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Il Museo Reina Sofia, un luogo da brivido….

Uno dei miei luoghi preferti della grande Madrid è il Museo Reina Sofia.

Questo l’unico museo della città dove l’edificio è interessante per lo meno quanto le opere d’arte in esso esposte, nonché molto più antico di queste.

A mio avviso è una tappa obbligatoria per gli amanti dell’arte e dell’architettura e gli appassionati di “riciclaggio”.

L’ingrediente base è un meraviglioso ospedale neoclassico, posizionato in un punto strategico della città, ormai dismesso, abbandonato a se stesso. Che farne? Le possibilità sono infinite, ma la scelta vincente è solo una: trasformarlo in un museo di arte contemporanea con “soli” due elementi, uno straordinario progetto di ampliamento firmato da tre grandi architetti e una rispettabilissima collezione di opere d’arte contemporanea, tra cui alcuni veri gioielli come Guernica di Picasso.

museo reina sofia madrid

L’edificio originale è un ospedale del XVIII secolo, progettato su incarico di Carlo III dall’architetto José de Hermosilla e poi finito dal nostro connazionale Francesco Sabatini.

Nel 1788 la morte di Carlo III paralizzò i lavori, lasciando il progetto di Sabatini completo solo per un terzo. Proprio per la sua incompiutezza la parte antica dell’edificio non presenta alcuna decorazione, e il suo aspetto è severo, spoglio.

Dopo secoli di abbandono e diverse voci che parlavano di demolizione, la struttura fu dichiarata monumento storico artistico, e negli anni ‘80 vennero fatte alcune modifiche e aggiunte, come le tre torri trasparenti disegnate da José Luis Íñiguez de Onzoño e Antonio Vázquez de Castro.

Il 10 settembre 1992 il museo fu finalmente inaugurato ma, come qualsiasi vero contenuto/contenitore di arte contemporanea, non può comunque definirsi “finito”.

La galleria era in continua trasformazione: doveva infatti adattarsi al contesto socio-urbanistico e accogliere un sempre crescente numero di visitatori e di opere, per cui nel 2001 fu intrapresa la costruzione di un nuovo edificio, firmato dall’architetto Jean Nouvel e aperto nel settembre 2005.

Il progetto, oltre a dare risposta alle necessità contingenti del museo di spazio e organizzazione, si colloca nel quartiere con il chiaro intento di trasformare il contesto urbano.

La visita al Reina Sofía inizia proprio dalla sua più ampia opera d’arte: la struttura.

Per godere del prospetto migliore bisogna raggiungere il secondo ingresso del museo, situato in ronda de Atocha. Ad accogliervi, oltre a un’imponente scultura di Lichtenstein, la sfida artistica di Jean Nouvel: il più audace degli ampliamenti architettonici.

L’architetto, pur rispettando l’edificio del Sabatini, riesce a stupire con un linguaggio nuovo, fatto di forme, materiali e inaspettati accostamenti alla struttura originale.

Per accedere al museo apprezzandone a pieno la bellezza bisogna camminarvi attorno, e raggiungere gli ingressi situati nella calle de Santa Isabel. Ecco davanti agli occhi l’antica struttura ospedaliera, con le moderne torri disposte simmetricamente ai lati dell’ingresso.

Elevator Reina Sofia Museum, Madrid

Dopo essere rimasta un po’ a testa in su a godere dei 37 metri di vetro e acciaio che contengono gli ascensori, è giunto il momento di entrare nel cuore del museo. Oltre a Picasso, Dalí, Miró e altri grandi artisti contemporanei, le sale ospitano opere d’arte a volte enigmatiche, di difficile interpretazione.

La quantità di opere è davveri disarmante, per questo a volte è utile consutare rapidamente la mappa per dirigersi subito alle opere imperdibili.

Dopo ogni visita a me piace sedermi al fresco in quello che era il patio dell’antico ospedale e riposare un po`,magari riflettendo su come il tempo cambia le cose.

arte a madrid

Queste mura, impregnate di sangue e dolore, che hanno visto l’evolversi della medicina e delle preparazioni galeniche, sono adesso un luogo di piacere e gioia per lo spirito. E quandomi sento risallata e finalmente serena mi ricordo che… nel Museo Reina Sofia vive un fantasma!!!

Devi sapere, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, che tutti i pazienti hanno lasciato l’antico ospedale, che sia per guarigione o morte, meno uno, un certo Ataulfo

Pare che i vigilanti del museo abbiano denunciato strani movimenti notturni, porte che si aprono sole, ascensori in movimento, rumori misteriosi, al punto che nel 1995 fu interpellata persino una medium, che affermò l’esistenza del fantasma Ataulfo, un sacerdote morto torturato durante la guerra civile. ed ecco che la sensazione si sovraffolamento di Madrid si conferma anche nel silenzioso giardino di un museo… è proprio vero che a Madrid è impossibile stare soli!

