Category: emozioni

ci sim bell

Cosas que molan…

21/05/2013 | emozioni | Comments (1)

Siccome sono femmina ogni tanto mi metto a spettegolare nei blog di moda, quelli che si chiamano fashion blog, scritti dalle fashion blogger, ed entro in un vortice di post, foto, storie che il mio cervello fa bizzzz e va come in corto circuito.
Innanzi tutto guardo sempre con rinnovato stupore le centinaia di migliaia di foto che queste ragazze riescono a farsi scattare dai loro fidanzati. Solo io non riesco a trovare un attimo per farmi fare una cazzo di foto, solo del viso, per una cosa mooooolto importante che non posso dire adesso???? Care fashion blog, ma che tipo di ricatti fate ai vostri pischelli??? scrivetemi, raccontatemi, illuminatemi su come schiavizzare un uomo e risvegliare in lui un interesse per vestiti e trucchi!!!
Poi quando mi riprendo e torno su www.vivereamadrid.it mi chiedo per un momento se il mio blog MOLA davvero, lì dove MOLAR non indica il dente molare ma il verbo piacere.
Per esempio “ese blog me mola”, cioè “questo blog mi piace” che poi se molar lo vuoi usare alla madrileña dovrai dire “ese blog mola mazo”, cioè “questo blog mi piace tantissimooooo”. Che a Madrid si usa così, con MAZO si mette senza articolo e indica tantissimo.
Per non sentirmi da meno a queste cozze vittime della moda anche io ho deciso di pubblicare un outfit con alcuni dei miei più cari amici:

ci sim bell

Siamo o non siamo fashion victims??

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Buona festa della MAMMA!

Buona festa della MAMMA!

12/05/2013 | emozioni | Comments (1)

Questo fine settimana qui che stiamo ancora vivendo ma quasi volge al termine sono stata a Milano.

Di Milano è facile dire delle cose brutte (soprattutto per chi come me viene dalla Puglia), ma secondo me questa città qui ha anche tantissime cose belle, che me la fanno stare simpatica. Per esempio Milano si vende bene, e fa in modo che tutto quello che succede lì è figo.
Questo week end avevano messo delle rane su delle terrazze dei navigli, e non si capiva il perchè, però alla fine l’effetto era bello e la gente si sentiva molto figa pagando un cocktail 10 euro e bevendolo sotto una ranona di plastica

La cosa più bella che ho visto a Milano sono stati, oltre i miei nipotini, mamma e papà

bellissimi

La cosa più tenerina l’incontro tra il cane più grande del mondo e un cane piccolo

sarà amore???

la cosa più strambotica il punk con i capelli lunghi

La cosa più buona è stata ovviamente LA PASTA!!

A Milano tutto è elegantino e carino, invece a Madrid ci piace il zozzo.

Quando sto a Milano mi immagino come sarebbe la mia vita lì ma la rappresentazione di me in quella città non mi soddisfa. La città urla PRODUCI-CONSUMA-MUORI mentre Madrid urla altre cose, ugualmente stressanti ma più poetiche, che non parlano di soldi, immagine e apparenza ma di vita.

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una cosa che madrid non ha :(

Di mare e di libri

05/05/2013 | emozioni | Comments (2)

In questi giorni non ho scritto niente perchè sono stata in viaggio, al mare.
Tutti gli anni PischiOne, Pei, Pedro detto Dimitri Petrof e altri amici che variano facciamo questo viaggio qui, al mare.

una cosa che madrid non ha :(

Poi questo viaggio finisce sempre di domenica, e prima di tornare a Madrid andiamo sempre al ristorante La Tana a mangiare la la paella mixta. La paella murciana (cioè di Murcia) che è diversa dalla valenciana perchè è più brodosa. A me piace di più la valenciana.

