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Legende a Madrid: il fantasma di Casa de America

Un luogo di Madrid che io amo molto è il Palacio de Linares: un gioiellino ottocentesco, progettato seguendo i disegni dall’architetto francese Adolf Ombrecht, le cui forme armoniose, i marmi di Carrara e le decorazioni con richiami Rococò raggiungono un proporzionato equilibrio.
casa america

Fu costruito nella metà dell’Ottocento dai marchesi di Linares, che vi abitarono per decenni, poi alla loro morte l’edificio restò per anni abbandonato, risentendo della guerra civile e vivendo un generale stato di degrado fino al 1976, anno in cui fu finalmente dichiarato monumento storico-artistico.
Nel 1992, in occasione del quinto centenario della scoperta dell’America e dell’attribuzione a Madrid del titolo di capitale europea della cultura, il palazzo è stato aperto al pubblico come centro di scambio tra la Spagna e l’America, ed è stato ribattezzato Casa de América.
Quindi sebbene lo stile e i materiali di costruzione siano europei, entrare in questo edificio è un po’ come essere catapultati all’altro capo del mondo.
casa america madrid
Tra le sue sale si alternano mostre ed esposizioni di ogni tipo, con una speciale attenzione verso l’America Latina, attraverso l’organizzazione di seminari, conferenze, tavole rotonde, esposizioni e qualsiasi altro tipo d’incontro intellettuale capace di favorire il dialogo su temi “americani”.
Aggirarsi tra le sale di questo palazzo è davvero emozionante e terrificante: una legenda infatti vuole che a Palacio de Linares non si sia mai davvero soli, poiché ci vive un fantasma!
Pare che il figlio del marchese di Linares, José, si fosse innamorato di una ragazza di umili origini, Raimunda. Il marchese, per proibire il matrimonio, inviò il figlio in Inghilterra, ma dopo pochi mesi dalla partenza del giovane morì.
Quando José seppe della morte del padre tornò a Madrid e sposò Raimunda, ma, dopo alcuni anni di matrimonio, trovò una lettera scritta dal vecchio marchese, in cui costui dichiarava che la giovane Raimunda era sua figlia illegittima, e proprio per questo aveva impedito il matrimonio!
Disperati, gli innamorati chiesero udienza al papa Leone XIII, che per aiutarli emise la bolla papale Casti Convivere, permettendo loro di vivere insieme ma senza consumare.
Ma che fare della loro piccola bambina, nata deforme pochi anni prima dell’udienza papale? Ed ecco che la storia si tinge di toni macabri: la piccola fu uccisa e il suo fantasma adesso si aggira per il palazzo!!!!
Da questa orrorifica storia prende nome il ristorante che si trova nel giardino, Cien llaves, cioè “cento chiavi”, in riferimento a quelle che chiusero le porte del palazzo, e con esse i suoi segreti, per tanti anni.
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Io adoro sedermi in questo giardino e prendere qualcosa da bere, e se all’improvviso sento il pianto di un bambino cerco di non meravigliarmi… d’altronde si sa, alla Casa de América non si è mai soli!

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Guernica

Quando è agosto e le città si svuotano per chi resta la sensazione è molto strana.
Si oscilla tra il piacere di trovare parcheggio ovunque e la solitudine di essere rimasti “soli”, sebbene poi soli in una città come Madrid non si è mai.
Allora non resta che andare a far visita ai punti di riferimento che ognuno di noi ha nella città; nel mio caso uno di questi è indubbiamente il Museo Reina Sofia, che ospita (tra le altre cose) la Guernica di Picasso.
guernica picasso
Secondo piano, sala 6. Che ci vada correndo non appena varcato l’ingresso del museo o che tu scelga di visitare questa sala come ultima tappa, prima di andare via, certo è che dopo aver visto la Guernica dal vivo qualcosa cambierà nella tua concezione dell’arte, e magari anche della storia.
L’enorme tela, più di 7 metri per 3, occupa tutto lo spazio della grande sala dipinta di bianco, e sembra sfondare le pareti.
Supera le voci dei turisti, le foto scattate di nascosto, l’emozione negli occhi della gente e mantiene ancora vivo il suo messaggio che non è partitico ma sociale: no alla guerra, no alla violenza, no alla sopraffazione.
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L’opera, dipinta da Picasso nel 1937 dopo circa 45 bozzetti e disegni, alcuni dei quali visibili nelle sale attigue, commemora il tragico evento del bombardamento di Guernica, cittadina situata nei Paesi Baschi spagnoli.
Guernica vanta il triste primato di essere la prima città al mondo colpita da un bombardamento aereo, avvenuto la notte del 26 aprile 1937 a opera dell’aviazione militare tedesca, durante la guerra civile spagnola.
Il quadro fu dipinto per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, su incarico del governo repubblicano: difficilmente Picasso avrebbe potuto immaginare che la sua rappresentazione del bombardamento si sarebbe trasformata in poco tempo in un simbolo antibellico. Il quadro ha sempre avuto una potente carica simbolica, visto che, come ostinata opposizione alla dittatura, l’autore non permise che venisse esposto in Spagna durante il franchismo. Per questo motivo l’opera è stata ospitata a New York per diversi anni, per poi tornare in patria solo nel 1981: otto anni dopo la morte di Picasso e sei dopo quella di Francisco Franco.

