Review Category : ricette cucina spagnola

TOMATE FRITO, lo squallore chiuso in un brick

Questo post è programmato per essere pubblicato il 13 marzo, mentre io sono in viaggio in CHIAPAS!

Nella Top10 delle ossessioni nella mia vita in Spagna primeggia indubbiamente EL TOMATE FRITO, cioè il pomodoro fritto, agghiacciante surrogato della salsa.
Caro amico terrone che vuoi venire a vivere a Madrid, ti ricordi quelle lontane domeniche di fine anni ’80, quando si andava a casa della nonna a fare la salsa???
Con la mamma e le zie che bollivano i pomodori nel pentolone del militare, e tutti noi piccoli dovevamo fare lavori umilianti come trasportare le bottiglie vuote da una parte all’altra? (che quelle piene le facevano portare ai cugini più grandi…).

Ebbene tutti questi ricordi terroni sono tanto dolci quanto velati e lontani, ma si trasformano in leggenda ogni qual volta il mio campo visivo incontra lui: EL TOMATE FRITO.
Che venga un herpes zoster all’inventore del tomate frito, che ha preso la salsa e invece di imbottigliarla come i cristiani ha pensato bene di friggerla prima, e non nell’olio d’oliva ma nell’olio di girasole!!!
La cosa più terribile del tomate frito è che gli spagnoli lo usano così, alla brutto dio: aprono il brik e lo versano FREDDO sulla pasta o sul riso. I più evoluti lo riscaldano, ma senza aggiungerci nessun tocco personale. No, direttamente dal brick alla padella, senza passare dal via.
Se non mi credi leggi il bric: ¡ABRIR Y SERVIR! no calientar ni hostia, aprire e servire!!!

Tomate frito, mi sfami ma ti odio!

Di tomates fritos ce ne sono mille milioni ma il più famoso è quello della marca HACENDADO, vero monopolio alimentare nella Penisola Isterica.
Ha un sapore molto forte, con un vago retrogusto di pomodoro, e si presenta in stato semi-solido.
È proprio un cremone denso, tipo balsamo per capelli! Capito??? L’aspetto più inquietante di questo prodotto alimentare è che el tomate frito è talmente radicato nella cultura spagnola che gli iberici pensano sia un prodotto sano e naturale, e lo danno da mangiare agli ammalati e ANCHE ai bambini.
Cioè a 2 anni il parmigiano non lo danno ma il tomate frito si. No va bè, parliamone!
Poi se un giorno hai la diarrea e lo dici a qualche amico spagnolo preparati: il consiglio sarà pranzare arroz con tomate frito para estar bien.
Essendo fritto nell’olio di girasole questa salsa è grassissima, e ne ho le prove:

Tutti ciccioni con il tomate frito!

Mentre la passata di pomodoro italiana è DAVVERO sana e leggera:

Passata di pomodori, dolci ricordi!

Per favor, qualcuno mi spedisca una bottiglia di passata di pomodoro italiana!!!
Per concludere inserisco la nuovissima pubblicità del DIA, che ci aiuterà a riflettere su 2 drammatiche verità e 1 bugia iberica:

1) La ragazza solo dopo aver buttato la pasta si accorge che non ha il condimento (GULP!)
2) Il maschio iberico le procura TOMATE FRITO e lei lo riscalda nella padella senza aggiungere un goccio d’olio, una fogliolina di basilico, un pezzettino d’aglio… niente!
3) Lei gratta il parmigiano: BUGIAAAAA!!! Nessuno spagnolo gratta il parmigiano!!! I buongustai lo comprano già grattuggiato!
Distrutta dal tomate frito me despido!

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Ristoranti a Madrid: CASA MINGO

Oggi devo, ahimè, sfatare un mito: il mito di Casa Mingo!

