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Ruggire ai leoni di fronte al Congreso de los Diputados

Ruggire in faccia ad un leone deve essere una grande esperienza, se poi i leoni sono ben due, pesano più di 2500 kg l’uno e si trovano all’ingresso del Palazzo dei Deputati il ruggito sarà ancora più forte e liberatorio, quasi rivendicazione delle tue idee e rimostranze davanti a un edificio istituzionale, e soprattutto senza correre il rischio di essere sbranati!
I due leoni, ufficialmente battezzati Daoiz e Velarde in onore di due eroi della battaglia del 2 Maggio 1808 contro i francesi, e affettuosamente chiamati dai madrileni Benavides e Malospelos, nonostante la loro travagliata storia sono diventati uno dei simboli della città.
L’edificio in stile neoclassico che li ospita nel progetto originale prevedeva due fari al posto dei leoni ma la cosa non piaceva né ai deputati né ai cittadini, che desideravano una decorazione più solenne e per questo si pensò alle statue dei leoni, simbolo di forza e coraggio.
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Il primo incarico venne affidato nel 1851 a Ponciano Ponzano, già autore del frontespizio del palazzo, che a causa delle ristrette finanze fece un’opera di gesso, dipinto imitando il bronzo; in solo un anno le condizioni meteorologiche resero le sculture impresentabili, tanto che si decise di rimuoverle e sostituirle con altri leoni scolpiti con materiali più nobili e duraturi.
L’incarico fu riaffidato a Ponciano ma, a causa dell’alto costo preventivato, gli fu tolto e dato a José Bellver, già autore della statua dell’ Ángel caído nel parco del Retiro, che disegnò una coppia di leoni in pietra così piccoli che si disse sembrassero cani rabbiosi e non fieri felini, perciò le sculture furono nuovamente ritirate.
Il terzo progetto venne incaricato nuovamente a Ponciano Ponzano, che abbassò il suo onorario e finalmente completò l’opera sebbene con nuove controversie…
Il 23 marzo 1860 l’esercito spagnolo ottenne una grande vittoria nella Battaglia di Wad-Ras nella Guerra d’Africa, conquistando alcuni cannoni dei nemici. Tali cannoni furono fusi a Siviglia, e il bronzo ricavato fu consegnato a Ponciano per farne i leoni, questa volta con un materiale resistente e di dimensioni impressionanti. Quando i leoni furono terminati, un gruppo di deputati ne contestò il valore affermando l’origine guerresca dei bronzi, e che le due figure realizzate con materiale bellico non potevano rappresentare un Congresso, né essere l’emblema di pace e progresso.

Dopo dieci anni di controversia i leoni furono collocati nel posto che attualmente occupano anche se la pace fu poco duratura dato che, alla fine del XX secolo, un gruppo di studiosi si accorse che uno dei leoni non era dotato del sacco scrotale. Scultori, veterinari e vari storici dell’arte analizzarono le due figure per scoprire le ragioni di tale anomalia.Poiché la tipologia delle chiome conferma che si tratti di due leoni maschi, la spiegazione più plausibile è che l’assenza di materia bronzea abbia ridotto l’artista a non completare il sacco scrotale. Ma c’è chi insinua che, con cotale incompletezza, l’artista abbia voluto muovere qualche critica di carattere politico privando di attributi mascolini uno dei leoni del Congresso.

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Quel che è certo è che la scoperta creò tanto dispiacere che nel 2012 si demandò alla Fundición CAPA, una fondazione che si occupa di scultura e restauro, il completamento anatomico del leone imperfetto.

Guarda con attenzione le due sculture, forse scoprirai a quale dei due leoni è stato fatto un ritocchino…

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Malasaña e il negozio più stronzo del mondo :)

La mia passione vera è l’architettura.
Cioè piú che l’architettuta mi piace e mi interessa l’urbanesimo, o inurbamento che dir si voglia, cioè l’assunzione di uno stile di vita urbano da parte di masse contadine, o paesane (come me).
Da qui l’urbanizzazione, questo affascinantissimo sviluppo che porta un centro abitato a diventare città.
La città, con i semafori, gli autobús, la metropolitana, il traffico, tanti CAP diversi, persone che vivono nello stesso distretto ma che non si incontreranno MAI perchè questa zona è enorme e ha a sua volta tanti quartieri, ognuno dei quali ha diverse scuole, supermercati, a volte anche uffici postali e centri medici.
Mi sento così vicina ai futuristi quando penso alle città, e MADRID regna sovrana questo mio scenario metropolitano.
Dinamica e in continua trasformazione, questa magnifica città in divenire è il mio regno!

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Uno degli aspetti sociologici che più mi interessano delle città è la gentrificazione, cioè i cambiamenti socio-culturali e urbanisitici di una zona urbana, che passa dall’essere abitata dala clase operaia a essere una zona di clase medio alta.
Questi cambiamenti accadono a volte nelle periferie urbane, ma soprattutto sono frequenti nei centri storici e nei quartieri centrali, nelle zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi.
Nel momento in cui queste zone vengono sottoposte a restauro e miglioramento, tendono a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi.
La città che più ha sofferto questo fenomeno è sicuramente Londra (Londra mi piaciii! Madrid lo sa e non è gelosa) ma anche la grande e sferragliante Madrid non ne è esente, con il quartiere di Malasaña.