Lascia il tuo smartphone ben chiuso nella borsa e mettiti di fronte al dipinto e per osservarlo con attenzione: non ci sono elementi che richiamino il luogo o il tempo dell’accaduto, non ci sono dettagli che indicano si tratti di un bombardamento a eccezione del palazzo in fiamme sulla destra.
Quest’opera è una protesta contro la violenza e la distruzione, non solo la narrazione di un tragico evento passato e dimenticato dai più.
Nella parte sinistra del quadro un toro rappresenta la brutalità e l’oscurità. Una donna scende le scale con una lampada a olio in mano: è il centro figurativo dell’opera, come a indicare l’involuzione tecnologica e sociale che ogni guerra porta con sé. A sinistra, tra la testa del toro e del cavallo, una colomba: un richiamo alla pace, ma l’animale è rinchiuso in uno spazio estremamente ridotto, in cui appena può muoversi.
Al suo fianco un cavallo agonizzante, simbolo del popolo spagnolo degenerato. Sulla sinistra della tela una madre grida al cielo, disperata, stringendo tra le braccia il suo bambino ormai senza vita.
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Contrapposta a questa, l’altra figura femminile a destra, che sporge la testa da una finestra: rappresenta l’umanità, impotente davanti a tanta follia e tanto dolore, che non può fare altro che urlare.

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In basso c’è un cadavere, con le stigmate sulla mano sinistra come simbolo d’innocenza in contrasto con la crudeltà; nella mano destra stringe invece una spada spezzata da cui sembra nascere un pallido fiore, emblema di speranza. I corpi deformati, le linee che si tagliano e si intersecano reciprocamente, il cromatismo particolarissimo del quadro che va dal bianco al nero, toccando tutte le infinite sfumature di questi due colori, le forme contorte: ogni elemento sottolinea l’assenza di vita a Guernica. Le stesse dimensioni del dipinto, mastodontiche, accentuano il dolore.
Vedere Guernica è questo: stare in silenzio davanti all’opera e osservare, pensare.
Quante Guernica vivremo, quante Guernica si vivono ogni giorno davanti all’indifferenza collettiva? Respira profondamente e esci dalla sala: adesso sei pronto per cambiare il mondo.

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Madrid romanticona: el duende de El Retiro

Mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se desideri una relazione dolce e stabile ma la tua anima gemella è “un po’ pazza un po’ monella” (=stronza!!) puoi affidarti a una delle leggende popolari di Madrid, e farti una bella passeggiata nei giardini de El Retiro alla ricerca del suo duende.
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Il duende è una creatura mitologica fantastica, di forma umanoide ma della dimensione di un bambino: una sorta di gnomo.
L’etimologia del suo nome viene da “duen de casa” o “dueño de casa” per il proprio carattere dei duendes, che si “impossessano” delle case e dei luoghi. Ma torniamo alla nostra leggenda (dueño in castigliano significa proprietario)

Il parco del Retiro fu il rifugio del primo Re della dinastia dei Boboni, Felipe V.
All’inizio del XVIII secolo questo parco era un giardino privato, che apparteneva alla Corona. Pare che ogni qual volta il re passeggiasse per il giardino i fiori cambiavano di forma, di colore, di dimensione, di posizione e perfino di specie!
Per cui il re in ogni passeggiata si trovava davanti un giardino distinto, e né lui né i numerosi giardinieri seppero mai spiegare a cosa fossero dovuti questi cambi, fino a quando non si scoprì il responsabile: “el Duende del Retiro”!
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Nel 1868 il parco del Buen Retiro si rese pubblico, e pare che il Duende iniziò ad apparire agli innamorati, sempre e solo quando il loro amore fosse assoluto e sincero.
Ma negli ultimi anni le sue apparizioni sono drasticamente diminuite, e per questo si è giunti a pensare che incontrare il Duende del Retiro è segno di buona fortuna in amore.
Ovviamente questo vale solo per avvistare el Duende in carne ed ossa: la statua che dal 1985 lo raffigura nel parco non porta buona fortuna, ma ricorda solo la sua presenza!

