Category: Concorso letterario

Tu

Tu

di M. Berrettini

Rubia, spalmata sulla sabbia, lambita dal mare purpureo di sdraio notturne, gelati, piccole bugie, otarde immaginarie, scarpe di corda. Le note dei Mecano ci guidano in camera.
Il cuore esplode nel ricordo; come quella notte, come le grida soffocate da una mano umida, come le risa che, la mattina a colazione, trasparirono dagli occhi dei due della stanza accanto.
Dove sono la sacca col denaro, i biglietti d’aereo, i mille pantaloni, i miei baffi, le soffitte colme di vinile e strati di lenzuola?

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Leche condensado

Leche condensado

di chantal79m@libero.it

Fisso la tazzina di caffè come se dovesse rispondere alla mia domanda. Ci sono due cose da tenere presente. Uno: io odio il caffè, lo bevo per abitudine. Due: nella vaschetta che la cameriera ha appoggiato accanto alla tazzina ci sono tre tipi di zucchero ma c’è un inesorabile vuoto. Ritornare in Spagna o rimanere inItalia? Sono tornato a casa perché credevo fosse la cosa giusta da fare. Non lo è. Il caffè fa troppo schifo senza leche condensado. Domani prenoto il traghetto.

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Città di santi e diseredati.

Città di santi e diseredati.

di Sebastiano

Chinos attorno alla Gran Via, putas in calle de la Montera. L’odore di Cuoio delle tiendas del Rastro arriva direttamente alle pelicuerias dei Negros di Tetuàn. Gitani tentano invano di sottrarsi agli obbiettivi dei turisti forse per paura che quel marchingegno possa rubare loro l’Anima. Lavapies, Embajadores e Tirso de Molina, regno di Junkies che rincorrono la propria memoria, Mendigos che imprecano contro il destino in una dormiveglia eterna ti accolgono a Madrid.

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di Dario Palumbo

Il cielo è laccato di azzurro. Rumori casalinghi e profumi di spezie, come immagini di un mondo lontano, mi investono per le strade del Raval. La Rambla è viva, come sempre. Statue umane mi scrutano immobili e speranzose. Tutto è perfetto sul Paseo de Gracia. La Pedrera è di panna e meringa, prodigiosa e mistica. Guglie altissime svettano verso il cielo dalla Sagrada Familia e lo stile si mescola col divino. Cammino e sospiro, sospinto dal ricordo di luoghi perduti: Barcelona te quiero.

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Una vita o poco più

Una vita o poco più

di france.sim@inwind.it

Aveva bisogno di respirare, di ossigeno, di muoversi. Camminava, ma poco dopo si diceva che avrebbe fatto meglio a rimanere nella povera stanza dove trascorreva gran parte delle sue giornate. Quello era un popolo senza decenza, lui era stato senza decenza, così come la sua lingua era fatta di suoni volgari e di allettamenti che parevano generosi. Odiava la città e chiunque ci vivesse, odiava la tracotanza che debordava dalle vie madrilene e dagli occhi dei suoi abitanti.

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Futuro

Futuro

di Lily Bets

La Spagna ti conquista con la sua gioia di vivere: la respiri per le strade e nei negozi come musica dal ritmo allegro e deciso, nei banchi dei mercati ammirando la frutta e le spezie sistemate come gioielli in vetrina e nelle opere edili ora rispettose del passato, ora del futuro. La Spagna ti regala un cielo nitido, un sole splendente e l’accoglienza di gente amichevole. Ma, soprattutto, l’immagine di una Nazione fiera, che crede in se stessa e vuole investire sul suo futuro.

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InSpagna

InSpagna

di Sciuscia

Inspagna io ci ho vissuto più tempo che in ogni altro paese e sempre in vacanza mai trasferito proprio infatti ci sono stato sei volte una volta in autobus una volta in macchina una volta in multipla una volta in treno una volta in aereo e una volta in aereo macchina treno e autobus insieme senza multipla però

E poi volevo dire che inspagna ti portano il vino rosso gelato a meno seimila gradi kelvin così lo puoi bere col pesce il pesce che inspagna lo cucinano fino a che non chiede pietà

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La città dorata

La città dorata

di Michela Della Croce

Dicono che da lontano si veda la cattedrale, guardi verso l’orizzonte e lei ti appare all’improvviso. Allora si è arrivati. Una cattedrale sulla tavola della Meseta, decorata da querce regolari come fossero quadri di un’enorme tovaglia. Il freddo ti taglia il viso, ma la città dorata è generosa e ti regala cicogne con nidi imponenti sui tetti dell’università. La rana, conchiglie e cicogne sono le guardiane della città dove il vecchio Pepe decise di imparare a far volare la muleta.