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Cosa vedere a Madrid: el Barrio de Las Letras

Una cosa che a me manca molto dell’Italia sono le scritte sui muri, che qui a Madrid non si vedono mai.
Perché gli spagnoli non hanno quel bisogno impellente di comunicare scrivendo idee, speranze ed emozioni su qualsiasi superficie?
Quanto sarebbe più breve e interessante il tragitto dalla mia casa alla metro se ogni tanto incontrassi qualche passione/idea scritta sulle pareti!
madrid idee

Forse per ovviare a questo “vuoto poetico” a volte mi piace girovagare senza meta nel Barrio de las Letras, dove sul pavimento posso leggere poesie e speranze.
madrid cosa vedere 2
Il quartiere deve il suo nome alla fervida attività letteraria che si sviluppò in queste strade tra il XVI e il XVII secolo, quando proprio in queste vie si stabilirono alcuni dei letterati più importanti del Siglo de Oro spagnolo, come Lope de Vega, Quevedo e Góngora.
Persino il celeberrimo Cervantes visse e morì nella strada che adesso porta il suo nome, e sempre in onore dello scrittore questo quartiere è anche conosciuto come barrio de las Museas o de Parnaso, in riferimento al poema di Cervantes Viaje al Parnaso.
Questo e` probabilmente nell’unico quartiere della città dove camminare con lo sguardo basso può risultare persino più interessante che sbirciare quello che avviene sulla tua testa.
Guardando per terra, infatti, si potranno notare le iscrizioni in caratteri bronzei delle dimensioni di un palmo di mano incastonate nel pavimento. Sono citazioni delle opere di alcuni degli scrittori che vissero o passarono da qui, a rimarcare che in questo quartiere si scrissero alcune tra le pagine più importanti della letteratura spagnola.
madrid barrio de las letras
Quando il grigiore della quotidianità mi schiaccia mi basta leggere alcune delle frasi più emblematiche della letteratura spagnola per risvegliare in me desideri assopiti:
«¿No es cierto, ángel de amor, que en esta apartada orilla, más alta la luna brilla y se respira mejor?»,
disse José de Zorrilla.

Quando la gente mi chiede informazioni su Madrid cosa vedere io consiglio sempre di passeggiare per Calle de las Huertas e poi finire a plaza Santa Ana, chiamata anche plaza del Principe Alfonso.

 

madrid plaza santa ana

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Questa piazza fu edificata nel 1810, per volere di José I. Sotto un profilo architettonico e urbanistico la piazza è splendida, delimitata com’è da edifici di grande pregio, quali il Teatro Español, un’importante struttura in stile neoclassico, tutt’ora uno dei punti di riferimento culturali della città, e il Gran hotel Reina Victoria, una costruzione eclettica con dettagli modernisti, come ad esempio l’enorme pinnacolo che ricorda una torre medievale o le grandissime finestre (che in origine dovevano essere delle vetrine, visto che la costruzione nei primi anni fu destinata a un magazzino).
Attualmente la piazza è un luogo di incontro, straripante di bar e ristoranti, e si ha l’impressione che tra le statue di Calderón de la Barca e Federico García Lorca la birra abbia un altro sapore.
Uno dei locali più tipici è la Cervecería Alemana, cioè la birreria tedesca, frequentata da funzionari delle ambasciate, toreri del calibro di Dominguin e persino da Ernest Hemingway (uno che di bar se ne intendeva!).
Negli anni ‘70 divenne addirittura il locale preferito dai primi hippie che popolavano Madrid.

E come dice Joaquin Sabina
«Me siento más madrileño que el alcalde de Madrid, porque los que han nacido en Madrid no han podido soñarla. Lo bueno es llegar con la boina y la maleta de cartón, y a los cinco minutos ser de Madrid»

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Cosa vedere a Madrid: Plaza de la Paja

A volte anche a me que soy mas urbana que un semáforo (più urbana di un semaforo) improvvisamente viene voglia di passare qualche ora in un luogo tranquillo, privo di sovrastimolazioni sensoriali e avvolto in una dimensione incantata.
Allora vado in una piccola piazzetta nel quartiere de La Latina, un posticino piccino, nascosto e verde dal nome plaza de la Paja.
Sign of Plaza de la Paja (square) in Centro district in Madrid (Spain).

madrid la latina

Come forse saprai PAJA significa varie cose, tra cui sega, intesa come masturbazione maschile: ma non farti ingannare!
Questa non è la Piazza della masturbazione ma l’origine di questo curioso nome probabilmente proviene dalla tradizione cattolica instaurata nel XVI secolo, quando gli abitanti della città erano obbligati a consegnare paja, cioè graminacee, ai cappellani della Capilla del Obispo che così avrebbero potuto alimentare le loro mule.