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Io l’ho cercato e l’ho cercato senza successo :( Se tu lo vedi mandami una mail a chechi@vivereamadrid.it!

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Libros Cercanos, per gli amanti della lettura

Quando si dice che la cultura non ha prezzo si dice una santa verità, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
Se non mi credi ti consiglio di affacciarti alla libreria Libros Cercanos (libri vicini), un luogo semplice, spontaneo e originale dove quel che regna non è la legge del mercato (domanda e offerta) ma il buon cuore e la coscienza dei lettori.
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Una scatola di cartone decorata con adesivi del locale e aperta nella parte superiore è il sistema di pagamento di cui dispone questa libreria, nient’altro.
Quando il lettore ha curiosato e scelto quello che vuole portarsi via si mette sul libro un timbro rosso, per ricordare la sua origine, poiché il libraio sparisce: nessuno dei 4.000 libri esposti ha prezzo, ogni compratore è libero di fare la propria offerta secondo coscienza.
Esiste anche la possibilità di farsi socio della libreria per 10 euro: con questa tessera, valida 6 mesi, l’utente può visitare la libreria 6 volte e portarsi a casa fino a 6 libri per ogni visita. Un totale di 36 libri per 10 euro: non ti sembra un affarone?
liberia a madrid

Come funziona questo strano metodo economico? risulta redditizio? La libreria Libros Cercanos funziona con donazioni, sia di privati che di associazioni, quindi si tratta di libri usati tra i quali, con un po di pazienza, è possibile trovare veri tesori: libri fuori commercio, edizioni che si credevano perse o che era impossibile trovare.
La libreria è mandata avanti da volontari senza stipendio (un gruppo di amici appassionati di letteratura che investirono 4.000 euro per iniziare questo progetto), e il ricavato della vendita dei libri e delle quote dei soci si utilizza per le spese di affitto, elettricità e raccolta dei libri donati.
Una bellissima iniziativa perche IL LETTORE HA SEMPRE RAGIONE!

 

madrid libri

Orario: da lunedì a giovedì, dalle 12 alle 15 e dalle 17 alle 20.30. Venerdi, sabato e domenica dalle 12 a 20.30.
Indirizzo: Calle de Dos Hermanas, 12 (Lavapiés). Metro: Tirso de Molina
Con chi andarci: con l’amico frikkettone per farlo sentire a proprio agio, o con l’amico fighetto per fargli vedere cose nuove

(a proposito di letture e di libri, hai letto il mio libro?? Compralo qui!)
Il mio libro ha un prezzo ed é venduto a scopo di lucro, che Libros Cercanos mi perdoni!

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Korda, una esposizione da non perdere

Di far caldo continua a far caldo, che non si respira non si dorme e non si mangia.
Per trovare un po’ di riposo almeno nello spirito oggi sono andata sul sicuro, dirigendomi al Museo Cerralbo per vedere l’esposizione di Photoespaña su Alberto Díaz Gutiérrez, più conosciuto come Alberto Korda.
Se questo nome non ti dice molto pubblico qui sotto quella che non solo è la sua foto più famosa, ma probabilmente è l’immagine più riprodotta, stampata e usata di tutti i tempi: il ritratto del Che.
arte a madrid

Incuriosita dalla maestria di questo fotografo cubano mi sono precipitata a vedere “Korda, retrato femenino” una piccola esposizione di ritratti che Alberto ha fatto alle donne, amate o sconociute ma pur sempre muse, e che mostra uno dei lati meno noti dell’opera del maestro.
Oltre le fotografie iconiche Korda sentí una autentica passione per rappresentare la bellezza femminile, arrivando a dire che fu proprio la necessitá di captare la bellezza delle donne che lo rese fotografo.
Il linguaggio dei suoi ritratti é simbolico e atemporale, e si mantiene tale anche nelle foto dedícate alla rivoluzione.
fotografia a madrid

