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Picasso alla Fundación Mapfre

L’altro giorno io e Picasso siamo stati soli in una stanza, per 5 minuti buoni, a guardarci.
Autorretrato con paleta Picasso

E tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sei mai stato solo con Picasso (o con UN Picasso) in una stanza?

Hai mai provato l’ebbrezza di pensare “è tutta per me quest’ opera”?

Hai mai guardato una foto (e non un dipinto!) di Jacqueline e le hai mai detto a voce alta “Pablo ti avrà pure amata, ma sei davvero bruttina!”?
Pablo Picasso und Ehefrau Jacqueline
Ebbene io qualche giorno fa ho fatto tutto questo e molto altro ancora in un luogo che mi sta tremendamente a cuore, la Fundación Mapfre.
Quando si parla di arte a Madrid vengono sempre in mente i classici musei Prado, Thyssen, Reina Sofia. Colas, cioè code, ovunque e per qualsiasi cosa: per comprare i biglietti, per entrare, per vedere le opere più importanti. Gente gente gente.
Se anche tu come me odi le file, stare tra troppa gente e ti rode pagare 12 euro per vedere arte (perché, tra le altre cose, pensi che l’arte sia un diritto di tutti e non un privilegio per pochi) allora la Fundación Mapfre fa al caso tuo. Questo spazio culturale gratuito (perché finanziato dalle assicurazioni Mapfre) e situato nel centro di Madrid organizza sempre meravigliose esposizioni temporanee, ma per qualche strana ragione non ci va mai nessuno.

Perché se il Prado organizzasse una mostra dal nome “Picasso en el taller” ci sarebbero file di ore per entrare (pagando!) mentre questa mostra alla Fundación Mapfre è deserta?? Mah…

Picasso en el taller, cioè nello studio, riunisce 80 dipinti, 70 disegni e 26 fotografie semplicemente impressionanti.
Il percorso espositivo inizia con Autorretrato con paleta, del 1906, e termina con Hombre en el taburete, del 1969.
Tra un dipinto e l’altro 60 anni di vita e di opere nel taller, che diventa allo stesso tempo spazio di sperimentazione e luogo di riflessione sul lavoro dell’artista e sulla sua traiettoria pittorica.
Lo studio è una sorta di “paesaggio interiore” (come lui stesso lo chiamava), il luogo dove si svolge il viaggio stilistico e iconografico di Picasso.
picasso

Per me le opere piu emozionanti sono state quelle de “El pintor y la modelo” (1961-1972).
picasso a madrid

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Una figura femminile nel taller: può esserci un letto, una sedia, una porta. Questo pittore voyeur osserva nel suo spazio la modella e se stesso.
La modella è molto di piu di una modella che posa: è una donna che si offre agli occhi dell’artista, alla sua osservazione.
Una figura che dominerà il tempo, perché in realtà quello che Picasso vede e dipinge è un superamento della realtà, è la creazione stessa del suo sguardo nel suo studio d’artista, con i suoi pennelli.
Se non sei a Madrid puoi visitare virtualmente la mostra qui.
Se sei a Madrid vai subito alla Fundación Mapfre! É un ordine!

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Rigoletto a Madrid

Se un giorno ti senti un po’ così, tra il nostalgico e l’intellettuale ti consiglio di affacciarti al Teatro Reina Victoria dove fino al 30 marzo rappresentano Rigoletto.
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La trama del Rigoletto la conosciamo tutti: alla Corte dei Gonzaga, dove Rigoletto è il deforme buffone, il Duca di Monterone maledice cortigiani e servi per avere disonoratola figlia; particolarmente colpito ne è Rigoletto, che tiene nascosta la figlia Gilda, nella speranza di preservarla dalle brutture della vita.
Ma Gilda, (in realtà amante del Ducadi Mantova), viene scoperta dai cortigiani che la credono la donna di Rigoletto,e quindi rapita.
Il buffone, in una scena di alto contenuto drammatico,chiede che gli venga restituita la figlia, e ad essa giura la più tremenda vendetta.
Assolda così un assassino di professione, Sparafucile,con il compito di rapire ed uccidere il Duca di Mantova, ma Gilda scopre la trama e si sostituisce all’amato, facendosi rapire e morendo al posto suo; quando Rigoletto scopre la dolorosa verità, comprende che la maledizione di Monterone si è avverata.

