Review Category : tradizioni spagnole

Capodanno a Madrid

Capodanno si avvicina,il 2015 sta per finire, il nuovo anno è alle porte.
Le emozioni si accavallano e si confondono, e per me che sono molto abitudinaria e odio i cambi (non si direbbe ma è così) affacciarmi ad un nuovo anno mi provaca sempre un po’ di timore e fatica, soprattutto se l’anno che si saluta è stato intenso come il 2015.
Hai fatto la lista delle cose belle che ti ha portato il 2015? La mia lista ha un unico, mastodontico nome: LAUDE!

laude
Hai fatto la lista di quello che vorresti ottenere con impegno, sforzo e un po’ di culo nel 2016? Ti senti carico di etusiasmo e buoni propositi per il nuovo anno?
A tutte queste domande e risposte di rito in Spagna si aggiunge anche una prova pratica di preparazione all’anno nuovo: comer las uvas, cioè mangiare 12 acini d’uva nelle ultime 12 scampanate che separano il vecchio anno dal nuovo. Dove nasce questa strambotica tradizione? E perché?
Superfulo dire ­che tutto iniziò a Madrid a Puerta del Sol, la principale piazza della capitale.
L’usanza ebbe inizio nel 1909, un anno in cui gli agricoltori produssero un eccesso di uva e decisero di disfarsene distribuendo i grappoli tra la gente che aspettava il nuovo anno.
Secondo la tradizione colui che mangia i 12 chicchi nelle ultime 12 scampanate avrà un anno prospero, ma attenzione mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Marid: non pensare che le 12 scampanate durino 12 secondi, altrimenti questo significherebbe che nessun essere umano con una deglutizione normale avrá un anno prospero!

Le 12 scampanate durano circa 40 secondi, e a misurare non c’è un apparecchio qualsiasi ma l’orologio di Puerta del Sol, che non ne sbaglia una perchè è sincronizzato con l’Observatorio Astonómico Nacional!

Siccome gli spagnoli sono pragmatici come pochi, potrai trovare in tutti i supermercati dei comodossimi barattolini con 12 acini d’uva senza pelle e senza noccioli, se non ti va di comprare interi grappoloni o hai paura di confonderti a contare gli acini.
capodanno madrid
Se non sei sicuro di poter ingurgitare i 12 acini in pochi secondi non resta che allenarti! A casa e, soprattutto, nella stessa Puerta del Sol durante le prove generali, il 30 e 31 Dicembre, che secondo me le prove sono più interessanti della festa in sé per se.
Cioè il 30 dicembre verso le 23.45 e il 31 dicembre a mezzogiorno ci si vede tutti a Puerta del Sol, sotto l’orologione, e si controlla: l’orologio funziona o no? le 12 uve riesco a mangiarmele o no? e siccome tutto è proprio bellissimo, proprio come se fosse il 31, oltre all’uva si porta anche lo champagne, per il brindisi, si esprimono dei desideri per il nuovo anno, e ci si fa anche gli auguri, per essere sicuri che poi il giorno dopo viene tutto bene!
madrid capodanno

Oltre all’uva non dimenticare di indossare le parrucche colorate o i cappelli a forma di animali, gran classico del Natale madrileño. I più originali potrai trovarli al mercatino di Plaza Mayor

tradizioni di natale spagnole

Io al 2016 non chiedo nulla di materiale, solo SERENITÀ! Grazie per aver passato un altro anno leggendo vivereamadrid, buone feste e ci vediamo tra qualche giorno a Puerta del Sol!

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Tradizioni invernali a Madrid: el cocido

Il freddo che è arrivato improvvisamente a Madrid non si può raccontare!
Allora che si fa una domenica di novembre con 5 gradi centrigradi? Si mangia el cocido madrileño, che a esser sincera più che un piatto tipico è una sfida di sopravvivenza.
cocido madrileo
È fortemente consigliato mangiare il cocido a ranzo, perché farlo a cena potrebbe regalarvi una notte indimenticabile… e non è un augurio.
Si tratta di una ricetta che non si scorda facilmente e la cui digestione rallenterà un po’ il ritmo della giornata, per questo la tradizione vuole che il cocido di mangi proprio la domenica a pranzo: l’occasione perfetta per goderne abbondantemente e poi girovagare senza meta per digerire, o magari concedersi un’interminabile siesta.
Il cocido è sicuramente il piatto più rappresentativo della cucina della capitale, e visto che a Madrid tutto è un po’ estremo, anche la sua pietanza tradizionale non è da meno: si tratta di un gustosissimo bollito di ceci, verza, patate, cipolla, carote, carne, pancetta e vari salumi “gastrocontundenti”
Come spesso avviene per le ricette più saporite e antiche, il cocido ha origini molto umili: in passato veniva consumato prevalentemente dalle classi popolari e servito come piatto unico.
Attualmente la sua collocazione culinaria e la sua valenza sociale sono profondamente cambiate: potrete trovarlo da ottobre a marzo in tutti i ristoranti della capitale, e non c’è spagnolo che si rispetti a cui non venga l’acquolina in bocca al solo suono della parola “cocido”.

