Review Category : tradizioni spagnole

La Tomatina!

Oggi non è un giorno come gli altri in Spagna, e soprattutto nel comune di Buñol, a Valencia, dove oggi iniziano le celebrazioni de LA TOMATINA, una delle feste spagnole più incredibili e peculiari che questo speciale Paese possa offrire!
(el tomate è il pomodoro, quindi parliamo della festa del POMODORO!)
tomatina 2015
Questa festa ci celebra sempre l’ultimo mercoledì del mese di agosto, nella settimana delle feste di Buñol.
La notte prima, cioè ieri notte, tutte le strade del paese si riempiono di pomodori maturi, e nelle piazze si cucinano enormi paellas e si beve vino fino al mattino.
Il mercoledì (oggi) all’alba i proprietari dei negozi del centro si affannano per proteggere portoni e vetrine dalla grande battaglia, e attorno alle 10 del mattino inizia il primo evento de La Tomatina: volontari ubriachi e incosciente cercheranno di arrampicarsi su un palo insaponato per raggiungere un prosciuttone che pende nella parte superiore.
palo jabon la tomatina

Una volta che il jamon è stato afferrato ha inizio la battaglia!
Sei enormi camion distribuiscono 150 tonnellate di pomodori ai partecipanti, prima tramite volontari che dal camion porgono i pomodori ai passanti, e poi quando il grosso dei pomodori è stato distribuito i camion riversano direttamente sulla folla tutto il liquido e i pezzi di pomodori rimanenti!

la tomatina festa

tomatina festa spagna
tomatina

Specifichiamo una cosa: i pomodori usati per La Tomatina si producono a Xilxes Castellón, e sono meno costosi e dal sapore non adeguato al consumo!
Come tutto anche La Tomatina ha delle regole, per la sicurezza dei partecipanti, le basiche sono queste:
- Non bisogna lanciare bottiglie o altri oggetti, si possono lanciare solo pomodori
- Non si possono desnudare i partecipanti
- I pomodori devono essere schiacciati prima di essere lanciati, per minimizzare i danni
- Si raccomanda l’uso di occhialini protettori e guanti

Ma come nasce questa bizzarra festa? La leggenda vuole che tutto iniziò nel 1945, quando, durante la celebrazione della festa del paese, un gruppo di giovani iniziò a discutere, spingersi e insultarsi.
Uno dei partecipanti cadde vicino a un banchetto con della verdura, e iniziò a prendere pomodori da una cassa e lanciarli contro gli altri ragazzi coinvolti nella rissa. Presto arrivò la polizia, che mise fine alla battaglia e fece pagare una bella multa ai responsabili.
Ma l’anno successivo, lo stesso mercoledì di fine agosto si ripetette la stessa scena, con la sola differenza che i manifestanti si portarono in piazza una cassa di pomodori a testa!
La tradizione, locale e sconosciuta fuori dal comune di Buñol, andò avanti per alcuni anni, fino a quando la polizia non proibì questa manifestazione. Fu allora, nel 1957, che si celebrò “el entierro del tomate” cioè “la sepoltura del pomodoro”, una curiosa manifestazione che aveva come principale attrattiva una bara con dentro un enorme pomodoro, e una banda che suonava una marcia funebre. Questo episodio fece riflettere le autorità, e finalmente nel 1957 La Tomatina divenne legale!
tomatina spagna

la tomatina festa spagnola

tomatina festa

 

feste popolari spagna
Che dire di questa festa? Impossibile non amarla!

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Ridiamoci sopra….

A fine agosto in Spagna ci si prepara per “la vuelta al cole”, cioè il ritorno a scuola.
Ecco un favoloso scatolone con jamón, chorizo, salchichón, olio e formaggio puzzolone: essenziale per il nuovo anno scolastico del vostro bambino!

curiosità spagna

ps
Spagnolo che leggi questo post: fatti una risata!!! L’autoironia è una grandissima virtú, sebbene tu non lo sappia :)

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Bandiera della Spagna

Uno dei temi più controversi della Spagna riguarda proprio la sua BANDIERA.

Cambiata numerose volte nel disegno e negli stemmi, l’attuale bandiera spagnola è volutamente ignorata dalle regioni che lottano per l’indipendenza (prima tra tutte la Cataluña) e disprezzata dai repubblicani.