Quel che è certo è che in questo spiazzo confluiscono diverse vie del tracciato medievale della città e che dal XIII secolo per lo meno fino al XV secolo (quando Giovanni II di Castiglia ordinò di costruire la plaza de Arrabal, nucleo originario dell’attuale plaza Mayor) qui si svolgeva il mercato.
Lo spostamento delle attività commerciali in un’altra piazza, comunque, non tolse valore sociale a plaza de la Paja, che rimase luogo di residenza privilegiato per le famiglie nobili della città e punto di riferimento per le attività religiose, vista la presenza della Capilla del Obispo.

A me piace sedermi accanto alla statua di bronzo, che raffigura un uomo impegnato nella lettura e ammirare l’edificio religioso, che fu edificato nei primi decenni del ‘500 sul sito di una primitiva cappella, per ospitare le spoglie di san Isidro l’agricoltore, patrono della città, ma che in realtà non fu mai utilizzato per questo fine.
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Il promotore dell’iniziativa fu Francisco de Vargas, la cui famiglia aveva dato lavoro al santo, tuttavia il completamento dell’opera avvenne grazie al vescovo di Plasencia, e proprio per questo l’edificio divenne popolarmente noto con il nome di Capilla del Obispo, “cappella del Vescovo”, nonostante il suo nome ufficiale fosse Capilla de Santa María y San Juan Letrán.
La cappella è uno dei pochissimi esempi di architettura gotica esistenti a Madrid, sebbene le sue linee corrispondano a una fase più tarda di questo stile e le influenze rinascimentali siano abbastanza evidenti nella facciata austera e nel magnifico portale in legno con arco a tutto sesto.
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Adiacente alla cappella vi è il Palacio de los Vargas, edificato nel 1500 sempre dalla famiglia Vargas, e di fronte il Giardino del principe di Anglona, la cui visita è una specie di tuffo alla fine del XVIII secolo.
madrid centro la latina

Il giardino costituiva l’area ricreativa in stile neoclassico dell’annesso palazzo e presenta dettagli caratteristici dei giardini ispano-arabi, sebbene nel XX secolo abbia subito un’importante trasformazione nella vegetazione e nella fonte centrale, attualmente alta e in pietra ma inizialmente bassa e di marmo.
Percorrere i sentieri di questo piccolo gioiello semisconosciuto, di appena 500 metri quadrati, e passeggiare tra alberi di banano, alloro, mandorli, corbezzoli, melograni, fichi e frondosi alianti che creano un’ombra spessa e piacevolissima, soprattutto nelle calde giornate estive, è un’esperienza che regala una tranquillità straordinaria.

Ti piace leggere queste curiosità su Madrid? allora devi scaricarti la app di vivereamadrid: la app del blog (vivereamadrid), ovviamente gratuita!

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Curiosità su Madrid: l’albero più antico della città

Sebbene io stessa ne sia un po’ sorpresa ho letto sul web che Madrid vanta il quasi-primato di essere la seconda città del mondo con più alberi sulle sue strade (ignoro quale sia la prima, sebbene sia molto curiosa!).
La cifra ronda i 300.000 alberi!!! Ovviamente la proporzione di alberi/strade varia drasticamente a seconda dei quartieri, raggiungendo il suo apice nel Parque del Retiro, dove i 21.000 alberi potrebbero letteralmente stordirci se potessero raccontarci amori, confessioni e speranze vissute sotto le fronde.

Tra tanti alberelli e alberoni per me la storia più sorprendente è quella di ahuehuete, un albero esotico che ha come particolarità non perdere le foglie tutti gli anni ma solo alcuni.
madrid alberi
Questo esemplare, unico a Madrid, ha dimensioni impressionanti: 25 metri di altezza e una circonferenza di 6,40 metri! Fu importato dal Messico e piantato nella capitale spagnola nel lontanissimo 1633, sebbene un romantica leggenda narra che Hernán Cortés nel 1520 si abbracciò proprio a quest’albero per piangere amaramente la sconfitta nella conquista del Messico.
Un’altra leggenda (meno poetica) vede il suo uso come ”albero cannone”; pare che nel 1812, durante la Guerra di Indipendenza, le truppe di Napoleone si installarono nel Retiro trasformando questo parco in un accampamento militare e centro di operazioni.
Per motivi di visibilità i militari rasero al suolo moltissimi alberi, ma salvarono ahuehuete perché presentava un grande tronco e dei rami molto forti, tanto forti che furono usati come supporti per poggiare i cannoni: povero alberone!
Per fortuna la storia gli ha fatto giustizia, dandogli tutta la celebrità che merita e mettendolo anche su un francobollo nazionale:
madrid cose curiose

Adesso, come puoi vedere, l’aberone è protetto da una inferriata contro il vandalismo moderno.
madrid curiosita retiro

Ti consiglio di farti una passeggiatina sotto i suoi rami, per sentire il piacevole peso della storia e della natura su di te. Saludos!