Casa Mingo è uno dei luoghi più tipici e conosciuti di Madrid, dove negli anni novanta si mangiava il POLLO ASADO più buono della Penisola Isterica (questo me l’hanno raccontato, perché io negli anni 90 mangiavo il pane di Altamura e mi disinteressavo completamente delle esoticità spagnole).
Insomma tutto il web propone Casa Mingo come la POLLERIA più buona di Madrid e allora io, curiosa come una scimmia, sono andata personalmente a provare il Pollo Mingo, chiedendomi “sarà mai possibile che il Pollo Mingo sia più buono del pollo di El Murciano??”.
Ebbene mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid la risposta è NO!

Devo dire che Casa Mingo è un posto che sotto un profilo estetico risponde perfettamente ai miei canoni. È arioso, casereccio, chiassoso, relativamente pulito, con birra fredda e si mangia seduti, quindi al locale Mingo io non posso chiedere proprio niente. Quando arrivi ti danno subito il pane, la birra e il menu dell’uccello terricolo che ha ben due varianti: mezzo pollo o un pollo intero.
Poi ecco che in un batter d’occhio arriva il POLLO MINGO: succoso, morbido e al contempo croccante, digeribile e grassissimo, grande ma troppo piccolo.

Gustosissimo (non quanto il pollo de El Murciano, ma insomma se la cava!). Il problema quindi non è il pollo ma i contorni: a Casa Mingo NON hanno le patate fritte, non hanno i Pimientos de Padrón, non hanno setas e addirittura l’insalata non è artigianale, ma la comprano all’ingrosso e la servono in vassoi incelophanati con dentro una bustina d’olio e una d’aceto!!!

Cioè la politica del Signor Mingo è “sbattimento zero” e quindi lui prepara solo pollo. Aaaaaaaaa Mingoooooo!!! Se non ti impegni un po’ non otterrai mai il titolo di Miglior Asador de Pollo de Madrid da www.vivereamadrid.it!
Comunque Mingo resta un’esperienza da vivere a Madrid, quindi ecco l’indirizzo:

Ver mapa más grande
E adesso consumato dal desiderio del POLLO ASADO ti invito fortemente a votare il brano del concorso di scrittura creativa!
Domani chiudono le votazioni, in premio 50 euro in voli last minute

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CHORIZO: quando la dimensione non conta…

Oggi ho un grandissimo dubbio di costume e società spagnola, che mi tormenta, e non ne posso più!!
La questione è: perché gli spagnoli non sempre (=quasi mai) tolgono la pelle al chorizo?? E più in generale il quesito esistenziale che ti pongo, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, è: cosa rappresenta il chorizo nella cultura spagnola??

Questo insaccato porcellone dalla forma cilindrica, che sia grosso o sottile, dritto o curvo, sul rosa o tendente al negro perché piace tanto agli spagnoli??
Noi italiani abbiamo il salame, il prosciutto crudo, la bresaola, la super mortadella però non ci rispecchiamo in nessuno di questi salumi, non infiliamo ovunque questi pezzettini voluttuosi, possiamo preparare lenticchie e uova fritte anche senza grassi animali. Gli spagnoli no! Agli spagnoli il chorizo piace, fa parte del loro essere e più in generale direi che IL MAIALE STA ALLO SPAGNOLO COME LA SPIGA DI GRANO STA ALL’ITALIANO.
Allora siccome io sono oramai mezza spagnola (e in alcuni momenti anche ¾) devo ammettere che anche io amo e amo il chorrizo, e se voglio essere felice io alle 18.00, appena uscita da lavoro, vado al Museo del Jamon a fare merenda con un panino di chorizo a 1 euro. ¡Da paura!
L’unico problemone è che, come ti dicevo, in Spagna non tolgono la pelle del chorizo! Cioè anche nel panino ti danno “pelle e tutto” (come si direbbe a Bari), quindi è praticamente certo che si concretizzi uno degli incubi più frequenti delle mamme italiane: che la pelle del salame o il filo di grasso del prosciutto ti vada di traverso!
Se esci indenne dall’esperienza panino-con-chorizo-e-pelle potrai provare una delle mille ricette spagnole con chorizo.
Io ho selezionato le più impressionanti, in un crescendo di terrore:

  • Judias con chorizo (fagioli con chorizo, estendibile più in generale a tutti i legumi)
  • Paella con chorizo
  • Sopa de fideos con pollo y chorizo (brodo con pastina, pollo e chorizo)

E infine, regina degli orrori….