L’attuale Bandiera spagnola, conosciuta come «la Rojigualda», fu adottata con tutti i suoi elementi attuali il 5 ottobre del 1981, quando fu approvata la legge che stabilisce l’ultima versione dello scudo nazionale.

bandiera della spagna

I colori della bandiera spagnola sono frutto dell’unione dei due vessilli, in cui la banda gialla centrale è di altezza doppia rispetto alle due bande rosse superiore ed inferiore, poiché il giallo era facilmente visibile durante la navigazione.

L’effige dentro lo stendardo riunisce i segni distintivi dei regni che, sancito il patto di alleanza, andarono a formare la Spagna dei nostri giorni.

bandiera spagnola

L’immagine è suddivisibile in cinque sottoparti: nell’estremità superiore sinistra c’è un castello che si riferisce alla Castilla; nell’estremità superiore destra c’è un leone che si ricollega al regno di Leon; sottostante al castello, è rappresentata la senyera (quattro fasce rosse su sfondo giallo ocra) che fu lo storico simbolo della corona d’Aragona; a destra di quest’ultima figurano delle catene unite, emblema di Navarra.

Il fleur de lys in palo posto al centro degli stemmi dei regni rappresenta la casa reale regnante dei Borboni, mentre le due colonne a lato dello scudo accompagnate dal motto “plus ultra” (dal latino, “più oltre”) richiamano le scoperte e le conquiste spagnole in America: le colonne sono le mitologiche Colonne d’Ercole poste sullo Stretto di Gibilterra, passaggio obbligato per l’Oceano Atlantico), che rappresentano Gibilterra e Ceuta.

Lo storico e tradizionale motto “Plus Ultra” rimpiazzò il precedente “Non Plus Ultra” (“Non oltre qui”) che campeggiava prima della scoperta dell’America, dato che la Spagna era considerata “il punto più occidentale” della Terra.

La principale “nemica” della bandiera spagnola è la bandiera repubblicana, che fu la bandiera ufficiale della Spagna dal 1931 al 1939 e la bandiera del governo repubblicano spagnolo in esilio fino al 1977.

bandiera repubblicana spagnola

Iniziò ad essere usata il 27 aprile 1931, ossia tredici giorni dopo la proclamazione della repubblica spagnola.

La bandiera era formata da tre strisce orizzontali della medesima larghezza colorate di rosso, giallo e morato. La bandiera nazionale aveva al centro anche lo stemma della seconda repubblica spagnola (inquartato di Castiglia, di León, di Aragona e Navarra, accompagnato in punta di Granada, sovrastato da corona muraria).

Dopo la fine della guerra civile spagnola la bandiera venne utilizzata dalla guerriglia antifranchista.

Dopo il crollo del regime dittatoriale la bandiera repubblicana venne adottata dai movimenti di sinistra e dai sindacati.

Personalmente sogno che un giorno sia proprio la bandiera repubblicana a sventolare in Plaza Cibeles, sostituendo cosi la bandiera della Monarchia Costituzionale.

madrid bandiera spagnola

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Espadrillas!

Ogni anno mi sento in diritto e in dovere di dedicare un post a una delle creazioni spagnole che più amo: le espadrillas!
La mia passione per queste scarpe non avrà mai fine, e le ragioni sono tante, anche e soprattutto sociali e culturali.
madrid espadrillas

Innanzi tutto il nome: sebbene in italiano ESPADRILLAS sia una parola dal suono esotico e spagnoleggiante qui in Spagna nessuno chiama queste scarpe con questo nome! Le espadrillas si conoscono come alpargatas!

Caratterizzate da suola in corda e tela di cotone colorato, in Spagna potrai trovarle praticamente in qualsiasi negozio di scarpe, a prezzi a dir poco ridicoli! Il costo medio di una alpargatas bassa di cotone è 6 euro!
Ovviamente anche per queste scarpe a Madrid è obbligatorio fare un salto alla storica alpargatería Casa Hernanz (calle Toledo 19), a pochi passi da plaza Mayor, per poter scegliere il modello e la tonalità che più ti aggrada: ci sono così tante possibilità che scegliere sarà un’impresa davvero titanica.
espadrillas madrid

Per farti capire quanto io ami questo negozio e queste scarpe ti dirò solo che proprio a Casa Hernanz ho comprato le scarpe per il mio matrimonio (cosa che aveva inorridito la mia parrucchiera): ALPARGATAS BLANCAS! Guarda che eleganza:

espadrillas

Secondo me se vivi in Spagna o passi da queste parti DEVI comprarti le alpargatas, o espadrillas che dir si voglia! Altrimenti è un po’ come andare a Amsterdam e non entrare nemmeno in un coffe shop! Colora i tuoi piedi per 6 euro!