paella murciana

Questo viaggio qui è molto bello, e torno sempre abbronzata e contenta.
La cosa che più mi è piaciuta di questa vacanzona (5 giorni senza lavorare sono davvero un lusso!) è stato iniziare e finire uno dei libri più belli che abbia mai letto, dal titolo SALIENDO DE LA ESTACIÓN DE ATOCHA,(cioè “uscendo dalla stazione di Atocha”) di Ben Lerner, consigliatomi dal mio caro e sconosciuto lettore Paolo. Grazie Paolo!!
Ben è uno scrittore nato nel 1979 e che io invidio moltissimo perchè scrive proprio come vorrei scrivere io.
Nel libro Ben descrive le vicende di un giovane scrittore americano, Adán, che passa alcuni mesi a Madrid per una borsa di studio.
Adán come me gira per Madrid e racconta quello che vede e sente, ma lo fa dalla sua cultura americana, e dalla sua visione della vita un po’ nichilista. Adán fa quello che faccio io, ma meglio di me. Molto meglio di me!

La frase più bella del libro, e forse di tutti i libri che siano mai passati dalle mie mani, è
“la relación que podría haber mantenido a la favorecedora luz del subjuntivo”.
Come mi piace questa frase!!! Non voglio tradurla per non toglierle valore e poesia.


E così sono tornata a Madrid, innamorata di un personaggio di un libro, abbronzata, contenta, stanca.

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a Londra non piove

a Londra non piove

17/04/2013 | emozioni | Comments (0)

Sono a Londra! Quello che mi piace di Londra è: LONDRA, cioè tutto.

Tutto è bello e al contempo tutto è anche un po’ squallido, in questa bella città.
Mentre volavo su Londra sentivo una giovane trentenne mardileña che vive a londra che raccontava a due sconosciute compagne di viaggio quanto è bella Londra, come si vive bene qui, altro che Madrid, che è un inferno (diceva lei).
Io mi stavo zitta zitta, con gli occhi chiusi fuori ma molto aperti dentro, e anche se in alcuni momenti ho sentito il dovere di intervenire nella conversazione e difendere Madriz io non l’ho fatto, perchè alla fine Madriz si difende da sola.

Nel mio volo easyjet  c’èra anche una signorina con la minigonna, che a un certo punto si è messa i gambaletti contro le trombosi, quelli spessi come un piumone, da mille denari, color carne, e ha iniziato a passeggiare nel corridioio. Non ho avuto il coraggio, la prontezza nè la determinazione di fotografarla, e ne sono amaramente pentita. Vivo nella speranza di reincontrarla venerdì nel mio prossimo volo rumbo Madrid, sempre con i gambaletti.

Poi siamo atterrati, e contrariamente a quanto temevo non pioveva. Meno male, perchè siccome sono Chechi non ho portato l’ombrello, e nemmeno un cappello, e nemmeno un impermeabile ma solo il cappottino di panno che papà ha detto che è bello.
Poi ho preso prima il treno e poi il taxi, e sono arrivata in hotel. E poi sono andata a cena. Il mio hotel sta in una strada che ci sono solo ristoranti arabi, ho mangiato l’humus e mi sono ricordata di quando vivevo a Barcellona con un gruppo di ebrei devastati, che come direbbe la nonna TANN IER BELL.

In queste 3 ore a Londra mi sono fatta già le prime 3 domande (stronze):
-perchè le londinesi hanno i piedi grandi?
-perchè le londinesi hanno la pelle del viso liscia e le braccia piene di brufoli?
-perchè a londra ci si chiede sempre scusa per tutto, con un tono davvero mortificato?

Ora mi riposo, che domani sarà un giorno CHUNGO

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un paesaggio bellissimo

Quello che ho vissuto a Gran Canaria

07/04/2013 | emozioni | Comments (2)

