Review Category : grammatica spagnola

Quasi tradire, pentirsi, amare. Vivere a Madrid.

Non so bene come sia potuto succedere, pero è accaduto.
Cioè, poteva accadere, stava per succedere, e sarebbe successo se non mi fossi soffermata a pensare qualche attimo in più, se non mi fossi buttata un bicchiere d’acqua in faccia e schiaffeggiata davanti allo specchio.
Qualche settimana fa ero pronta per andare a vivere a Barcellona.
É sorta questa possibilità e io non solo l’ho sfiorata ma l’ho quasi afferrata. Ho pensato al mare, ai voli diretti per Bari, alla vicinanza geográfica e stilistica all’Italia, ai bar puliti, alla gente vestita un po’ meglio, e mi sono detta “que sí, ¡coño!” e stavo per farlo.
Come quando incontri un tipo che ti piace, e lo guardi, e ti guarda, e poi non si sa come succede ma si inizia a parlare, a sorridere, e per un secondo piuttosto lungo pensi che quel tipo potrebbe essere una nuova possibilità, una nuova vita, o anche solo un brivido, una illusione, e insomma ti dici “ma si, che cazzo, una volta si vive!!” o magari non ti dici niente, fai solo un enorme urlo dentro per non sentire il cuore. Così mi è successo con Barcellona.
Mi sono immaginata per quelle strade, entrando nel portale di qualche bel palazzo dai soffitti alti, bevendo un caffé in un posto pulito, pagando un gintonic 20 euro MA su una terrazza con vista mare. E ho pensato di farlo.
Poi però l’universo è tornato in ordine (il mio), e anche la mia mente.
Ho fatto una passeggiata con la mia bambina lungo Madrid Rio ed ho capito che stavo per fare una cagata abissale. Ho sentito il mio amore per Madrid rinascere, e le ho chiesto scusa per averla tradita, anche se solo con il pensiero, però insistentemente e per diversi giorni.
Ora sono tornata in me. (Ho anche riletto questo mio post scritto più di due anni fa. Tutto torna. To anche trovato questo post dove parlo di Barcellona, scritto ben 5 anni fa, ma che sento ancora e sempre molto mio)

Mi è venuta in mente una espressione meravigliosa che dovrei usare di più: TÚ MISMO.
Sarebbe Te stesso, ha (come sempre, come tutto) vari significati a seconda del contesto ma a volte è usato in modo tagliete a significare “come vuoi, fai quello che ti pare, fai quello che pensi”.
È un delegare ogni responsabilità e scelta all’altro, ma spingendo alla consapevolezza e al peso delle proprie scelte.
-¿Qué le digo? -a ver, tú mismo
Cosa le dico? –quello che ti pare!
Questa traduzione è evidentemente esagerata, ma è quello che io mi sono detta per uscire fuori dal tunnel nero dei se e ma. Ed è quello che ognuno di noi deve dirsi quando ha qualche tormentata decisione da prendere: ¡tú mismo!

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Slang madrileño (perchè vivere a Madrid è troppo figo!)

Le 10 parole di slang madrileño che mi piacciono di più:
1- Piba/pibe: anche chati, tio, cioè qualcuno che ti piace. In generale una persona giovane
2- A pachas: comunemente conosciuto come “a medias” cioè a metá
3- Peluco: orologio, ma solo orologio da polso! Se dice “el peluco de la pared de cocina età roto” capiranno súbito che non hai la più pallida idea dello slang madrileño!
4- Mazo: questa parola spiega grandi quantità “es es mazo de grande, estoy mazo cansada, ese tio es mazo guapo”
5- Debuti: guay, cioè bello! Ma anche ok, va bene, la penso come te
6- Mini: la parola in generale significa molto piccolo, ma a Madrid indica il bicchiere di plástica di 750 ml
7- Tronco/tronca: amic@, compagn@, collega,
8- Sobar: dormire, oltre a toccare in modo sessuale
9- Feten: perfetto.
10- Pepino: comunemente significa cetriolo, ha anche una allusione sessuale (pene) ma a Madrid si usa come potenziatore “el coche de Sara es un pepino”, si accetta anche la versione PEPINACO.
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E infine la mia parola madrileña preferita: KELY, cioè casa.
Che poi per me casa, kely e Madrid sono sinonimi!

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Amare una parola schifida: Repelús

Repelús , hai mai sentito una parola piu bizzarra, seducente e originale?? Io l’adoro!