La famiglia Hernanz cuce alpargatas dal lontano 1840 e attualmente nel suo delizioso negozio dispone di più di 50 differenti colori, numeri dal 17 al 50, varie altezze della suola (dai modelli rasoterra fino a quelle con 15 centimetri di tacco) e pressoché infinite varianti: chiuse, aperte, con i lacci, con i fiocchi, ricamate, tinta unita, multicolore… per tutti i gusti!
L’impresa davvero ardua sarà varcare la soglia ed entrare: la fila all’ingresso è sempre lunghissima, perché non c’è spagnolo che si rispetti che non abbia almeno tre paia di alpargatas di diversi colori! Prenditela con filosofia: in estate potrai aspettare anche un’ora e mezza!

Se poi la passione per l’artigianato ti attanaglia e la tua vena creativa non conosce limiti, potrai prima spiare nell’enorme vetrina il modello che più ti piace e poi acquistare tutti i materiali (cuoio, corde e tessuti naturali) per fabbricarvi con le tue stesse mani un paio di queste stupende scarpe.
esparillas scarpe

espadrilals scarpe

 

Chi varca la soglia di Casa Hernanz in inverno troverà la bottega decisamente più tranquilla: non ci sono le file chilometriche tipiche della bella stagione e sicuramente qualche modello di alpargatas ha lasciato spazio alla scarpa invernale più amata della penisola, las pisamierdas.
Letteralmente “schiaccia-merda” questo stivaletto ricorda in tutto e per tutto (meno che nel prezzo, circa 10 volte più basso!) le Clarks, con la sola differenza che las pisamierdas da Casa Hernanz si trovano in tutti i colori dell’arcobaleno e hanno per l’appunto un prezzo ridicolo.

E infine ci sono in vendita stivali di gomma di ogni colore e misura, per dare un tocco di colore ai rari giorni grigi e piovosi di Madrid.
Chi non ama le calzature non creda di essere in salvo: a Casa Hernanz troverai una vastissima scelta di cesti, borse e tappeti intrecciati a mano.
Insomma uscire da questo negozio senza aver comprato nulla è praticamente impossibile, provare per credere!

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Sangue liquefatto a Madrid: ci vediamo da San Pantaleón

Che sia ben chiara una cosa: a Madrid non abbiamo niente da invidiare a nessuno, nemmeno a Napoli!
Infatti oltre tutte le cose che abbiamo in città e che già conosci, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sappi che qui abbiamo persino la liquefazione del sangue di un Santo!!!
Non si stratta del partenopeo San Gennaro ma del più umile e discreto San Pantaleón, presso la Iglesia del Real Monasterio de la Encarnación.
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Ogni 27 Luglio, cioè oggi, nel Real Monasterio de la Encarnación si produce il miracolo, e il sangue del santo diventa liquido.
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Se non mi credi ti invito ad andare immediatamente nel centralissimo monastero, sfidare il caldo disumano e le migliaia di persone che si accalcano per assistere al miracolo e guardare con i tuoi occhi l’ampolla. È liquido o no il suo contenuto? Lo è.
Che poi tu non voglia credere si tratti di un miracolo possiamo anche essere d’accordo, però nella vita un po’ di magia e di illusione non guastano mai.

Chi era Pantaleón e perché fu santificato? Pantaleone nacque in Turchia alla fine del III secolo, e fu martirizzato per aver abbracciato la religione cristiana.
Il 27 lublio del 305 fu decapitato, e la leggenda vuole che i fedeli raccogliessere con brandelli di cotone il sangue del santo, e conservarono questo cotone in varie ampolle che terminarono sparse per tutto il continente.
Nel 1611 la più fortunata di queste boccette arrivò a Madrid, dopo essere stata donata dal vicerè di Napoli e conte di Miranda quando sua figlia entrò in convento come novizia.