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Anche conosciuto come barrio de las Maravillas (“quartiere delle Meraviglie”) è il quartiere hípster della città. Qui troverai tutto quello che è stato di moda a Milano 3 anni fa ed è attualmente di moda a Madrid (ahahaha!).
Diciamo ceh Malasaña è la el Camden Town de noartri! Negli anni 70 e 80 lungo queste strade si svolgeva la famosa movida madrileña, e ancora adesso qui la notte è impossibile annoiarsi.
Ma della vita notturna di Malasaña parlerò in un altro post (probabilmente quando anche io riprenderò ad avere una vita notturna, cioè tra circa 15 anni!), adesso quello che mi interessa è la gentrificazione e uno dei negozi che provano questo fenómeno: i cupcake.
Non so in Italia ma a Madrid se un quartieri è moderno, fighetto e dinamico ha almeno un negozio di cupcake.
A me piace il salato, lo ammetto, ma non riesco a capire come qualcuno riesca a mangiarsi questi bomboni di zucchero fosforescente decorati con palline di zucchero sempre fosforescente ma di altre tonalita. Siete matti, cari consumatori di cupcake!

Io quando vedo questi bomboni di zucchero ho subito voglia di una scodella di riso bianco scondito!! davvero!!! L’unica cosa che giustifica questa mostruosità zuccherosa è la non-cultura di dolci che abbiamo a Madrid. Allora posso capire che in certi giorni del ciclo il corpo urla “vogliozuccherooooo!!!!!!” e le pasteccerie scarseggiano…

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Cosa c’è di peggio di un negozio di cupcake? Un negozio di cupcake per cani, tócate los pies!! Inno al consumismo più frenato, ma almeno artigianale!

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Biscotti, ciambelle e torte speciali fatte con farine speciali e ingredient naturali (senza additive e conservanti) e insomma, per non togliere ai cani hípster il piacere di un bel cupcake. Mi fa rabbrividere questo negozio! Perchè? non lo so bene! io amo i cani, ho sempre avuto cani e presto prenderò un bel pelosino cicciottino da portare in giro, ma forse proprio perchè amo l’animalità del cane mi imbarazza la sua umanizzazione forzata!

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Io boicotto questo negozio (facile, non avendo un cane!) e intanto aspetto con ansia la gentrificazione del mio quartiere in forma glamourosa… ce la faremo?!??!? chissá!

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Museo Reina Sofia

Questo articolo è a cura di Elena Tartaglini, fisica innamorata di Madrid e dell’arte.

En www.vivereamadrid.it siempre y solo lo mejor!!!! Grazie Elena

A pochi passi dal Parque del Buen Ritiro si trova uno dei musei più importanti di Madrid: il Museo Nazionale e Centro d’Arte Reina Sofia, noto come Museo Reina Sofia. Insieme al Museo del Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza è parte del cosiddetto Triangulo del Arte di Madrid.

L’ edificio principale del museo, l’Edificio Sabatini, fu inizialmente concepito nel XVIII secolo dall’architetto José de Hermosilla e continuato poi dall’architetto Francesco Sabatini, da cui prende il nome. L’edificio Sabatini fu utilizzato come ospedale fino all’inizio degli anni ’80, quando gli architetti spagnoli José Luis Íñiguez de Onzoño y Antonio Vázquez de Castro cominciarono i lavori per il rinnovo dell’edificio: furono allora creati i caratteristici ascensori del museo che offrono un’ampia vista panoramica.

ll museo fu inaugurato nel Settembre del 1992. All’edificio Sabatini si affiancò, nel 2005, L’Edificio Jean Nouvel, progettato dall’omonimo architetto e pensato per ampliare lo spazio espositivo del museo.

Di recente si sono aggiunte, tra le strutture del museo, anche il Palacio de Velazquez e il Palacio de Cristal, entrambi collocati nel Parque del Buen Ritiro, con lo scopo di ospitare esposizioni temporanee. Il Sabatini è un edificio in stile neoclassico con pianta quadrata; dispone di 4 piani, i cui corridoi comprendono ampie gallerie a volta con vetrate a vista sul patio interno, un incantevole giardino con piante, fontana e panchine, al centro del quale è collocata un’imponente scultura di Calder.

Il museo ospita una mostra principale permanente e numerose mostre temporanee. L’edificio Sabatini ospita le collezioni 1 e 2 della mostra principale, rispettivamente al secondo e quarto piano, insieme ad alcune mostre temporanee al primo e terzo piano.

Nell’edificio Nouvel è invece collocata la collezione 3 della mostra principale. Le tre collezioni della mostra principale del Museo Reina Sofia sono organizzate secondo un criterio cronologico. Nella prima collezione troviamo opere create tra la fine del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale (1945). La seconda collezione raccoglie le opere tra il dopoguerra e gli anni ’70, mentre la terza collezione ripercorre l’arte dell’epoca moderna, tra gli anni ’60 e gli anni ’80.

Per visitare la parte della mostra principale esposta nell’edificio Sabatini è preferibile seguire l’ordine in cui sono classificate le opere, cominciando quindi dalla prima collezione, al secondo piano, e proseguendo con la seconda collezione, al quarto piano.

La collezione 1, dal titolo “La Irrupcion del siglo XX: utopias y conflictos”, raccoglie le opere di artisti, sia spagnoli che internazionali, che parteciparono alla rivoluzione artistica avvenuta durante gli anni delle due Guerre Mondiali e della Guerra Civile Spagnola, e molti dei quali contribuirono a fondare alcuni dei movimenti artistici che costituiscono i pilastri dell’Arte Moderna, come il Cubismo ed il Surrealismo.

Tra gli artisti rappresentati in questa collezione troviamo numerosi nomi di grande rilievo come Pablo Picasso, Juan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Georges Braque, André Masson e Yves Tanguy.

La collezione è divisa in numerose sale, numerate dalla 201 alla 210, raggruppate per aree tematiche. La struttura della collezione segue una linea piuttosto particolare, non sempre cronologica, che permette di osservare le opere nel loro contesto storico sia politico che artistico.