No, i Macarrones con chorizo non posso proprio mangiarli, non ce la faccioooo!
Madrid perdonami ma io davanti ai macarrones con chorizo vorrei solo prendere voli aerei e correre verso una teglia di patate riso e cozze!

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EL TINTO DE VERANO

Che si fa a Madrid quando fa tanto tanto tanto caldo?? Si beve EL TINTO DE VERANO!
Questa bevanda pare sia buonissima, ed ha una ricetta molto semplice.
Ma perchè dico “pare sia buonissima”?? perchè se anche tu come me ami il VINO buono non ti sarà facile assaggiare un beverone di vino e acqua tonica!
Cmq se vuoi avventurarti in questa esperienza iper-iberica eccoti la ricetta:
• 1/2 litro de vino rosso.
• 1/2 litro di acqua tonica.
• Ghiaccio.
• Rondelle di limone (facoltative ma fortemente consigliate)
Ora che hai tutti gli ingredienti devi solo mischiare il vino con l’acqua tonica, e aggiungere le rondelle di limone. Quando il miscuglione è pronto servilo in bicchieri a tubo, con MOLTO ghiaccio!

Se sei un pò viziosello puoi fare delle piccole varianti al TINTO DE VERANO, come sostituire il vino con il martini, o togliere l’acqua tonica e lasciare solo il vino così il TINTO DE VERANO sarà più forte, quindi più alcolico, quindi potrai raggiungere in tempi brevi lo scopo che ogni spagnolo che si rispetti si prefigge: UBRIACARSI!

Sappi che il TINTO DE VERANO non si usa per fare el botellón, ma è la tipica bevanda da bar o per accompagnare i pasti, ma SOLO in ESTATE (VERANO= ESTATE).
Io adesso scappo in aeroporto per prendere il mio volo low cost destinazione….non posso dirlo! Non oggi almeno, ma martedì al mio ritorno SI!

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GAZPACHO, el alma de España

Oggi a Madrid abbiamo toccato i 39º!!! TRENTANOVE GRADI CENTIGRADI!!! (AIUTO!!)
¿E che si mangia a Madrid quando il caldo ti toglie le forze, le energie e le voglie?
Si magia il GAZPACHO, una prelibatissima bevanda a base di POMODORO che viene trattata come cibo, e ti permette di mangiare bevendo, senza consumare preziose energie nella masticazione.


Pare che la parola GAZPACHO (si legge GASPACIO) venga da CASPA, che significa forforama non pensare che l’ingrediente segreto del gazpacho sia la forfora!!! CASPA significa anche frammento, proprio perché nella ricetta originale gli ingredienti del gazpacho non erano frullati la pestati con il mortaio, e quindi restavano dei pezzettini.
I primi gazpachos che si conoscono erano composti da pane, olio, aceto, aglio e a volte frutta secca, soprattutto mandorle, mentre dal secolo XVI il GAZPACHO include anche verdure.
Il GAZPACHO, come tutte le cose buonissime, ha infinite varianti, ma secondo me la ricetta più antica e più buona è quella del GAZPACHO ANDALUZ, che per secoli ha costituito il pasto dei contadini della terronia di Spagna.