Nel XVII secolo la terribile Inquisizione Spagnola decise di investigare sul tema, per svelare possibili trucchi o inganni. Per questo durante sette anni consecutivi furono inviati vari testimoni ad assistere al miracolo, e non furono scoperti imbrogli: il miracolo è vero, lo conferma un documento del 1730 chiamato Información sobre la licuación de la sangre del glorioso mártir de San Pantaleón

Per essere onesti devo specificare che la Chiesa non ha ancora riconosciuto questo di San Pantaleòn come miracolo vero e proprio, però se vuoi vivere un’esperienza folcloristica e baciare la reliquia del Santo potrai farlo questo pomeriggio dalle 17.00 alle 22.00.

Ci vediamo lì! (Plaza de la Marina Española, metro Opèra)

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El Callejón del Infierno

Un antico proverbio madrileno diceva “Madrid, 9 meses de invierno y 3 de infierno” ad indicare che l’inverno in città dura 9 mesi, e poi direttamente passiamo alla stagione Inferno, che non é estate nè niente di simile.
40 gradi di giorno, più di 30 gradi di notte, giornate interminabili, luce accecante, asfalto bollente. Il vento è solo un dolce ricordo di luoghi lontani: la nostra bella Madrid non lascia spazio a folate, ma solo a bollori.
A ma, ovviamente, questo piace.
Questo caldo che ti fa fermare a tutti i negozietti cinesi a comprare una bottiglietta d’acqua mi sembra speciale, degno di una città strambotica come Madrid.
A dare conferma che Madrid per certi aspetti è un inferno ci pensa il Callejón del Infierno, cioè la Stradina dell’Inferno, che sicuramente avrai visto e probabilmente anche attraversato nel tuo girovagare per Plaza Mayor, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!
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La Plaza Mayor comunica con l’esterno della città con circa 10 viuzze, stradine brulicanti di vita e allegre. Tutte meno una, quella che si trova la numero 33 di Calle Mayor: un viottolo buio e cupo, ben differente dagli altri!
Vi era un tempo in cui la nomenclatura delle strade non veniva affidata alle autorità municipali ma ai cittadini, cbe ricreando storie e leggende davano i nomi alle strade.
Questo successe nel 1672 per il Callejón del Infierno, così chiamato a seguito del secondo dei tre incendi che colpirono Plaza Mayor, quando le fiamme infernali occuparono interamente questo piccolo viottolo
La storia popolare ci ricorda altri due nomi con cui si chiamó questa strada: calle del Peso Real e Calle del Arco de Triunfo. Quest’ultimo nome (tutt’ora in uso) è un po’ paradossale, considerando che non si tratta di una via elegante e pomposa, ma di una claustrofobica stradina.
Quindi si, a Madrid abbiamo anche l’inferno!

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San Isidro: la festa più bella (per me)

