtenstein, la sfida artistica di Jean Nouvel: il più audace degli ampliamenti architettonici.

L’architetto, pur rispettando l’edificio del Sabatini, riesce a stupire con un linguaggio nuovo, fatto di forme, materiali e inaspettati accostamenti alla struttura originale.

Per accedere al museo apprezzandone a pieno la bellezza bisogna camminarvi attorno, e raggiungere gli ingressi situati nella calle de Santa Isabel. Ecco davanti agli occhi l’antica struttura ospedaliera, con le moderne torri disposte simmetricamente ai lati dell’ingresso.

Elevator Reina Sofia Museum, Madrid

Dopo essere rimasta un po’ a testa in su a godere dei 37 metri di vetro e acciaio che contengono gli ascensori, è giunto il momento di entrare nel cuore del museo. Oltre a Picasso, Dalí, Miró e altri grandi artisti contemporanei, le sale ospitano opere d’arte a volte enigmatiche, di difficile interpretazione.

La quantità di opere è davveri disarmante, per questo a volte è utile consutare rapidamente la mappa per dirigersi subito alle opere imperdibili.

Dopo ogni visita a me piace sedermi al fresco in quello che era il patio dell’antico ospedale e riposare un po`,magari riflettendo su come il tempo cambia le cose.

arte a madrid

Queste mura, impregnate di sangue e dolore, che hanno visto l’evolversi della medicina e delle preparazioni galeniche, sono adesso un luogo di piacere e gioia per lo spirito. E quandomi sento risallata e finalmente serena mi ricordo che… nel Museo Reina Sofia vive un fantasma!!!

Devi sapere, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, che tutti i pazienti hanno lasciato l’antico ospedale, che sia per guarigione o morte, meno uno, un certo Ataulfo

Pare che i vigilanti del museo abbiano denunciato strani movimenti notturni, porte che si aprono sole, ascensori in movimento, rumori misteriosi, al punto che nel 1995 fu interpellata persino una medium, che affermò l’esistenza del fantasma Ataulfo, un sacerdote morto torturato durante la guerra civile. ed ecco che la sensazione si sovraffolamento di Madrid si conferma anche nel silenzioso giardino di un museo… è proprio vero che a Madrid è impossibile stare soli!

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Cosa vedere a Madrid: el Barrio de Las Letras

Una cosa che a me manca molto dell’Italia sono le scritte sui muri, che qui a Madrid non si vedono mai.
Perché gli spagnoli non hanno quel bisogno impellente di comunicare scrivendo idee, speranze ed emozioni su qualsiasi superficie?
Quanto sarebbe più breve e interessante il tragitto dalla mia casa alla metro se ogni tanto incontrassi qualche passione/idea scritta sulle pareti!
madrid idee

Forse per ovviare a questo “vuoto poetico” a volte mi piace girovagare senza meta nel Barrio de las Letras, dove sul pavimento posso leggere poesie e speranze.
madrid cosa vedere 2
Il quartiere deve il suo nome alla fervida attività letteraria che si sviluppò in queste strade tra il XVI e il XVII secolo, quando proprio in queste vie si stabilirono alcuni dei letterati più importanti del Siglo de Oro spagnolo, come Lope de Vega, Quevedo e Góngora.
Persino il celeberrimo Cervantes visse e morì nella strada che adesso porta il suo nome, e sempre in onore dello scrittore questo quartiere è anche conosciuto come barrio de las Museas o de Parnaso, in riferimento al poema di Cervantes Viaje al Parnaso.
Questo e` probabilmente nell’unico quartiere della città dove camminare con lo sguardo basso può risultare persino più interessante che sbirciare quello che avviene sulla tua testa.
Guardando per terra, infatti, si potranno notare le iscrizioni in caratteri bronzei delle dimensioni di un palmo di mano incastonate nel pavimento. Sono citazioni delle opere di alcuni degli scrittori che vissero o passarono da qui, a rimarcare che in questo quartiere si scrissero alcune tra le pagine più importanti della letteratura spagnola.
madrid barrio de las letras
Quando il grigiore della quotidianità mi schiaccia mi basta leggere alcune delle frasi più emblematiche della letteratura spagnola per risvegliare in me desideri assopiti:
«¿No es cierto, ángel de amor, que en esta apartada orilla, más alta la luna brilla y se respira mejor?»,
disse José de Zorrilla.

