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Quello che io non so spiegare a parole: El Palentino

Ci sono cose che io non so spiegare a parole, e allora spesso ricorro alle immagini, che possono aiutarmi a far visualizzare un concetto, un’idea.
Ma a volte nemmeno la mia Sony può trasmettere l’essenza delle cose, e allora non resta che affidarmi alla tua grande intuizione, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid.
L’argomento di difficile verbalizzazione è sempre lui: il bar spagnolo.
Sto posto zozzo, caciarone, umido, soffocante, spesso angusto dove si svolge una parte importantissima della vita spagnola che io amo.
Il bar spagnolo, con il suolo ricoperto di cartacce, noccioli di olive, ossicini di pollo e San Isidro solo sa che altro…
Il bar spagnolo, la guerra del decibel. Quando torni in strada ti sembrerà di essere entrato in un santuario di clausura.
Il bar spagnolo: tutti parlano con tutti, ma non con finalità sessuali (non solo).
Nel bar spagnolo la regola è che non si deve capire niente, e che anche l’integro e morigerato passante che varca la soglia del bar per puro caso deve perdere la cognizione del tempo e dello spazio.

Ebbene se ti chiedi qual è “il bar spagnolo” per antonomasia qui a Madrid io la risposta ce l’ho chiara e forte: El Palentino.
el palentino madrid
Palentino indica l’abitante di Palencia, ridente cittadina della Castilla Leon che io conosco fin troppo bene.
I palentini si sono auto-attribuiti un detto che dice “Palentino, borracho y fino”, cioè “palentino, ubriaco e fine”, e il bar non delude lo spirito della cittá natale del proprietario, per lo meno in quanto a borracho.

El Palentino è un luogo del passato, dove pare che né il tempo né la modernità abbiano varcato la soglia.
La sua decorazione smise di essere di moda verso la metá degli anni ’60, la coda per entrare è quasi interminabile e una volta sull’uscio un buttafuori dall’aria arcigna dovrá decidere (seguendo criteri del tutto indecifrabili) se potrai entrare o ancora no.
Varcata la soglia verrai assalito da un odore peculiare di cui non riuscirai a liberarti facilmente, ma poco importa: El Palentino è il tipico locale in cui sai quando entri ma non hai la minima idea dell’ora in cui uscirai.
bar madrid

Fiore all’occhiello dei peggiori bar di Madrid qui potrai bere birre e cubatas (cioè cocktail) a prezzi ridicoli e rimpinzarti di tapas.

Ma probabilmente l’esperienza ultraterrena che ti regalerà questo bar sará guardare la tua facciona riflessa nell’enorme specchio che copre quasi per intero la parete, illuminata da una luce fredda e bianca data da alcuni neon fosforescenti che pendono dal soffitto.
Il dubbio é: questi neon da supermercato discount agli occhi del raffinato palentino sono eleganti e di classe o sono stati piazzati lí dal suo peggior nemico??
bar a madrid

Supera i tuoi limiti e vai a El Palentino, ma presta molta attenzione nello scegliere con chi frequentare questo bar.
Un amico un po’ fighetto, uno straniero che non ha capito niente di Madrid o tua nonna potrebbero non capire la passione per un bar cosí indescrivibile.
Ma tu, madrileño di adozione, sai che questo posto è una delle gioie nascoste di Madrid, tappa obbligata per lo meno una vez en la vida… o per non smettere mai di frequentarlo…

Dedico questo post a tutti gli amici di Palencia e a PischiOne, gran amante de El Palentino.

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Il CAZO non è il CAZZO, e viceversa

Caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, oggi ti svelerò un segreto.
Il segreto è… che lo spagnolo e l’italiano sono due lingue diverse!
Quindi parole uguali o estremamente simili possono avere significati profondamente diversi, o possono significare la stessa cosa. Questo lo saprai solo vivendo a Madrid.
diccionario
Per questo se una signora di mezza etá che potrebbe essere tua suocera o, che San Isidro non voglia, tua mamma entra in un negozio e dice “quiero un cazo por favor” non devi scoppiare a ridere!
Cazo in spagnolo significa pentolina, cioé il recipiente di cucina di metallo, usato per preparare alimenti.
Che poi la signora in questione voglia pure un cazzo, con 2 Z, il nostrano, può essere, ma al momento vuole solo una pentolina. E smettila di ridere!

ps
Buon compleanno alla mia cara cara amica Anna capicua che ha molto da festeggiare! Auguri Amica Anna!