Domani è uno dei giorni più importante dell’anno per me.
È il mio compleanno??? Noooo! È il compleanno di PischiOne, di qualche familiare, é un anniversario o una data storica?? Noooo!
Domani è SAN ISIDRO, e il mio cuore è colmo di gioia!
Madrid, questa metropoli moderna di più di sei milioni di abitanti (registrati, senza considerare tutti coloro che ci vivono per periodi limitati o senza documenti) all’improvviso si trasforma in piccolo paese di provincia, mantenedo vive tradizioni e folclore nel giorno del suo Santo Patrono. E che tu non sia cattolico poco importa, nemmeno io lo sono!
Ma festeggiare San Isidro è un qualcosa di trascendentale, che supera religioni e fedi. San Isidro è uno di noi!
Secondo la tradizione San isidro nacque proprio a Madrid nel 1082, in una famiglia di modestissime origini. Fin da piccolo Isidro aveva dovuto dedicarsi alla coltivazione dei campi, senza mai trascurare la fede, grazie all’aiuto degli angeli che aravano il campo mentre lui pregava. A Isidro sono attribuiti due miracoli: aver salvato un bambino caduto in un pozzo, e aver fatto sgorgare una fontana di acqua miracolosa, battendo con un bastone il suolo arido. Quest’acqua pare fosse capace non solo di fertilizzare la terra, ma anche di guarire dalle malattie, e proprio attorno a questa fonte nel ‘500 si innalzò una chiesetta dedicata al santo, chiesetta che ogni 15 maggio si trasforma in un luogo di pellegrinaggio e nel fulcro della festa del patrono.
Quindi se domani ti trovi a Madrid non puoi assolutamente perderti la magia di quello che accade nella Pradera de San Isidro, cioè nella enorme zona verde che comprende la chiesetta e un grandissimo parco attorno. Non ci saranno miracoli, ma l’atmosfera sarà surreale. Per me scoprire questa festa ha significato marcare un prima e un dopo nella mia idea di “santo patrono”.
A Cassano Murge, da dove io provengo e dove festeggiamo la Madonna degli Angeli, quello che si fa durante la festa patronale è vestirsi bene, mangiare le noccioline, guardare le bancarelle, stare con gli amici e se si è giovani andare alle giostre.
A San Isidro NO! La festa inizia ufficialmente alla Ermita di San Isidro, dove c’è la fonte Domani quindi bisognerà svegliarsi di buon’ora e fare una lunga fila per bere un sorso dell’acqua miracolosa (cosa che dovrai fare anche se godi di ottima salute, poiché la vida da muchas vueltas e non è mai buona educazione dire di no a un miracolo). fuente san isidro fonte madrid
Solo dopo aver bevuto l’acqua miracolosa ci si potrà lanciare nella festa Per partecipare alla celebrazione senza essere additati da tutti i passanti sarà il caso di vestirsi in modo adeguato per l’occasione, cioè da chulapo e chulapa. Si definisce chulapo il castigliano autentico, e indubbiamente non esiste città più castigliana, verace e genuina di Madrid!
Il chulapo e la chulapa non sono vecchietti nostalgici o giovani anacronistici, ma tutti coloro che amano la cultura spagnola, si identificano in essa e per il giorno di San Isidro vogliono rendere omaggio alla grande Castiglia, vestendosi con il tradizionale abito regionale del XIX secolo: per gli uomini un elegante pantalone nero, gilet, berrettino a quadretti bianco e nero e un garofano all’occhiello, mentre la chulapa… vi lascerà senza parole!
Il suo abito ricorda quello delle ballerine di flamenco, un lungo vestito generalmente a fondo bianco con pois rossi o verdi, uno scialle che le copre la testa, un garofano rosso sistemato sulla fronte, proprio al centro del capo, e scarpe con tacco grosso, per ballare fino a notte fonda senza perdere la femminilità. È importante rimarcare che il giorno di San Isidro tutti si vestono con gli abiti caratteristici, e per i turisti poco informati o gli autoctoni distratti ci sono bancarelle che vendono gli accessori base per essere un chulapo doc: scialli, berretti e garofani.
Questa tradizione in città è talmente radicata che nella settimana della festa anche i bambini vanno a scuola vestiti con gli abiti tipici, per cui non vi meravigliate se aspettando la metro o gironzolando per il centro vi scontrate con scolaresche mascherate! Questi piccoli chulapos tra qualche anno animeranno la festa della pradera, suonando la zarzuela o ballando il paso doble davanti a turisti basiti.
Ecco i miei due chulapos preferiti: JL e Lorenzen san isidro 2 san isidro 1
Una volta indossati almeno i complementi basici del chulapo e bevuta l’acqua miracolosa ci sono per lo meno 3 cose fondamentali che dovrai fare alla Pradera de San Isidro per entrare in sintonia con il santo patrono:
• lanciarti tra la folla e ballare qualche danza tipica, o almeno provarci
• sederti sul prato e bere tinto de verano, cioè vino rosso diluito con acqua tonica fresca e ghiaccio
• mangiare i dolcetti tipici per l’occasione, le rosquillas del Santo, per lo meno una lista e una tonta, letteralmente una intelligente e una scema.
L’intelligente è ricoperta di zucchero o crema, la scema non ha nessuna copertura
rosquillas
Se sei un temerario potrai anche mangiare una porzione di entresijo, cioè interiora di gallina e/o maiale tagliate in pezzettini di circa 5 cm e fritte in un enorme pentolone. Ma attenzione: riuscire a sopportare l’odore di mondo fritto che emanano i pentoloni della Pradera è solo per veri chulapos! madrid festa san isidro
Al tramonto, un po’ stanchi e provati ma sempre vestiti di tutto punto e muniti di garofano, ci si sposta a Las Vistilla, dei giardini nel centralissimo quartiere de La Latina, per seguire i festeggiamenti sempre con musica, danze e alcol.
In questa seconda parte della festa però il tinto de verano lascerà spazio ai super alcolici: in questa lunga giornata potrai strafare, l’acqua miracolosa di San Isidro ti proteggerà da ogni male!
(tutto il programma della festa qui!)