Tanto bella nel suono e nell’immaginario quanto brutta nel suo significato.

La prima volta che l’ascoltai pensavo che repelús indicasse qualcosa di molto peloso, in quanto il RE- come prefisso in spagnolo indica una enfatizzazione estrema (requetebién, requeteguay, etc..) e PELUS mi faceva pensare ai peli, e invece no!!!

El repelús, parola maschile, indica ripugnanza, timore, sensazioni sgradevoli verso qualcosa.

“a algunas personas les da repelús tocar la tierra” (a alcue persone fa schifo toccare la terra)

Oppure repelús indica il brivido che produce questa sensazione.

“ahora que me voy con un poco de repelús lamento no haber ido más a la playa” (adesso che vado via mi rabbrividisce non essere andata di piu al mare)
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Nel castigliano corrente quando qualcosa DA REPELUS significa che un po’ fa schifo, un po’ provoca un naturale rifiuto. Quale sarebbe l’etimologia di questa parola? Non e` chiarissimo, probabilmente deriva dalla Francia, quando all’inizio del XVIII secolo si inizio a fabbricare il materiale che conosciamo come “peluche”.

Questo tessuto morbidone prima di essere abbondantemente usato sottoforma di orsetti e infiniti animali si utilizzo` come tessuto per l’abbigliamento dell’aristocrazia.

Da qui si inizio` a usare il termine “pelouche” per indicare qualcosa di fighetto, buono o gradevole, quindi “rappelouche” indicava tutto quanto era contrario al gusto dell’epoca.

Probabilmente questi modi di parlare arrivarono in Spagna con i Borboni dopo la Guerra di Successione, pero l’ignorante aristocrazia spagnola trasformo “rappelouche” in “repelus”, parola che personalmente amo.

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ILUSIÓN: gemelli diversi

Le cose che si somigliano molto ma poi non sono uguali sono le più belle, secondo me, perchè ti lasciano quel piacevole senso di stupore e sorpresa che ti fa tornare un po’ bambino.
È il caso della parola ILUSIÓN, che si somiglia tantissimo alla nostra parola illusione ma in fondo è molto diversa.
Sappiamo che l’illusione è una distorsione di una percezione sensoriale, una sorta di errore dei sensi o della mente che falsifica la realtà.
Quindi in italiano l’ILLUSIONE non ha sicuramente una connotazione positiva.
In spagnolo la situazione è un po diversa, più poetica e romantica. La ILUSIÓN spagnola da un lato somiglia all’italica, infatti indica:
- Una immagine suggerita dai sensi, che non ha fondamenti realistici
- Una speranza che scarseggia di possibilità reali

Ma soprattutto in spagnolo ILUSIÓN significa entusiasmo, allegria.
Me hizo mucha ilusión tu regalo, me hace mucha ilusión verte
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TENER ILUSIÓN significa avere entusiamo, gioia e speranza. L’illusione nello spagnolo corrente si trasforma in qualcosa di positivo e allegro, perdendo il connotato di abbaglio e errore. Il che me hace mucha ilusión

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COJONES, non una parolaccia ma una parolona

Per avere un anno grandioso bisogna iniziarlo alla grande, con energía e ottimismo, dicono certe pagine web tanto banali quanto di piacevole lettura.
E allora tra una poppata e un cambio di pannolino mi chiedevo quale potesse essere l’entrata trionfale di vivereamadrid in questo nuovo anno, e la risposta l’ho trovata in una delle parole più complesse e interessanti del castigliano: COJONES, cioè coglioni.
Non fare il perbenista mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!!!
Credo che non esista una parola spagnola con più accezioni di COJONES! Questo semplice e banale vocabolo che si riferisce agli attributi maschili nasconde in se soprendenti significati:

Se è accompagnata da un numerale assume un significato diverso a seconda del numero che l’accompagna.
1 cojón= caro, costoso (vale un cojón)
2 cojones= coraggio (tenía dos cojones)
3 cojones= disprezzo (me importa tres cojones)
Un numero molto grande= difficoltà (me costó mil pares de cojones lograrlo)
Quando “cojones” é un verbo il significato cambia:
TENER cojones= avere coraggio (esta persona tiene cojones) sebbene con un segno esclamativo il significato cambia, e può indicare sorpresa ¡TIENE COJONES!