Se tutta questa trama non ti é familiare indubbiamente conoscerai la canzone del Rigoletto: LA DONNA É MOBILE

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensiero.

Sempre un amabile leggiadro viso,
in pianto, in riso, è menzognero.

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.
E’ sempre misero chi a lei s’affida,
chi le confida mal cauto il core!

Pur mai non sentesi felice appieno
chi su quel seno non liba amore!

La donna è mobil qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensier,
e di pensier, e di pensier.

Personalmente non condivido nemmeno una parola di questo testo, peró riconosco il valore della canzone.
(Di quanto sia mobil e psicopatico l’uomo meglio non parlarne!)
rigoletto madrid

Cosa ha reso speciale quest’opera al Teatro Reina Victoria? Tantissime cose!
Innanzi tutto stare appollaiati sugli sgabelloni di questo teatro ascoltando cantare Verdi in italiano è stato davvero molto emozionante, e mi ha fatto sentire orgogliosa per la mia italianità.
A tale orgoglio si somma una seconda e straordinaria fierezza: nel coro del Rigoletto c’è i mio parente Javi, che oltre a essere un baritono figone sa anche ballare, come ben ha dimostrato nella rappresentazione.
teatro madrid
Inoltre la scenografia dell’opera ed i costumi sono belli, seppur minimalisti.
Nemmeno una criticona del mio calibro ha potuto trovare un difetto nella scenografia, e men che meno nella recitazione.

Dove comprare i biglietti?? Ti chiederai ansioso, mio caro amico italiano in visita a Madrid.
Puoi comprarli qui e per 20 euro vivrai un’esperienza unica: arte italiana interpretata da spagnoli nel cuore di Madrid.

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Cava Alta e Cava Baja. Las “cavas” di Madrid

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se sei un festaiolo giocherellone ci sono sicuramente due strade che ti sono o ti saranno familiari nel nostro bellissimo quartiere La Latina: la Cava Baja e la Cava Alta, calles (cioé strade) conosciute per la spropositata quantitá di bar e baretti che le popolano.
Ma qual é l’origine di questi nomi?? Ti chiederai stranito tra una birra e un vino!

Ebbene osservando los azulejos con il nome delle due strade, cioé le mattonelle, forse ti verrá in mente una spiegazione:

cava alta madrid

cava baja madrid

Proprio lungo queste vie nel XI e XII secolo venne edificata una muraglia, ampliazione di una cinta muraria piú antica costruita dagli arabi.
Il nome CAVA corresponde ai fossi difensivi che erano presenti nella parte inferiore delle mura, e che venivano usati come via di fuga in caso di pericolo o quando le porte ufficiali erano chiuse.
Secondo la legenda proprio da queste cavas scapparono gli arabi quando Alfonso VI riconquistó Madrid.

Cavar infatti significa scavare, e una “cava” é (tra le altre cose) una buca.

Ma perché BAJA, cioé bassa, e ALTA, cioé alta?? Questo si deve semplicemente alla collocazione topografica delle strade!
Con il passar del tempo le case sostituirono le mura, e las cavas furono chiuse quasi completamente.
Dico “quasi” perchè prestando molta attenzione é ancora possibile immaginare dei segni…e forse anche vederli, soprattutto dopo qualche birra!

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MÍNIMOS: una grande mostra di fotografia

Se in un giorno di pioggia non mi trovi da nessuna parte ti consiglio di passare a cercarmi alla EFTI, la Escula de Fotografía Centro de Imagen di Madrid, ovvero il luogo dove chi ama la fotografia non trova pace.

Se non mi trovi nemmeno alla EFTI vuol dire che devi affacciarti alla Galería Cero, una galleria d’arte legata alla scuola di fotografia che attualmente ospita una esposizione collettiva dal nome MÍNIMO.

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120 fotografi con 120 immagini compongono un qualcosa che sembra un’istallazione ma non lo é.
120 diversi linguaggi, 120 sussurri, 120 voci che raccontano le emozioni che solo la fotografia sa regalare.
Immagini estremamente diversificate tra loro ci ricordano che nel caos della vita dobbiamo essere capaci di fermarci un momento ad osservare, riflettere e chiederci cosa cerchiamo, cosa ci piace (e cosa no!).