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La Zarzuela (San Isidro parte 1)

San Isidro si avvicina (15 Maggio) e devo dire la verità: non sto più nella pelle! Per me questa festa è più che importante, più che bella, più che sacra (anche perché io nel sacro non credo).
Questa festa è Madrid sottoforma di festa, e se c’è un momento ideale per conoscere Madrid è proprio durante San Isidro, quando questa città da 6 milioni di abitanti si comporta come se fosse un paesino di 6.000 persone, mantenendo vive le tradizioni.
Oggi vorrei parlare di una tradizione musicale tipica di San Isidro: la Zarzuela. Teatro, canto, strumenti, parole, mito, dramma e tematiche classiche si incontrano in un’unica opera teatrale in cui la splendida Madrid fa da scenario, e così prende vita il genere lirico-drammatico castigliano per antonomasia.


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Il nome Zarzuela ha origine dal Palacio de la Zarzuela, una delle residenze della famiglia reale spagnola, non lontana da Madrid, dove si tenne la prima rappresentazione, e il palazzo a sua volta si chiama così per via della grande abbondanza di zarzas nella zona, cioè di more.
Le prime zarzuelas risalgono alla metà del Seicento, con le opere di Calderón de la Barca; nel corso del XVIII secolo, cominciarono ad assumere caratteristiche simili alle operette italiane, con canzoni, cori, scene comiche e un duetto centrale. Fu dopo la rivoluzione del 1868 che la zarzuela cambiò, in quanto la crisi economica ebbe ripercussioni anche sul teatro: lo spettacolo teatrale era caro e certamente non ci si poteva permettere di sostenere costi elevati, per cui si decise di ridurre la durata delle opere, che passò da quattro ore a una soltanto. Inoltre la gente cercava nelle opere teatrali la propria storia, la quotidianità, ed ecco che i temi si distaccarono in modo sempre più netto da quelli dell’operetta italiana per diventare completamente locali, madrileni.
Gli ingredienti base della zarzuela sono amore, passione, pettegolezzo, equivoco, e i protagonisti variano per età e per carattere ma restano sempre e solo loro, i chulapos!
Questo termine deriva da chulo (“bello”, “grazioso”) e indica l’individuo di classe popolare di Madrid, che si contraddistingue per i vestiti tipici molto particolari e il suo stile nel camminare, tra il sicuro di sé e il presuntuoso. Tutt’oggi il madrileno tipico viene definito dal resto della Spagna chulo, con ammirazione e certamente con un pizzico di invidia (…del resto, come dargli torto?).
Si può studiare e leggere molto su una città e un popolo per conoscerne la storia, ma a volte è sufficiente divertirsi come vuole la tradizione per capirne l’essenza. La mia zarzuela preferita è La verbena de la Paloma..
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La verbena è una festa popolare che si celebra di notte, e nel caso specifico la verbena de la Paloma è la festa della Vergine della Paloma, protettrice del centralissimo quartiere di La Latina.
L’operetta, firmata da Ricardo de la Vega nel 1894, narra di due bellissime muchachas, Susana e Casta, che durante la festività del quartiere accettano le avances di un maturo banchiere, don Hilarión.
La cosa non piace affatto al giovane Julián, innamorato di Susana, e la situazione si complica quando il giorno centrale della festa le due ragazze, splendenti nei loro abiti da chulapas, con tanto di fiore tra i capelli e mantellina, decidono di accompagnare il loro anziano ammiratore… Cosa succederà dopo? Riuscirà Julián a (ri)conquistare Susana? E che ne sarà di Casta? Non ti resta che andare a teatro per scoprirlo!
tradizioni a madrid

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La Noche de los Libros a Madrid