Il GAZPACHO ANDALUZ è composto da pomodori, peperoni, cetrioli, agli, cipolle, pane , sale, olio e aceto.
Poi abbiamo il Gazpacho Extremeño (una crema con cipolla, pomodoro, un poco di mollica di pane, pepe nero, sale, olio, aceto e crostini di pane), Gazpacho Montanchez (sempre extremeño): una emulsione di olio, uovo duro e asparago, il Gazpacho de pastor (che ha solo cetriolo, pane, cipolla, sale, olio e aceto) il Gazpacho del norte (con pomodoro e basilico), il Gazpachuelo o gazpacho de pobres (gazpacho dei poveri, è come l’Andaluso ma si aggiunge acqua)
Gli spagnoli se la tirano TROPPO per aver inventato il GAZPACHO, e secondo me hanno tutta la ragione, perchè oltre a essere buonissimo è anche sano! I suoi grassi vegetali servono per combattere il calore e le infezioni, ed inoltre ha vitamine, minerali, lipidi, proteine e antiossidanti. E poi un bicchiere di GAZPACHO contiene solo 120 calorie!! Quanto un noiosissimo pacchetto di crackers!! Più gazpacho e meno crackers per tutti!
Anche Gregorio Marañón nel suo libro «El alma de España» diceva: si pudiera añadírsele un buen trozo de carne podría considerarse el gazpacho como alimento muy próximo a la perfección.
ATTENZIONE mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid! Non confondere il GAZPACHO con il SALMOREJO! Quest’ultimo ha una variante importante: pezzettini di uovo sodo che navigano nella divina zuppa fredda!

Se sei a Madrid e pensi di scioglierti vai in un bar e ordina un GAZPACHO: il suo costo varia dai 2 ai 5 euro al bicchiere, è freddo, è buono, è sano, non è alcolico (il che essendo in Spagna ha del miracoloso) e ti fa bene.

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Tradizioni spagnole: LA TORRIJA

Oggi si parla di una cosa che a me fa un po’ senso, però agli spagnoli piace da matti, e questa cosa qui è LA TORRIJA (attenzione mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid: la J di TORRIJA ha una pronuncia simile al suono che si emette espellendo il catarro!).
Si tratta di un dolce tipicissimo spagnolo, che si mangia duranta la quaresima, e si tratta di una fettona di pane che viene bagnata nel latte o nel vino, poi immersa nell’uovo, FRITTA e infine aromatizzata a proprio piacimento con diversi ingredienti come: cannella, liquore, miele o zucchero.

Questa fettonazza di pane dolce e fritta venne inventata come cibo ricostituente per il recupero delle partorienti, ma ecco la cosa curiosa: viene fritta e presentata imitando la carne, perché è di origini povere e veniva mangiata proprio da coloro che non avevano i mezzi economici per comprare la carne!
Se vuoi essere un vero madrileño super-gato devi preparare la TORRIJA aromatizzandola con la buccia del limone o dell’arancia.

Se invece ti frega un cazzo fritto di cucinare ma vuoi provare questo dolcione ti consiglio di andare al mercadona, dove per  1 eurino e ½ potrai acquistare la tua TORRIJA e ubriacarti di pane fritto!

Questa fettonazza di pane dolce e fritta venne inventata come cibo ricostituente per il recupero delle partorienti, ma ecco la cosa curiosa: viene fritta e presentata imitando la carne, perché è di origini povere e veniva mangiata proprio da coloro che non avevano i mezzi economici per comprare la carne!
Se vuoi essere un vero madrileño super-gato devi preparare la TORRIJA aromatizzandola con la buccia del limone o dell’arancia.
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Un vizietto degli spagnoli: ¡LA MERIENDA!