Questa pietanza si serve separando gli ingredienti in due portate ben distinte: prima il brodo dentro il quale si sono cotti tutti gli ingredienti, poi il mix di carne, ceci e verdure, spesso accompagnati da la pelota, letteralmente la “palla”: una grande polpetta fatta con mollica di pane, spezie e uovo, fritta e immersa nel brodo per circa un’ora.
La tradizione vuole che nel brodo si faccia cuocere una specie di pastina chiamata fideos, cioè degli spaghettini.
L’idea è ottima ma credo sia opportuno precisare che in Spagna (come d’altronde nel resto del mondo, eccezione fatta per l’Italia) i tempi di cottura della pasta non sono esattamente una scienza esatta, quindi i fideos si gonfiano come bucatini e poi si sciolgono nel palato come una crema: terribile!
madrid cucina tipica
Personamente di consiglio, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, di chiedere la zuppa senza pasta: il tuo accento sarà una giustificazione sufficiente!
Il cocido viene preparato in qualsiasi bar della città, ma se vuoi davvero leccarvi i baffi la vostra destinazione sarà una, unica e sola: Lhardy, il più antico ristorante di Madrid, e probabilmente anche uno dei più cari.
Qui non si bada a spese: il cocido costa ben 36 euro, una razione di pane 4 euro e il dessert attorno ai 12. Indubbiamente da Lhardy non si possono gettare i tovaglioli per terra in segno di soddisfazione per il cibo, ma il cocido è davvero straordinario.
Se invece non vuoi rinunciare al piacere del palato senza dilaniare il portafogli, la meta ideale è l’eccellente Taberna J. Blanco, nel quartiere di La Latina.
Questo caratteristico ristorantino a gestione familiare (un posto umile e familiare come piace a me) fa il cocido due giorni a settimana, in due turni, alle 14.00 e alle 15.30, ed è sempre consigliato prenotare. Per 14 euro la domenica e per 9 euro il mercoledì potrete mangiare un piatto eccezionale: finirai per stringere la mano e magari chiedere la ricetta alla signora Esperanza, cuoca sopraffina.
madrid cucina spagnola
In ogni caso, a prescindere dalle tue disponibilità economiche e dal tipo di ristorante che più ti piace, una cosa è certa: non si può trascrrere una domenica di inverno a Madrid senza aver provato il cocido!

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Ricette spagnole (io speriamo che me la cavo)

Cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid, mettiamo che tu un giorno sei incinta alla settimana 39 e ti trovi nella capitale spagnola.
Immaginiamo che hai l’agilità di una foca, sia per via della panza sia grazie alla sciatica che fedelmente ti accompagna ad ogni passo.
Facciamo che hai (ovviamente!) paura del parto ma vuoi anche rendere finalmente indipendente questa creaturella che ti porti dentro, e così cerchi prostaglandine come se non ci fosse un domani e cammini e cammini per stimolare la contrazioni, ma niente. Che fare? Io ho pensato di dare una forte emozione al mio corpo e alla mia mente, una di quelle emozioni che non di dimenticano facilmente e che per la loro intensità potrebbero innescare il parto: mangiare la PASTA CON EL CHORIZO!
E se questo gesto estremo non mi provocherà contrazioni allora inizio a pensare che creaturina resterà per sempre dentro di me, crescendo a dismisura senza mai voler uscire!
Che cosa è il CHORIZO e perche bisogna temere tanto questa ricetta? Leggi e saprai.
Il chorizo è un salume spagnolo molto buono e molto molto simile alla nostra salsiccia secca (a Bari salamino), dal colore rosso e dal sapore leggermente piccante.
Gli spagnoli amano questo salume, e lo mangiano in modo compulsivo con il pane (che io approvo) e in qualsiasi altro piatto: lenticchie, ceci, fagioli, patate, verdure, zuppe, uova, paella (se non mi credi guarda qui) riso, etc.. insomma la relazione tra lo spagnolo medio e il chorizo si può definire come ossessivo-maniacale, non ho alcun dubbio!
Tutte queste ricette a base di chorizo mi sono completamente indifferenti, ma quando questo insaccato incontra la sacra pasta tutto cambia! Personalmente non solo mi fa inorridire l’idea di violentare la pasta con il salame, ma mi fa proprio schifo anche la presentazione del piatto, che in genere è come in questa immagine:
ricette spagnole

Ma vediamo per filo e per segno la ricetta della pasta al chorizo nella versione spagnola, per esempio su questa web;

Attenzione! Questa web è solo un esempio! Cerca su google.es “macarrones con chorizo” e avrai 1000 ricette tutte su questo stile, con minime differenze).
Indredienti:

ingredienti pasta chorizo

Origano, tomate FRITO (pomodoro fritto): perchè????

La ricetta dice di mettere a bollire l’acqua, salarla, cuocere la pasta i minuti indicati sulla busta e quesnti scolarla, sciacquarla (!) e RESERVARLA, cioè metterla da parte.

ricette spagnole pastaCioè in Spagna il condimento della pasta non si prepara prima/durante la cottura di quest’ultima, ma solo una volta che la pasta è pronta ci si dice: devo preparare il condimento!