Domani è 23 aprile, festa di San Jorge (San Giorgio) e Giornata Internazionale dei Libri.
A Barcellona questa giornata si celebra con una poeticissima tradizione: gli uomini regalano alle donne una rosa, ricordando il cavaliere Jorge (Giorgio) che cercava di salvare la principessa.
Le donne regalano agli uomini un libro, ricordando la sepoltura e la morte di due crendi maestri della letteratura europea Cervantes e  Shakespeare. Tutta la città di Barcellona, ed in particolare La Ramblas, si popola di venditori di libri e rose, e devo ammettere che il romanticismo di questa tradizione non ha rivali. Peccato che c’è questa brutta abitudine di mettere la bandiera catalana OVUNQUE, proprio quando abbiamo bisogno di unità e non di bandiere. Cmq…
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E a Madrid che si fa? Siccome noi non siamo rosiconi passivi ma siamo rosiconi attivi  abbiamo inventato la nostra personale celebrazione: LA NOCHE DE LOS LIBROS, cioè La Notte dei Libri: che bello!!
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Quest’anno celebriamo la decima edizione con il motto “10 años celebrando el libro”: più di 600 attività, 500 autori e 250 istituzioni convolte nell’organizzazione, 159 librerie e 123 biblioteche omaggiano IL LIBRO, questo mágico oggetto che fa sognare e non passerà MAI di moda (si spera!). Che poi, se vogliamo essere pignoli, dobbiamo percisare che l’evento non si svolge solo di notte ma anche di giorno quindi il suo nome è incorretto!
Che si fa esattamente in questa magica giornata/nottata? il programa puoi trovarlo qui, intanto l’unica certezza è che il 23 Aprile tutte le librerie della capitale fanno un 10% di sconto su tutti i libri.
Devo essere sincera: in questa festa Barcellona batte Madrid 10 a 0, perchè qui nella capitale la Noche de los Libros non è sentita come una festa locale e radicata, e non ha ancora realmente uno spessore culturale (cosa che spero cambierà con gli anni). Sembra piuttosto una trovata per vendere libri :(

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Però siccome sta a noi cambiare le cose DOMANI REGALIAMO LIBRI, a Madrid e in qualsiasi altro luogo!

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La torrija, solo per i piú coraggiosi

Una delle cose che proprio non capisco della vita in Spagna è la torrija, un dolce tipico pasquale che non è bello, non è buono e non è profumato. Torrija mia, ma come caspita fanno gli iberici a trovarti irresistibile?
Sinceramente questi sono gli aspetti che mi preoccupano della vita a Madrid!
dolci tipici madrid
Entrare nel supermercato e trovare un tavolo ricolmo degli ingredienti per fare torrijas caseras: zucchero a man salva, uova XXXXL a volotá, latte come se fossimo degli agnellini appena nati, pane gigante fabbricato da Gulliver in persona e poi il miele (sul miele non ho niente da dire) é INQUIETANTEEEE!!!
dolci tipici spagnoli
Ma cosa è questo dolce, qual è la sua origine e perchè fa impazzire gli spagnoli? Andiamo con ordine!
La torrija é una fettona di pane “vecchio” (nel senso che non è pane appena sfornato ma deve avere per lo meno 2 o 3 giorni) inzuppata di latte o vino con miele. Poi immersa nell’uovo e infine, come no, fritta nell’olio bollente. I suoi ingredienti e l’uso del pane vecchio ci fanno subito capire che la torrija è un piatto di origini umili, che pare venisse utilizzato per far recuperare energie alle partorienti. Successivamente divenne tipico della quaresima, probabilmente perché durante questo periodo non si puó mangiare carne. Per me l’unica cosa che rende interessante la torrija è che si somiglia un po’ alla cotoletta, se guardi di sfuggita il bancone di un bar.
torrijas
Per fare le cose fatte per bene la torrija non si accompagna a qualsiasi bevanta MA al chato de vino, cosí come vuole la tridizione madrilena (chato si pronuncia CIATO)
Il chato è un bicchiere tipico delle taverne, pittosto basso e grosso
chato
Se sei a Madrid in questo periodo e ti consideri un coraggioso prova la torrja, e poi scrivimi se ti é piaciuta!!
Come avrai capito a me la torrija proprio non piace, peró la sua presenza in giro per supermercati, pasticcerie e panifici mi trasmette una grande allegria perchè mi ricorda che la festa di San Isidro si avvicina. E con San Isidro qualsiasi cosa diventa bellissima!!!

 
ps
Cambiando discorso da ieri é online la APP di VIVERE A MADRID!! Sono molto orgogliosa di questo lavoro del mio pischello, quindi per favore se ti piace il mio blog e/o vuoi aiutarmi a salvare la mia vita matrimoniale scaricati la APP di VIVERE A MADRID e usala! Potrai leggere tutti gli articoli, vedere la mappa della città con le informazioni su posti rilevanti, cercare delle cose e tanto altro ancora!