Se i famosi attributi vengono messi in qualche posto specifico cambia il significato:
- Puso los cojones encima de la mesa (mise i coglioni sul tavolo) = determinazione
- Me apuesto los cojones (mi gioco i coglioni)= sfida
- Te corto los cojones (ti taglio i coglioni)= minaccia

Anche il tempo del verbo utilizzato cambia il significato:
Il presente indica fastidio: me toca los cojones (mi tocca i coglioni)
Il riflessivo significa pigrizia: se tocaba los cojones (si toccava i coglioni)
L’imperativo significa sorpresa: ¡tocate los cojones! (toccati i coglioni!)

I prefissi e i suffissi modificano il significato della parola:
Acojonado indica PAURA
DEScojonado indica STANCHEZZA O RISATE
Cojonudo indica PERFEZIONE
Cojonado indica INDOLENZA

Le preposizioni difiniscono una espressione:
DE cojones= successo (me salió de cojones)
DE cojones= quantità (hacia un frio de cojones)
POR cojones= volontà (lo haré por cojones)
HASTA cojones = mimite (estoy hasta los cojones)
CON cojones= valore (era un hombre con cojones)
SIN cojones= codardia (era un himbre sin cojones).

Ovviamente anche il colore, la struttura, la forma e la dimensione influiscono sul significato:
Colore:
Viola= freddo (se me quedaron los cojones morado)

Forma:
Cuadrados= stanchezza (tenia los cojones cuadrados)

Dei COJONES molto sfruttati indicano ESPERIENZA: tenia los cojones pelados de tanto repetirlo.
Ovviamente la dimensione e la posizione sono estremamente importanti:
- Tiene los cojones grandes y bien plantados
- Tiene los cojones como los del Caballo del Espartero

Quando la dimensione è eccessiva il significato diventa negativo, e indica pigrizia o passività:
Le cuelgan los cojones
Se pisa los cojones
Se sienta sobra los cojones

L’esclamazione ¡COJONES! Indica sopresa
¡MANDA COJONES! Significa perplessità
¡ME SALE DE LOS COJONES! Determinazione, ordine imperativo.

Insomma una parola complessa, da studiare e imparare bene per capire che se qualcuno ti dice eres cojonudo devi sorridere orgoglioso, mentre se ti dicono eres un acojonado devi forse rivedere qualcosa nel tuo essere.

Los COJONES offrono anche una delle esperienze più tipiche che la Spagna possa offrire ai più temerari tra i suoi visitatori: magiare las criadillas, cioè i testicoli del toro. (io non posso farcela. Tu???)
piatti tipici spagnoli
Se l’idea di ingerire i genitali di un animale non ti alletta molto forse ti consolerà il motto che suole spinge gli uomini a consumare questo piatto, cioè «de lo que se come, se cría», letteralmente “di quello che si mangia, si cresce”.
Quindi se vuoi aumentare la tua mascolinità sai cosa mangiare a Madrid!

Buon anno a tutti, buon inizio, buona nuova vita!

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Grammatica spagnola: ¡ROLLO!

Una parola castigliana che io amo molto è ROLLO, che come ben saprai si legge “roio”, perché la doppia L si legge I. il ROLLO ha molteplici significati:
1- Qualsiasi materia che ha una forma cilindrica (rotolo)
2- Cilindro di legno che serve per certi lavori, come il rollo de pastelero (matterello)
3- Pellicola fotografica di forma cilindrica
4- Persona, cosa o attività fastidiosa. (este trabajo es un rollo)
5- Conversazione lunga e noiosa, capacità di qualcuno di parlare in eccesso (este tio es un rollo)
6- Tema, affare, situazione (entrar en el rollo)
7- Ambiente (tiene un buen rollo este bar)
8- Relazione amorosa o sessuale (buscar un rollo)

Inoltre a Madrid, dove tutto è possibile, ROLLO è anche una piccola strada che si trova vicino casa mia, la Calle del Rollo.
madrid app
Pare che questa strada debba il suo nome a un rollo jurisdiccional, cioè una colonna di pietra decorata con una croce di ferro che delimitava il limite giuridico della città
madrid tradizioni.
Anteriormente questa strada era chiamata “de los Arcos” poiché al suo ingresso si trovavano degli archi che furono poi distrutti.
Secondo la tradizione popolare invece la Calle del Rollo deve il suo nome alla sua forma tortuosa, o alla macabra scoperta di un bimbo trovato morto avvolto in un rotolo di stoffa… ¡que mal rollo!