Siccome adesso che è cambiato l’orario io arrivo a casa con il sole e ho molto più tempo per me, ho pensato di parlare di una cosa bellissima che si fa il pomeriggio: ¡LA MERIENDA! In Spagna, così come in Italia, la merenda si fa tra il pranzo e la cena, però siccome qui gli orari sono tutti sballati la merenda spagnola avviene tra le 18.00 e le 19.00. In Spagna non esistono le merendine tipo Mulino Bianco, e per questo qui la merenda è molto più casereccia: quando è salata è costituita da un panino con qualsiasi salume grassolone e formaggio ed il luogo ideale per consumarla è il MUSEO DEL JAMON, mentre quando la merenda è dolce si mangia una PALMERA (bianca o al cacao), che in questa foto non sembra ma ha una superficie di 2 m² ed un sapore plasticosissimo. Se invece vuoi fare una merenda dolce e 100% spagnola devi solo procurarti un panino (anche una rosetta va bene) e una tavoletta di cioccolato, e preparati anche tu il BOCATA DE CHOCOLATE! Questa merenda è tuttavia attualissima in Spagna, ed è l’antecedente delle ipercaloriche merendine italiane! Io non ho mai avuto il coraggio di mangiare un BOCATA DE CHOCOLATE ma giuro che un giorno o l’altro lo provo! E che si beve in Spagna a MERENDA? Bhè, ovviamente dipende dall’età e dai gusti, ma solitamente si beve: una caña (una birretta, ma solo se la merenda è salata!), leche (latte), cafè cortado (caffè con un po’ di latte), cafè con leche (latte con un po’ di caffè), o COLA CAO! Il COLA CAO è cacao in polvere, tipo Nesquik ma OVVIAMENTE leggermente più grassone di questo! Infatti mentre il Colacao apporta 361 calorie ogni 100 grammi il Nesquik ne ha solo 266!!!! Mamma mia come piacciono le cose ipercaloriche agli spagnoli!!

Se ami la Spagna, se sei a Madrid in vacanza, per lavoro o per viverci, se hai un amico spagnolo, se un ispanico/a ha rapido il tuo cuore DEVI, e dico DEVI, provare il COLA CAO, fiore all’occhiello della cultura spagnola.

Provando il COLA CAO, magari con la PALMERA, ti accorgerai che gli spagnoli di dolce non hanno niente, e che sono meglio sotto sale! Hjhjhhj!

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Un brindisi all’ITALIA nel MUSEO DEL JAMON

AUGURI ITALIA!

Questo post di oggi lo dedico alla mia madrepatria: la meravigliosa, caotica e contraddittoria ITALIA!! Allora per festeggiare ITALIA oggi parlerò di una cosa sublime della mia madrepatria adottiva (la Spagna): il MUSEO DEL JAMON, il museo più chiassoso e appetitoso di Madrid. Si tratta di una catena famosissima in tutta la Comunità Autonoma di Madrid, e in alcune altre città della Spagna, ed è uno dei luoghi più spagnoli che io abbia mai visto. Il MUSEO DEL JAMON è un bar, sempre di dimensioni piuttosto importanti, con le pareti completamente rivestite di prosciuttoni.

In un angolo c’è la salumeria, dove non solo potrai comprare il jamon al taglio, ma anche formaggi, dolci e pane (70 centesimi la barra). Ma la parte seria del MUSEO DEL JAMON è la barra, che percorre tutto il locale ed è sempre sovraffollata di gente. Sgomitando e urlando un po’ riuscirai ad attirare l’attenzione del cameriere (nel MUSEO DEL JAMON il cameriere è sempre un uomo di mezza età, non è mai un 20enne gnocco, sappilo mia cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid!) e potrai finalmente disfrutar di UN MENÙ COMPOSTO DA ARTICOLI CHE COSTANO SOLO 1 EURO L’UNO!!! Ma ci rendiamo conto??? Cioè al MUSEO DEL JAMON un panino con il prosciutto costa 1 eurino!! E un panino al formaggio?? Pure! E un caffè? Uguale! E una fanta? Lo stesso! E la birra? Idem!!! È incredibile, lo so, ma è la vera verità! Il MUSEO DEL JAMON è di per sé un ottimo motivo per cercare voli low cost e correre a Madrid!