Da poche ore sono tornata da Gran Canaria, una delle isole canarie dove è sempre primavera inoltrata, con 25º.
A 25º fa abbastanza caldo per andare al mare e prendere il sole, ma troppo freddo per fare il bagno, quindi io sono riuscita a immergermi solo 2 volte, per pochissimi secondi.
Per quanto abbia passato 4 giorni cercando di relativizzare il concetto adesso devo dire la verità: l’acqua delle canarie è gelida.
Mentre ero in volo per arrivare a Las Palmas de Gran Canaria mi chiedevo: sarà bella l’isola? sarà brutta? che cosa penserò? ed ecco che questo isolotto mi ha davvero sorpreso, perchè è bello e brutto allo stesso tempo e in modo molto intenso.
Una buona metà dell’isola è colonizzata da tedeschi, con palazzoni a picco sul mare, mentre l’altra metà è montagna, boschi selvaggi e spiagge deserte

l'isolotto del disequilibrio

La cosa più brutta di Gran Canaria è la Playa del Inglés, che già il nome ti farà capire, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, quanto di poco ispanico abbia questa spiaggia

grattacieli a volontà

Io la passione per la cementificazione delle coste proprio non la condivido e non la capisco.
Invece la parte più bella dell’isola è il parco naturale, che verso la costa è una specie di deserto sul mare

un paesaggio bellissimo

Mentre l’interno dell’isola è caraterizzato da rocce, boschi e montagne senza fine

Ma la cosa veramente veramente più bella di Gran Canaria sono solo loro: I CACTUS, le mie piante preferite

bellissimi!

I cactus di Gran Canaria sono veramente una cosa esagerata! mi vergogno molto dei miei cactus che tanto faticosamente sto facendo crescere da anni e anni

I miei cactus nanetti

Comunque la cosa davvero stupenda e indimenticabile di Gran Canaria è la sua specialità culinaria: PAPAS ARRUGADAS CON SALSA MOJO PICÓN.
Las PAPAS sono patatine novelle al forno

amo la patata

condite con la salsa anti-vampiro: el mojo picón, una salsa di olio, aceto, peperoncino, sale e tanto, tanto, tanto aglio, per disinfettare bocca e anima. MOJO viene da MOJAR, cioè bagnare, inzuppare, e PICÓN da  PICAR, che significa (tra tante altre cose) piccante

l'aglio non mi fa paura

In questa salsina lì alle canarie inzuppano tutto: pane, carne, papas, grissini…qualsiasi cosa, perchè di essere buona è buona e poi il mojo picón crea anche dipendenza, che ti svegli al mattino e senti il tuo corpo che desidera aglio. Poi un’altra cosa che alle canarie è buona è el platano, cioè la banana.
La banana canaria è piccola ma molto dolce e saporita, io ne vado matta!
la dimensione non è tutto
Poi l’ultima cosa che mi è piaciuta da matti è il porto di Las Palmas de Gran Canaria, che è un luogo speciale, un poco romantico e un poco nostalgico. Io guardavo il porto, con le navi, le barche, le onde e la gente, e pensavo “come farò a tornare a Madrid dove tutto è secco??” e allora oggi ero preoccupata, perchè non sapevo come sarei stata sensa l’acqua.
E invece sono arrivata a casa e sono stata bene, anche perchè come diciamo a Madrid no me queda otra, cioè non mi resta che star bene anche al secco, altrimenti domani chi sopravvive in ufficio??
E quindi niente, eccomi nuovamente sul divano di casa, con una valigia da disfare e un’altra da preparara tra 7 giorni. Sognando il mare…

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Pedalando per Madrid Río

Pedalando per Madrid Río

02/04/2013 | emozioni | Comments (2)

Qualche giorno fa, sotto ricatti di natura sessuale, ho accompagnato PischiOne a fare una passeggiata con la bici per Madrid Rio, il nostro MERAVIGLIOSO parco/pista ciclabile che incrocia, bacia e si fonde con el río, cioè il fiume Manzanares caro a noi italiani per la manzoniana memoria de Il cinque Maggio.
Se accompagni il tuo pischello a fare una passeggiata in bici assicurati, mia cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid, che il dislivello tra la qualità delle vostre bici sia minimo, qualora non possa essere inesistente.
Perchè se tu vai con una bici usata comprata su internet da una sinistra signora e il tuo fidanza pedala una Orbea da 450 euro il tuo concetto di salita, discesa, vicino e lontano sarà molto diverso dal suo. Capito?????????
Quello che mi è piaciuto di più della passeggiata è stato guardare i ponti, andando non verso Principe Pio ma verso sud, verso la terronia de Madrid, sognando focacce, braciole, panzerotti e calore fisico e umano.
Il mio ponte preferito è il Puente de Arganzuela, che è il mio distretto, cioè la mai zona.
Questo ponte è come un ricciolo di metallo gigante, ed è bellissimo sia fuori che dentro
Il ricciolone