Quando la gente mi chiede informazioni su Madrid cosa vedere io consiglio sempre di passeggiare per Calle de las Huertas e poi finire a plaza Santa Ana, chiamata anche plaza del Principe Alfonso.

 

madrid plaza santa ana

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Questa piazza fu edificata nel 1810, per volere di José I. Sotto un profilo architettonico e urbanistico la piazza è splendida, delimitata com’è da edifici di grande pregio, quali il Teatro Español, un’importante struttura in stile neoclassico, tutt’ora uno dei punti di riferimento culturali della città, e il Gran hotel Reina Victoria, una costruzione eclettica con dettagli modernisti, come ad esempio l’enorme pinnacolo che ricorda una torre medievale o le grandissime finestre (che in origine dovevano essere delle vetrine, visto che la costruzione nei primi anni fu destinata a un magazzino).
Attualmente la piazza è un luogo di incontro, straripante di bar e ristoranti, e si ha l’impressione che tra le statue di Calderón de la Barca e Federico García Lorca la birra abbia un altro sapore.
Uno dei locali più tipici è la Cervecería Alemana, cioè la birreria tedesca, frequentata da funzionari delle ambasciate, toreri del calibro di Dominguin e persino da Ernest Hemingway (uno che di bar se ne intendeva!).
Negli anni ‘70 divenne addirittura il locale preferito dai primi hippie che popolavano Madrid.

E come dice Joaquin Sabina
«Me siento más madrileño que el alcalde de Madrid, porque los que han nacido en Madrid no han podido soñarla. Lo bueno es llegar con la boina y la maleta de cartón, y a los cinco minutos ser de Madrid»

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Cosa vedere a Madrid: Plaza de la Paja

A volte anche a me que soy mas urbana que un semáforo (più urbana di un semaforo) improvvisamente viene voglia di passare qualche ora in un luogo tranquillo, privo di sovrastimolazioni sensoriali e avvolto in una dimensione incantata.
Allora vado in una piccola piazzetta nel quartiere de La Latina, un posticino piccino, nascosto e verde dal nome plaza de la Paja.
Sign of Plaza de la Paja (square) in Centro district in Madrid (Spain).

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Come forse saprai PAJA significa varie cose, tra cui sega, intesa come masturbazione maschile: ma non farti ingannare!
Questa non è la Piazza della masturbazione ma l’origine di questo curioso nome probabilmente proviene dalla tradizione cattolica instaurata nel XVI secolo, quando gli abitanti della città erano obbligati a consegnare paja, cioè graminacee, ai cappellani della Capilla del Obispo che così avrebbero potuto alimentare le loro mule.

Quel che è certo è che in questo spiazzo confluiscono diverse vie del tracciato medievale della città e che dal XIII secolo per lo meno fino al XV secolo (quando Giovanni II di Castiglia ordinò di costruire la plaza de Arrabal, nucleo originario dell’attuale plaza Mayor) qui si svolgeva il mercato.
Lo spostamento delle attività commerciali in un’altra piazza, comunque, non tolse valore sociale a plaza de la Paja, che rimase luogo di residenza privilegiato per le famiglie nobili della città e punto di riferimento per le attività religiose, vista la presenza della Capilla del Obispo.

A me piace sedermi accanto alla statua di bronzo, che raffigura un uomo impegnato nella lettura e ammirare l’edificio religioso, che fu edificato nei primi decenni del ‘500 sul sito di una primitiva cappella, per ospitare le spoglie di san Isidro l’agricoltore, patrono della città, ma che in realtà non fu mai utilizzato per questo fine.
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Il promotore dell’iniziativa fu Francisco de Vargas, la cui famiglia aveva dato lavoro al santo, tuttavia il completamento dell’opera avvenne grazie al vescovo di Plasencia, e proprio per questo l’edificio divenne popolarmente noto con il nome di Capilla del Obispo, “cappella del Vescovo”, nonostante il suo nome ufficiale fosse Capilla de Santa María y San Juan Letrán.
La cappella è uno dei pochissimi esempi di architettura gotica esistenti a Madrid, sebbene le sue linee corrispondano a una fase più tarda di questo stile e le influenze rinascimentali siano abbastanza evidenti nella facciata austera e nel magnifico portale in legno con arco a tutto sesto.
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Adiacente alla cappella vi è il Palacio de los Vargas, edificato nel 1500 sempre dalla famiglia Vargas, e di fronte il Giardino del principe di Anglona, la cui visita è una specie di tuffo alla fine del XVIII secolo.
madrid centro la latina