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Tour di Madrid in bicicletta

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se tu ami la bicicletta Madrid a primo impatto non ti sembrerà certo una città facile: le macchine sfrecciano a tutta velocità (sebbene gli automobilisti rispettino solennemente semafori e strisce pedonali) e la capillare e invidiabile rete di trasporti pubblici riduce al minimo l’esigenza di spostarsi con mezzi privati. Proprio per questo, e per il clima invernale piuttosto rigido, i mezzi su due ruote non sono molto diffusi. Se guidare un motorino a Madrid si rivela un’esperienza piuttosto ardua, girare per la città sul sellino di una bicicletta è decisamente un’avventura da raccontare. Tuttavia, i ciclisti madrileni sono intrepidi, ma soprattutto tenaci, e nell’arco degli ultimi anni si sono ritagliati uno spazio importante sia nelle manifestazioni urbane che nella riorganizzazione urbanistica della città. Se condividi l’amore per la natura e un modello di vita sostenibile non ti resta quindi che affittare una bicicletta e pedalare, attraversando il centro e scegliendo percorsi particolari, che a piedi nonfaresti. madrid in bici Ma come si fa a visitare in bicicletta una città trafficata, enorme e sconosciuta (soprattutto se si è fuori allenamento o impigriti dalla digestione dei corposi piatti della tradizione spagnola)? Ho trovato su http://www.getyourguide.it/ la possibilità di prenotare un tour di tre ore, che oltre all’affitto della bici e dela casco (indispensabile) comprende anche una guida in lingua, pausa caffè e foto. Personalmente i percorsi ciclistici che conosco e adoro sono tre, in ordine crescente di impegno e sacrificio: · Il parco del Retiro. Nel polmone verde della città potrete fare una romantica e tranquilla passeggiata in bicicletta, tra viottoli di pietra, alberi e laghetti artificiali. L’unico pericolo in cui potresti incorrere sono i bambini sui pattini che, come in ogni città del mondo, non rispettano il codice della strada. bici retiro madrid · Madrid Rio. Pedalare su una specie di superstrada a quattro corsie non è di certo un’esperienza piacevole, però se la via di cui sopra è stata interrata, e al suo posto si sviluppa un parco lungo trenta chilometri, l’impresa si fa decisamente più interessante. Se poi il giardino in questione affianca il rio, cioè il “fiume”, l’esperienza diventa imperdibile! Molti dei turisti che visitano la città non entrano in contatto con il suo corso d’acqua, e persino la gente del posto spesso e volentieri lo ignora. Il fiume di cui stiamo parlando è il Manzanares, per tutti noi italiani di manzoniana memoria (chi non ricorda il verso di Il cinque Maggio «Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno…»?). madrid rio bici Madrid Rio è un tracciato tutto in pianura, e pedalando potrai incontrare qualsiasi tipo di organizzazione sportivo-ricreativa che si possa immaginare, compresa una spiaggia urbana! Fare tuffi o nuotare sarà assolutamente impossibile ma, tra una pedalata e l’altra, potrete prendere il sole e rinfrescarvi i piedi. Se riesci a non farti distrarre ta una pedalata e l’altra podrai vedere il Palazzo Reale, la Cattedrale de la Almudena e altre mille meraviglie della città, fino ad arrivare alla antica Estación del Norte, attualmente chiamata Estación de Principe Pio. La meravigliosa struttura, punta di diamante dell’architettura del ferro nella capitale, ospita adesso varie fermate della metropolitana e un grande centro commerciale, con tanto di cinema, ristoranti e negozi. Se entri a sbirciare cosa c’è dentro e a far eun po’ di shopping non dimenticare di legare la bici a un palo! · Anillo verde. Se percorrere trenta chilometri in bici ti sembra una passeggiatina ti sfido a farne sessantaquattro, percorrendo tutto l’anello verde che abbraccia la città. Tra salite e discese, parchi, foreste e campi, ti verrà il dubbio di aver sbagliato strada e di essere arrivati in qualche paesino sperduto della Comunità di Madrid. E invece no! Madrid è una metropoli, ma il verde di certo non manca. Nota dolente dell’anillo verde che mi sento in dovere di segnalare è che questo percorso tocca anche zone della città architettonicamente orribili, ma orribili davvero! Però come sai, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, esiste anche una Madrid di Merda che purtroppo non possiamo cancellare. Ecco una immagine della Madrid di Merda dalla bici: affittare bici madrid Se la bicicletta oltre ad essere un mezzo di trasporto è per te una filosofia e lo stile di vita ti invito a non perdere l’appuntamento con Bici Crítica (qui la web ufficiale). Ogni ultimo giovedì del mese alle 20 in plaza Cibeles si radunano centinaia di ciclisti, che disseminano un allegro panico tra gli automobilisti, bloccando strade e semafori. L’apogeo della Bici Crítica è la manifestazione annuale Ciclonudista, animata dallo stesso spirito giocoso e impertinente, ma con un pizzico di provocazione in più: i ciclisti, senza vestiti indosso,invadono il centro della città, secondo il motto ¡Seguimos desnudos frente al tráfico! madrid ciclonudista affittare biciclette a madrid Pedalare nudi in piena città è un’esperienza indimenticabile, degna della grande Madrid!