Anche il Puente de Toledo è bellissimo, ma come direbbe mia mamma è di una bellezza diversa, più matura

E poi scendendo scendendo verso El Matadero c’è un gioiellino

che all’interno è tutto decorato

Da dentro e de fuori le cose non sono mai uguali

Poi lungo il Madrid Río ci sono anche dei ponticini più discreti, ma comunque con un loro fascino, come quello del puntone rosso da cui pendono altalene

I ponti mi piacciono perchè uniscono, ti fanno vedere le cose dall’alto, li puoi guardare dal basso senza nessun assurdo sentimento di inferiorità, decorano, caratterizzano, escrimono idee.
I ponti sono bellissimi, e io dopo questa passeggiata sono contenta di vivere vicino Madrid Río, anche se per colpa del sellino mi fa male il culo :(

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nevica a Plaza Mayor

Nevica, e tutto è bianchino

28/02/2013 | emozioni | Comments (1)

Metre resto a bocca aperta per la sentenza del caso Thyssen a Madrid nevica.
Che secondo me la neve è il cielo che piange.

nevica a Plaza Mayor

nevica sulle cose

nevica sui simboli

nevica sugli angeli alati

nevica sulle strade

Per fortuna il mio bonsai è a salvo!

si chiama Nieves, in omaggio al gatto dei miei amici Kike e Dyana

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qui si comprano i biglietti

La casa del Ratoncito Perez

19/02/2013 | emozioni | Comments (0)

Oggi dopo il lavoro, colta da un incontenibile desiderio di trasgressione e disubbidienza verso il sistema, sono andata a visitare la casa museo del Ratocinto Pérez.
Il Ratoncito Pérez (topolino Perez) lo conosci anche tu, sebbene così, su due piedi, ti sembra di no: lui è IL TOPOLINO, quello che porta i soldi ai bambini quando cadono i denti da latte.
Pérez, che è un figo, vive a Madrid, in Calle Arenal 8 (sopra il mio amatissimo negozio Hakei)e la sua casa è un museo. Per soli 2,5 euri si possono visitare le stanzette, sedersi su delle piccole poltrone (se i bimbi presenti ve lo permettono) e ritornare nel mondo dell’infanzia.

A me questo museo mi ha fatto ricordare cose che credevo perse nella memoria, come il terribile rumore che faceva mia sorella battendo la lingua su un dente che stava quasi per cadere, o zia Margherita che una volta, anche lei esasperata dal rumore prodotto da sorella, legò con una cordicella il dente traballante di sorella alla maniglia della porta (aperta), e poi la chiuse all’improvviso, con tanto di dente a terra, sangue e urla di sorella (dei miei denti da latte non ho ricordi!)
Quelli erano gli anni 90, anni in cui io e sorella non sospettavamo che Il Topolino avesse una casa, e l’unica cosa che ci interessava era trovare 5 mila lire sotto il cuscino.
Comunque senza divagare in sentimentalismi la storia del Ratoncito Pérez, scritta da Luis Coloma per il piccolo re Alfono XIII, è la seguente: il topolino viveva con la sua famiglia in una grande scatola di biscotti, in quello che era il magazzino della confetteria Prast, in Calle Arenal.

l'esterno di casa Peréz

Il piccolo roditore a volte scappava dalla sua casa e, percorrendo le tuberie della città, andava a trovare Rey Buby, cioè Alfonso XIII, e tutti gli altri bimbi della città, anche quelli poveri, che perdevano i denti e li rendeva felici dandogli dei regalini. Per questa missione di bontà il topolino è diventato famosissimo, e il comune di Madrid gli ha subito dato residenza. Ecco la sua casa:

qui si comprano i biglietti

ritratti della famiglia Peréz

lettere per il topo

Buby vestito da Piccolo Principe

Poi nel negozio si possono comprare anche dei super dentoni morbidoni

comodi dentoni

Tra tutte le cose bellissime della casa mi è piaciuto soprattutto il plastico della casa della famiglia: ¡que bonito!