Il giardino costituiva l’area ricreativa in stile neoclassico dell’annesso palazzo e presenta dettagli caratteristici dei giardini ispano-arabi, sebbene nel XX secolo abbia subito un’importante trasformazione nella vegetazione e nella fonte centrale, attualmente alta e in pietra ma inizialmente bassa e di marmo.
Percorrere i sentieri di questo piccolo gioiello semisconosciuto, di appena 500 metri quadrati, e passeggiare tra alberi di banano, alloro, mandorli, corbezzoli, melograni, fichi e frondosi alianti che creano un’ombra spessa e piacevolissima, soprattutto nelle calde giornate estive, è un’esperienza che regala una tranquillità straordinaria.

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Curiosità su Madrid: l’albero più antico della città

Sebbene io stessa ne sia un po’ sorpresa ho letto sul web che Madrid vanta il quasi-primato di essere la seconda città del mondo con più alberi sulle sue strade (ignoro quale sia la prima, sebbene sia molto curiosa!).
La cifra ronda i 300.000 alberi!!! Ovviamente la proporzione di alberi/strade varia drasticamente a seconda dei quartieri, raggiungendo il suo apice nel Parque del Retiro, dove i 21.000 alberi potrebbero letteralmente stordirci se potessero raccontarci amori, confessioni e speranze vissute sotto le fronde.

Tra tanti alberelli e alberoni per me la storia più sorprendente è quella di ahuehuete, un albero esotico che ha come particolarità non perdere le foglie tutti gli anni ma solo alcuni.
madrid alberi
Questo esemplare, unico a Madrid, ha dimensioni impressionanti: 25 metri di altezza e una circonferenza di 6,40 metri! Fu importato dal Messico e piantato nella capitale spagnola nel lontanissimo 1633, sebbene un romantica leggenda narra che Hernán Cortés nel 1520 si abbracciò proprio a quest’albero per piangere amaramente la sconfitta nella conquista del Messico.
Un’altra leggenda (meno poetica) vede il suo uso come ”albero cannone”; pare che nel 1812, durante la Guerra di Indipendenza, le truppe di Napoleone si installarono nel Retiro trasformando questo parco in un accampamento militare e centro di operazioni.
Per motivi di visibilità i militari rasero al suolo moltissimi alberi, ma salvarono ahuehuete perché presentava un grande tronco e dei rami molto forti, tanto forti che furono usati come supporti per poggiare i cannoni: povero alberone!
Per fortuna la storia gli ha fatto giustizia, dandogli tutta la celebrità che merita e mettendolo anche su un francobollo nazionale:
madrid cose curiose

Adesso, come puoi vedere, l’aberone è protetto da una inferriata contro il vandalismo moderno.
madrid curiosita retiro

Ti consiglio di farti una passeggiatina sotto i suoi rami, per sentire il piacevole peso della storia e della natura su di te. Saludos!

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Tour di Madrid in bicicletta