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Fuori concorso ma bello uguale

Fuori concorso ma bello uguale

inviato da Isidoro Leotta

L’estratto del brano riporta il ringraziamento che EdA fa ai “caballeros di buona memoria” che incontra durante il suo viaggio nella patria del Cervantes.

Poichè ringraziava i caballeros anche in nostro nome, che dopo più di un secolo viaggiamo per la Spagna, mi sembrava carino riportarlo nel tuo concorso.

Approfitto, anche, per raccomandarlo a tutti i lettori del tuo blog: agli italiani che vivono in Spagna verrà nostalgia dell’Italia; agli italiani che vivono altrove verrà voglia di visitare la Spagna; infine, gli spagnoli riscopriranno la loro amata terra attraverso gli occhi di un grande narratore straniero.

Riporto il brano:

O caballeros di buona memoria, avventori di tutti i caffè, commensali di tutte le tavole rotonde, vicini di scranna in tutti i teatri, compagni di viaggio in tutte le strade ferrate della Spagna; voi che tante volte, mossi da gentile pietà per uno straniero sconosciuto, che scorreva con occhio malinconico l’Indicatore delle Ferrovie o la Correspondencia española, pensando alla famiglia, agli amici, alla patria lontana, gli avete offerto, con amabile spontaneità, il cigarrito, e dato appiglio a una conversazione, che gli ruppe il corso dei mesti pensieri e lo lasciò rasserenato ed allegro; io vi ringrazio, o caballeros di buona memoria; chiunque foste, vi ringrazio dal più profondo dell’anima, in nome di tutti gl’Italiani che viaggiarono e di tutti quelli che viaggeranno nel vostro caro paese; e giuro sull’eterno volume di Michele Cervantes, che ogni qualvolta vi sentirò accusare di animo feroce e di selvaggi costumi dai vostri civilissimi fratelli europei, sorgerò a difendervi coll’impeto d’un andaluso e colla tenacia d’un catalano, sin che mi resti tanta voce da gridare: Viva l’ospitalità!

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Relámpago

Relámpago

di eva84@cheapnet.it

Eccoli, davanti a un ronmiel, di spalle alla via. I passi lungo calle Atocha li avevano portati fin lì, alla domanda che risuonava in tutte le parole di quella sera: “E ora?”. “Lo que usted diga”, insinuò lui. Si voltarono all’unisono in tempo per vedere un lampo squarciare il buio. E lei seppe quel che già dall’inizio aveva deciso e che non avrebbe evitato l’addio. Si alzarono in silenzio. Lei fermò un taxi. Solo la pioggia, la notte e loro due. “Calle de Jaén por favor”. Lui sorrise.

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Fuori concorso: Nebbie nei ricordi

Fuori concorso: Nebbie nei ricordi

di Valeria Toniello

Non è così tardi ma è già buio da queste parti, sto tornando verso casa guidando lentamente tra la nebbia spessa della provincia, i lampioni sono piccoli occhi gialli socchiusi ai quali mi affido per non perdermi tra le strade che mi sembrano tutte uguali. Seguo la lingua d’asfalto ma mi perdo tra i pensieri, e mi sorprendo a immaginare a come sarebbe se arrivassi sì a casa, ma non a questa italiana, ma alla mia prima casa spagnola, dai muri spessi e col portone di legno scuro, nel cuore di Siviglia. Risalgo mentalmente le scale sbilenche, sfiorando leggermente con le dita gli azulejos colorati delle pareti fino ad uscire nella terrazza bianca mangiata dal sole, dalla quale mi sporgevo per sentire il chiacchiericcio notturno dell’Alameda, imbevuto di chitarre e tintinnii di birre chiare, leggere come la vita che mi scorreva accanto.