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Leggende a Madrid: il fantasma di Casa de America

Un luogo di Madrid che io amo molto è il Palacio de Linares: un gioiellino ottocentesco, progettato seguendo i disegni dall’architetto francese Adolf Ombrecht, le cui forme armoniose, i marmi di Carrara e le decorazioni con richiami Rococò raggiungono un proporzionato equilibrio.
casa america

Fu costruito nella metà dell’Ottocento dai marchesi di Linares, che vi abitarono per decenni, poi alla loro morte l’edificio restò per anni abbandonato, risentendo della guerra civile e vivendo un generale stato di degrado fino al 1976, anno in cui fu finalmente dichiarato monumento storico-artistico.
Nel 1992, in occasione del quinto centenario della scoperta dell’America e dell’attribuzione a Madrid del titolo di capitale europea della cultura, il palazzo è stato aperto al pubblico come centro di scambio tra la Spagna e l’America, ed è stato ribattezzato Casa de América.
Quindi sebbene lo stile e i materiali di costruzione siano europei, entrare in questo edificio è un po’ come essere catapultati all’altro capo del mondo.
casa america madrid
Tra le sue sale si alternano mostre ed esposizioni di ogni tipo, con una speciale attenzione verso l’America Latina, attraverso l’organizzazione di seminari, conferenze, tavole rotonde, esposizioni e qualsiasi altro tipo d’incontro intellettuale capace di favorire il dialogo su temi “americani”.
Aggirarsi tra le sale di questo palazzo è davvero emozionante e terrificante: una leggenda infatti vuole che a Palacio de Linares non si sia mai davvero soli, poiché ci vive un fantasma!
Pare che il figlio del marchese di Linares, José, si fosse innamorato di una ragazza di umili origini, Raimunda. Il marchese, per proibire il matrimonio, inviò il figlio in Inghilterra, ma dopo pochi mesi dalla partenza del giovane morì.
Quando José seppe della morte del padre tornò a Madrid e sposò Raimunda, ma, dopo alcuni anni di matrimonio, trovò una lettera scritta dal vecchio marchese, in cui costui dichiarava che la giovane Raimunda era sua figlia illegittima, e proprio per questo aveva impedito il matrimonio!
Disperati, gli innamorati chiesero udienza al papa Leone XIII, che per aiutarli emise la bolla papale Casti Convivere, permettendo loro di vivere insieme ma senza consumare.
Ma che fare della loro piccola bambina, nata deforme pochi anni prima dell’udienza papale? Ed ecco che la storia si tinge di toni macabri: la piccola fu uccisa e il suo fantasma adesso si aggira per il palazzo!!!!
Da questa orrorifica storia prende nome il ristorante che si trova nel giardino, Cien llaves, cioè “cento chiavi”, in riferimento a quelle che chiusero le porte del palazzo, e con esse i suoi segreti, per tanti anni.
segreti madrid
Io adoro sedermi in questo giardino e prendere qualcosa da bere, e se all’improvviso sento il pianto di un bambino cerco di non meravigliarmi… d’altronde si sa, alla Casa de América non si è mai soli!

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Guernica

Quando è agosto e le città si svuotano per chi resta la sensazione è molto strana.
Si oscilla tra il piacere di trovare parcheggio ovunque e la solitudine di essere rimasti “soli”, sebbene poi soli in una città come Madrid non si è mai.
Allora non resta che andare a far visita ai punti di riferimento che ognuno di noi ha nella città; nel mio caso uno di questi è indubbiamente il Museo Reina Sofia, che ospita (tra le altre cose) la Guernica di Picasso.
guernica picasso
Secondo piano, sala 6. Che ci vada correndo non appena varcato l’ingresso del museo o che tu scelga di visitare questa sala come ultima tappa, prima di andare via, certo è che dopo aver visto la Guernica dal vivo qualcosa cambierà nella tua concezione dell’arte, e magari anche della storia.
L’enorme tela, più di 7 metri per 3, occupa tutto lo spazio della grande sala dipinta di bianco, e sembra sfondare le pareti.
Supera le voci dei turisti, le foto scattate di nascosto, l’emozione negli occhi della gente e mantiene ancora vivo il suo messaggio che non è partitico ma sociale: no alla guerra, no alla violenza, no alla sopraffazione.
madrid guernica