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se tu ami la bicicletta Madrid a primo impatto non ti sembrerà certo una città facile: le macchine sfrecciano a tutta velocità (sebbene gli automobilisti rispettino solennemente semafori e strisce pedonali) e la capillare e invidiabile rete di trasporti pubblici riduce al minimo l’esigenza di spostarsi con mezzi privati. Proprio per questo, e per il clima invernale piuttosto rigido, i mezzi su due ruote non sono molto diffusi. Se guidare un motorino a Madrid si rivela un’esperienza piuttosto ardua, girare per la città sul sellino di una bicicletta è decisamente un’avventura da raccontare. Tuttavia, i ciclisti madrileni sono intrepidi, ma soprattutto tenaci, e nell’arco degli ultimi anni si sono ritagliati uno spazio importante sia nelle manifestazioni urbane che nella riorganizzazione urbanistica della città. Se condividi l’amore per la natura e un modello di vita sostenibile non ti resta quindi che affittare una bicicletta e pedalare, attraversando il centro e scegliendo percorsi particolari, che a piedi nonfaresti. madrid in bici Ma come si fa a visitare in bicicletta una città trafficata, enorme e sconosciuta (soprattutto se si è fuori allenamento o impigriti dalla digestione dei corposi piatti della tradizione spagnola)? Ho trovato su http://www.getyourguide.it/ la possibilità di prenotare un tour di tre ore, che oltre all’affitto della bici e dela casco (indispensabile) comprende anche una guida in lingua, pausa caffè e foto. Personalmente i percorsi ciclistici che conosco e adoro sono tre, in ordine crescente di impegno e sacrificio: · Il parco del Retiro. Nel polmone verde della città potrete fare una romantica e tranquilla passeggiata in bicicletta, tra viottoli di pietra, alberi e laghetti artificiali. L’unico pericolo in cui potresti incorrere sono i bambini sui pattini che, come in ogni città del mondo, non rispettano il codice della strada. bici retiro madrid · Madrid Rio. Pedalare su una specie di superstrada a quattro corsie non è di certo un’esperienza piacevole, però se la via di cui sopra è stata interrata, e al suo posto si sviluppa un parco lungo trenta chilometri, l’impresa si fa decisamente più interessante. Se poi il giardino in questione affianca il rio, cioè il “fiume”, l’esperienza diventa imperdibile! Molti dei turisti che visitano la città non entrano in contatto con il suo corso d’acqua, e persino la gente del posto spesso e volentieri lo ignora. Il fiume di cui stiamo parlando è il Manzanares, per tutti noi italiani di manzoniana memoria (chi non ricorda il verso di Il cinque Maggio «Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno…»?). madrid rio bici Madrid Rio è un tracciato tutto in pianura, e pedalando potrai incontrare qualsiasi tipo di organizzazione sportivo-ricreativa che si possa immaginare, compresa una spiaggia urbana! Fare tuffi o nuotare sarà assolutamente impossibile ma, tra una pedalata e l’altra, potrete prendere il sole e rinfrescarvi i piedi. Se riesci a non farti distrarre ta una pedalata e l’altra podrai vedere il Palazzo Reale, la Cattedrale de la Almudena e altre mille meraviglie della città, fino ad arrivare alla antica Estación del Norte, attualmente chiamata Estación de Principe Pio. La meravigliosa struttura, punta di diamante dell’architettura del ferro nella capitale, ospita adesso varie fermate della metropolitana e un grande centro commerciale, con tanto di cinema, ristoranti e negozi. Se entri a sbirciare cosa c’è dentro e a far eun po’ di shopping non dimenticare di legare la bici a un palo! · Anillo verde. Se percorrere trenta chilometri in bici ti sembra una passeggiatina ti sfido a farne sessantaquattro, percorrendo tutto l’anello verde che abbraccia la città. Tra salite e discese, parchi, foreste e campi, ti verrà il dubbio di aver sbagliato strada e di essere arrivati in qualche paesino sperduto della Comunità di Madrid. E invece no! Madrid è una metropoli, ma il verde di certo non manca. Nota dolente dell’anillo verde che mi sento in dovere di segnalare è che questo percorso tocca anche zone della città architettonicamente orribili, ma orribili davvero! Però come sai, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, esiste anche una Madrid di Merda che purtroppo non possiamo cancellare. Ecco una immagine della Madrid di Merda dalla bici: affittare bici madrid Se la bicicletta oltre ad essere un mezzo di trasporto è per te una filosofia e lo stile di vita ti invito a non perdere l’appuntamento con Bici Crítica (qui la web ufficiale). Ogni ultimo giovedì del mese alle 20 in plaza Cibeles si radunano centinaia di ciclisti, che disseminano un allegro panico tra gli automobilisti, bloccando strade e semafori. L’apogeo della Bici Crítica è la manifestazione annuale Ciclonudista, animata dallo stesso spirito giocoso e impertinente, ma con un pizzico di provocazione in più: i ciclisti, senza vestiti indosso,invadono il centro della città, secondo il motto ¡Seguimos desnudos frente al tráfico! madrid ciclonudista affittare biciclette a madrid Pedalare nudi in piena città è un’esperienza indimenticabile, degna della grande Madrid!