D’improvviso un’auto mi sfreccia vicino e mi supera, ritorno a concentrarmi sulla strada, ma la nebbia inghiotte silenziosamente tutto. L’auto scompare, tornano i ricordi, ma ne interrompo il flusso e penso a cosa sono adesso che non sono più altrove, mi sento come un uccello emigrato in un altro luogo, in attesa della bella stagione, come le cicogne che dormivano quiete sui tetti di Frómista, di fronte al mio appartamento solitario sul Cammino di Santiago, che un giorno c’erano e il giorno dopo semplicemente no, andate via, seguendo la loro natura. Ripenso a quei campi di grano, ai paesaggi dai cromatismi assoluti e dalle linee nette, come li disegnano i bambini, una riga blu per il cielo, una gialla per i campi, e i fiori troppo grandi per sembrare veri. Rivedo le due strade che spezzavano il paese, strade che ho preso in tutte le direzioni, a sud per vedere la magia di Madrid di notte, a est per immergermi nel grigio londinese ma sereno di Bilbao, verso nord per cercare il mare, passando tra boschi infiniti fino ad arrivare alle sabbie leggere della spiaggia di Santander, la Cadiz del nord pensavo, ma la realtà supera sempre la più nutrita immaginazione, regalando sempre cose nuove. Rivedo il sole al tramonto che saluta da dietro le rocce verdi a picco sul mare, dove sono scesa fino a toccare l’acqua, a lanciarle sassi per vedere quanti salti fanno, finché il sole vi si scioglieva dentro e non riuscivo a distogliere lo sguardo perché era tutto così lento, inarrestabile e irrepetibile che volevo solo starmene lì, a vedere se poi il mondo finiva, perché pensavo di aver visto tutto quello che c’era da vedere e non aveva più senso poi continuare.

Arrivo, parcheggio l’auto davanti a casa, pensando a tutte le altre case in cui sono stata durante quest’anno folle e viaggiatore, alcune per qualche ora altre per qualche settimana, e mi rassereno, perché sono sicura che questa non è l’unica casa in cui posso stare, ho tanti altri posti dove tornare, senza nebbie, e con il sole, e la primavera non è poi così lontana da aspettare.

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Fuori concorso ma bello uguale

Fuori concorso ma bello uguale

di Alida Angela

Spagna per me inizia col viaggio notturno in autobus che quattro anni fa mi avrebbe portato da Madrid a Barcellona; non potevo prendere sonno per l’emozione, riesco ancora a ricordare la frenesia che mi pervadeva. Ricordo come mi colpì la conchiglia, che indossano i pellegrini che si recano a Santiago di Compostela, appesa al collo di un anziano che stava sul mio stesso autobus. Aveva percorso il cammino in bicicletta e probabilmente era malato.

Arrivai a Barcellona che doveva ancora albeggiare e da lì in poi ricordo ogni cosa; quella città l’ho sotto la pelle. Tutto era stupore e contemplazione. Andate al Tibidabo ed ammiratela dall’alto, riconoscerete le strade e i luoghi da lassù e sentirete come essa vi appartiene, se anche a voi avrà rubato il cuore!

Spagna è Siviglia e come dicevamo noi Erasmus: “Sevilla! Donde hasta la mierda brilla”!

Siviglia, mi batte ancora il cuore se ti penso e sempre mi batterà ogni volta che ritornerò. È uno di quei posti dove dietro ogni angolo scorgi un ricordo. Chiudo gi occhi e posso ripercorrere strade intere; posso ritornare a casa sulla mia bicicletta scassata dal Barrio della Macarena, costeggiando il Guadalquivir, o tagliando per il centro ben illuminato, con le strade bagnate, perché appena pulite. Ed infine attraversare il mio ponte: quello di Triana e rivedere una luna piena, bianca e splendente su un cielo blu cobalto.

Gli aranci che profumano l’aria di primavera, le carrozze per i turisti, le croci e le immagini sacre sparse ovunque, il tram che passa sotto la Cattedrale. E poi la bellezza mozzafiato della Giralda di notte! Siviglia è prendere il sole sul Guadalquivir, Siviglia sono le sue feste, Siviglia è imparare lo spagnolo, Siviglia è spensieratezza, Siviglia è fumare la marijuana per strada, Siviglia è uscire senza meta, Siviglia è la Piazza dell’Alameda, Siviglia è l’accoglienza andalusa, Siviglia sono le lacrime che ho versato, quando l’ho lasciata, e quelle di quando sono ritornata, con la stessa identica attesa che si prova, prima di rivedere una persona che si è amata con passione.

E Spagna è anche l’inconfondibile rumore delle cervecerie: vociare di gente e bicchieri di vetro; è mangiare in piedi in bar stretti e lunghi, gomito a gomito con sconosciuti felici di condividere uno stesso spazio in allegria; è il suono seducente della lingua spagnola che riempie le strade; è la metropolitana madrileña; è l’alchimia che ti circonda al mirador di San Nicolas a Granada, è Cordoba e Salamanca città misteriose e senza tempo, è il vento nelle strade di Cadice.

È la prorompente seduzione di una donna sotto il suono di una chitarra; è un animale che muore in un arena per la bellezza di un torero.

La Spagna è negli aeroporti, perché anche gli spagnoli, come gli italiani, sono ovunque.

Spagna oggi è un angolo del mio cuore rapito; è un pezzo di casa, dove ritrovo quella parte di me che con  lei ho scoperto.

Spagna è sangue che scorre nelle vene, e velocità e lentezza insieme.

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