A differenza di numerosi musei non tutte le sale sono esclusivamente adibite ad un unico movimento artistico; alcune espongono infatti opere che mettono a confronto diversi stili artistici trattando lo stesso tema socio-politico.

Per esempio, il famoso quadro di Picasso “Guernica” è esposto in una sala che riproduce per intero l’esposizione del Padiglione Spagnolo all’Esposizione di Arte e Tecnica di Parigi del 1937, evento durante il quale Picasso presentò per la prima volta al pubblico la sua rinomatissima tela, e al quale parteciparono molti artisti di rilievo dell’epoca, come Alexander Calder e Juan Mirò.

Il percorso successivo segue a grandi linee l’ordine delle stanze del museo, cominciando quindi dalla stanza 201 e finendo alla stanza 210.

La mostra parte dagli inizi del XX secolo, in un contesto di forte contrasto tra una crescente urbanizzazione, accompagnata da un rapido progresso tecnologico, e l’attaccamento ai valori tradizionali da parte del clero e delle popolazioni rurali.

L’arte figurativa dell’epoca ha come scopo quello di rappresentare non solo la trasformazione della società moderna, ma anche l’enorme discrepanza tra cultura rurale e sviluppo urbano. In questo contesto troviamo due opere precubiste di Picasso: “La Mujer en azul” e “Buste de femme souriante”, tele che risentono dell’ influenza dell’Impressionismo francese.

Un esempio di rappresentazione di vita rurale è il quadro del pittore madrileño Joaquin Sorolla “Llegada de la pesca”. Uno degli artisti più rappresentativi della realtà spagnola di quegli anni è José Solana, di cui possiamo ammirare diverse tele tra cui l’enigmatica “La Tertulia del café de Pombo”.

Un’opera che invece denuncia fortemente l’attaccamento alla religione nonché l’austerità della chiesa è senz’altro il “Cristo de la sangre” di Ignacio Zuloaga.

L’esposizione conduce in seguito alla scoperta della nascita del Surrealismo; la sala 202 viene chiamata “Campi Magnetici” in onore all’opera letteraria che ispirò le prime opere surrealiste, “Les Champs Magnétiques” di André Breton e Philippe Soupault, pubblicata nel 1920.

In questo spazio troviamo alcune opere di artisti precursori del movimento come Joan Mirò, André Masson, Yves Tanguy, Max Ernst, e René Magritte. Alcuni quadri da non perdere sono “Oiseaux Rouges” di Ernst, “Hombre con pipa” di Mirò, “Belomancie I” di Tanguy.

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Inoltre, dall’apparenza discreta ma intrigante, si distingue la serie di disegni “Sin Titulo” di Gabriel Celaya, a cui è consigliabile dare un’occhiata. Le stanze 203 e 205 presentano numerose opere surrealiste di gran rilievo: immancabile una visita ai capolavori di Dalì “Visage du Grand masturbateur”, “L’Homme invisible” e “Endless Enigma”. Sono significative anche le tele di Oscar Dominguez “Souvenir de Paris” e “Cueva de guanches”. Il percorso include anche produzioni opere di altri movimenti artistici: da notare il quadro di Dalì in stile Cubista: “Pierrot tocant la guitarra”.

La stanza 204 propone invece una mostra di tele di un particolare ramo del Surrealismo spagnolo noto come Escuela de Vallecas, fondato dagli artisti Alberto Sanchez e Benjamin Palencia, di cui possiamo ammirare numerose tele.

La stanza 206, la stanza di maggior rilievo della collezione, contiene una serie di opere accomunate dal tema rappresentato: la condizione socio-politica della Spagna negli anni ’30. Al suo interno troviamo il quadro più importante dell’intera collezione, il “Guernica” di Picasso.

Lo spazio espositivo della stanza 206 è molto ampio e, oltre al capolavoro di Picasso, vi si trovano anche numerose opere da non perdere, come “Cabeza de Mujer llorando con pañuelo”, “Monuments aux espagnols morts pour la France” e “Nature Morte” dello stesso Picasso; “Peinture” di Mirò; “Bombardeo de Colmenar viejo” di Antonio Rodriguez Luna; la serie “Solidarité” degli artisti Masson, Picasso, Mirò, Buckland, Wright, Hayter, Tanguy; “Tauromachie”, “La Mort du torero” e “Les Coqs” di André Masson. La stanza seguente trasporta in un universo completamente diverso, quello dei movimenti postespressionisti come il Realismo Magico e la Pittura Metafisica. Da non mancare “Un Mundo” e “Tertulia” di Angeles Santos e “Autorretrato” di Alfonso Ponce de Leon.

Le ultime stanze sono dedicate principalmente alla nascita del Cubismo in Spagna: la mostra propone varie opere di alcuni dei rappresentanti più famosi del movimento artistico, come Pablo Picasso, Georges Braque et Juan Gris. Da non perdere: “La Fenêtre ouverte”, “La Table du musicien” et “La Bouteille d’anis” di Gris; “Nature morte à la lampe” di François Léger; “Cartes et dés” di Braque; “Tête de femme” et “Le compotier” di Picasso. Il tempo consigliato per la visita della collezione 1 è di 2 ore.