L’opera, dipinta da Picasso nel 1937 dopo circa 45 bozzetti e disegni, alcuni dei quali visibili nelle sale attigue, commemora il tragico evento del bombardamento di Guernica, cittadina situata nei Paesi Baschi spagnoli.
Guernica vanta il triste primato di essere la prima città al mondo colpita da un bombardamento aereo, avvenuto la notte del 26 aprile 1937 a opera dell’aviazione militare tedesca, durante la guerra civile spagnola.
Il quadro fu dipinto per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, su incarico del governo repubblicano: difficilmente Picasso avrebbe potuto immaginare che la sua rappresentazione del bombardamento si sarebbe trasformata in poco tempo in un simbolo antibellico. Il quadro ha sempre avuto una potente carica simbolica, visto che, come ostinata opposizione alla dittatura, l’autore non permise che venisse esposto in Spagna durante il franchismo. Per questo motivo l’opera è stata ospitata a New York per diversi anni, per poi tornare in patria solo nel 1981: otto anni dopo la morte di Picasso e sei dopo quella di Francisco Franco.

Lascia il tuo smartphone ben chiuso nella borsa e mettiti di fronte al dipinto e per osservarlo con attenzione: non ci sono elementi che richiamino il luogo o il tempo dell’accaduto, non ci sono dettagli che indicano si tratti di un bombardamento a eccezione del palazzo in fiamme sulla destra.
Quest’opera è una protesta contro la violenza e la distruzione, non solo la narrazione di un tragico evento passato e dimenticato dai più.
Nella parte sinistra del quadro un toro rappresenta la brutalità e l’oscurità. Una donna scende le scale con una lampada a olio in mano: è il centro figurativo dell’opera, come a indicare l’involuzione tecnologica e sociale che ogni guerra porta con sé. A sinistra, tra la testa del toro e del cavallo, una colomba: un richiamo alla pace, ma l’animale è rinchiuso in uno spazio estremamente ridotto, in cui appena può muoversi.
Al suo fianco un cavallo agonizzante, simbolo del popolo spagnolo degenerato. Sulla sinistra della tela una madre grida al cielo, disperata, stringendo tra le braccia il suo bambino ormai senza vita.
picasso guenrica
Contrapposta a questa, l’altra figura femminile a destra, che sporge la testa da una finestra: rappresenta l’umanità, impotente davanti a tanta follia e tanto dolore, che non può fare altro che urlare.

picasso guernica

In basso c’è un cadavere, con le stigmate sulla mano sinistra come simbolo d’innocenza in contrasto con la crudeltà; nella mano destra stringe invece una spada spezzata da cui sembra nascere un pallido fiore, emblema di speranza. I corpi deformati, le linee che si tagliano e si intersecano reciprocamente, il cromatismo particolarissimo del quadro che va dal bianco al nero, toccando tutte le infinite sfumature di questi due colori, le forme contorte: ogni elemento sottolinea l’assenza di vita a Guernica. Le stesse dimensioni del dipinto, mastodontiche, accentuano il dolore.
Vedere Guernica è questo: stare in silenzio davanti all’opera e osservare, pensare.
Quante Guernica vivremo, quante Guernica si vivono ogni giorno davanti all’indifferenza collettiva? Respira profondamente e esci dalla sala: adesso sei pronto per cambiare il mondo.

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Madrid romanticona: el duende de El Retiro

Mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se desideri una relazione dolce e stabile ma la tua anima gemella è “un po’ pazza un po’ monella” (=stronza!!) puoi affidarti a una delle leggende popolari di Madrid, e farti una bella passeggiata nei giardini de El Retiro alla ricerca del suo duende.
madrid retiro
Il duende è una creatura mitologica fantastica, di forma umanoide ma della dimensione di un bambino: una sorta di gnomo.
L’etimologia del suo nome viene da “duen de casa” o “dueño de casa” per il proprio carattere dei duendes, che si “impossessano” delle case e dei luoghi. Ma torniamo alla nostra leggenda (dueño in castigliano significa proprietario)

Il parco del Retiro fu il rifugio del primo Re della dinastia dei Boboni, Felipe V.
All’inizio del XVIII secolo questo parco era un giardino privato, che apparteneva alla Corona. Pare che ogni qual volta il re passeggiasse per il giardino i fiori cambiavano di forma, di colore, di dimensione, di posizione e perfino di specie!
Per cui il re in ogni passeggiata si trovava davanti un giardino distinto, e né lui né i numerosi giardinieri seppero mai spiegare a cosa fossero dovuti questi cambi, fino a quando non si scoprì il responsabile: “el Duende del Retiro”!
tradizioni madrid

Nel 1868 il parco del Buen Retiro si rese pubblico, e pare che il Duende iniziò ad apparire agli innamorati, sempre e solo quando il loro amore fosse assoluto e sincero.
Ma negli ultimi anni le sue apparizioni sono drasticamente diminuite, e per questo si è giunti a pensare che incontrare il Duende del Retiro è segno di buona fortuna in amore.
Ovviamente questo vale solo per avvistare el Duende in carne ed ossa: la statua che dal 1985 lo raffigura nel parco non porta buona fortuna, ma ricorda solo la sua presenza!

madrid duende

Io l’ho cercato e l’ho cercato senza successo :( Se tu lo vedi mandami una mail a chechi@vivereamadrid.it!