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Altra chicca della mostra è stata scoprire il Museo Cerralbo, un gioiellino architettonico tra classicismo e ecclettismo, con tanto di giardino e zona verde situato in uno dei quartieri di Madrid che piú amo.
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Scheda tecnica della mostra:
Museo Cerralbo
Ventura Rodríguez, 17.
28008 Madrid

Mar-sab : 9.30 – 15.00 h
Gio: 17.00 – 20.00 h
Dom, fest: 10.00 – 15.00 h
Biglietto alla sola esposizione di Korda: GRATIS
Biglietto standard al museo: 3 €
Ridotto: 1,50 €

Consiglio questa esposizione a tutti. Da vedere da soli (per abbandonarsi al solitario piacere delle immagini e riposare la mente)

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El Callejón del Infierno

Un antico proverbio madrileno diceva “Madrid, 9 meses de invierno y 3 de infierno” ad indicare che l’inverno in città dura 9 mesi, e poi direttamente passiamo alla stagione Inferno, che non é estate nè niente di simile.
40 gradi di giorno, più di 30 gradi di notte, giornate interminabili, luce accecante, asfalto bollente. Il vento è solo un dolce ricordo di luoghi lontani: la nostra bella Madrid non lascia spazio a folate, ma solo a bollori.
A ma, ovviamente, questo piace.
Questo caldo che ti fa fermare a tutti i negozietti cinesi a comprare una bottiglietta d’acqua mi sembra speciale, degno di una città strambotica come Madrid.
A dare conferma che Madrid per certi aspetti è un inferno ci pensa il Callejón del Infierno, cioè la Stradina dell’Inferno, che sicuramente avrai visto e probabilmente anche attraversato nel tuo girovagare per Plaza Mayor, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
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La Plaza Mayor comunica con l’esterno della città con circa 10 viuzze, stradine brulicanti di vita e allegre. Tutte meno una, quella che si trova la numero 33 di Calle Mayor: un viottolo buio e cupo, ben differente dagli altri!
Vi era un tempo in cui la nomenclatura delle strade non veniva affidata alle autorità municipali ma ai cittadini, cbe ricreando storie e leggende davano i nomi alle strade.
Questo successe nel 1672 per il Callejón del Infierno, così chiamato a seguito del secondo dei tre incendi che colpirono Plaza Mayor, quando le fiamme infernali occuparono interamente questo piccolo viottolo
La storia popolare ci ricorda altri due nomi con cui si chiamó questa strada: calle del Peso Real e Calle del Arco de Triunfo. Quest’ultimo nome (tutt’ora in uso) è un po’ paradossale, considerando che non si tratta di una via elegante e pomposa, ma di una claustrofobica stradina.
Quindi si, a Madrid abbiamo anche l’inferno!

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Sotto il ponte… un museo all’aperto!

Nell’immaginario collettivo sotto i ponti non succedono cose belle, mentre sopra si. Da un ponte si ammira un paesaggio, si fa una foto ricordo o, che San Isidro non voglia, si attacca un lucchetto promettendosi amore eterno.
Sotto il ponte invece, sempre secondo il pensiero comune, si incontrano barboni, animali randagi e qualsiasi tipo di esperienza pericolosa e negativa potrebbe essere lì, in agguato. Pero a Madrid questo non vale, ovviamente!
Ne é la prova il Museo de Arte Publico che si trova proprio sotto il ponte Enrique de la Mata Gorostizaga.
mueo arte pubblico madrid Nel 1970 si edificó questo ponte, che unisce due dei piu bei quartieri di Madrid: Chamberí e Salamanca.

La sua innaugurazione ispirò l’artista Eusebio Sempere alla creazione di uno spazio moderno, dove il cittadino-pedone potesse godere di una sorta di museo all’aperto, successivamente chiamato Museo del Arte Publico. Il museo occupa uno spazio di 4200 m2, la maggior parte dei quasi si trovano sotto il ponte, interrotti da giardini.
Qui si possono ammirare 17 sculture in esposizione permanente di artista come Joan Miró, Gerardo Rueda o Marel Martí.
Tutte le opere qui esposte giocano ironicamente tra forme delicate e materiali dai pesi impossibili Tra le mie preferite vorrei citare:
La Sirena Varada di Eduardo Chillida: una bellissima sirenona di 6 tonnellate, sospesa al suola con enorme cavi di acciaio. I vari pezzi che compongono l’opera creano tra loro una situazione di movimento che quasi sfida le leggi di gravità, facendo volare una struttura in realtà pesantissima.
Il suo nome originario era Lugar de encuentros III , ma il titolo fu cambiato proprio in riferimento ai cavi di acciaio, simili a quelli che si usano in marina, che sorregono la struttura.