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arte a madrid
madrid
arte a Madrid_

Se leggessimo la nostra quotidianità con la stessa curiosità e attenzione con cui osserviamo una esposizione fotografica saremmo persone migliori.
Chi si aspetta di trovare alla Galería Cero un’esposizione ordinata di foto, e di coglierne la coerenza se ne vada!
Qui si osserva la fotografia, e la fotografia é come la vita: ¡un puto caos!

Infatti spesso quando si vuole dare un ordine alla fotografia i risultati sono delle noiose sequenze senza emozioni, come nel caso della mostra di Carlos de Andrés “Benching: vida de banco”, ospitata nella sede centrale della EFTI.
Che succede attorno a una panchina? Carlos lo racconta con una normalitá che ti fa dubitare di essere ad una esposizione.

esposizioni foto madrid

Ma perchè gli hanno dato la sala centrale della scuola per esporre queste banalissime foto di panchine cittadine?
Non lo so, ma un’altra cosa stupenda della vita e che la fotografia esprime con più forza di qualsiasi altra arte é la relativitá del punto di vista.
E se “Benching: vida de banco” fosse una grande mostra e io non avessi capito un cavolo? Può essere. Valla a vedere e dimmi la tua!

Del resto le cose non sono le cose, tutto dipende dal tuo punto di osservazione.
Ci vediamo da EFTI!

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Cosa c’è dietro la facciata… calle Fernando el Santo 16

A volte i muri nascondono segreti, e quello che più mi piace è alzarmi sulle punte per vedere cosa c’è dietro le pareti, infilare un occhio tra le inferriate per sbirciare tra le piante, o approfittare di qualcuno che entra o esce da un edificio per intrufolarmi in un patio e vedere cosa c’è dietro la facciata.
A volte sono gli edifici stessi a uscire sulla strada e, prorompenti e eccentrici, venirmi incontro. In questo caso mi scrivo l’indirizzo, faccio le foto, e poi chiedo a google: chi ho incontrato oggi????
Tra le mie zone preferite per curiosare c’è sicuramente il quartiere in cui lavoro, el barrio de Almagro.
madrid quartieri
Al numero 16 di calle Fernando el Santo si trova una specie di nave spaziale, che sembra caduta dal cielo. Che è?
embajada britanica
Una arena del futuro? Un colosseo deforme? No! È l’ex sede dell’Ambasciata Britannica, costruita dagli architetti razionalisti W.S. Bryant e Luis Blanco-Soler nel 1966, su un suolo dove sorgeva un palazzo del Marchese di Álava.
Giá alla fine del XIX secolo l’aristocrazia spagnola si istallo in queste strade, costruendo magnifici palazzi ed edifici residenziali in ogni angolo. Poco a poco le ambasciate comprarono questi edifici e li trasformarono nelle proprie sedi ufficiali, e per questo in un’area così ristretta si trovano tante sedi diplimatiche. Questo è proprio quello che avvenne al nostro edificio: comprato dai britannici giá nei primi anni del ‘900 e poi completamente riedificato negli anni 60, seguendo un disegno magnifico.
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emb britanica 2
3900 metri quadri edificati, un gran patio centrale, piscina, bar, tre piani completamente rivestiti di moquette (oh so british!), un bunker (non si sa mai) e un meraviglioso giardino.
Dopo più di mezzo secolo la struttura venen considerata obsoleta, e coincidendo con il 520º aniversario dell’arrivo del primo ambasciatore britannico in Spagna si cambió la sede dell’ambasciata tra i piani 38 e 41 della Torre Espacio. E per cosa viene usata adesso l’arena futurista? Ebbene fu venduta nel 2009 per 50 milioni di euro a un empresario, che minaccia ancor oggi di raderla al suolo mentre di tanto in tanto la presta per eventi (come il Casa Decor 2013).madrid edifici
La veritá è che io un palazzo consí curioso non l’ho visto mai.
¡EX EMBAJADA BRITANICA TE AMO!