La collezione 2 dell’esposizione principale del Museo Reina Sofia ripercorre i principali movimenti artistici, in Spagna e nel mondo, tra il dopoguerra, la Guerra Fredda e la fine della dittatura franchista in Spagna. La collezione è strutturata in 30 sale diverse, numerate dalla 401 alla 430. La mostra comincia con una serie di tele il cui tema è fortemente ispirato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale; alcune opere significative sono “Trois Têtes de mouton” di Pablo Picasso e “Sarah” di Jean Fautrier; quest’ultima fa parte di una serie di opere nota come “Les Otages”, ispirata dalle vittime dei campi di concentramento nazisti, la cui importanza è stata paragonata a quella del “Guernica”di Picasso (sala 401).
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Si attraversa poi lo spazio dedicato al movimento CoBrA, fondato da un gruppo di artisti tra Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam come protesta contro l’austerità del regime sovietico. Presenti nello spazio anche opere di Juan Mirò, le quali ispirarono le creazioni degli artisti appartenenti al movimento. Da non perdere “Peinture” di Juan Mirò, e le opere di alcuni dei fondatori del movimento, come “Homme et bêtes” di Corneille e “Figures” di Karen Apple (sala 402). La mostra propone in seguito un percorso alla scoperta dell’Astrattismo in Spagna e in Europa tra gli anni ’40 e ’60: immancabili l’opera dell’artista russo Kandisky “Azentrales” e la tela di Mirò “Le Sourire des ailes flamboyantes” (sala 405); colpiscono per le grandi dimensioni e variertà di tecniche utilizzate i quadri degli artisti Antonio Saura, Manuel Millares, Modest Cuixart e Antoni Tapiès, precursori del movimento spagnolo noto come Informalismo, influenzato dall’Espressionismo Astratto americano (sala 406 e 417). Sono inoltre presenti, nello steso spazio, alcune sculture astratte dell’artista basco Jorge Orteiza (sala 407) e numerose tele di artisti americani esponenti dell’Espressionismo Astratto (sala 409).

La mostra presenta poi il ritorno all’arte figurativa in Spagna, con l’esposizione di numerose fotografie di artisti del gruppo AFAL, gruppo precursore della rivoluzione nell’arte fotografica spagnola del dopoguerra (sale 413 e 415) nonché di una serie di manifesti illustrati da alcuni membri del gruppo Estampa Popular, gruppo antifranchista spagnolo durante gli anni ’60 e ’70.

La collezione prosegue con l’evoluzione dei movimenti artistici in Europa e nel mondo proiettando il visitatore nel misterioso mondo dell’arte concettuale e del Nuovo Realismo: da non perdere le particolari creazioni dell’artista Lucio Fontana “Concetto spaziale. La fine di Dio” e “Concetto spaziale” (sala 418); le opere “Antropometria sin titulo” e “Victoire de Samothrace S 9″ di Yves Klein, in cui l’artista utilizza la caratteristica tonalità di blu che prende il suo nome (sala 424).
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La mostra si conclude con una breve introduzione alla nascita di movimenti ispirati alla Pop Art americana in Spagna e comprende opere di artisti appartenenti al ramo valenciano del gruppo Estampa Popular, noto come Equipo Cronica; interessanti i lavori “Barroco Español”, “Los Cuatro dictatores” e “Vivre et laisser mourir ou la fin tragique de Marcel Duchamp” (sala 428), che prendono ispirazione dagli eventi politici e dai cambiamenti della società occidentale durante gli anni ’60.

Il tempo consigliato per visitare la seconda collezione è di 1 ora.

L’accesso al museo è in Calle de Santa Isabel 52.

Orario di apertura:

Lunedì + Mercoledì – Sabato: 10:00 – 21:00

Martedì CHIUSO

Domenica: Collezione 1: 10:00 – 19:00

Collezione 2: 10:00 – 14:15

Festivi: CHIUSO il 1 e 6 Gennaio, il 2 e 16 Maggio, il 9 di Novembre, e il 24, 25 e 31 de Dicembre

Prezzo intero mostra permanente + mostre temporanee: 8 E

Prezzo intero mostre temporanee: 4 E

L’accesso al museo è libero TUTTI I GIORNI (Lun + Merc – Sab) dalle 19:00 alle 21:00 e la Domenica dalle 13:30 fino alla chiusura.