Io sono molto orgogliosa di vivere nella stessa città de Il Topolino e non vedo l’ora che la mia nipotina Margherita venga a passare le sue vacanze qui per portarla a visitare questo museo. ¡Ratoncito Peréz, te amo!

la targa del ratoncito

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quante cosine ho ricevuto nel plico!

Italiani all’estero: SI VOTA!!!

06/02/2013 | emozioni | Comments (4)

Grandi grandi emozioni quest’oggi nel mio cuore: ho ricevuto le schede elettorali per votare!!!
Citando la cosa che più accomuna italiani e spagnoli, cioè la grande Raffaella, dico: “explota explota expló, explota explota mi corazó…” e ballo pure!

Siceramente non ci speravo proprio (per diffidente che non sono altro), e invece ho ricevuto tutto il materiale per votare!!!!
Allora, meno male che con le schedine e il foglietto con tutti i partiti candidati viene anche un foglietto con le istruzioni, che si chiama ISTRUZIONI PER GLI ELETTORI RESIDENTI ALL’ESTERO, altrimenti non so come avrei fatto a capire cosa fare con tanti fogli, foglietti, tagliandi da tagliare lungo lunghe linee tratteggiate e tutto quanto.

quante cosine ho ricevuto nel plico!

Ma adesso che sono sola in casa, io e i due fogli con la lista dei partitti per la circoscrizione estera, mi chiedo: chi votare???
Tu lo sai chi votare, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid? se lo sai scrivimi e aiutami!
Sotto ogni logo del partito c’è una lista di nomi, con data e luogo di nascita. Casomai nella nostalgia per la terra natia, e nella bruttura politica in cui ci troviamo, l’italiano esule decida di votare in base alla città di nascita del candidato, o peggio scegliendo il politico della sua quinta, cioè le persone nate nel suo stesso anno. Mah.
Per la camera dei deputati abbiamo: Monti, PD, la sinistra ecologica, il movimento 5 stelle (che mi provoca un certo movimento intestinale), il popolo della libertà (no comment), il partito comunista e altri due che mi fanno impazzire. Il primo è “RIVOLUZIONE CIVILE INGROIA”, e il secondo ha un logo tutto rosso con una freccione che punta verso l’alto e dice FARE e sotto, piccino, “per fermare il declino”.
Devo riconoscere che nonostanti legga tutti i giorni repubblica questo stemma di FARE PER FERMARE IL DECLINO mi ha colta proprio di sorpresa e mi ha fatto ridere troppo!

wow!

Allora poi stamattina parlavo con una mia cara cara cara amica italiana che vive qui, e di cui non dirò il nome per privacy, e lei mi ha detto che voterà FARE, e mi ha dato tanta allegria alla giornata.
Mi son messa a guardare tutte le città di nascita dei candidati di (quasi) tutti i partiti, per vedere se ce n’è uno di Bari, o magari della provincia, un provinciale come me, ma no, il provinciale barese terrone non c’è.
Allora leggendo le città mi son venute in mente tante storie di questa mia bella Italia, tanti sentimenti!
Ogni candidato mi ha provocato qualcosa con la sua città di nascita: chi è nato a Firenze mi ha fatto invidia, chi è nato in Germania sospetto, chi a Vienna freddo, a Lecce nostalgia, a Napoli entusiasmo, a Pavia caos mentale, a Udine scetticismo, a Roma euforia, a Milano fervore e così mi sono ritrovata su un’altalenante viavai di emozioni, su e giù, belle e brutte, non si capiva niente in me.
Questo fa l’Italia nel cuore di noi italiani all’estero: ci rimescola.

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¡el amor existe!