Ma perchè??? Mi avvilisco (ma contrazioni ancora niente!)!! Specifico che non deduca la conseguenzialità di queste azioni dalla ricetta della web, ma io so che gli spagnoli fanno davvero cosi: preparano la pasta e poi preparano il condimento!!!!! Anche le spagnole donne fanno uguale, pare che in tema pasta le femmine si “maschilizzano” e pensano un processo alla volta, cosa assolutamente inedita per noi del gentil sesso!!!

Arriva quindi il momento di preparare il condimento, mentre la pasta si gonfia, indurisce, ammorbidisce, le succede di tutto e cambia la sua struttura molecolare perchè, inutile precisarlo, non è pasta di grano duro ma di grano morbidone. A questo proposito noterai che i MACARRONES proposti sono sempre lisci, il che conferma semplicemente che fuori dall’Italia non capiscono un cazzo di pasta.

Condimento: soffriggi la cipolla, buttaci dentro il chorizo spezzettato, aggiungi il pomodoro previamente condito, salato e fritto in qualche industria di periferia, aggiungi un pizzico di origano e servi!

ricette spagnole pasta chorizo

 

Ecco qua il tuo bel piattone di MACARRONES CON CHORIZO!!! E MAGNATELO SE HAI IL CORAGGIO!!!!

MACARRONES-CON-CHORIZO

 

Io l’ho fatto pensando di innescare il parto ma NIENTE!

E come mi disse PischiOne un giorno che gli preparai paella: “amore, tu sei italiana e fai la pasta, io sono spagnolo e faccio la paella. va bene?”

Va bene PischiOne, hai ragione, a ciascuno il suo!

 

 

 

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Tapas spagnole: patatas bravas o alioli???

Mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, oggi è venerdì, giorno di dubbi per i giovani: che famo? do annamo? o famo strano? Eccetera.
Io invece pur essendo giovane, giovanissima, questi dubbi non li ho perché con la panza che mi ritrovo (38 settimane di gravidanza!!!) il mio programma per il week end è oscillare tra il divano e il bagno in canottiera, con una breve sosta al bar dell’angolo.
Però un dubbio ce l’ho, rispetto alla tapas del bar: patatas bravas o patatas ali e oli?
Se sei stato a Madrid saprai quanto nella nostra bella capitale la patatina tira!
Molto tempo fa avevo parlato del Museo de las patatas, oggi torno sul tema patatina per la fame diabolica che mi accompagna. PATATASSSS!
Tra le infinite varianti che potrai incontrare a Madrid ci sono due modi di servire le patate che bisogna assolutamente provare: le patatas bravas e le patatas alioli. Sebbene l’ingrediente base sia identico, questi due piatti sono profondamente diversi tra loro, e preferire l’uno o l’altro non è solo questione di gusto, ma quasi di credo politico e ideologico.
Le patatas bravas sono considerate un tipico piatto spagnolo
tapas a madrid
le patatas alioli invece non solo esistono nella cucina francese e italiana, sebbene con alcune varianti, ma la loro origine pare sia addirittura catalana!
cosa sono le tapas
Le patatas bravas, denominate anche patatas a la brava o papas bravas sono delle patate tagliate a dadini irregolari, fritte, e si servono bollenti, accompagnate da una salsina rossa di pomodoro piccante, la salsa brava. Ma bravas perché? Quest’aggettivo in spagnolo ha vari significati, ma principalmente si riferisce a un animale aggressivo, coraggioso, forte.
Nella tauromachia il toro bravo è stato selezionato e allevato per gli spettacoli taurini, proprio in virtù del suo temperamento. Quindi, tornando alla nostra salsa, è brava perché ha carattere, cioè è piccante!
Le eterne rivali de las bravas sono appunto le patate alioli, e anche qui il nome si riferisce alla particolare salsa che le condisce.
Dal nome stesso si deducono gli ingredienti: la parola, di origine catalana, è composta da all = aglio e oli = olio, cioè aglio e olio. Le patate alioli sono sempre tagliate a dadini irregolari, ma questa volta non vengono fritte ma bollite, per poi essere ricoperte dalla salsa.
Mentre las bravas, avendo carattere iberico, vanno servite bollenti le alioli esprimono di più un animo catalano e vanno servite fredde.
Per questo le prime si utilizzano maggiormente come tapas invernale, mentre le seconde accompagneranno le birre estive.
Però ovviamente a Madrid potrai trovare entrambi i piatti in qualsiasi mese dell’anno, in qualunque bar della città: quale scegliere? Questo dipenderà solo dalle tue papille gustative… e dal tuo temperamento!
Il mio consiglio è: se esci al rimorchio o sei a Madrid in uno dei tuoi primi viaggi con la pischella meglio evitare le alioli, perche hanno davvero troppo aglio!
Invece las bravas, essendo piccanti, ti faranno consumare più birre e quindi ti renderanno più allegrotto e pronto per trasgressioni degne della noche madrileña
Nel caso in cui tu sia un indeciso cronico ti consiglio las patatas bravoli, anche conosciute come mixtas.

tapear a madrid
Come dice il suo stesso nome questa più che una ricetta è un autentico ibrido politically correct, creato a tavolino per accontentare i più indecisi. Le patate saranno servite tiepide, con le due salse a volte mischiate, a volte separate.