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Mère Ubu di Juan Miró: una sorta di donna uccello basata sull’opera omonima di Alfred Jarry.
Una specie di animale fantástico, che si somiglia molto a un tótem primitivo, protetto da una conchiglia come scudo. Una scultura dalla grande purezza e poesía, che unisce i simboli più tipici dell’arte dell’artista: i personaggi, le donne, gli uccelli

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Toros ibéricos di Alberto Sánchez, un monolítico che mi trasmette pace e calore (nonostante il suo nome evochi aggressività!)
Composizioni con superfici verticali e curve, tendenza a unire il volume delle figure in un insieme, queste caratteristiche del suo peculiare e vigoroso stile espressivo.
Toros ibéricos,

E sul ponte che succede? Assolutamente niente! solo traffico impazzito a tutte le ore del giorno e della notte! L’idea centrale di questo semplice e al contempo straordinario museo è recuperare lo spazio urbano per uso comune, trasformando una anónima zona di passaggio e traffico in un luogo di riposo e arte. Meraviglioso.

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La Almudena (da vedere al tramonto)

Mi scopro molto spesso a interrogarmi sulla bellezza di Madrid, soprattutto dopo aver passato qualche giorno in Italia. Sarà perche per me Madrid è il tutto, e la mai visione non si limita a Plaza Mayor e alle strade del centro ma abbraccia anche la tremenda periferia che, ahimè, è comunque parte dell’urbe.
Sarà perché la madrepatria è sempre la madrepatria, e mi scopro a elogiare città discutibili (come Milano) solo perché sono eleganti e antiche… e insomma cerco l’antico in Madrid, impresa impossibile perché si tratta di una città moderna.
E allora passo al piano B: accettare il moderno e cercare di capire se mi piace o no, profondamente.
Un luogo che esprime perfettamente questo dubbio è la Catedral de la Almudena, a due passi da casa mia.
catedral almudean madrid-100 Ci passo sempre, e quando non voglio passarci comunque vedo la sua cupola che mi saluta. catedral almudena La sua prima pietra fu collocata nel 1883 sebbene fu completata solo un secolo dopo, nel 1993. Il progetto iniziale di Marqués de Cubas prevedeva una cattedrale in stile neogotico, progetto che poi fu cambiato verso un orientamente neoclassico per creare una omogeneità con il suo illustre vicino, il Palazzo Reale. Il nome si deve all’immagine della Vergine (che successivamente si chiamò Santa Maria la Real de la Almudena) che secondo la legenda fu portata in Spagna dall’Apostolo Santiago, quando questi venne a predicare il Vangelo. E, sempre secondo la legenda, l’immagine fu dipinta da San Luca in persona. Secondo la tradizione durante l’invasione saracena (711-714) i cristiani della città per evitare la profanazione dell’immagine la nascosero tra le mura di cinta. Nel 1083 durante una processione alcune pietre della muraglia caddero, lasciando intravedere l’immagine della vergine, e quindi si decise di edificare una chiesa in suo nome. almudena catedral Sotto un profilo architettonica la sua bellezza è discutibile, ma se si osserva al tramonto, contro il cielo blu elettrico, sarà difficile non restarne affascinati almudena catedral 1

(se non hai ancora scaricato la mia App fallo qui, la Almudena ti benedirà!)

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Plaza Colón, un posto eterogeneo a Madrid