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Libros Cercanos, per gli amanti della lettura

Quando si dice che la cultura non ha prezzo si dice una santa verità, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
Se non mi credi ti consiglio di affacciarti alla libreria Libros Cercanos (libri vicini), un luogo semplice, spontaneo e originale dove quel che regna non è la legge del mercato (domanda e offerta) ma il buon cuore e la coscienza dei lettori.
librerie madrid

Una scatola di cartone decorata con adesivi del locale e aperta nella parte superiore è il sistema di pagamento di cui dispone questa libreria, nient’altro.
Quando il lettore ha curiosato e scelto quello che vuole portarsi via si mette sul libro un timbro rosso, per ricordare la sua origine, poiché il libraio sparisce: nessuno dei 4.000 libri esposti ha prezzo, ogni compratore è libero di fare la propria offerta secondo coscienza.
Esiste anche la possibilità di farsi socio della libreria per 10 euro: con questa tessera, valida 6 mesi, l’utente può visitare la libreria 6 volte e portarsi a casa fino a 6 libri per ogni visita. Un totale di 36 libri per 10 euro: non ti sembra un affarone?
liberia a madrid

Come funziona questo strano metodo economico? risulta redditizio? La libreria Libros Cercanos funziona con donazioni, sia di privati che di associazioni, quindi si tratta di libri usati tra i quali, con un po di pazienza, è possibile trovare veri tesori: libri fuori commercio, edizioni che si credevano perse o che era impossibile trovare.
La libreria è mandata avanti da volontari senza stipendio (un gruppo di amici appassionati di letteratura che investirono 4.000 euro per iniziare questo progetto), e il ricavato della vendita dei libri e delle quote dei soci si utilizza per le spese di affitto, elettricità e raccolta dei libri donati.
Una bellissima iniziativa perche IL LETTORE HA SEMPRE RAGIONE!

 

madrid libri

Orario: da lunedì a giovedì, dalle 12 alle 15 e dalle 17 alle 20.30. Venerdi, sabato e domenica dalle 12 a 20.30.
Indirizzo: Calle de Dos Hermanas, 12 (Lavapiés). Metro: Tirso de Molina
Con chi andarci: con l’amico frikkettone per farlo sentire a proprio agio, o con l’amico fighetto per fargli vedere cose nuove

(a proposito di letture e di libri, hai letto il mio libro?? Compralo qui!)
Il mio libro ha un prezzo ed é venduto a scopo di lucro, che Libros Cercanos mi perdoni!

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Korda, una esposizione da non perdere

Di far caldo continua a far caldo, che non si respira non si dorme e non si mangia.
Per trovare un po’ di riposo almeno nello spirito oggi sono andata sul sicuro, dirigendomi al Museo Cerralbo per vedere l’esposizione di Photoespaña su Alberto Díaz Gutiérrez, più conosciuto come Alberto Korda.
Se questo nome non ti dice molto pubblico qui sotto quella che non solo è la sua foto più famosa, ma probabilmente è l’immagine più riprodotta, stampata e usata di tutti i tempi: il ritratto del Che.
arte a madrid

Incuriosita dalla maestria di questo fotografo cubano mi sono precipitata a vedere “Korda, retrato femenino” una piccola esposizione di ritratti che Alberto ha fatto alle donne, amate o sconociute ma pur sempre muse, e che mostra uno dei lati meno noti dell’opera del maestro.
Oltre le fotografie iconiche Korda sentí una autentica passione per rappresentare la bellezza femminile, arrivando a dire che fu proprio la necessitá di captare la bellezza delle donne che lo rese fotografo.
Il linguaggio dei suoi ritratti é simbolico e atemporale, e si mantiene tale anche nelle foto dedícate alla rivoluzione.
fotografia a madrid

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Altra chicca della mostra è stata scoprire il Museo Cerralbo, un gioiellino architettonico tra classicismo e ecclettismo, con tanto di giardino e zona verde situato in uno dei quartieri di Madrid che piú amo.
museo cerralbo madrid

madrid musei

Scheda tecnica della mostra:
Museo Cerralbo
Ventura Rodríguez, 17.
28008 Madrid

Mar-sab : 9.30 – 15.00 h
Gio: 17.00 – 20.00 h
Dom, fest: 10.00 – 15.00 h
Biglietto alla sola esposizione di Korda: GRATIS
Biglietto standard al museo: 3 €
Ridotto: 1,50 €

Consiglio questa esposizione a tutti. Da vedere da soli (per abbandonarsi al solitario piacere delle immagini e riposare la mente)