Ti piace leggere queste curiosità sulla grammatica spagnola e su Madrid? allora devi scaricarti due app (non una, ma ben due!) di vivereamadrid: la app del blog  (vivereamadrid)e la app sui proverbi spagnoli (proverbi spagnoli), per conoscere la cultura e la grammatica spagnola in modo simpatico tramite i proverbi più usati nella penisola isterica!

Forza, scaricati queste app e dimmi che ne pensi!

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CAZZO in spagnolo

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, scusa la volgarità del titolo di questo post ma ricevo troppe domande sulle parolacce in spagnolo e più in generale su come tradurre “cazzo!”, intercalare di cui noi italiani facciamo uso e abuso.
Ed eccomi qui a parlare di peni, ahahah!
Dunque, la traduzione letterale di CAZZO è POLLA, che come sai si legge POIA perché la doppia L diventa I (come nelle meno volgari ed altrettanto comuni parole quali calle, paella, sello, etc).
Ma mentre cazzo in italiano è di genere maschile, anzi è MASCHIO per eccellenza, in spagnolo POLLA diventa curiosamente femminile: LA POLLA.
Alla par condicio ci pensa la patata, la figa, la fregna, la fessa etc.. che in spagnolo si traduce con EL COÑO (come già sai la Ñ ha il suono della nostra gn, come gnomo. Quindi si pronuncia COGNO).
parolacce in spagnolo
Mentre noi in italiano amiamo invocare il pene nelle esclamazioni (escludendo credo solo la lombardia dove dicono sempre FIGAAAA) in spagnolo è tutto il contrario: è la patata che regna sovrana!
COÑO è la parola chiave per qualsiasi emozione che tende al negativo, tipo:
¡¡coñooooo me he olvidado el cumple de mi madre!! (figaaaaa mi sono scordata il compleanno di mia madre!)
¿que coño haces? (che figa fai?)
¿Dónde coño andas? (dove figa vai?)
Etc… come avrai notato si invoca la patata nelle espressioni che in italiano sarebbero dedicate al pene.

El coño raggiunge il suo apice con COÑAZO, che sarebbe il massimo della negatività.
Qualcuno o qualcosa sono un COÑAZO quando proprio non se ne può più!
COÑO da le origini al verbo ENCOÑARSE, cioè essere dominato o ossessionato dal desiderio sussuale per una donna.
parolacce spagnole

Coño ha anche un femminile, COÑA, che però significa tutt’altro che patata! La coña è una cosa che da fastidio, infatti dar la coña significa “disturbare”, ni de coña significa “in nessun modo”.

La polla, cioè il cazzo, ha invece un significato quasi sempre positivo.
Potrai infatti esclamare ¡LA POLLA! Quando qualcosa ti piace tantoooo e ti emoziona
Allo stesso modo potrai definire una persona la polla per dire che è un individuo straordinario, meraviglioso e sorprendente: (¡mi primo Andrea es la polla! mio cugino Andrea è incredibile!). Io vorrei tanto ¡ser la polla!
Un verbo che come suono ricorda la polla è empollar, che significa covare.
Da qui l’aggettivo empollón, che indica un secchione che sta sempre seduto davanti ai libri, come se stesse covando un uovo.
Se a empollón gli togli il prefisso EM resta pollón, che significa cazzone, ma il pollón non è detto che sia bravo, è semplicemente un superdotato (però noi donne speriamo che sia pure bravo! Hjhjjh!)
Ovviamente a POLLA si associano le classiche frasi tipo
Non mi rompere le palle: no me toques los cojones
Non sto facendo un cazzo: me estoy tocando la polla
Non mi frega un cazzo: me suda la polla (attenzione questa è particolarmente volgare).
La parola POLLA ha anche un maschile, el pollo, che però poverino è solo il POLLO, il pennuto animale!