Un posto di Madrid che mi sta molto a cuore è Plaza Colón, lì dove per Colón non ci si riferisce all’apparato digerente ma al nostro caro e italico Cristoforo Colombo, del quale tutti vogliono appropriarsi la nazionalità, spagnoli inclusi.
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Questa curiosa e trafficatissima piazza ne ha per tutti i gusti: grattacieli moderni tanto orridi quanto alti, la colonna su cui si erge Cristoforo, la bellissima “Mujer con espejo” di Botero, varie rotonde, fontane, semafori a gogò e poi un edificio che io amo molto…
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Si tratta dell’Edificio Crédit Agricole, una struttura di piccole dimensioni ma grande carattere progettata nel 1879, che apporta una certa eleganza alla zona e marca l’inizio del Paseo de la Castellana, stradona che si estende per ben 6,3 Km e più si ci avvicina alla sua fine più cresce la sua bruttezza.
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Questo bellissimo edificio dalle linee classiche e facciata lineare di color bianco originariamente era la sede della compagnia di assicurazioni Omnia, mentre attualmente è occupato dal gruppo bancario Crédit Agricole.
Peccato che questo palazzotto passi quasi inosservato a causa delle due mastodontiche e mostruose Torres de Colòn, due grattacieli gemelli costruiti nel 1976 che vantano ben 116 metri di altezza e 23 piani. A dar peso alle mie parole ci pensa la web virtualtourist che il 14 novembre 2008 pubblicò una lista con i 10 edifici e monumenti più brutti del mondo, e las torres de Colòn guadagnarono il 6 posto. Meritattisimo.
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Personalmente la sola cosa che salvo e apprezzo di queste torri è il loro cappellino verde, che dona allegria all’ecomostro
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Ma devo avvertirti mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid: la bruttezza non conosce limite, nemmeno a Madrid!
A dimostrarlo ci pensa il Centro Colon, che fa l’occhiolino alle torri bruttacchione.
Centro Colón: un palazzone di cemento senza senso, senza grazia e senza speranze.
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Meno male che sará sufficiente lasciarsi alle spalle il Centro Colon per scoprire una bella gioia della piazza: il Centro Cultural de la Villa de Madrid Fernán Gómez, un bellissimo spazio culturale quasi interrato, ma che non sfugge all’occhio del viaggiatore attento e curioso
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In questa orgia di edifici, stili e gusti penso sia praticamente impossibile non trovare qualcosa che ti faccia innamorare e qualcosa che ti faccia inorridire, così come succede a me.
Plaza Colón, un bel minestrone di emozioni, como la vida misma

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Enigmi a Madrid..

Passeggiando per La Latina, e più esattamente nella Plaza de la Puerta Cerrada, sicuramente ti sarai imbattuto in un enigmatico murales di dimensioni notevoli: un’intera facciata di un edificio dipinta di lilla, dove campeggia la frase “Fui sobre agua edificada, mis muros de fuego son” (fui edificata sull’acqua, i miei muri sono di fuoco).
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Che significherà mai questa frase? Si riferisce alla casa che decora, è un semplice indovinello, o cosa?
La soluzione al rompicapo è, come spesso avviene, molto più semplice di quanto si immagini: si riferisce alla città di Madrid.
Il murales,disegnato nel 1989 da Alberto Corazón ci rivela alcune curiose informazioni sulla nostra amata città adottiva.
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Fui sobre agua edificada” si riferisce a quando Mayrit, nome dell’antico insediamento musulmano che diede origine al’attuale Madrid, si stabilì sulla sua ubicazione attuale perchè era un terreno con molte acque sotterranee, e più in concreto per innalzarsi su un corso d’acqua che attraversava l’attuale Calle de Segovia (a pochi metri dal murales di cui parlo). La seconda frase “mis muros de fuego son” si riferisce alla struttura originaria di Mayrit che, essendo una fortezza, era abbracciata da muri di difesa.
Tali muri pare fossero costruiti di selce e quando di notte si lanciavano frecce con punte di metallo contro le pareti saltavano scintille.
Curiosità nella curiosità:questa Piazza inizialmente si chiamava Puerta de la Culebra (porta del serpente) , per un rilievo che si trovava scolpito su di essa. Ma vendendo gli assalti e i delitti che popolavano la zona si decise di chiudere la porta, e così chiamarla Plaza de la Puerta Cerrada (porta chiusa)

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50 sfumature di rosso

Fa caldo, e siccome le mezze stagioni non esistono più é improvvisamente esplosa l’estate.
Il sole tramonta alle 21.00, la luce è accecante, il sole riflesso sul ladrillo (mattoni) arancionato caratteristico della mia Madrid crea 50 sfumature di rosso che sono ben piú sadomaso del celebre libro e conseguenziale film.

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Rosso passione per Madrid, rosso di caldo, di tormento, di afa, di speranze, di ricerche, di attese, di energie.
I tramonti purpurei di Madrid ve li sognate in qualsiasi altra cittá.