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FLAMENCO

Se c’è una cosa che non mi stancherò mai di guardare, ascoltare, vivere è il FLAMENCO!
E diciamoci la verità: non c’è viaggio in Spagna che si rispetti che non passi da un tablao, cioè da uno scenario dedicato al canto e al ballo del flamenco.
Se poi il viaggio in questione è a Madrid assistere a uno spettacolo di flamenco diventa quasi un dovere.
Benché questa danza, dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità, nasca in Andalusia e abbia forti influenze nomadi, Madrid vanta le migliori accademie di flamenco della nazione, oltre che numerosissimi locali con tablao in cui lasciarsi pervadere dal duende, cioè dall’incanto e dal mistero ineffabile della danza.
García Lorca definì el duende utilizzando le parole di Goethe: «Poder misterioso que todos sienten y que ningún filósofo explica», cioè “potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega”.
Il duende è l’anima stessa del flamenco e va oltre la tecnica e l’ispirazione. Se un ballerino o un chitarrista vi avranno emozionato ballando o suonando, vuol dire che lo avranno fatto con duende, e lo spettacolo sarà stato perfetto.
Il flamenco è composto fondamentalmente da tre elementi: el canto, cioè il canto, el toque, cioè il suono della chitarra che, a seconda dell’interpretazione, sarà vivace, sobrio, gitano, freddo, corto, etc. ed el baile, l’espressione più conosciuta di quest’arte.
Tutti e tre gli elementi hanno un’abbondante dose di improvvisazione, che rende ogni spettacolo diverso dal precedente e dal successivo, ma è soprattutto il ballo la parte più modificabile, poiché esprime in gestualità e movimento le parole del canto, anch’esso spesso inventato sul momento.
Del resto il flamenco è sentimento, e il sentimento non conosce regole! Ad accompagnare il canto, la musica e il ballo dei protagonisti della scena c’è la passione dei presenti, che si esprime con palmas e jaleo.
Las palmas sono i battiti di mani a ritmo, mentre el jaleo è l’incitazione a voce, per incoraggiare i ballerini. Ed ecco che durante gli spettacoli è normale e gradito ascoltare appassionate esclamazioni come «¡guapa!», “bella”, «arza» cioè “alza” in andaluso, riferito al ritmo della musica e del ballo, e l’immancabile «¡olé!», un’esclamazione che rappresenta la vera forza espressiva della cultura spagnola, dal flamenco alla corrida e che si usa per incitare qualcuno o per mettergli fretta.
Sebbene assistere a uno spettacolo di flamenco ricordi un po’ l’andare a teatro, l’atteggiamento dello spettatore di flamenco potrà e dovrà essere molto più disinibito e partecipe in questa esperienza iberica, per diventare presto parte attiva nel jaleo.
Questa danza esprime sentimenti profondi, quali il dolore, la solitudine, l’angoscia, la disperazione, l’amore, l’allegria: bisogna quindi applaudire, gridare, incitare, i ballerini hanno bisogno anche della carica emotiva del pubblico per raggiungere el duende!
Per assistere a uno spettacolo indimenticabile ti consiglio, mio caro amico italiano che vuoi vivere a madrid, el Corral dela Morería, considerato uno dei tablao più antichi della capitale, oltre che tra i più famosi del mondo.
madrid spettacoli flamenco
Qui potrai vibrare guardando i corpi dei ballerini fondersi con la musica: piedi, gambe, fianchi, braccia, mani, dita, testa… un’unica esplosione di ritmo e turbamento.
Dopo aver visto uno spettacolo di flamenco solitamente si hanno due reazioni: un diffuso senso di inadeguatezza rispetto ai ballerini, che presto lascia spazio a uno sconfinato desiderio di diventare dei danzatori provetti, per esprimere tutte le proprie emozioni, o più banalmente per indossare il traje, cioè il vestito.
vestito flamenco
L’abito dei ballerini di flamenco è infatti caratteristico e molto vistoso. Per le donne è lungo e decorato con increspature sulle maniche e sulla gonna, colorato o a tinta unita, sebbene il più caratteristico sia a pois, mentre per gli uomini saranno sufficienti dei pantaloni piuttosto aderenti, una camicia e, ovviamente, le scarpe da ballo, che sia nella versione femminile che in quella maschile hanno qualche centimetro di tacco.

In città troverai moltissimi negozi di vestiti di flamenco, ma per entrare trionfalmente nel mondo del gitaneo varrà la pena curiosare da Maty, dove potrete trovare tutti gli accessori necessari per il ballo, e molti altri assolutamente superflui ma irresistibili: ventagli, fiori, peinetas, mantelle, orecchini di plastica, bracciali, oltre che meravigliosi ed esagerati vestiti.

abiti flamenco madrid

Non ti resta che agghindarti di tutto punto e improvvisare una copla, cioè un verso di flamenco.
Se non sai da dove iniziare con il canto e con i passi pensa a qualche amore del passato che ti ha fatto soffrire, un amante che avresti voluto dimenticare… senti un dolore nel petto? Un brivido di orgoglio? Un retrogusto di vendetta? Se il sentimento c’è non ti resta che danzarlo!

 

ps

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Tappe dell’ubriacatura spagnola

Sabato sono stata AL matrimonio, il matrimonio del mio caro, caro, caro (e potrei invecchiare scrivendo CARO) amico Pedro detto Dimitri Petrof e della cara cara Elena.
L’emozione, la gioia, i piantiiiii!!!!! W L’AMOREEE!
matrimonio spagnolo

Poi quel che resta di una boda, cioè di un matrimonio, oltre alle emozioni indelibili del cuore è un grande mal di testa per la barra libre, fiore all’occhiello di ogni matrimonio spagnolo che si rispetti.
Dopo la mangiata ci si sposta tutti in una sala allestita tipo discoteca, e si balla fino all’alba bevendo una quantità di alcol davvero impresionante, per lo meno per me.
Sarebbe l’open bar italiano, però a lo bestia, cioè nella versione più estrema e esagerata.
Mentre io ballavo e muovevo il passeggino sobria come poche persone al mondo, vedevo attorno a me la gente bere, bere, cambiare, trasformarsi, evolvere o involvere a seconda dei casi.
E così il mio interesse per l’antropologia iberica ha trovato spazio tra la musica assordante e il caos, e ho potuto stilare le tappe dell’ubriacatura spagnola:

Tappa 1 Un sorso timido in un piccolo bicchiere

Tappa 2 Si beve

2.1 sorsi sempre più vigorosi
2.2 l’alcol inizia a circolare nel sangue

Tappa 3 ESALTAZIONE DELL’AMICIZIA (la fase per me più interessante)
3.1 ringraziamenti reciproci, elogio delle virtù dell’altro
3.2 te quiero como a un herman@, ti voglio bene come ad un fratello (o sorella, a seconda del caso)
3.3 antes me caias mal, pero ahora… (prima mi eri antipático, però adesso…) qui seguono abbracci fraterni verosímilmente sinceri

Tappa 4 canti allegorici e balli regionali

Tappa 5 aumento della temperatura corpórea a segni di marpionamento
5.1 auto presentazione con sconosciuti
5.2 sguardi provocanti a tutte le donne del locale

Tappa 6. Rivelazione della autentica personalità dell’ubriacone
6.1. il simpaticone (questo è il caso di PischiOne, che al terzo cocktail parla pure con le piante)
6.2 il superdotato
6.3 il poligolta (questo è il caso del mio carooo amico Pedro, che al terzo cocktail cerca qualcuno con cui parlare inglese)
6.4 il viaggiatore (questo è il caso della caraaaa sposa di Pedro, Elena)
6.5 il depresso
6.6 l’Oppresso