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Día y Noche

Gironzolando senza meta per Madrid possono succedere tante cose sorprendenti e un po’ oniriche, come vedere la testa di un bambino piantata sul suolo, con gli occhi chiusi, di dimensioni stratosferiche, tutta di metallo.

street art madrid

Ma che é?? Ti chiederai sorpreso, ma come se ciò non bastasse a pochi metri potrai incontrare un’altra testa!
Sempre dello stesso bambino, sempre gigante, ma questa volta gli occhi saranno aperti.

madrid atocha scultura

Ma che sono ‘ste testone (2.000 Kg ognuna!) che non passano di certo inosservate vicio la stazione di Atocha? No panic! Si tratta di due meravigliose sculture di Velazquez Antonio López, dal nome “Día y Noche”, cioé “Giorno e Notte”.
La capoccia è proprio la testa di un bebé, e più in concreto della nipotina dell’artista. In Día la bimba rivolge agli spettatori uno sguardo attento e sveglio, mentre in Noche i suoi occhi sono chiusi, e lei dorme placidamente.
Due teste di una stessa bimba, di una stessa dimensione ma profondamente diverse tra loro, perchè indicano il passare del tempo, il giorno e la notte, qualcosa che cambia per non ritornare.
E cosa c’è di più malinconico e effimero dell’atmosfera che si respira in una stazione? Niente! Ecco perchè lo scenario che accoglie queste due opere è assolutamente perfetto!
Allora non ti resta che cercare offerte di voli economici per venire a vedere la facciona sveglia e addormentata.

madrid arte

Se da queste foto ti sorgono dei dubbi sulla bravura di questo autore mi sento in dovere di dirti, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrdi, che il nostro caro Velazquez Antonio López é prima di tutto un pittore, e poi nel tempo libero è anche scultore. E come pittore é bravo di brutto: questo é il suo quadro maestro, “Madrid desde Torres Blancas”, l’impressionante vista urbana di Madrid venduta per ben 1,74 milioni di euro!!!

madrid desde Torres Blancas

É straordinario lui o è espressiva e sensuale la nostra grande Madrid? Ai posteri l’ardua sentenza!

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Le luci di Natale di Madrid

 Oggi è 8 di Dicembre, e come vuole la tradizione bisogna fare l’alberello di Natale o il presepe, attaccare il muschio sulla porta di casa o non fare niente, a seconda di quello che ognuno sente nel cuore e nella mente.
Io, come sempre, ho gironzolato per Madrid godendomi la cittá vestita a festa. Quante luci!! Quanti colori!! Quanti mercatini schifosetti (l’artigianato, questo grande sconosciuto a Madrid!)!! E soprattutto quanta gente, tutti schiacchiati per il centro cercando qualcosa.
Che si cerca l’8 dicembre nel centro di Madrid? sicuramente non spiritualità, forse regali, forse chocolate con churros o castagne arrostite.
madrid a natale
Ma è carina Madrid vestita a festa? Mi chiederai tu, caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. Si, Madrid sbrilluccicosa è molto carina, sebbene io la preferirei meno luci e più pulizia per le strade
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La cosa più carina che si possa fare a Natale a Madrid è entrare nell’albero di Puerta de Sol e esprimere un desiderio.
Io sono entrata, ho visto tutto giallo e rosso e ho sentito un’energia nuova, e mi sono sentita felice.
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Le mie preferite sono le enormi palle di luce che sembra vengano dalla spazio per schiantarsi sulle nostre teste
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Ti piacciono le nostre lucine di Natale? Spero di si, perchè se l’economia non migliora qualcosa mi dice che queste luci le useremo per i prossimi 20 anni!!!

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Quando PACE si dice Hammam Andaluz