Allora la procedura è questa: tu vai alla barra e ordini una birra, quindi con la birra loro ti daranno tapas. SOLO DOPO AVER AVUTO LA TUA TAPA dovrai ordinare da mangiare! Mi raccomando, non fare il turistoski chiedendo cibo e bevande insieme! La leccornia del MUSEO DEL JAMON è il Pan Tumaca, che può essere di due tipi: o con jamon iberico (2 euro) o con jamon nornale (1 euro). Sono buonissimi entrambi! Il MUSEO DEL JAMON è aperto praticamente sempre, ma secondo me l’orario ideale per andarci è il pomeriggio verso le sei, quando ci sono i nonni a fare merenda con il chorizo! Inoltre nelle belle giornate potrai anche prendere il sacchetto pic-nic, ed andare a mangiarlo al Retiro! Con soli 2 euro ti daranno: un panino, una bevanda e una frutta! !A questo punto avrai ben capito che il MUSEO DEL JAMON è un luogo perfetto! E invece NO! Anche il MUSEO DEL JAMON ha un piccolo difetto! Essendo un posto 100% spagnolo ha la particolarità di avere i bagni al piano di sotto, e questa secondo me è una pecca, perché alle 5ª birra (quindi quando avrai speso ben 5 eurini!) fare quelle scale pesa…Per il resto si tratta di un museo sublime, perfetta fusione tra architettura e arte, contenitore e contenuto. Lo spettatore-magnone non appena entra nel MUSEO DEL JAMON viene accolto da luce, chiasso, prosciutti appesi e un odore conturbante di grasso animale: ne resta abbagliato, e non dimentica l’esperienza.
E adesso in alto i calici y los jamones, brindiamo all’ITALIA!

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La patatina tira

Se ami la patata (intesa come tubero) devi assolutamente venire a cenare dietro casa mia, in Calle Ferrocarril 21. Dopo il Museo del Prado, il Reina Sofia, il Museo Thissen e il Museo del Jamon una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e del cibo è EL MUSEO DE LAS PATATAS, un piccolo bar di quartiere trasformato nel Tempio di DOÑA PATATA.

In questo posto potrai mangiare qualsiasi cosa accompagnata da PATATE ad un prezzo davvero irrisorio, ed ovviamente bere tanta e tanta birra per un prezzo che oscilla tra 1 euro e 1,20 euro, a seconda se consumi al banco (in piedi, o al massimo appoggiato alla barra, proprio come piace agli spagnoli) o seduto al tavolo (come si fa nel resto del mondo).
Le cose curiose de EL MUSEO DE LAS PATATAS sono tre: la prima è che si tratta di un luogo assolutamente didattico, dove numerosi cartelli e poster informano sul valore nutritivo della patatona, ricca di vitamina C, fondamentale per la nostra nutrizione (assieme ai suoi amici Pomodoro e Limone).

La seconda cosa interessante è che tutti i piatti di qualsiasi-cosa-con-patata hanno anche l’uovo. Se la razione è intera ci sono ben due uova per ogni piatto, se invece è una mezza razione troverai solo un uovo. Se anche tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sei allergico alle uova proprio come me NON TEMERE! Il proprietario de EL MUSEO DE LAS PATATAS ti preparerà un piatto senz’uovo, ma con il doppio di patate! Che bello!
La terza e ultima cosa straordinaria del EL MUSEO DE LAS PATATAS è proprio il suo proprietario: un anziano dalla faccia peculiare e con un discreto culto del proprio io, che ha rivestito il locale di sue foto (tra i manifesti pro-patata). In una di queste immagini si potrà ammirare da giovane, con l’uniforme de los Regulares de Melilla (io non l’avevo mai vista una immagine così!!!).
Quando andrai a EL MUSEO DE LAS PATATAS potrai ordinare qualsiasi cosa: è tutto buonissimo! Non posso consigliarti niente!

W LA PATATA E BUONA FESTA DELLA DONNA A TUTTE NOI DONNE PATATOSE!

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Cosa vedere a Madrid: el Mercado de San Miguel

Questo post di oggi parla del Mercado di San Miguel e lo dedico a Giacomo di Gravina di Puglia, questo sconosciuto amico italiano che vive a Madrid. (Giacomo, ogni tanto compri i voli Ryanair per Bari?? ¡¡¡Ancora fallisce la tratta!!!). Il Mercado di San Miguel è una vera chicca di Madrid: si tratta di un mercato, situato a pochi metri da Plaza Mayor, che conserva la struttura in ferro dell’inizio del XX secolo.