Tappa 7. Degradazione della lingua
La S si trasofma in Z, la R in T, e via dicendo. Qui capire il castiglianoubriacone si fa più difficile

Tappa 8. Vituperio contro il clero e lo stato

Tappa 9. Autosufficienza morale ed económica
9.1 estoy de puta madre!!!! (sto benissimooo)
9.2 yo pago (in un matrimonio è facile dirlo, gia che al matrimonio la barra libre è ovviamente gratis)
9.3 yo conduzco!! (io guido!!! Meno male che nei matrimoni spagnoli c’è sempre un autobús che ti porta dalla sala in città)

Tappa 10. Scaricare la colpa
10.1 è colpa del bicchiere se…
10.2 è il ghiaccio, aveva qualcosa di strano…
10.3 che mi avete messo nel bicchiere, stronziiii

Tappa 11. Improvvisa Perdita dell’equilibrio

Tappa 12. Distruzione dell’immobile
12.1 perdita della memoria

Tappa 13. Difficile evacuazione dell’immobile
13.1 Yo no me quiero ir, este lugar si yo quiero lo compro…(non me ne voglio andaré, questo postos e voglio me lo compro….)

Tappa 14. Tachicardia e delirio di persecuzione

Tappa 15. Amnesia, scontro con la dura realtà e giuramenti posteriori
15.1 con chi mi sono baciatoooo??
15.2 con chi ci ho provato????
15.3 davvero??? Non mi ricordo niente!!!

Tappa 16. Contare i danni
16.1 e il mio cellulare?
16.2 chi ha bruciato la mia giacca con una sigaretta?
16.3 e le chiavi?
16.4 e questo livido???

Tappa 17 non berrò mai più (grande classico…)

Tappa 18 ma perchè sono rimasto fino alla fine? Avrei dovuto andaré a casa prima!

Il giorno dopo aspirina e antidolorifici come se non ci fosse un domani! questo spiega perchè in Spagna ci sono tantissimi bar, ma ci sono anche tantissimissime farmacie!

aaaaarriba abajo al centro pa dentroooooo

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La Cuesta de los Ciegos

Oggi vorrei scrivere solo due parole su un posto che mi sta molto a cuore, un posto romanticone e nostalgico cosí come mi sento io in questi giorni: la Cuesta de los Ciegos, cioè la Costa dei Ciechi.

Si tratta di un punto mágico di Madrid, un importante dislivello composto da 254 scale, che unisce Calle Segovia con Calle de la Moreria.
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La leggenda vuole che nel 1214 San Francesco d’Assisi arrivò a Madrid dopo aver percorso il Cammino di Santiago.
Pare che il santo si installò a vivere nell’attuale Parco della Vistilla e costruì una umile capanna nel punto in cui dopo alcuni anni si costruì uno dei templi più impressionanti di Madrid, la Basilica di San Francisco el Grande.
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Il santo viveva della carità, e un giorno proprio passeggiando nella parte più alta della costa ricevette una brocca d’olio.
Tornando a casa incontrò un grupo di ciechi che chiedevano l’elemosina, e Francesco di Assisi tocco i loro occhi con l’olio che portava con se, e in pochi minuti i ciechi ricominciarono a vedere.
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Mi piace salire e scendere queste scale e cercare ottimismo nel verde che le circonda.

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10 esperienze gastronomiche a Madrid

Sarà per la gravidanza, sarà quel che sarà ma io in questo periodo ho sempre fame.
Mi aggiro per le strade di Madrid come un lupo mannaro in cerca di cibo saporito, in cerca di sapori che possano in qualche modo colmare la nostalgia di focaccia e panzerotti che mi porto dentro.
Per questo ho pensato di scrivere un breve ma efficace elenco delle 10 esperienze culinarie imperdibili a Madrid. Del resto viaggiare non è solo visitare luoghi, ma anche sedersi a tavola e scoprire i sapori della nuova terra…

Chocolate caliente

cioccolato con porras e churros
Tradurre questa specialità come cioccolata calda è a dir poco riduttivo! Il chocolate caliente più che una colazione, una merenda e un sostitutivo della cena è un autentico rito del madrileno DOC. Il cioccolato liquefatto viene servito in una tazza, e non va bevuto ma ASSORBITO con porras y churros, dei dolci a base di farina, acqua, zucchero e sale fritti nell’olio bollente.
La loro composizione è uguale, la sola differenza è che negli ingredienti de las porras viene aggiunto un po’ di bicarbonato.
Come riconoscerli? In genere la porra è un cilindro sui 10 cm e piuttosto grande di diamentro, il churro invece è una specie di tarallone più sottile. Il mio posto preferito per concedermi questo peccato di gola (mio e praticamente di tutti i madrileni) è la Chocolateria San Ginés, a pochi passi da Plaza Mayor

La Latina:  salir de tapas

tapas
Sicuramente il miglior quartiere per provare le famose TAPAS è La Latina!
L’etimologia della parola tapas deriva da tapar, cioè coprire, e viene dall’antica tradizione di coprire il bicchiere di vino delle taverne con un pezzo di pane e formaggio, per impedire agli insetti di entrare nel bicchiere. La tapa è quindi un piccolo aperitivo gratuito: diffida dai bar pieni di scritte “tapas 1 euro”, sono solo per turisti!
Per lanciarti nell’autentico TAPEO madrileño dovrai perderti nelle stradine de La Latina e prendere una caña in ogni bar che incontri. Questa attività ha inizio nel tardo pomeriggio e non conosce fine, quindi nota importante: scriviti su un foglietto l’indirizzo del tuo hotel, per essere sicuro di poterci tornare!!