Io ordinerò sempre las bravas, perché il mio cuore è di Madrid!

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La Tomatina!

Oggi non è un giorno come gli altri in Spagna, e soprattutto nel comune di Buñol, a Valencia, dove oggi iniziano le celebrazioni de LA TOMATINA, una delle feste spagnole più incredibili e peculiari che questo speciale Paese possa offrire!
(el tomate è il pomodoro, quindi parliamo della festa del POMODORO!)
tomatina 2015
Questa festa ci celebra sempre l’ultimo mercoledì del mese di agosto, nella settimana delle feste di Buñol.
La notte prima, cioè ieri notte, tutte le strade del paese si riempiono di pomodori maturi, e nelle piazze si cucinano enormi paellas e si beve vino fino al mattino.
Il mercoledì (oggi) all’alba i proprietari dei negozi del centro si affannano per proteggere portoni e vetrine dalla grande battaglia, e attorno alle 10 del mattino inizia il primo evento de La Tomatina: volontari ubriachi e incosciente cercheranno di arrampicarsi su un palo insaponato per raggiungere un prosciuttone che pende nella parte superiore.
palo jabon la tomatina

Una volta che il jamon è stato afferrato ha inizio la battaglia!
Sei enormi camion distribuiscono 150 tonnellate di pomodori ai partecipanti, prima tramite volontari che dal camion porgono i pomodori ai passanti, e poi quando il grosso dei pomodori è stato distribuito i camion riversano direttamente sulla folla tutto il liquido e i pezzi di pomodori rimanenti!

la tomatina festa

tomatina festa spagna
tomatina

Specifichiamo una cosa: i pomodori usati per La Tomatina si producono a Xilxes Castellón, e sono meno costosi e dal sapore non adeguato al consumo!
Come tutto anche La Tomatina ha delle regole, per la sicurezza dei partecipanti, le basiche sono queste:
- Non bisogna lanciare bottiglie o altri oggetti, si possono lanciare solo pomodori
- Non si possono desnudare i partecipanti
- I pomodori devono essere schiacciati prima di essere lanciati, per minimizzare i danni
- Si raccomanda l’uso di occhialini protettori e guanti

Ma come nasce questa bizzarra festa? La leggenda vuole che tutto iniziò nel 1945, quando, durante la celebrazione della festa del paese, un gruppo di giovani iniziò a discutere, spingersi e insultarsi.
Uno dei partecipanti cadde vicino a un banchetto con della verdura, e iniziò a prendere pomodori da una cassa e lanciarli contro gli altri ragazzi coinvolti nella rissa. Presto arrivò la polizia, che mise fine alla battaglia e fece pagare una bella multa ai responsabili.
Ma l’anno successivo, lo stesso mercoledì di fine agosto si ripetette la stessa scena, con la sola differenza che i manifestanti si portarono in piazza una cassa di pomodori a testa!
La tradizione, locale e sconosciuta fuori dal comune di Buñol, andò avanti per alcuni anni, fino a quando la polizia non proibì questa manifestazione. Fu allora, nel 1957, che si celebrò “el entierro del tomate” cioè “la sepoltura del pomodoro”, una curiosa manifestazione che aveva come principale attrattiva una bara con dentro un enorme pomodoro, e una banda che suonava una marcia funebre. Questo episodio fece riflettere le autorità, e finalmente nel 1957 La Tomatina divenne legale!
tomatina spagna

la tomatina festa spagnola

tomatina festa

 

feste popolari spagna
Che dire di questa festa? Impossibile non amarla!

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Ridiamoci sopra….

A fine agosto in Spagna ci si prepara per “la vuelta al cole”, cioè il ritorno a scuola.
Ecco un favoloso scatolone con jamón, chorizo, salchichón, olio e formaggio puzzolone: essenziale per il nuovo anno scolastico del vostro bambino!

curiosità spagna

ps
Spagnolo che leggi questo post: fatti una risata!!! L’autoironia è una grandissima virtú, sebbene tu non lo sappia :)

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Bandiera della Spagna

Uno dei temi più controversi della Spagna riguarda proprio la sua BANDIERA.

Cambiata numerose volte nel disegno e negli stemmi, l’attuale bandiera spagnola è volutamente ignorata dalle regioni che lottano per l’indipendenza (prima tra tutte la Cataluña) e disprezzata dai repubblicani.

L’attuale Bandiera spagnola, conosciuta come «la Rojigualda», fu adottata con tutti i suoi elementi attuali il 5 ottobre del 1981, quando fu approvata la legge che stabilisce l’ultima versione dello scudo nazionale.

bandiera della spagna

I colori della bandiera spagnola sono frutto dell’unione dei due vessilli, in cui la banda gialla centrale è di altezza doppia rispetto alle due bande rosse superiore ed inferiore, poiché il giallo era facilmente visibile durante la navigazione.