In realtà il suolo dove adesso si erge elegante e imponente il Mercado di San Miguel fu sempre caratterizzato da ferventi attività sociali: prima c’era una parrocchia (dove fu battezzato il celeberrimo drammaturgo Félix Lope de Vega),e quando questa fu distrutta in un incendio nel 1790 si decise di demolirla e dedicare il suolo alle attività commerciali. L’edificio in ferro che vediamo adesso fu costruito solo nel 1913, con uno stile nettamente parigino, e si tratta dell’unico esempio di architettura di ferro di Madrid. Con gli anni il Mercado di San Miguel andò incontro a una importante decadenza, ma grazie ai fondi della Comunità Europea nel 1999 si poté ridare alla struttura il suo aspetto originario. Successivamente si costituì la società El Gastrónomo de San Miguel, con l’intento di migliorare le attività commerciali tradizionali seguendo l’esempio de La Boquería di Barcellona. Insomma, da essere un mercato qualsiasi San Miguel si è trasformato in un posto radical-chic dove prendere un aperitivo, bere una birra, comprare un libro o una pianta e, magari, anche sognare di fare la spesa.

Così mi contraddico da sola, visto che affermo sempre che gli spagnoli non sono fighetti e il mio sconosciuto amico di Gravina dice che invece mi sbaglio! Ebbene, San Miguel è un posto pijo, ma se fosse a Roma o a Milano sarebbe infinitameeeeente più pijo! Ma quanto costa fare la spesa al Mercado di San Miguel? UN BOTTO! Le mele costano 2,90 euro al kg, la pasta fresca 10 euro al kg e i fagioli verdi a 15,50 euro!!!

Ma siamo matti?? Inoltre al Mercado di San Miguel ci sono anche frutti esotici, primizie, kg e kg di jamon iberico bellota e vini pregiatissimi! Insomma, non ha niente a che vedere con il Marcado di Santa Maria de la Cabeza di fronte casa mia, e proprio per questo San Miguel è un bellissimo posto da vedere e per passeggiarci dentro, più che per fare la spesa.
Ma Chechi ha una bancarella preferita al Mercado di San Miguel? SI! Il pescivendolo! Io infatti quando sono depressa ma voglio sentirmi una gran figa vado lì e mi mangio 1 ostrica per 1 euro, e poi vado a fare la spesa al Mercadona!

Se vuoi sapere cosa vedere a madrid vai nell’apposita sezione del blog!

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Nostalgie, dolcezze e trazioni a Madrid:La Mallorquina

Oggi racconterò cose dolci e zuccherose, e dedico questo post a Anna e Colino, che hanno lasciato l’amatissima e ineffabile Madrid per tornare a vivere in Italia. ¡¡¡Buuuu!!! ¿¿Perché ve ne siete andati?? ¿¿Perchè?? E insomma la gente a volte fa così, entra nella mia vita e poi se ne va…
…per superare il dispiacere oggi sono stata a La Mallorquina a puerta del Sol, cercando di suicidarmi per iperglicemia (non ci sono riuscita, ndr).

La Mallorquina è forse la più antica pasticceria di Madrid, fondata nel 1894 da un signore che si chiamava Juan ed era originario di Mallorca, da cui il nome. Si tratta di un raro angolo di paradiso per gli amanti dei dolci, visto che a Madrid sono bravissimi a friggere qualsiasi cosa, ma con lo zucchero hanno difficoltà, ed inoltre La Mallorquina è il tipico posto dove si fa merenda nei frenetici sabato pomeriggio madrileñi, con latte e caffè o colacao e un dolcetto, dopo aver passeggiato per il centro. La Mallorquina è un luogo spietatamente anni ’80, e proprio per questo io lo amo: ci sono gli specchi, degli enormi contenitori di vetro assolutamente retrò pienissimi di caramelle e cioccolatini, bottiglie di liquore esposte sulle mensole, signorine con grembiulini e cappellini improponibili e ovviamente dolci e dolci.