Madrid, cittá dal bel cuore circondata da un ammasso di mattonelle selvagge, al tramonto mi intristisci.
Mi sembri un agglomerato di cemento secco e risecco. Penso di te le peggio cattiverie perchè ti mancano le sfumature dei colori freddi, sei solo un ammasso di rossi arancioni e marroni.
Per ritrovarti devo andare sul lungo fiume: li qualche tonalita fredda stempera la tua rabbia rossa, e anche nel tramoto ritrovo la tua anima, selvaggia Madrid.
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Però il cuore non è puro, e ripenso alla rubrica Madrid di Merda di questo blog, aperta e non sviluppata a dovere. Ecco, Madrid di merda c’è e io la conosco. L’ho vista in una Piazza: plaza del Amanecer en Mendez Alvaro (piazza dell’alba a Mendez Alvaro)
Se vuoi vedere una cosa brutta vacci, secondo me ne vale la pena. (per la cronaca: Mendez Alvaro é una stazione di metro, autobus e treni locali, e tutto intorno si sviluppa una delle zone più tristi e disumane della città).Odio questo posto.

Come quando ami una persona: devi conoscere tutto della sua anima, anche i lati oscuri. E cosi quella piazza, plaza del Amanecer en Mendez Alvaro, è un posto di merda, emblema di una Madrid senza carattere, con poca storia, senza alcun riferimento e gusto estetico.

Meno male che poi Madrid é anche altro, meno male che non tutto è mattone.

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Museo Sorolla, per ritrovare la bellezza

Quando torno a Madrid a me mancano alcune cose dell’Italia, oltre la familia gli amici e il cibo.

Mi manca il marmo, mi manca una certa architettura, mi manca un dato tipo di eleganza e dettaglio che a Madrid non esiste, e non perché sia peggio o meglio dell’Italia ma perché è un altro paese, che ha un’idea diversa di eleganza e bellezza.

Allora quando io torno in questo paese diverso, la Spagna, e più concretamente nella sua capitale, Madrid, le prime ore mi scogliono pensando ai marmi, al romanico, al gotico, ai cibori di alabastro etc e mi sembra che non ci sia alcuna speranza per me tra il ladrillo loco, cioè le mattonelle pazze che rendono i tramonti su questa città di un rosso unico al mondo. E allora in queste prime ora di scoglionamento vado in cerca della bellezza, che oggi ho trovato nel Museo Sorolla.

Me meschina che in 6 anni a Madrid non avevo mai messo piede in questo straordinario museo!!!
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Juaquin Sorolla è un prolifico artista della metà dell’ottocento, ritrattista, paesaggista, pittore realista con una forte impronta sociale e di denuncia, ma anche pittore della luce.
In quella che fu la sua casa madrilena sorge adesso il Museo Sorolla, dove per soli 3 euro si può godere di uno dei massimi esponenti dell’impressionismo mediterraneo
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news_story_detail-CAT. 62. Jardín de la Casa Sorolla. 1919

Quanta forza c’è in questi buoi che attraversano la spiaggia?
Su di essi la vela si trasforma in un puro esercizio cromatico e luminoso, su cui Sorolla riesce a plasmare le condizioni atmosferiche

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Ma forse l’opera più interessante per me resta il suo autoritratto, uno sguardo penetrante e misterioso mentre da le spalle alle sue stesse creazioni. Quanto sei figo Juaquín!!
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Per non parlare della bellissima parete decorata con acquasantiere: sono anni che dico a PischiOne che vorrei una parete cosi e lui si oppone. Solo Sorolla mi capisce!
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Poi mi sono fatta una passeggiata fino al centro, e con orrore ho scoperto che in una delle strade del mio cuore, calle Zurbano, c’è la residenza delle Hermanitas de los Pobres, cioè delle Sorelline dei Poveri.

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Come diremmo a Bari, dove siamo un po’ fissati con il sesso orale: MOCC ALLE SORELLINE DEI POVERI!!!
Hermanitas de los Pobres, perchè non andate a vivere in una zona che rispecchi il vostro nome ed i vostri ideali e fate vivere in calle Zurbano qualcuno di classe media-media che mai potrà permettersi manco un posto macchina lì, tipo me???? perchè??

Con questo enigma e con il cuore nuovamente ricolmo d’amore per Madrid chiudo il mio primo giorno del 2015 in questa straordinaria cittá.
Quanto ti amo, mia grande Madrid!

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