Anche a Chueca le donne desiderano

31/01/2013 | emozioni | Comments (3)

L’altra sera mi sono scaricata (arrestatemi!) il film RUBY SPARKS, veramente un bellissimo film.

¡el amor existe!

Come sempre mi succede quando vedo un film così, poetico, sognatore, surreale, mi sono innamorata dei protagonisti. Non importa se i protagonisti siano uomini o donne, perché siccome il film è una messa in scena, e non una realtà, non vale proprio la pena essere puntigliosi sulle tendenze sessuali proprie, degli attori o dei personaggi.
Il cinema si ama, e io mi sono innamorata molto l’altra sera di Calvin e Ruby, di un amore scemo, autoreferenziale, perchè lui è scrittore e io voglio essere scrittrice, e lei è pittrice e io voglio essere pittrice. Ricoveratemi.

nei film tutti i pischelli leggono nei parchi. nella realtà NO!

In una certa scena Ruby indossava delle scarpette rosse, e siccome il mio spirito di emulazione è mostruoso io ho subito desiderato avere quelle scarpe. Una parte di me diceva: “con quelle scarpette rosse sarai figa come Ruby!” e daje a bramare le scarpette. Un paio di scarpe rosse le ho, ma desidervano quelle di Ruby, basse da vera ragazza moderna e spensierata.
Allora mi sono subito ricordata dove dovevo andare a cercare le scarpette, e nel ricordo è sorta in me una duplice vergonga!
1º per non aver MAI portato la mia mamiuska in questo angolo di paradiso
2º per non averne mai parlato sul mio wonderfull blog: CALLE AUGUSTO FIGUEROA.
1 Km solo solo solo di negozi di scarpe. Ma negozi bellissimi!!!!! Che ogni vertina era tutto un esclamare! Ooohh, aaaahaaa!!!, eheehehe! Tante donne, giovani vecchie belle brutte ma tutte femmine, tutte lì entrando e uscendo da un negozio all’altro con quel che resta dei saldi.
Questa strada si trova a chueca, il quartiere gay di Madrid, ma ecco che anche a Chueca le donne possono essere travolte dalla passione!!!! Scarpa scarpe scarpe!
Alla fine le scarpe di Ruby io le ho trovate, ma non le ho comprate perchè costavano 60 eurini con lo sconto.
Papà, tu che leggi sempre il mio blog, me le compri tu le scarpe di Ruby di RUBY SPARKS????

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un film non per tutti

Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón

22/01/2013 | emozioni | Comments (1)

Presa da un incontenibile voglia di vivere la movida madrileña dal divano di casa, stasera ho visto il primo film del nostro amato/odiato Pedro Almodovar, Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón, girato nel lontano 1980.

un film non per tutti

Nel 1980 io non ero ancora nata, Almodovar non era ancora trentenne e Madrid si affacciava all’incredibile epoca conosciuta come MOVIDA MADRILEÑA.
Io di questo film non ho capito veramente un cavolo, però posso dire con una certa sicurezza che è un bel film, perché è vivo. Fa venire un po’ di mal di testa però fa venire anche voglia di ballare.
Di questo film devo dire due cose che mi hanno emozionata: innanzitutto alcune delle scene sono state girate in quella che poi, 30 anni dopo, sarebbe diventata la casa della mia cara amica Theresa e dove io ho passato tante e tante ore. Pensare di aver fatto la pipì in un posto dove Almodovar ha girato il primo film mi inorgoglisce molto, mi fa gonfiare tutto il petto come una gallinona e mi fa sentire, seppur in modo trasversale, parte della movida.
Poi questo film, Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón mi fa tenerezza perché Pedro lo scrisse mentre lavorava come impiegato amministrativo per Telefonica, la sip spagnola, ed era così sconosciuto che i suoi amici si autofinanziarono per aiutarlo a finire il rodaggio.
Le scene sono un vero lío ma che il regista è Pedro non si discute: nel film sono tutti speciali!
Gay, lesbicone, travestiti, uomini violenti, donne matte, sesso, perversioni, fantasie, ribellioni, creste, zeppe, durissimi anni ’80 e qui e lì un pizzico di speranza.
“Ma a Madrid siete tutti così?? Non c’è in tutta la città una persona normale, lì dove per normale intendiamo riferibile alla norma, alla consuetudine???” ti chiederai tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. Ebbene NO! Se non mi credi cerca voli per madrid
Anche qui ci sono gli etero, i calmi, i monogami, gli impotenti, le frigide e tutte quelle categorie di persone che ci sono nelle altre città, ma dietro il cinema di Almodovar e dietro la MOVIDA MADRILEÑA c’è un desiderio che solo a Madrid esiste: la voglia di dimenticare. Questa controcultura vuole cancellare il franchismo, vivere, trasgredire, parlare di cose che prima erano proibite e, perché no, provarle.
Franco moriva solo nel 1975, negli anni ’80 madrid faceva il suo trionfale ingresso nella trasgressione. Il tempo perso era stato troppo, e le cose da dire erano tante: bisognava dirle tutte, e in fretta!
Tenendo ben a mente queste date, e leggendo questi fenomeni culturali anche in chiave storica, ci emozioneremo. Scena della pipì sul viso inclusa (che ovviamente non era pipì vera):