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Leggende a Madrid: il fantasma di Casa de America

Un luogo di Madrid che io amo molto è il Palacio de Linares: un gioiellino ottocentesco, progettato seguendo i disegni dall’architetto francese Adolf Ombrecht, le cui forme armoniose, i marmi di Carrara e le decorazioni con richiami Rococò raggiungono un proporzionato equilibrio.
casa america

Fu costruito nella metà dell’Ottocento dai marchesi di Linares, che vi abitarono per decenni, poi alla loro morte l’edificio restò per anni abbandonato, risentendo della guerra civile e vivendo un generale stato di degrado fino al 1976, anno in cui fu finalmente dichiarato monumento storico-artistico.
Nel 1992, in occasione del quinto centenario della scoperta dell’America e dell’attribuzione a Madrid del titolo di capitale europea della cultura, il palazzo è stato aperto al pubblico come centro di scambio tra la Spagna e l’America, ed è stato ribattezzato Casa de América.
Quindi sebbene lo stile e i materiali di costruzione siano europei, entrare in questo edificio è un po’ come essere catapultati all’altro capo del mondo.
casa america madrid
Tra le sue sale si alternano mostre ed esposizioni di ogni tipo, con una speciale attenzione verso l’America Latina, attraverso l’organizzazione di seminari, conferenze, tavole rotonde, esposizioni e qualsiasi altro tipo d’incontro intellettuale capace di favorire il dialogo su temi “americani”.
Aggirarsi tra le sale di questo palazzo è davvero emozionante e terrificante: una leggenda infatti vuole che a Palacio de Linares non si sia mai davvero soli, poiché ci vive un fantasma!
Pare che il figlio del marchese di Linares, José, si fosse innamorato di una ragazza di umili origini, Raimunda. Il marchese, per proibire il matrimonio, inviò il figlio in Inghilterra, ma dopo pochi mesi dalla partenza del giovane morì.
Quando José seppe della morte del padre tornò a Madrid e sposò Raimunda, ma, dopo alcuni anni di matrimonio, trovò una lettera scritta dal vecchio marchese, in cui costui dichiarava che la giovane Raimunda era sua figlia illegittima, e proprio per questo aveva impedito il matrimonio!
Disperati, gli innamorati chiesero udienza al papa Leone XIII, che per aiutarli emise la bolla papale Casti Convivere, permettendo loro di vivere insieme ma senza consumare.
Ma che fare della loro piccola bambina, nata deforme pochi anni prima dell’udienza papale? Ed ecco che la storia si tinge di toni macabri: la piccola fu uccisa e il suo fantasma adesso si aggira per il palazzo!!!!
Da questa orrorifica storia prende nome il ristorante che si trova nel giardino, Cien llaves, cioè “cento chiavi”, in riferimento a quelle che chiusero le porte del palazzo, e con esse i suoi segreti, per tanti anni.
segreti madrid
Io adoro sedermi in questo giardino e prendere qualcosa da bere, e se all’improvviso sento il pianto di un bambino cerco di non meravigliarmi… d’altronde si sa, alla Casa de América non si è mai soli!

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Guernica

Quando è agosto e le città si svuotano per chi resta la sensazione è molto strana.
Si oscilla tra il piacere di trovare parcheggio ovunque e la solitudine di essere rimasti “soli”, sebbene poi soli in una città come Madrid non si è mai.
Allora non resta che andare a far visita ai punti di riferimento che ognuno di noi ha nella città; nel mio caso uno di questi è indubbiamente il Museo Reina Sofia, che ospita (tra le altre cose) la Guernica di Picasso.
guernica picasso
Secondo piano, sala 6. Che ci vada correndo non appena varcato l’ingresso del museo o che tu scelga di visitare questa sala come ultima tappa, prima di andare via, certo è che dopo aver visto la Guernica dal vivo qualcosa cambierà nella tua concezione dell’arte, e magari anche della storia.
L’enorme tela, più di 7 metri per 3, occupa tutto lo spazio della grande sala dipinta di bianco, e sembra sfondare le pareti.
Supera le voci dei turisti, le foto scattate di nascosto, l’emozione negli occhi della gente e mantiene ancora vivo il suo messaggio che non è partitico ma sociale: no alla guerra, no alla violenza, no alla sopraffazione.
madrid guernica