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Spagna, un paese al contrario.

In Spagna la pianta più tipica del Natale, la cosiddetta “stella di Natale” si chiama Flor de Pascua.
Pascua significa Pasqua. Flor significa Fiore.
Fiore di Pasqua, a Natale. Parliamone. Anzi no, non parliamone.
curiosità grammatica spagnola

Come direbbe la mia cara amica Erika “cosa possiamo aspettarci da un paese che mangia l’insalata russa come piatto principale?”

Meno male che tra due giorni vado in Italia, che in questi giorni ho le palle strapiene delle stranezze della Penisola Isterica. Buona Pasqua…cioè, Buon Natale.

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La Verbena de la Paloma

Nel dialetto barese (ma probabilmente in italiano!!!) la parola “paloma” indica il piccione, inteso come volatile (e non come l’organo sessuale femminile).

In spagnolo Paloma oltre ad indicare il volatile é anche un nome proprio di persona, ed é ovviamente anche una vergine, la Virgen de la Paloma, a cui si dedica una delle piú grandi feste della cittá: las Fiestas de la Paloma, conosciuta anche come Verbena de la Paloma (la verbena non é altro che una festa di carattere popolare).
spagna curiositá madrid

L’epicentro della Verbena de la Paloma é calle Toledo, al lado de mi casa, quindi inutile dire che Paloma per me é una santa speciale: condividiamo il quartiere, una sconfinata passione per i fiori, i colori, il folklore e…l’amore per i pompieri!
Infatti Paloma li protegge (é la patrona dei pompieri) e io ne apprezzo le virtú fisiche. Paloma, ¡amiga mia!

(piccola nota personale: sono particolarmente fiera di possedere il calendario Bomberos con niños, cioé pompieri con bambini. Nelle foto fustacchioni in uniforme giocano con bebé. Il target é chiaramente il mio: la trentenne lacerata tra la voglia di maternitá e l’ormonella matta. Tutti criticano il mio calendario, soprattutto PischiOne, ma so che Paloma la Virgen lo apprezza dall’alto dei cieli!)

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Inizialmente questa vergine era chiamata Virgen de la Soledad, per l’espressione triste e solitaria del suo viso su un dipinto trovato nel 1787. Una vicina del quartiere compró il quadro da alcune suore e lo espose fuori casa, in Calle de la Paloma. L’immagine inizió ad attrarre numerosi madrileni e proprio per questo cambió nome, in riferimento alla strada che ospitava il ritratto. Nel 1891 l’immagine du poi trasferita allla Parrocchia della Paloma.

Di questa festa bisogna dire due cose fondamentali: la prima é che la Virgen de la Paloma chiude una trilogia di verbenas: Cayetano (il 7 agosto) e San Lorenzo (il 10 agosto), feste che si svolgono tra il Centro e Aganzuela, in due quartieri contigui.
Nelle tre verbenas si celebra il concorso di “mantones de manila” decorando balconi e strade con i mantelli ricamati, si balla il chotis e si degustano i piatti tipici di Madrid.
madrid paloma

verbena de la paloma

madrid la latina

madrid fiestas

In particolare a Paloma si offrono fiori, in una processione che si svolgerá il 15 agosto.
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Proprio come per San Isidro sei vuoi fare davvero onore a Madrid dovrai vestirti da Manolo o Goyesco, a seconda del tuo status sociale.
madrid feste popolari

Manolo é una derivazione colloquiale di Manuel, un nome molto comune a Madrid. Sinonimo di majo (maja o manola per le donne) indica un uomo guapo, valiente e chulo cioé bello, coraggioso e figo. Il suo abbigliamento é semplice ma bello, una sorta di hipster della Madrid del ’700
chulapos

Goyesco é un termine che viene dalla pittura di Goya, che raffigurava le classi alte della societá spagnole. I vestiti del goyesco sono di vellutti, pizzi e ricami: praticamente i fighetti di fine ´700
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Tu ti senti piú Manolo o piú Goyesco? Decidi e vestiti di conseguenza!

Qui potrai trovare tutto il programma della festa, a cui io PURTROPPO non ci saró perchè devo andare a un matrimonio. Ma si puó essere cosi stronzi da sposarsi nel fine settimana della Fiesta de la Paloma??? Evidentemente SI!

¡Que vivan los novios y la Paloma!

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