Questa scena non è erotica, non è volgare, non è offensiva, è storica. È parte della historia de España!

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la grande Spagna

Vivo Così.

09/01/2013 | emozioni | Comments (2)

Di far freddo fa freddo, di essere stanca son stanchissima ma comunque mi trovo qui, sul mio tavolo ikea bellissimo, di un finto legno ma fatto molto bene, a scrivere.
Non mi va molto ma siccome il mio caro amico Alessandro di voglioviverecosì (io sono qui!) ne ha fatta una delle sue :) ho deciso deciso di scrivere un post.
Allora il caro caro Alessandro ha creato una serie tv che si chiama “Vivo così”, e che parla di noi italiani che viviamo all’estero. Una specie di Beautiful de noarti, però invece di Ridge e Brooke ci siamo noi, i mangiapasta (come dici Pischi One) espatriati.
Guarda la prima puntata qui , che anche se la serie inizia a Barcellona e non a Madrid io Alessandro lo perdono, perché lui vive a Minorca e se hai un amico che vive a Minorca il perdono è sempre meglio della condanna!

Allora partendo dall’episodio di Doris che arriva a Barcellona tutta carica e poi all’improvviso si scarica e vuole tornare a casa a me sono venute in mente tante storie, di mail di italiani che mi scrivono che vogliono vivere all’estero ma hanno paura e anche storie mie, di quando io arrivai a Barcellona (nella mia prima vita spagnola) e mi faceva paura tutto, soprattutto la gente che andava matta per Barcellona.
Allora più io ero diffidente e non capivo bene la città più incontravo italiani che vivevano a Barcellona e si sentivano catalani, e io non capivoooo, e non riuscivo nemmeno a riconoscere il catalano dal castigliano!
Poi dopo qualche settimana che stavo a Barcellona, e pensavo di essere in Spagna così come diceva la carta geografica delle medie, andai a fare un viaggio a Madrid e DIO SOLO SA quello che pensai quando vidi la città, LA SPAGNAAAAA, dissi a me stessa!

la grande Spagna

Poi invece quanche anno dopo questa mia prima vita spagnola, quando arrivai a Madrid per viverci per la mia seconda vita spagnola, di nuovo mi faceva paura tutto, soprattutto la gente che diceva Madriz e non Madrid, che a Madrid la D finale si dice Z. Poi un giorno pure io ho iniziato a dire MadriZ, e allora ho capito che MadriZ non mi faceva più paura, e ha iniziato a farmi paura l’aeroporto di Bergamo. Però veramente penso che fino a quando l’aeroporto di Bergamo mi farà paura io sarò una persona sana di mente.

Quello che misteriosamente non mi fa paura è vedere Adriano Pappalardo anno 1980 che canta in spagnolo Recomencemos

Questo post di stanotte lo dedico a mamma e papà, che oggi ho nostalgia!

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