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Parliamo di CULOS

Siccome fa caldo e a Madrid (per fortuna!!!) non conosciamo cosa sia il pudore da diverse settimane si vedono in giro micro pantaloncini culiferi chiamati shorts, che lasciano molto poco all’immaginazione.
Li indossano le magre, le grosse, le alte, le basse, le giovanissime, le maturelle: io appoggio l’uso di questo capo di abbigliamento, perche qui non siamo in Italia, qui per vestirti da figa non devi necessariamente esserlo!
Insomma tutte hanno lo shorts scopriculo, tranne me che sono incintissima… ma l’anno prossimo recupero!

madrid moda

In onore di questo micro pantaloncino odiato e amato oggi vorrei parlare di CULI, citando 4 detti.
grammatica spagnola

L’invidia nella grammatica spagnola si presenta sottoforma di un ridicolo detto popolare che a me sta molto a cuore, e che recita: CULO VEO, CULO QUIERO. Cioè culo vedo, culo voglio
Gli invidiosi sono capaci di desiderare qualsiasi cosa vedano, anche qualcosa di sgradevole (come a volte può essere un culo) solo perche la possiede qualcun altro.

Sempre in ambito “culifero” c’è un’altra espressione molto diffusa che mi diverte: NACER CON UNA FLOR EN EL CULO o TENER UNA FLOR EN EL CULO. Questo detto si riferisce a coloro che hanno molta fortuna.

Per offendere qualcuno potrai dirgli TÁPATE LA CARA, QUE SE TE VE EL CULO cioè copriti il viso, che si ti vede il culo. Con questo detto si critica qualcuno che usa soluzioni inadeguate per risolvere i problemi, o che non capisce il vero motivo del perché dovrebbe vergognarsi e quindi si copre il viso quando dovrebbe coprirsi il culo

Infine ¡NO PUEDO CON EL CULO!
Questa piccola frasetta sembra straripi volgarità, e invece è un’espressione molto comune e non troppo grossolana che indica situazioni di stanchezza estrema. Siccome il culo pesa no poder con el culo significa che si è talmente tanto stanchi da non riuscire a fare nulla (tipo io in questi giorni).

Ciao culi!

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IL modo di dire spagnolo

Un giorno che sembrava normale, monotono, afoso e pieno di impegni lavorativi con gente banale si è poi rivelato un giorno speciale, perchè mi sono scontrata con l’espressione spagnola più bella che abbia mai ascoltato, pensato e desiderato.
Ecco, ci sono voluti 6 anni e mezzo di vita in questo paese per ascoltare questa frase, ma ne è valsa la pena!
Questi anni sono stati la preparazione socio-culturale a questa espressione, che dice:
¡en peores plazas hemos toreado!
(abbiamo toreato in piazze peggiori, dove per torear si intende provocare un toro incitandolo con un mantello o altri strumenti).
Un modo di dire più iberico non esiste! Il significato è chiaro: non parlar male, sconvolgersi o scoraggiarsi per qualche situazione, perchè ne abbiamo affrontate e vissute di peggiori.

Quel giorno aparentemente insignificante io sono entrata in un bar con due colleghe, e una delle due ha detto che il bar le sembrava sporco, orribile e puzzolente. A questi commenti l’altra ha risposto ¡en peores plazas he toreado! proprio a indicare che aveva frequentato bar ben peggiori, per poter lamentarsi di quello!
Diciamo che se dovessi tradurre in italiano questo proverbio direi: “paste ben più scotte abbiamo mangiato!”.

La cugina bruttarella di questa espressione é En peores garitas hemos hecho guardia, cioè abbiamo fatto la guardia in torri peggiori. Stesso significato ma con meno poesia.

In questi momenti penso che se mai un giorno smetterò di amare Madrid, se vedendo PischiOne il mio cuore non avrà più un sussulto, se questa mia vita spagnola non mi comunicherà più nessuna emozione comunque resterà in me un grande e sconfinato amore per il castigliano, questa meravigliosa lingua sempre in divenire!
castigliano

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TRIMONE, in spagnolo

Una delle parole che più apprezzo, tra le altre cose anche per la sua intraducitibilità, è il termine barese TRMON, che poi italianizzato diventa trimone.
Che significa questa parola? Il secondo significato è la masturbazione maschile (sega) ma il primo, quello bello e interessante, è proprio difficile da spiegare.
Il TRIMONE è un cazzone, uno sciocco, stupido, stronzo, ingenuo, ma poi in realtè il trimone barese non è esattamente nessuna di queste cose ma tutte quese cose insieme.
Un esempio di TRIMONE è Salvini, come dice la sua stessa maglietta che i miei geniali cotnerranei gli hanno fatto indossare a Bari
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Quindi al domanda è: come si traduce dal barese al castigliano moderno trimone?
Ecco alcuni sinonimi, che potranno avvicinarsi al significato ma non tradurlo alla perfezione.
Attenzione: sebbene non si tratti di parolacce la connotazione di queste parole è abbastanza negativa!
Tolai (ingenuo)
Panoli (sciocco, semplice)
Papanatas (credulone)
Torrijas (come il terribile dolce tipico)
Empanao (letteralmente “impanato” cioè stordito)
Cantamañanas (“canta mattina”)
Mangurrian (intende una persona poco civilizzata)
Da tonto (scemo) derivano:
Tontolaba (sciocco, ingenuo)
Tontoalastres (letteralmente “scemo alle 3″)
Tonto del culo (“scemo del culo”)
Tonto de los huevos (“scemo dei coglioni”)