L’opera, dipinta da Picasso nel 1937 dopo circa 45 bozzetti e disegni, alcuni dei quali visibili nelle sale attigue, commemora il tragico evento del bombardamento di Guernica, cittadina situata nei Paesi Baschi spagnoli.
Guernica vanta il triste primato di essere la prima città al mondo colpita da un bombardamento aereo, avvenuto la notte del 26 aprile 1937 a opera dell’aviazione militare tedesca, durante la guerra civile spagnola.
Il quadro fu dipinto per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, su incarico del governo repubblicano: difficilmente Picasso avrebbe potuto immaginare che la sua rappresentazione del bombardamento si sarebbe trasformata in poco tempo in un simbolo antibellico. Il quadro ha sempre avuto una potente carica simbolica, visto che, come ostinata opposizione alla dittatura, l’autore non permise che venisse esposto in Spagna durante il franchismo. Per questo motivo l’opera è stata ospitata a New York per diversi anni, per poi tornare in patria solo nel 1981: otto anni dopo la morte di Picasso e sei dopo quella di Francisco Franco.

Lascia il tuo smartphone ben chiuso nella borsa e mettiti di fronte al dipinto e per osservarlo con attenzione: non ci sono elementi che richiamino il luogo o il tempo dell’accaduto, non ci sono dettagli che indicano si tratti di un bombardamento a eccezione del palazzo in fiamme sulla destra.
Quest’opera è una protesta contro la violenza e la distruzione, non solo la narrazione di un tragico evento passato e dimenticato dai più.
Nella parte sinistra del quadro un toro rappresenta la brutalità e l’oscurità. Una donna scende le scale con una lampada a olio in mano: è il centro figurativo dell’opera, come a indicare l’involuzione tecnologica e sociale che ogni guerra porta con sé. A sinistra, tra la testa del toro e del cavallo, una colomba: un richiamo alla pace, ma l’animale è rinchiuso in uno spazio estremamente ridotto, in cui appena può muoversi.
Al suo fianco un cavallo agonizzante, simbolo del popolo spagnolo degenerato. Sulla sinistra della tela una madre grida al cielo, disperata, stringendo tra le braccia il suo bambino ormai senza vita.
picasso guenrica
Contrapposta a questa, l’altra figura femminile a destra, che sporge la testa da una finestra: rappresenta l’umanità, impotente davanti a tanta follia e tanto dolore, che non può fare altro che urlare.

picasso guernica

In basso c’è un cadavere, con le stigmate sulla mano sinistra come simbolo d’innocenza in contrasto con la crudeltà; nella mano destra stringe invece una spada spezzata da cui sembra nascere un pallido fiore, emblema di speranza. I corpi deformati, le linee che si tagliano e si intersecano reciprocamente, il cromatismo particolarissimo del quadro che va dal bianco al nero, toccando tutte le infinite sfumature di questi due colori, le forme contorte: ogni elemento sottolinea l’assenza di vita a Guernica. Le stesse dimensioni del dipinto, mastodontiche, accentuano il dolore.
Vedere Guernica è questo: stare in silenzio davanti all’opera e osservare, pensare.
Quante Guernica vivremo, quante Guernica si vivono ogni giorno davanti all’indifferenza collettiva? Respira profondamente e esci dalla sala: adesso sei pronto per cambiare il mondo.