Mercado de San Miguel: un tapeo più sofisticato

mercado san miguel
Un vecchio mercato tradizionale trasformato sia architettonicamente che nel suo spirito, il Mercado di San Miguel ti permetterà di vivere  una esperienza gastronomica curiosa.
In generale tutto è carissimo nelle bancarelle, ma non posso certamente criticare la varietà dei cibi: salumi, verdure, sushi, dolci, gelati, vini, sangria… tutto con sapore delizioso! Assolutamente da provare!
Plaza de San Miguel s/n, 28005 Madrid

Lavapiés: il giro del mondo in una cena

madrid lavapies
Sicuramente tra i miei quartieri preferiti, per una inifnità di ragioni che non potrei nemmeno spiegare. Forse l’idea di Lavapiès per me, straniera a Madrid, è l’idea di una terra di tutti e di nessuno, dove la gente ha cosi tanti colori, culture e lingue che l’impressione generale è di non essere né in Spagna né in nessun posto. Terra di nessuno e terra di tutti.
Qui potrai provare qualsiasi cibo e bevanda, dalle più tradizionali spagnole ad alimenti di paesi lontani.
Per me cenare a Lavapiès significa:
kebab e humus
cena indiana
cena africana

Non ti consiglio nessun posto, solo di scendere dalla metro affamato e farti guidare dall’olfatto!

Entresijos e gallinejas

madrid piatti tipici
Autentica specialità di Madrid, gli autoctoni dai 60 anni in su ne parlano come se fosse nettare degli dei.
Personalmente non posso esprimere nessuna opinione perché non ho mai avuto il coraggio di provare entresijos e gallinejas a causa dell’odore nauseabondo che emanano! Si tratta di interiora di maiale e altri animali fritti. Fritti e rifirtti.
Uno dei posti più famosi dove provare questo piattone è Gallinejas Embajadores. Se ci vai raccontami la tua esperienza!!! (Calle Embajadores 84. Quando esci dalla metro segui l’odore di fritto)

• Bocata de calamares a Plaza Mayor

madrid cosa mangiare
Il bocadillo de calamares è un panino lungo, tipo baguette, molto mollicoso e riempito di calamari impanati in farina e lievito e fritti in olio d’oliva.
È un piatto comune in tutta la capitale e si trova in qualsiasi bar della città, ma se vuoi andare sul sicuro e perderti nel piacere del calamaro fritto dovrai dirigerti o verso il bar El Brillante, vicino la stazione di Atocha, o a plaza Mayor, in uno dei qualsiasi bar che abbracciano questo meraviglioso spiazzo. Devi ordinare un bocadillo de calamares para llevar (cioè da asporto) e mangiarlo seduto nella piazza-
Qualora tu sia capitato nell’unico bar della città che non ha i calamari freschi no panic! Potrai spalmare una buona quantità di maionese nel panino per coprirne il sapore non proprio delizioso!

Paella

paella madrid 1
Non sono ancora sicura di quale sia il miglior posto dove mangiare una PAELLA degna di questo nome a Madrid, quindi l’unico consiglio che posso darti è di leggere qui per conoscere qualcosa in più della paella e NON mangiarla a cena! La paella è un pranzo!

Cocido madrileño

cocido madrileno
Indubbiamente tra i miei piatti preferiti, ma solo in inverno! Con il caldo tropicale di Madrid dubito che tu riesca a trovare un posto che prepari cocido da aprile a ottobre, ma se cosí fosse NON MANGIARLO MAI SE LA TEMPERATURA ESTERNA È SUPERIORE AI 7º!!! Potresti morire!
È consigliabile mangiare il cocido a pranzo, perché mangiarlo a cena potrebbe regalarti una notte indimenticabile…
La tradizione vuole che il cocido si mangi proprio la domenica a pranzo:si tratta di un gustosissimo bollito di ceci, verza, patate, cipolla, carote, carne, pancetta e vari salumi “gastrocontundenti””. Questa pietanza si serve separando gli ingredienti in due portate ben distinte: prima il brodo dentro il quale si sono cotti tutti gli ingredienti, poi il mix di carne, ceci e verdure, spesso accompagnati da la pelota, letteralmente la “palla”: una grande polpetta fatta con mollica di pane, spezie e uovo, fritta e immersa nel brodo per circa un’ora.

Io adoro mangiare il cocido alla Taberna J. Blanco, nel quartiere di La Latina. Per 14 euro la domenica e per 9 euro il mercoledì potrete mangiare un piatto eccezionale! (Calle de las Tabernillas, 23, 28005 Madrid)

Croquetas de bacalao

crocchette spagnole
Ci sono due posti dove dovrai provare le crocchette di baccalà: Casa Revuelta e Casa Labra
sai la crocchetta ti patate italiana della friggitoria sotto casa?? Ebbene, non ha niente a che vedere con la croqueta española! Lussioriosa, esagerata, straripante, incontenibile, la crocchetta spagnola è un autentico piacere grasso, anche quando è di baccalà. Noi italiani siamo solo dei principianti!

Champiñones rellenos

piatti tipici spanoli

Prendi un funghetto, ricoprilo di jamon serrano (quello buono!), aglio e prezzemolo e fallo cuocere su una piastra ben unta a 1000º: ecco quello mangerai alla Maison del Champiñon (C/ Cava de San Miguel, 17, 28005 Madrid)
Autentico tempio profano del funghetto, non andarci è un reato!

11 TORTILLA ESPAÑOLA

tortilla de patatas
E della tortilla non parli??? ti chiederai tu stupito, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid! Ebbene io non è che non voglio parlare della tortilla, anzi, ma il fatto è che sono allergica alle uova!!