Oppure è meglio, secondo me, dire TRIMONES, come farebbe il barese medio a Ibiza

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¡VAMOS AL LÍO!

Essere obbligati a leggere, parlare e pensare in una lingua che non è la propia ha molti aspetti positivi.
Il più positivo tra tutti è lo STUPIRSI, cosa che non capita tutti i giorni.
Invece a me a Madrid mi capita praticamente tutti i giorni di stupirmi, vuoi per un angolino sconosciuto della città, vuoi per un viso incontrato in metro, vuoi per un modo di dire nuovo e soprendente.
Oggi vorrei parlare di questo: alcuni modi di dire semplici, banali e senza senso, ma ricchi di emozione (per me). Perche a volte sono proprio le scemate a dare luce alla giornata

Dijiste hola y adiós (dicesti ciao e addio): questa frase si sua per indicare qualcosa che è successa molto velocemente

¡Hombre! (uomo!) si può usare questa parola per salutare qualcuno che incontriamo in un luogo inaspettato, o comunque per dare enfasi all’emozione dell’incontro

Hola caracola (ciao conchiglia) questo saluto si dedica in genere ai piccoli. Non ha nessun significato specifico, solo la rima

Hasta luego, noruego (a dopo, norvegese) questa frase si può usare per salutare. Sospetto che anche qui l’unico senso sia la rima

Hasta luego, cocodrilo (a dopo, coccodrillo) stesso concetto: si usa per salutare qualcuno

Me piro, vampiro (me ne vado, vampiro) anche qui la rima la fa da padrona. È un modo simpático e molto comune per despedirse

Alucina vecina (stupisciti vicina) questa frase si usa per chiamare l’attenzione di qualcuno, e indurlo alla stupore

Mover el esqueleto (muovere lo scheletro) indica ballare o comunque muoversi

Estar en la pomada (stare nella pomata) significa stare dentro una situazione, un problema o un evento.

Ma la mia preferita è sempre e solo una: ¡VAMOS AL LÍO! Il lío è una situazione confusa, problematica e difficile da risolvere, quindi ir al lío significa “andare verso il problema”, affrontare una situazione.

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Ser más chulo que un ocho

Se vuoi lodare una persona, distaccarne il suo valore o giudicarla un po vanitosa e insolente in castigliano potrai dire “eres más chulo que un ocho”,cioé sei piú figo che un otto.
CHULO si leggerà CIULO, perchè (come giá sai!) il CH si legge CI.
Dunque la domanda sorge spontanea: a che otto si riferisce, e perché si usa questa espressione?
L’otto si riferiva al tram numero 8 che percorrev Madrid da Puert del Sol a San Antonio de la Florida.
madrid curiositá
madrid

Nel suo itinerario questo tram toccava punti speciali (e personalmente a me molto cari) come Calle Preciados, la Plaza de Santo Domingo, la Calle de Leganitos e los paseos San Marcial e San Antonio de la Florida: praticamente il tram attraversava le zone centrali per poi raggiungere l’eremita di San Antonio
Questa era la linea che frequentavano los chulapos, cioè gli abitanti delle zone centrali della Madrid del XIX secolo che indossavano i tipici abiti dell’epoca, durante la festività di San Isidro.
Nota: la tradizione di vestirsi da chulapo è ancora vivissima in città in occasione della festa di San Isidro
chulapos

Puoi immaginare, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, gli scompartimenti di questo tram pieni di madrileni con i vestiti tipici della festa
La gente che viveva dall’altro lato del fiume Manzanares (quindi nelle zone allora considerate periferiche e ben poco chule) e vedeva passare questo tram colmo di chulapos inventó con ironia e un pizzico di invidia l’espressione “ser mas chuloque un ocho”

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