L’effige dentro lo stendardo riunisce i segni distintivi dei regni che, sancito il patto di alleanza, andarono a formare la Spagna dei nostri giorni.

bandiera spagnola

L’immagine è suddivisibile in cinque sottoparti: nell’estremità superiore sinistra c’è un castello che si riferisce alla Castilla; nell’estremità superiore destra c’è un leone che si ricollega al regno di Leon; sottostante al castello, è rappresentata la senyera (quattro fasce rosse su sfondo giallo ocra) che fu lo storico simbolo della corona d’Aragona; a destra di quest’ultima figurano delle catene unite, emblema di Navarra.

Il fleur de lys in palo posto al centro degli stemmi dei regni rappresenta la casa reale regnante dei Borboni, mentre le due colonne a lato dello scudo accompagnate dal motto “plus ultra” (dal latino, “più oltre”) richiamano le scoperte e le conquiste spagnole in America: le colonne sono le mitologiche Colonne d’Ercole poste sullo Stretto di Gibilterra, passaggio obbligato per l’Oceano Atlantico), che rappresentano Gibilterra e Ceuta.

Lo storico e tradizionale motto “Plus Ultra” rimpiazzò il precedente “Non Plus Ultra” (“Non oltre qui”) che campeggiava prima della scoperta dell’America, dato che la Spagna era considerata “il punto più occidentale” della Terra.

La principale “nemica” della bandiera spagnola è la bandiera repubblicana, che fu la bandiera ufficiale della Spagna dal 1931 al 1939 e la bandiera del governo repubblicano spagnolo in esilio fino al 1977.

bandiera repubblicana spagnola

Iniziò ad essere usata il 27 aprile 1931, ossia tredici giorni dopo la proclamazione della repubblica spagnola.

La bandiera era formata da tre strisce orizzontali della medesima larghezza colorate di rosso, giallo e morato. La bandiera nazionale aveva al centro anche lo stemma della seconda repubblica spagnola (inquartato di Castiglia, di León, di Aragona e Navarra, accompagnato in punta di Granada, sovrastato da corona muraria).

Dopo la fine della guerra civile spagnola la bandiera venne utilizzata dalla guerriglia antifranchista.

Dopo il crollo del regime dittatoriale la bandiera repubblicana venne adottata dai movimenti di sinistra e dai sindacati.

Personalmente sogno che un giorno sia proprio la bandiera repubblicana a sventolare in Plaza Cibeles, sostituendo cosi la bandiera della Monarchia Costituzionale.

madrid bandiera spagnola

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Espadrillas!

Ogni anno mi sento in diritto e in dovere di dedicare un post a una delle creazioni spagnole che più amo: le espadrillas!
La mia passione per queste scarpe non avrà mai fine, e le ragioni sono tante, anche e soprattutto sociali e culturali.
madrid espadrillas

Innanzi tutto il nome: sebbene in italiano ESPADRILLAS sia una parola dal suono esotico e spagnoleggiante qui in Spagna nessuno chiama queste scarpe con questo nome! Le espadrillas si conoscono come alpargatas!

Caratterizzate da suola in corda e tela di cotone colorato, in Spagna potrai trovarle praticamente in qualsiasi negozio di scarpe, a prezzi a dir poco ridicoli! Il costo medio di una alpargatas bassa di cotone è 6 euro!
Ovviamente anche per queste scarpe a Madrid è obbligatorio fare un salto alla storica alpargatería Casa Hernanz (calle Toledo 19), a pochi passi da plaza Mayor, per poter scegliere il modello e la tonalità che più ti aggrada: ci sono così tante possibilità che scegliere sarà un’impresa davvero titanica.
espadrillas madrid

Per farti capire quanto io ami questo negozio e queste scarpe ti dirò solo che proprio a Casa Hernanz ho comprato le scarpe per il mio matrimonio (cosa che aveva inorridito la mia parrucchiera): ALPARGATAS BLANCAS! Guarda che eleganza:

espadrillas

Secondo me se vivi in Spagna o passi da queste parti DEVI comprarti le alpargatas, o espadrillas che dir si voglia! Altrimenti è un po’ come andare a Amsterdam e non entrare nemmeno in un coffe shop! Colora i tuoi piedi per 6 euro!

La famiglia Hernanz cuce alpargatas dal lontano 1840 e attualmente nel suo delizioso negozio dispone di più di 50 differenti colori, numeri dal 17 al 50, varie altezze della suola (dai modelli rasoterra fino a quelle con 15 centimetri di tacco) e pressoché infinite varianti: chiuse, aperte, con i lacci, con i fiocchi, ricamate, tinta unita, multicolore… per tutti i gusti!
L’impresa davvero ardua sarà varcare la soglia ed entrare: la fila all’ingresso è sempre lunghissima, perché non c’è spagnolo che si rispetti che non abbia almeno tre paia di alpargatas di diversi colori! Prenditela con filosofia: in estate potrai aspettare anche un’ora e mezza!