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GAZPACHO, ergo sum

Estate: voglia di mare.
Madrid: 350 km dalla costa.
Nel logorante tentativo di trovare voli per Catania per andare al mare mi abbandono al re dei sapori estivi: il GAZPACHO.
Come fa un pomodoro a trasformarsi in questo delizioso liquido che accompagna le grandi mangiate (spesso fritte! jijijji!) spagnole?? Non lo so ma lo amo!
Il gazpacho è una zuppa fredda che ha come ingrediente principale il pomodoro, mischiato con pane, olio di oliva, aceto, carosello, peperone, cipolla e aglio. A seconda delle dosi degli ingredienti che lo compongono il suo colore oscilla in una gamma cromatica tra l’arancione chiaro e il rosso intenso. A me piace rosso fuoco, cioè quello fatto con i pomodori maturi. Se poi se un tipo de puta madre puoi metterci anche il basilico!

divino de la muerte

Sebbene il gazpacho sia di origine andaluse adesso si consuma in tutta la Penisola Isterica: io sono una vera fanatica e lo compro al supermercato. Ma che vuol dire la strana parola GAZPACHO? Qual è la sua origine?? (non dimenticare che CH si legge “ci”, quindi questa deliziosa zuppa fredda si pronuncerà “gazpacio”).
Pare che il nome abbia origine dalla parola caspa, cioè “forfora”, in riferimento ai pezzettini di pane e verdura che compongono la zuppa.
Il cugino di primo grado del gazpacho è il salmorejo: gli ingredienti che lo compongono sono assolutamente identici, pero il salmorejo è meno liquido, ha più aglio e spesso è condito da un uovo sodo spezzettato.

nella prossima vita non voglio essere allergica alle uova, grazie!

L’etimologia della parola salmorejo mi piace di più: sal è sale, morejo ricorda il moretum, la salsa dell’antica roma che si preparava con il mortaio. Infatti il salmorejo è abbastanza salato ed è amico della cellulite, come il gazpacho del resto! Siccome il salmorejo ha l’uovo e io sono allergica parlerò solo del gazpacho, che è quello che conosco :( :(
Il gazpacho si mangia a mansalva in estate, soprattutto a pranzo. In praticamente tutti i ristoranti di Madrid potrai trovare questa zuppa come primo piatto nei menú del giorno, ma io non cedo mai alla tentazione di mangiare il gazpacho come primo piatto, quindi a stomaco vuoto, perché mi brucia lo stomaco! Io bevo il gazpacho mentre mangio qualsiasi cosa, che secondo me il gazpacho è una bevanda, non una portata!
Se sei un po’ maruja e vuoi fare il gazpacho in casa non so come aiutarti, se invece sei una donna dinamica e moderna come me e credi profondamente nella comodità del branco frigo ti consiglio di comprare il gazpacho della marca Alvalle: buonissimo!!!

gnammi!!!

Se per qualche strana ragione non ti piace il pomodoro potrai bere il gazpacho blanco (cioé bianco), fatto con le mandorle, mentre se sei un peccatore potrai bere quello con le patate fritte spezzettate, pezzettini di jamon, olive, o quello con tocchetti di carne… Le varianti sono infinite e tutte buonissime, ma spesso provocano controversie (quasi come la pizza con l’ananas! bleee!).

C’è chi annega i dolori nell’alcol e chi, come me, lo fa nel succo a base di pomodoro: così è, lo dice pure il detto:

De los gazpachos de la niñez, hay recuerdos en la vejez
(dei gazpachos e dell’infanzia abbiamo ricordi fino alla vecchiaia)

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La fortuna di vivere all’estero

A volte io ricevo delle mail di gente che mi definisce FORTUNATA o BEATA per vivere a Madrid.
Che quando io leggo “beata te che vivi a Madrid” penso così tante cose che mi scoppia la testa.
Allora ho deciso di usare questo mio blog ludico per condividere uno dei miei pensieri più intimi, cioè la difficoltà di vivere all’estero.
Nella scelta di lasciare l’Italia non esiste la fortuna (intesa come buona sorte) ma il CORAGGIO di inseguire un sogno, o più banalmente il DESIDERIO di provare qualcosa di nuovo.
Io arrivai a Madrid con un biglietto di sola andata che mi costò 40 euro.
Non avevo un lavoro e non avevo nessunissimo contatto. Per i primi 4 mesi vissi in una stanza senza finestre in un appartamento pericolante. Nonostante fossi arrivata qui con una laurea, un master, un Progetto Erasmus e un Progetto Leonardo sul CV iniziai a cercare qualsiasi tipo di lavoro, proponendomi come commessa, lavapiatti, cameriera, telefonista, etc. oltre che per lavori qualificati. Forse questa si chiama fortuna?
Quando trovai lavoro mi iscrissi all’università per specializzarmi in qualcosa di più spendibile sul mercato. Forse questa si chiama fortuna?
Conosco tanti italiani che hanno avuto successo all’estero, e tantissimi altri che pur essendo bravi, colti e preparati non riescono a trovare lavoro ma decidono di inseguire i loro sogni e non tornare a casa.
In infinite situazioni vivere all’estero è difficilissimo. Non solo per la lingua e la cultura diverse da quelle d’origine, ma anche per banalità: un raffreddore, non trovare le tue merendine preferite al supermercato, vedere i tuoi genitori in aeroporto ogni volta più maturi

Io non sono fortunata per vivere a Madrid, io sono fortunata per avere la famiglia, gli amici e l’amore che ho.
Per me lo sforzo più meritevole della vita è capire quello che si desidera e seguire i propri sogni.