Un giorno a lavoro mi successe una cosa peculiare.
Era una piacevole giornata di primavera, io mi sentivo molto felice e in gran forma.
Ricordo che andai in bagno e, vedendo la mia immagine riflessa, pensai “Yes, I can” e tutta innamorata di me medesima attraversai il corridoio. MA nel bel mezzo del pasillo (cioé del corridoio) incontrai una ragazza che è una modella, perchè nel mio lavoro a volte vengono delle modelle, e la modella mia guardò e mi disse “Chechi, che faccia stanca che hai! Non stai bene?” e lei era molto gentile e preoccupata, la modella, non lo diceva per cattiveria.
Fu quella la molla scatenante che mi avvicinò per la prima volta all’Hammam Andaluz.
Cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid, se anche tu come me sembri sempre in uno stato confusionale, se hai il look di chi è scampata a una violenza sessuale di gruppo anche appena uscita dalla parrucchiera, se anche tu hai la pelle super sensibile, le occhiaie indelebili, lo stress fino alle doppiepunte allora dobbiamo vederci all’Hammam Andaluz.
Però questo non è solo un posto per donne! Ci possono venire anche gli uomini, a patto che cerchino serenitá, pace e relax e non facciano i provoloni!
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Innanzi tutto bisogna dire che l’ubicazione di questo hammam é magica: a pochi passi da Puerta del Sol, a pochi centimetri da Plaza Mayor, mai vidi uno spa più centrale!
Poi diciamoci la veritá: qui si sta bene. Per 30 euro ti danno gli asciugamani puliti (che ti consiglio di lasciare nello spogliatoio perchè nell’hammam non servono, fa caldo, tutto si mischia e non si capisce niente), lo shampoo e il bagnoschiuma per lavarti, e poi ti danno il caldo il freddo e l’umido a seconda di quello che ti piace e soprattutto danno calma.
In questo hammam non si può ridere forte nè sgallettare, ci si deve rilassare! Prima nella piscina fredda, poi in quella bollente, poi in quella tiepida, poi nella sauna e tra un luogo e l’altro puoi bere il te gratis ed idratarti.
Qui, tra architetture arabe, potrai abbandonarti al suono dell’acqua e dimenticare l’aspirapolvere, la spesa, la riunione, il pischello, l’amante, tutto! Dovrai ricordarti solo di te stessa.

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Solo quando ti sentirai tonica e pulita potrai andare negli spogliatoi a docciarti, e guardandoti allo specchio ti sentirai meno Picasso del solito. O forse no… forse avrai ancora un occhio al posto della bocca o l’orecchio dove dovrebbe stare il naso, ma non ti importerá perchè ti sentirai felice! W l’HAMMAM ANDALUZ!

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L’OPERA, un buon motivo per viaggiare a Madrid

L’altro giorno ho fatto un’esperienza per me inedita: sono andata al Teatro Real a vedere l’OPERA, cioè più precisamente una semi-opera, in quanto nella rappresentazione alcune scene erano parlate, altre cantate.
Io, che ogni giorno cerco un nuovo motivo per vivere e viaggiare a Madrid, solo adesso, dopo anni e anni che vivo in questa straordinaria città, mi sono accorta che il Teatro Real è di per se un ottimo motivo per visitare la città: San Isidro perdonami!
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La costruzione del Teatro Real rimonta al 1830, quando il re Fernando VII volle rimodellare la Plaza de Oriente e dotare Madrid di un grande teatro dell’opera, come tutte le altri grandi capitali europee. Il teatro si trova proprio di fronte al Palacio Real, un uno degli angoli più belli e fotografati della nostra grande città, un luogo così magnifico che da solo costituisce un ottimo motivo per rendere un volo per Madrid
Tra edifici meravigliosi, giardini e fontane qui si trova anche la statua di Felipe IV a cavallo, opera del nostro connazionale Pietro Tacca e considerata la prima statua equestre del mondo che si sorregge unicamente sulle zampe posteriori del cavallo!
Il progetto del teatro passò nelle mani di vari architetti fino al 19 novembre 1850, data in cui il Real fu inaugurato con l’opera La favorita del nostro connazionale Gaetano Donizetti. L’ultimo rimodellamento fu fatto tra il 1991 e il 1997, e in questa occasione l’edificio fu dotato di sale di conferenza, zone di esposizione, un camerino collettivo per 324 persone, undici camerini individuali, una sala prove di più di 1472 metri quadrati e 3485 metri quadri di magazzini e laboratori.
Questi numeri sono una delle cose magiche del Teatro Real, che a guardarlo da fuori sembra piccolo piccolo e insignificante, e invece quando entri dentro le sale non finiscono più. Lo so bene io che durante la pausa dell’opera sono scappata tra le sale, fotografando tutto quello che mi capitava a tiro: il Teatro Real non finisce mai, e tra sale, saloni, corridoi, ristoranti, bar, bagni, lampadari, scale, porte e stanze chiuse ritrovare la strada per tornare alla propria poltrona è davvero un’impresa difficile e dura.
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Ma adesso torniamo alla mia prima volta: The Indian Queen di Henry Purcell. Sinceramente quando, una volta seduta, ho letto il libretto e mi sono resa conto che la rappresentazione durava più di 3 ore e mezza ho avuto un mancamento, ma (inutile a dirsi) alla fine queste 3 ore e mezza sono state piacevolissime.
L’opera parla di un conflitto immaginario (immaginario?) tra gli indiani d’America e gli spagnoli, e dell’amore immaginario (immaginario?) tra la regina messicana e il capo dei conquistatori spagnoli. Mai la parola “immaginario” generò tanto scetticismo in me, perché nella rappresentazione io vedevo chiaramente la storia della giovane Malinche, l’indigena che accompagno Hernán Cortés alla conquista dell’impero Azteca.
Però il libretto dell’opera diceva che la storia è immaginaria, e allora quello che penso è l’opera originale di Purcell rappresentava il conflitto tra aztechi e incas (che era immaginario), ma questa nuova versione di Peter Sellars, riadattata al conflitto azteco-spagnolo, indica proprio la storia di Malinche. La cosa più sorprendente dell’opera sono state le scenografie, e dopo le scenografie sono piacevolmente obbligata a citare Don Pedro Alvarado, impersonato da Noah Stewart, un bel maschione che subito ti fará ritornare il sorriso, mia cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid!