Come sono questi dolci? Sono anni ’80 pure i dolci! Sono o piccoli piccoli o grandi grandi, piuttosto lucidi,di colori pastello. Ci sono pure le paste da tè: secche o al cioccolato, minimaliste, essenziali ma deliziose da inzuppare. Poi ci sono le torte, pure queste anni ’80, coperte interamente da uno altissimo strato di zucchero condensato. Se per caso dovessi preferire il salato, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, a La Mallorquina potrai mangiare napolitanas de queso y jamon o qualche salatino.
Ma cosa prende Chechi quando va a fare merenda a La Mallorquina?  BRAZO DE NATA! Si tratta di un dolce buonissimooooo: una pasta sfoglia che avvolge quintali di panna!

Allora se vuoi essere gato-gato ti invito ad andare a La Mallorquina un sabato pomeriggio verso le 18.00, e ti consiglio di salire al secondo piano, dove potrai fare merenda guardando il meraviglioso spettacolo di Puerta del Sol dall’alto!
Cari Anna e Nicola, quando sarete stufi di cornetti e caffè (buono) tornate a Madrid e andiamo a La Mallorquina a bere Colacao!! vengaaaa!

Piccolo promemoria: caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, ti ricordi che dopodomani scade il concorso di foto?? Inviami una foto e vinci un buono di 25 euro per voli low cost

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Piatti tipici spagnoli e tradizioni:Los Reyes Magos

Oggi si parla di tradizioni, perché a Madrid siamo ancora nel pieno delle feste natalizie, in febbrile stato di shopping fomentato dai saldi e dall’attesa dei Re Magi.
Infatti devi sapere, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, che a Madrid (ed in generale in tutta la Spagna) solitamente non è Babbo Natale a portare i doni, ma sono i Re Magi, Los Reyes Magos, la notte tra il 5 e il 6 gennaio. Cioè mica in Spagna siamo dei burini filoamericani! Qui le tradizioni ci sono ancora, e i bimbi scrivono delle letterine a Los Reyes Magos chiedendo loro quello che desiderano. Se anche tu vuoi consegnare la tua letterina e sei a Madrid puoi farlo in calle de Preciados nº2, mettendoti in coda con mille milioni di bambini isterici per poter consegnare di persona la tua epistola a Melchor, Gaspar e Baltasar.

Nella fervente attesa de Los Reyes Magos che si fa? SE MAÑA! E CHE SE MAÑA? Il Roscón de Reyes (con o senza panna, questo lo decidi tu, però devi mangiarlo!altrimenti non sarai mai un vero spagnolo!).
Il Roscón de Reyes è un elaboratissimo dolce a forma di ciambellina, decorato con pezzi di frutta candita di moltissimi colori, e un importante strato di zucchero condensato.

Questo dolcissimo dolce si mangia solitamente a colazione o a merenda, il 5 e 6 di gennaio ma più in generale durante le feste natalizie. In realtà le origini del Roscón de Reyes non hanno molto a che vedere con i Re Magi ma sì con le saturnali romane, le feste dedicate al dio Saturno. Per queste feste si facevano torte rotonde con fichi, datteri e miele e si distribuivano tra plebei e schiavi. Nel III secolo fu poi introdotta in queste torte una FAVA SECCA: colui che trovava la fava era il re dei re per un giorno! Questo dettaglio goliardico è ovviamente rimasto nella tradizione spagnola, dove ogni Roscón de Reyes contiene non una fava secca ma una statuina: colui che la trova nel suo piatto è il Re. Ebbene, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, io l’anno scorso l’ho trovata, e sono stata Regina delle Regine per un giorno! Ecco qui la foto della mia statuina, che conservo gelosamente:


¡Que los Reyes nos traigan muchos, muchos regalos!

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