Dedico questo post a Nerone, il pesce del mio acquario che più ho amato e che oggi è morto.

Nerone, questo acquario non ha senso senza te.

Guancione e Nerone

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Passioni a Madrid: las PIPAS

Una cosa considerata de puta madre (cioè MAGNIFICA) a Madrid è il seme di girasole, conosciuto come pipa.
Las pipas hanno differenti misure e sapori, si vendono praticamente ovunque in sacchetti di plastica (stile papatine) e costano davvero pochissimo, il che le rende lo spuntino più comune de La Signora.

Las pipas si mangiano con una tecnica molto precisa, perché con una mano si tiene il sacchetto e con l’altra si mette la pipa in bocca, perpendicolare ai denti, si morde, quindi con la lingua si succhia il semino e si sputa la buccia a terra.
È fondamentale utilizzare solo una mano e sputare la buccia a terra: se vieni meno a questo stile non potrai mai essere un gatos, ricordalo!

Qui a Madrid las pipas pare abbiano anche un grande beneficio per la salute: sono consigliate alle donne in gravidanza perché contengono acido folico e vitamina B, sono indicate a vecchi e bambini perchè contengono calcio, raccomandate agli sportivi per il potassio ed il magnesio, perfette per gli studenti poiché pare aumentino il fosforo e indicatissime per i fumatori e gli stressati cronici poiché aiutano a liberare la tensione.
Insomma queste pipas sono un toccasana, ed io personalmente me le compro spessissimo aspettando il trenino per andare a lavoro, e sono specializzata nel mangiarle con una sola mano, anche se tuttavia nutro delle riserve riguardo le proprietà benefiche, che secondo me tutto quel sale non fa bene per un cazzo! Comunque proprio da qualche giorno stanno trasmettendo una pubblicità meravigliosa, che dice MATUPIPA TIENE PODER ( matupipa (la marca di questi semini) ha potere! mi piaceeee!!!).
A proposito di passioni e cose salate mi sembra doveroso mostrarti, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, la finestra del mio salone: abbiamo tolto la bandiera dell’inter ma per una giusta causa!

FORZA AZZURRI E FORZA ROSSI…MA SOPRATTUTTO FORZA AZZURRI!!!

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Cose britanniche a Madrid

Oggi non smette di piovere e piovere, il cielo è grigio-topo ed il centro è ricolmo di anglofone che spuntano fuori come lumache quando piove.
Dunque se posso essere sincera io vorrei proprio dire che a me le ragazze irlandesi ed inglesi piacciono molto, con le loro fronti piccole piccole, le chiome esagerate di capelli fini fini e liscissimi,le pelli chiare e sempre ben idratate –tendenti al grasso-, gli occhi che sfumano dall’azzurro al ghiaccio.
Poi una cosa che a me fa impazzire di queste ragazze qui, queste ragazze che parlano inglese come io parlo italiano e per questo pensano bene che non è necessario imparare nessuna altra lingua al mondo, tanto loro già parlano l’inglese, insomma queste ragazze hanno un look che sembrano sempre appena scampate da una violenza sessuale di gruppo. I capelli fini, lunghi e ben arruffati sono il pezzo forte di questo stile, accompagnato dai vestiti: queste ragazze qui, le anglofone, non amano indossare un capo pesante, per esempio un giubbotto, o un maglione grosso. No, loro amano mettersi su 800 cose molto leggere, preferibilmente di cotone, e senza un criterio logico (secondo i parametri dell’italian style). Cioè: la maglietta a maniche corte viene messa sopra a quella a maniche lunghe, che a sua volta sarà sotto la canottiera. E se fa proprio molto freddo, un impalpabile trench. Ma la ciliegina sulla torta dello stile sono-scampata-a-una-violenza-sessuale-di-gruppo sono le scarpe.
Alle anglofone piacciono da morire le ballerine, ma siccome le anglofone non sono piccoline nè bassine, per un cazzo, che loro sono tutte piuttosto alte e ciocciottine grazie all’alcol, insomma questi corpi importanti hanno bisogno di piedi altrettanto importanti per poter deambulare, altrimenti cadrebbero tutte a terra queste povere anglofone, e quindi ecco che le ballerine si sfondano ai lati.

Che su questo tema qui della moda delle anglofone io avrei fiumi di parole, che quando stavo a Dublino solo pensavo a cose dello stile di queste donne, che quando erano anglofone fighe mi piacevano troppo, perrò quando erano cozze…quando erano cozze…che non si possono contare le irlandesi che ho visto io fare la spesa in piagiama!
Io quando ho voglia di vedere le anglofone fighe vado a colpo sicuro, al negozio TopShop a Plaza del Sol con Calle Carretas. Quel negozio lì, TopShop, è la cosa più british che abbia mai visto in vita mia! Io l’adoro! I prezzi sono pazzeschi, ma al secondo piano c’è quasi sempre un angolino con i saldi, dove per 30 eurini riesco spesso a traverstirmi da anglofona…purchè resti in silezio!

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