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Quello che posso dire ancora una volta è che tra danza, arte e architettura c’è la pace, ma non la pace della mente, ma la pace dell’anima.

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El jardin secreto (che fa bene al cuore)

Una cosa che mi dispiace parecchio di me e della mia generazione è che ogni tanto ci facciamo prendere dalla paura, e ci paralizziamo (nelle idee o nelle azioni, a seconda dell’indole di ognuno).
Poi ogni tanto esce in tv qualche sessantenne che ci studia, e che dice che non dobbiamo avere paura ma dobbiamo lottare, proprio come hanno fatto quelli della sua generazione. Solo che forse questo signore sessantenne dimentica che quelli della sua generazione che hanno lottato in piazza poi si sono sistemati tutti con un bel posto fisso, magari statale, mentre noi trentenni di adesso la lotta la facciamo ogni giorno, per cercare di mantenerci a galla.
E se non hai il lavoro lo cerchi, e se ce l’hai stai ben attento che non ti caccino con questi contratti di lavoro di Pulcinella, e tutto è precario per noi. La città precaria, la casa precaria, l’impiego precario, i sogni precari, poi dicono che nel mondo d’oggi non si crede nei valori, non ci si sposa, non si fanno figli. Ma come li cresciamo ‘sti figli??
Allora quando inizio a pensare a tutte queste cose la paura mi abbraccia, e la lotta diventa trovare qualcosa che rompa questa stretta, che spaventi la paura.
In questi momenti mi piace andare in un luogo magico: El jardin secreto, cioè Il giardino segreto, che se vogliamo possiamo chiamarlo “bar”, ma sinceramente mi sembra un po’ riduttivo.
Cioé giá un posto che é tutto azzurro fuori non può essere un bar, ma il paradiso!

lasciatemi qui

lasciatemi qui

amo questo posto

amo questo posto

Qui sentirai che il mondo è pace e amore

più pace e amore per tutti,grazie

più pace e amore per tutti,grazie

Si risveglierá la vecchiettina inglese che dorme in te, e vorrai assorbire tutti i liquidi del mondo con i biscotti-orsetti

amo avere 79 anni

amo avere 79 anni

Scoprirai che soffocare i pensieri con dosi brutali di zucchero è sano e giusto

gnammi!

gnammi!

caffé carini madrid

come innamorarsi di un dolce

Qui tutto è talmente magico, ovattato, onirico che varcata la soglia del bar sembra di entrare nella casa di zucchero di Hänsel e Gretel, ma senza la strega.
bar a madrid
Inoltre con delle enormi conchiglie che fanno da lampade e che emanano una luce soffusa e dolcissima anche il più brutto dei commensali ti sembrerá affascinante, e potrai vivere un amore passeggiare, segreto e virtuale della durata di un caffé

bar a madrid centro
Ma insomma questo bar ha qualcosa di brutto? ti chiederai tu, mia cara amica romanticona che vuoi venire a vivere a Madrid. Ebbene le cose brutte le ha, e se parlo al plurarle significa che sono BEN 2:
- la cola, cioé la fila di persone che in inverno si piazzano davanti alla porta in attesa del loro turno di dolcezza
- la cuenta, cioé il conto. Entri ne El jardin secreto per dimenticare i dolori sociali e far pace con il mondo, ed esci bestemmiando perchè hai pagato un caffé 4 euro.