Se poi la passione per l’artigianato ti attanaglia e la tua vena creativa non conosce limiti, potrai prima spiare nell’enorme vetrina il modello che più ti piace e poi acquistare tutti i materiali (cuoio, corde e tessuti naturali) per fabbricarvi con le tue stesse mani un paio di queste stupende scarpe.
esparillas scarpe

espadrilals scarpe

 

Chi varca la soglia di Casa Hernanz in inverno troverà la bottega decisamente più tranquilla: non ci sono le file chilometriche tipiche della bella stagione e sicuramente qualche modello di alpargatas ha lasciato spazio alla scarpa invernale più amata della penisola, las pisamierdas.
Letteralmente “schiaccia-merda” questo stivaletto ricorda in tutto e per tutto (meno che nel prezzo, circa 10 volte più basso!) le Clarks, con la sola differenza che las pisamierdas da Casa Hernanz si trovano in tutti i colori dell’arcobaleno e hanno per l’appunto un prezzo ridicolo.

E infine ci sono in vendita stivali di gomma di ogni colore e misura, per dare un tocco di colore ai rari giorni grigi e piovosi di Madrid.
Chi non ama le calzature non creda di essere in salvo: a Casa Hernanz troverai una vastissima scelta di cesti, borse e tappeti intrecciati a mano.
Insomma uscire da questo negozio senza aver comprato nulla è praticamente impossibile, provare per credere!

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Sangue liquefatto a Madrid: ci vediamo da San Pantaleón

Che sia ben chiara una cosa: a Madrid non abbiamo niente da invidiare a nessuno, nemmeno a Napoli!
Infatti oltre tutte le cose che abbiamo in città e che già conosci, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sappi che qui abbiamo persino la liquefazione del sangue di un Santo!!!
Non si stratta del partenopeo San Gennaro ma del più umile e discreto San Pantaleón, presso la Iglesia del Real Monasterio de la Encarnación.
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Ogni 27 Luglio, cioè oggi, nel Real Monasterio de la Encarnación si produce il miracolo, e il sangue del santo diventa liquido.
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Se non mi credi ti invito ad andare immediatamente nel centralissimo monastero, sfidare il caldo disumano e le migliaia di persone che si accalcano per assistere al miracolo e guardare con i tuoi occhi l’ampolla. È liquido o no il suo contenuto? Lo è.
Che poi tu non voglia credere si tratti di un miracolo possiamo anche essere d’accordo, però nella vita un po’ di magia e di illusione non guastano mai.

Chi era Pantaleón e perché fu santificato? Pantaleone nacque in Turchia alla fine del III secolo, e fu martirizzato per aver abbracciato la religione cristiana.
Il 27 lublio del 305 fu decapitato, e la leggenda vuole che i fedeli raccogliessere con brandelli di cotone il sangue del santo, e conservarono questo cotone in varie ampolle che terminarono sparse per tutto il continente.
Nel 1611 la più fortunata di queste boccette arrivò a Madrid, dopo essere stata donata dal vicerè di Napoli e conte di Miranda quando sua figlia entrò in convento come novizia.

Nel XVII secolo la terribile Inquisizione Spagnola decise di investigare sul tema, per svelare possibili trucchi o inganni. Per questo durante sette anni consecutivi furono inviati vari testimoni ad assistere al miracolo, e non furono scoperti imbrogli: il miracolo è vero, lo conferma un documento del 1730 chiamato Información sobre la licuación de la sangre del glorioso mártir de San Pantaleón

Per essere onesti devo specificare che la Chiesa non ha ancora riconosciuto questo di San Pantaleòn come miracolo vero e proprio, però se vuoi vivere un’esperienza folcloristica e baciare la reliquia del Santo potrai farlo questo pomeriggio dalle 17.00 alle 22.00.

Ci vediamo lì! (Plaza de la Marina Española, metro Opèra)

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El Callejón del Infierno

Un antico proverbio madrileno diceva “Madrid, 9 meses de invierno y 3 de infierno” ad indicare che l’inverno in città dura 9 mesi, e poi direttamente passiamo alla stagione Inferno, che non é estate nè niente di simile.
40 gradi di giorno, più di 30 gradi di notte, giornate interminabili, luce accecante, asfalto bollente. Il vento è solo un dolce ricordo di luoghi lontani: la nostra bella Madrid non lascia spazio a folate, ma solo a bollori.
A ma, ovviamente, questo piace.
Questo caldo che ti fa fermare a tutti i negozietti cinesi a comprare una bottiglietta d’acqua mi sembra speciale, degno di una città strambotica come Madrid.
A dare conferma che Madrid per certi aspetti è un inferno ci pensa il Callejón del Infierno, cioè la Stradina dell’Inferno, che sicuramente avrai visto e probabilmente anche attraversato nel tuo girovagare per Plaza Mayor, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
Callejon-del-Infierno-2
La Plaza Mayor comunica con l’esterno della città con circa 10 viuzze, stradine brulicanti di vita e allegre. Tutte meno una, quella che si trova la numero 33 di Calle Mayor: un viottolo buio e cupo, ben differente dagli altri!
Vi era un tempo in cui la nomenclatura delle strade non veniva affidata alle autorità municipali ma ai cittadini, cbe ricreando storie e leggende davano i nomi alle strade.
Questo successe nel 1672 per il Callejón del Infierno, così chiamato a seguito del secondo dei tre incendi che colpirono Plaza Mayor, quando le fiamme infernali occuparono interamente questo piccolo viottolo
La storia popolare ci ricorda altri due nomi con cui si chiamó questa strada: calle del Peso Real e Calle del Arco de Triunfo. Quest’ultimo nome (tutt’ora in uso) è un po’ paradossale, considerando che non si tratta di una via elegante e pomposa, ma di una claustrofobica stradina.
Quindi si, a Madrid abbiamo anche l’inferno!