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El Callejón del Infierno

Un antico proverbio madrileno diceva “Madrid, 9 meses de invierno y 3 de infierno” ad indicare che l’inverno in città dura 9 mesi, e poi direttamente passiamo alla stagione Inferno, che non é estate nè niente di simile.
40 gradi di giorno, più di 30 gradi di notte, giornate interminabili, luce accecante, asfalto bollente. Il vento è solo un dolce ricordo di luoghi lontani: la nostra bella Madrid non lascia spazio a folate, ma solo a bollori.
A ma, ovviamente, questo piace.
Questo caldo che ti fa fermare a tutti i negozietti cinesi a comprare una bottiglietta d’acqua mi sembra speciale, degno di una città strambotica come Madrid.
A dare conferma che Madrid per certi aspetti è un inferno ci pensa il Callejón del Infierno, cioè la Stradina dell’Inferno, che sicuramente avrai visto e probabilmente anche attraversato nel tuo girovagare per Plaza Mayor, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
Callejon-del-Infierno-2
La Plaza Mayor comunica con l’esterno della città con circa 10 viuzze, stradine brulicanti di vita e allegre. Tutte meno una, quella che si trova la numero 33 di Calle Mayor: un viottolo buio e cupo, ben differente dagli altri!
Vi era un tempo in cui la nomenclatura delle strade non veniva affidata alle autorità municipali ma ai cittadini, cbe ricreando storie e leggende davano i nomi alle strade.
Questo successe nel 1672 per il Callejón del Infierno, così chiamato a seguito del secondo dei tre incendi che colpirono Plaza Mayor, quando le fiamme infernali occuparono interamente questo piccolo viottolo
La storia popolare ci ricorda altri due nomi con cui si chiamó questa strada: calle del Peso Real e Calle del Arco de Triunfo. Quest’ultimo nome (tutt’ora in uso) è un po’ paradossale, considerando che non si tratta di una via elegante e pomposa, ma di una claustrofobica stradina.
Quindi si, a Madrid abbiamo anche l’inferno!

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Sotto il ponte… un museo all’aperto!

Nell’immaginario collettivo sotto i ponti non succedono cose belle, mentre sopra si. Da un ponte si ammira un paesaggio, si fa una foto ricordo o, che San Isidro non voglia, si attacca un lucchetto promettendosi amore eterno.
Sotto il ponte invece, sempre secondo il pensiero comune, si incontrano barboni, animali randagi e qualsiasi tipo di esperienza pericolosa e negativa potrebbe essere lì, in agguato. Pero a Madrid questo non vale, ovviamente!
Ne é la prova il Museo de Arte Publico che si trova proprio sotto il ponte Enrique de la Mata Gorostizaga.
mueo arte pubblico madrid Nel 1970 si edificó questo ponte, che unisce due dei piu bei quartieri di Madrid: Chamberí e Salamanca.

La sua innaugurazione ispirò l’artista Eusebio Sempere alla creazione di uno spazio moderno, dove il cittadino-pedone potesse godere di una sorta di museo all’aperto, successivamente chiamato Museo del Arte Publico. Il museo occupa uno spazio di 4200 m2, la maggior parte dei quasi si trovano sotto il ponte, interrotti da giardini.
Qui si possono ammirare 17 sculture in esposizione permanente di artista come Joan Miró, Gerardo Rueda o Marel Martí.
Tutte le opere qui esposte giocano ironicamente tra forme delicate e materiali dai pesi impossibili Tra le mie preferite vorrei citare:
La Sirena Varada di Eduardo Chillida: una bellissima sirenona di 6 tonnellate, sospesa al suola con enorme cavi di acciaio. I vari pezzi che compongono l’opera creano tra loro una situazione di movimento che quasi sfida le leggi di gravità, facendo volare una struttura in realtà pesantissima.
Il suo nome originario era Lugar de encuentros III , ma il titolo fu cambiato proprio in riferimento ai cavi di acciaio, simili a quelli che si usano in marina, che sorregono la struttura.

Sirena-Varada

Mère Ubu di Juan Miró: una sorta di donna uccello basata sull’opera omonima di Alfred Jarry.
Una specie di animale fantástico, che si somiglia molto a un tótem primitivo, protetto da una conchiglia come scudo. Una scultura dalla grande purezza e poesía, che unisce i simboli più tipici dell’arte dell’artista: i personaggi, le donne, gli uccelli

juan miro madrid

Toros ibéricos di Alberto Sánchez, un monolítico che mi trasmette pace e calore (nonostante il suo nome evochi aggressività!)
Composizioni con superfici verticali e curve, tendenza a unire il volume delle figure in un insieme, queste caratteristiche del suo peculiare e vigoroso stile espressivo.
Toros ibéricos,

E sul ponte che succede? Assolutamente niente! solo traffico impazzito a tutte le ore del giorno e della notte! L’idea centrale di questo semplice e al contempo straordinario museo è recuperare lo spazio urbano per uso comune, trasformando una anónima zona di passaggio e traffico in un luogo di riposo e arte. Meraviglioso.

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