Cosí é la vita, uno strano gioco di equilibri che danno dolcezza da un lato e amarezza dall’altro.
Ma almeno qui un po’ di dolcezza é garantita a tutti.

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I Macchiaioli a Madrid

Siccome oggi è un giorno di merda, proprio così, senza mezzi termini, prima di rinchiudermi in casa a piangere sono andata a vedere l’esposizione sui MACCHIAIOLI e il realismo impressionista in Italia alla Fundación Mapfre.
Vedere cose dell’arte italiana a Madrid mi fa male al cuore, però visto che peggio di così male al cuore non potevo tenere (relativamente alle cose che non riguardano la salute né la morte) mi sono fatta questa overdose di Italia figurativa.

italia a madrid

I Macchialioli sono un gruppo di giovani pittori che iniziano la ricerca di una nuova arte, e si oppongono alla pittura accademica e al romanticismo storico, ricercando la verità e il realismo nella pittura.
Sono ancorati alla realtá ma anche minimalisti: preferiscono l’abbreviazione, la massa e il rilievo rispetto alla minuziosità descrittiva romantica.

Ritratto di Diego Martelli con berretto rosso

L’immagine di un giovane che dipinge cercando dannatamente qualcosa mi ha fatto sentire un po’ meno sola al mondo. Del resto tutti noi cerchiamo delle cose, solo che in genere non ci uniamo in gruppi, non ci diamo dei nomi e cerchiamo felicità più individuali e non sperimentazioni artistiche.

Secondo me guardare opere d’arte è un buon tentativo di contrastare la tristezza e cercare di arginare la negativitá che ci circonda, e sentirci più vivi, più vicini alla felicitá.
Anche se oggi per me non è servito a un cazzo.

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I migliori COCKTAIL di Madrid

La vita è trasbordante di domande e piuttosto carente di risposte, ma ecco che alla domanda più importante del fine settimana la risposta c’è.
La domanda in questione sarebbe: DOVE SI POSSONO BERE I MIGLIORI COCKTAIL DI MADRID?
Ebbene mentre per anni ho glissato sul tema, dando risposte vaghe del tipo “non l’ho ancora scoperto, dimmelo tu” adesso io so che il miglior bar di cocktail della nostra amata Madriz è LA TABERNA CHICA, lì dove “chica” non significa ragazza ma piccola.

se un giorno sparisco venite a cercarmi qui!

Questo piccolo bar, nel cuore della latina (Costanilla de San Pedro 5), lo consiglio a:
-ever green (come me)
-amanti dell’alcol buono e economico, della musica e della gente

Se invece sei un fighetto, ti piacciono i posti puliti, la gente elegante e sei un po’ edonista io ti consiglio vivamente di non avvicinarti proprio a La taberna chica.

Ci tengo a precisarlo perché più di due anni fa raccontai del Museo de las patatas (che secondo me è un gran posto) e un caro e stimato lettore mi scrisse che aveva seguito il mio consiglio, era andato in questo Museo de las patatas però gli aveva fatto schifo. Questo episodio mi intristí molto.

Allora a La taberna chica se sei fighetto non ci andare, ma se sei come ma vacci subito, correndo, e ordina una caipiroska.
Qui la capiroska la fanno con delle fragole che sono di un grande, ma di un grande che è meglio non chiedersi da dove vengono delle fragolone cosí!

fresas y vodka, una grande coppia

Anche in questo meraviglioso e angusto angolino di movida troverai l’immancabile cartello PROIBITO CANTARE E BATTERE LE MANI

Forse in Italia hai mai visto dei cartelli così nei bar?? Per quale ragione scrivere un cartello di questo tipo??  spero vivamente di non dover star qui a dare spiegazioni su questa scritta, perchè significherebbe che in 5 anni di blog non son riuscita a dire proprio un cazzo su Madrid!!!

Ma parliamo dei difetti de La taberna chica, io ne ho trovati ben 2!
1) i cócteles costano ben 7,5 euro, una cifra del tutto considerevole sebbene si tratti di un ottimo investimento
2) come in tutti i bar di Madrid anche qui non si può uscire per strada con il bicchiere, la birra, etc.. ma siccome La taberna è di un piccolo imbarazzante non poter uscire fuori a bere è fastidioso.

Per il resto posso affermare con veemenza che si tratta di un bar cojonudo.

Ver mapa más grande
Ci vediamo lì!

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