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San Isidro: la festa più bella (per me)

Domani è uno dei giorni più importante dell’anno per me.
È il mio compleanno??? Noooo! È il compleanno di PischiOne, di qualche familiare, é un anniversario o una data storica?? Noooo!
Domani è SAN ISIDRO, e il mio cuore è colmo di gioia!
Madrid, questa metropoli moderna di più di sei milioni di abitanti (registrati, senza considerare tutti coloro che ci vivono per periodi limitati o senza documenti) all’improvviso si trasforma in piccolo paese di provincia, mantenedo vive tradizioni e folclore nel giorno del suo Santo Patrono. E che tu non sia cattolico poco importa, nemmeno io lo sono!
Ma festeggiare San Isidro è un qualcosa di trascendentale, che supera religioni e fedi. San Isidro è uno di noi!
Secondo la tradizione San isidro nacque proprio a Madrid nel 1082, in una famiglia di modestissime origini. Fin da piccolo Isidro aveva dovuto dedicarsi alla coltivazione dei campi, senza mai trascurare la fede, grazie all’aiuto degli angeli che aravano il campo mentre lui pregava. A Isidro sono attribuiti due miracoli: aver salvato un bambino caduto in un pozzo, e aver fatto sgorgare una fontana di acqua miracolosa, battendo con un bastone il suolo arido. Quest’acqua pare fosse capace non solo di fertilizzare la terra, ma anche di guarire dalle malattie, e proprio attorno a questa fonte nel ‘500 si innalzò una chiesetta dedicata al santo, chiesetta che ogni 15 maggio si trasforma in un luogo di pellegrinaggio e nel fulcro della festa del patrono.
Quindi se domani ti trovi a Madrid non puoi assolutamente perderti la magia di quello che accade nella Pradera de San Isidro, cioè nella enorme zona verde che comprende la chiesetta e un grandissimo parco attorno. Non ci saranno miracoli, ma l’atmosfera sarà surreale. Per me scoprire questa festa ha significato marcare un prima e un dopo nella mia idea di “santo patrono”.
A Cassano Murge, da dove io provengo e dove festeggiamo la Madonna degli Angeli, quello che si fa durante la festa patronale è vestirsi bene, mangiare le noccioline, guardare le bancarelle, stare con gli amici e se si è giovani andare alle giostre.
A San Isidro NO! La festa inizia ufficialmente alla Ermita di San Isidro, dove c’è la fonte Domani quindi bisognerà svegliarsi di buon’ora e fare una lunga fila per bere un sorso dell’acqua miracolosa (cosa che dovrai fare anche se godi di ottima salute, poiché la vida da muchas vueltas e non è mai buona educazione dire di no a un miracolo). fuente san isidro fonte madrid
Solo dopo aver bevuto l’acqua miracolosa ci si potrà lanciare nella festa Per partecipare alla celebrazione senza essere additati da tutti i passanti sarà il caso di vestirsi in modo adeguato per l’occasione, cioè da chulapo e chulapa. Si definisce chulapo il castigliano autentico, e indubbiamente non esiste città più castigliana, verace e genuina di Madrid!
Il chulapo e la chulapa non sono vecchietti nostalgici o giovani anacronistici, ma tutti coloro che amano la cultura spagnola, si identificano in essa e per il giorno di San Isidro vogliono rendere omaggio alla grande Castiglia, vestendosi con il tradizionale abito regionale del XIX secolo: per gli uomini un elegante pantalone nero, gilet, berrettino a quadretti bianco e nero e un garofano all’occhiello, mentre la chulapa… vi lascerà senza parole!
Il suo abito ricorda quello delle ballerine di flamenco, un lungo vestito generalmente a fondo bianco con pois rossi o verdi, uno scialle che le copre la testa, un garofano rosso sistemato sulla fronte, proprio al centro del capo, e scarpe con tacco grosso, per ballare fino a notte fonda senza perdere la femminilità. È importante rimarcare che il giorno di San Isidro tutti si vestono con gli abiti caratteristici, e per i turisti poco informati o gli autoctoni distratti ci sono bancarelle che vendono gli accessori base per essere un chulapo doc: scialli, berretti e garofani.
Questa tradizione in città è talmente radicata che nella settimana della festa anche i bambini vanno a scuola vestiti con gli abiti tipici, per cui non vi meravigliate se aspettando la metro o gironzolando per il centro vi scontrate con scolaresche mascherate! Questi piccoli chulapos tra qualche anno animeranno la festa della pradera, suonando la zarzuela o ballando il paso doble davanti a turisti basiti.
Ecco i miei due chulapos preferiti: JL e Lorenzen san isidro 2 san isidro 1
Una volta indossati almeno i complementi basici del chulapo e bevuta l’acqua miracolosa ci sono per lo meno 3 cose fondamentali che dovrai fare alla Pradera de San Isidro per entrare in sintonia con il santo patrono:
• lanciarti tra la folla e ballare qualche danza tipica, o almeno provarci
• sederti sul prato e bere tinto de verano, cioè vino rosso diluito con acqua tonica fresca e ghiaccio
• mangiare i dolcetti tipici per l’occasione, le rosquillas del Santo, per lo meno una lista e una tonta, letteralmente una intelligente e una scema.
L’intelligente è ricoperta di zucchero o crema, la scema non ha nessuna copertura
rosquillas
Se sei un temerario potrai anche mangiare una porzione di entresijo, cioè interiora di gallina e/o maiale tagliate in pezzettini di circa 5 cm e fritte in un enorme pentolone. Ma attenzione: riuscire a sopportare l’odore di mondo fritto che emanano i pentoloni della Pradera è solo per veri chulapos! madrid festa san isidro
Al tramonto, un po’ stanchi e provati ma sempre vestiti di tutto punto e muniti di garofano, ci si sposta a Las Vistilla, dei giardini nel centralissimo quartiere de La Latina, per seguire i festeggiamenti sempre con musica, danze e alcol.
In questa seconda parte della festa però il tinto de verano lascerà spazio ai super alcolici: in questa lunga giornata potrai strafare, l’acqua miracolosa di San Isidro ti proteggerà da ogni male!
(tutto il programma della festa qui!)