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Madrid romanticona: el duende de El Retiro

Mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se desideri una relazione dolce e stabile ma la tua anima gemella è “un po’ pazza un po’ monella” (=stronza!!) puoi affidarti a una delle leggende popolari di Madrid, e farti una bella passeggiata nei giardini de El Retiro alla ricerca del suo duende.
madrid retiro
Il duende è una creatura mitologica fantastica, di forma umanoide ma della dimensione di un bambino: una sorta di gnomo.
L’etimologia del suo nome viene da “duen de casa” o “dueño de casa” per il proprio carattere dei duendes, che si “impossessano” delle case e dei luoghi. Ma torniamo alla nostra leggenda (dueño in castigliano significa proprietario)

Il parco del Retiro fu il rifugio del primo Re della dinastia dei Boboni, Felipe V.
All’inizio del XVIII secolo questo parco era un giardino privato, che apparteneva alla Corona. Pare che ogni qual volta il re passeggiasse per il giardino i fiori cambiavano di forma, di colore, di dimensione, di posizione e perfino di specie!
Per cui il re in ogni passeggiata si trovava davanti un giardino distinto, e né lui né i numerosi giardinieri seppero mai spiegare a cosa fossero dovuti questi cambi, fino a quando non si scoprì il responsabile: “el Duende del Retiro”!
tradizioni madrid

Nel 1868 il parco del Buen Retiro si rese pubblico, e pare che il Duende iniziò ad apparire agli innamorati, sempre e solo quando il loro amore fosse assoluto e sincero.
Ma negli ultimi anni le sue apparizioni sono drasticamente diminuite, e per questo si è giunti a pensare che incontrare il Duende del Retiro è segno di buona fortuna in amore.
Ovviamente questo vale solo per avvistare el Duende in carne ed ossa: la statua che dal 1985 lo raffigura nel parco non porta buona fortuna, ma ricorda solo la sua presenza!

madrid duende

Io l’ho cercato e l’ho cercato senza successo :( Se tu lo vedi mandami una mail a chechi@vivereamadrid.it!

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Libros Cercanos, per gli amanti della lettura

Quando si dice che la cultura non ha prezzo si dice una santa verità, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
Se non mi credi ti consiglio di affacciarti alla libreria Libros Cercanos (libri vicini), un luogo semplice, spontaneo e originale dove quel che regna non è la legge del mercato (domanda e offerta) ma il buon cuore e la coscienza dei lettori.
librerie madrid

Una scatola di cartone decorata con adesivi del locale e aperta nella parte superiore è il sistema di pagamento di cui dispone questa libreria, nient’altro.
Quando il lettore ha curiosato e scelto quello che vuole portarsi via si mette sul libro un timbro rosso, per ricordare la sua origine, poiché il libraio sparisce: nessuno dei 4.000 libri esposti ha prezzo, ogni compratore è libero di fare la propria offerta secondo coscienza.
Esiste anche la possibilità di farsi socio della libreria per 10 euro: con questa tessera, valida 6 mesi, l’utente può visitare la libreria 6 volte e portarsi a casa fino a 6 libri per ogni visita. Un totale di 36 libri per 10 euro: non ti sembra un affarone?
liberia a madrid

Come funziona questo strano metodo economico? risulta redditizio? La libreria Libros Cercanos funziona con donazioni, sia di privati che di associazioni, quindi si tratta di libri usati tra i quali, con un po di pazienza, è possibile trovare veri tesori: libri fuori commercio, edizioni che si credevano perse o che era impossibile trovare.
La libreria è mandata avanti da volontari senza stipendio (un gruppo di amici appassionati di letteratura che investirono 4.000 euro per iniziare questo progetto), e il ricavato della vendita dei libri e delle quote dei soci si utilizza per le spese di affitto, elettricità e raccolta dei libri donati.
Una bellissima iniziativa perche IL LETTORE HA SEMPRE RAGIONE!

 

madrid libri

Orario: da lunedì a giovedì, dalle 12 alle 15 e dalle 17 alle 20.30. Venerdi, sabato e domenica dalle 12 a 20.30.
Indirizzo: Calle de Dos Hermanas, 12 (Lavapiés). Metro: Tirso de Molina
Con chi andarci: con l’amico frikkettone per farlo sentire a proprio agio, o con l’amico fighetto per fargli vedere cose nuove

(a proposito di letture e di libri, hai letto il mio libro?? Compralo qui!)
Il mio libro ha un prezzo ed é venduto a scopo di lucro, che Libros Cercanos mi perdoni!

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