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La Zarzuela (San Isidro parte 1)

San Isidro si avvicina (15 Maggio) e devo dire la verità: non sto più nella pelle! Per me questa festa è più che importante, più che bella, più che sacra (anche perché io nel sacro non credo).
Questa festa è Madrid sottoforma di festa, e se c’è un momento ideale per conoscere Madrid è proprio durante San Isidro, quando questa città da 6 milioni di abitanti si comporta come se fosse un paesino di 6.000 persone, mantenendo vive le tradizioni.
Oggi vorrei parlare di una tradizione musicale tipica di San Isidro: la Zarzuela. Teatro, canto, strumenti, parole, mito, dramma e tematiche classiche si incontrano in un’unica opera teatrale in cui la splendida Madrid fa da scenario, e così prende vita il genere lirico-drammatico castigliano per antonomasia.


madrid tradizioni 1
Il nome Zarzuela ha origine dal Palacio de la Zarzuela, una delle residenze della famiglia reale spagnola, non lontana da Madrid, dove si tenne la prima rappresentazione, e il palazzo a sua volta si chiama così per via della grande abbondanza di zarzas nella zona, cioè di more.
Le prime zarzuelas risalgono alla metà del Seicento, con le opere di Calderón de la Barca; nel corso del XVIII secolo, cominciarono ad assumere caratteristiche simili alle operette italiane, con canzoni, cori, scene comiche e un duetto centrale. Fu dopo la rivoluzione del 1868 che la zarzuela cambiò, in quanto la crisi economica ebbe ripercussioni anche sul teatro: lo spettacolo teatrale era caro e certamente non ci si poteva permettere di sostenere costi elevati, per cui si decise di ridurre la durata delle opere, che passò da quattro ore a una soltanto. Inoltre la gente cercava nelle opere teatrali la propria storia, la quotidianità, ed ecco che i temi si distaccarono in modo sempre più netto da quelli dell’operetta italiana per diventare completamente locali, madrileni.
Gli ingredienti base della zarzuela sono amore, passione, pettegolezzo, equivoco, e i protagonisti variano per età e per carattere ma restano sempre e solo loro, i chulapos!
Questo termine deriva da chulo (“bello”, “grazioso”) e indica l’individuo di classe popolare di Madrid, che si contraddistingue per i vestiti tipici molto particolari e il suo stile nel camminare, tra il sicuro di sé e il presuntuoso. Tutt’oggi il madrileno tipico viene definito dal resto della Spagna chulo, con ammirazione e certamente con un pizzico di invidia (…del resto, come dargli torto?).
Si può studiare e leggere molto su una città e un popolo per conoscerne la storia, ma a volte è sufficiente divertirsi come vuole la tradizione per capirne l’essenza. La mia zarzuela preferita è La verbena de la Paloma..
verbena madrid 1
La verbena è una festa popolare che si celebra di notte, e nel caso specifico la verbena de la Paloma è la festa della Vergine della Paloma, protettrice del centralissimo quartiere di La Latina.
L’operetta, firmata da Ricardo de la Vega nel 1894, narra di due bellissime muchachas, Susana e Casta, che durante la festività del quartiere accettano le avances di un maturo banchiere, don Hilarión.
La cosa non piace affatto al giovane Julián, innamorato di Susana, e la situazione si complica quando il giorno centrale della festa le due ragazze, splendenti nei loro abiti da chulapas, con tanto di fiore tra i capelli e mantellina, decidono di accompagnare il loro anziano ammiratore… Cosa succederà dopo? Riuscirà Julián a (ri)conquistare Susana? E che ne sarà di Casta? Non ti resta che andare a teatro per scoprirlo!
tradizioni a madrid

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