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Espadrillas!

Ogni anno mi sento in diritto e in dovere di dedicare un post a una delle creazioni spagnole che più amo: le espadrillas!
La mia passione per queste scarpe non avrà mai fine, e le ragioni sono tante, anche e soprattutto sociali e culturali.
madrid espadrillas

Innanzi tutto il nome: sebbene in italiano ESPADRILLAS sia una parola dal suono esotico e spagnoleggiante qui in Spagna nessuno chiama queste scarpe con questo nome! Le espadrillas si conoscono come alpargatas!

Caratterizzate da suola in corda e tela di cotone colorato, in Spagna potrai trovarle praticamente in qualsiasi negozio di scarpe, a prezzi a dir poco ridicoli! Il costo medio di una alpargatas bassa di cotone è 6 euro!
Ovviamente anche per queste scarpe a Madrid è obbligatorio fare un salto alla storica alpargatería Casa Hernanz (calle Toledo 19), a pochi passi da plaza Mayor, per poter scegliere il modello e la tonalità che più ti aggrada: ci sono così tante possibilità che scegliere sarà un’impresa davvero titanica.
espadrillas madrid

Per farti capire quanto io ami questo negozio e queste scarpe ti dirò solo che proprio a Casa Hernanz ho comprato le scarpe per il mio matrimonio (cosa che aveva inorridito la mia parrucchiera): ALPARGATAS BLANCAS! Guarda che eleganza:

espadrillas

Secondo me se vivi in Spagna o passi da queste parti DEVI comprarti le alpargatas, o espadrillas che dir si voglia! Altrimenti è un po’ come andare a Amsterdam e non entrare nemmeno in un coffe shop! Colora i tuoi piedi per 6 euro!

La famiglia Hernanz cuce alpargatas dal lontano 1840 e attualmente nel suo delizioso negozio dispone di più di 50 differenti colori, numeri dal 17 al 50, varie altezze della suola (dai modelli rasoterra fino a quelle con 15 centimetri di tacco) e pressoché infinite varianti: chiuse, aperte, con i lacci, con i fiocchi, ricamate, tinta unita, multicolore… per tutti i gusti!
L’impresa davvero ardua sarà varcare la soglia ed entrare: la fila all’ingresso è sempre lunghissima, perché non c’è spagnolo che si rispetti che non abbia almeno tre paia di alpargatas di diversi colori! Prenditela con filosofia: in estate potrai aspettare anche un’ora e mezza!

Se poi la passione per l’artigianato ti attanaglia e la tua vena creativa non conosce limiti, potrai prima spiare nell’enorme vetrina il modello che più ti piace e poi acquistare tutti i materiali (cuoio, corde e tessuti naturali) per fabbricarvi con le tue stesse mani un paio di queste stupende scarpe.
esparillas scarpe

espadrilals scarpe

 

Chi varca la soglia di Casa Hernanz in inverno troverà la bottega decisamente più tranquilla: non ci sono le file chilometriche tipiche della bella stagione e sicuramente qualche modello di alpargatas ha lasciato spazio alla scarpa invernale più amata della penisola, las pisamierdas.
Letteralmente “schiaccia-merda” questo stivaletto ricorda in tutto e per tutto (meno che nel prezzo, circa 10 volte più basso!) le Clarks, con la sola differenza che las pisamierdas da Casa Hernanz si trovano in tutti i colori dell’arcobaleno e hanno per l’appunto un prezzo ridicolo.

E infine ci sono in vendita stivali di gomma di ogni colore e misura, per dare un tocco di colore ai rari giorni grigi e piovosi di Madrid.
Chi non ama le calzature non creda di essere in salvo: a Casa Hernanz troverai una vastissima scelta di cesti, borse e tappeti intrecciati a mano.
Insomma uscire da questo negozio senza aver comprato nulla è praticamente impossibile, provare per credere!

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50 sfumature di rosso

Fa caldo, e siccome le mezze stagioni non esistono più é improvvisamente esplosa l’estate.
Il sole tramonta alle 21.00, la luce è accecante, il sole riflesso sul ladrillo (mattoni) arancionato caratteristico della mia Madrid crea 50 sfumature di rosso che sono ben piú sadomaso del celebre libro e conseguenziale film.

madrid tramonto

Rosso passione per Madrid, rosso di caldo, di tormento, di afa, di speranze, di ricerche, di attese, di energie.
I tramonti purpurei di Madrid ve li sognate in qualsiasi altra cittá.

Madrid, cittá dal bel cuore circondata da un ammasso di mattonelle selvagge, al tramonto mi intristisci.
Mi sembri un agglomerato di cemento secco e risecco. Penso di te le peggio cattiverie perchè ti mancano le sfumature dei colori freddi, sei solo un ammasso di rossi arancioni e marroni.
Per ritrovarti devo andare sul lungo fiume: li qualche tonalita fredda stempera la tua rabbia rossa, e anche nel tramoto ritrovo la tua anima, selvaggia Madrid.
Madrid-Puesta-Sol-Madrid-Rio

Però il cuore non è puro, e ripenso alla rubrica Madrid di Merda di questo blog, aperta e non sviluppata a dovere. Ecco, Madrid di merda c’è e io la conosco. L’ho vista in una Piazza: plaza del Amanecer en Mendez Alvaro (piazza dell’alba a Mendez Alvaro)
Se vuoi vedere una cosa brutta vacci, secondo me ne vale la pena. (per la cronaca: Mendez Alvaro é una stazione di metro, autobus e treni locali, e tutto intorno si sviluppa una delle zone più tristi e disumane della città).Odio questo posto.

Come quando ami una persona: devi conoscere tutto della sua anima, anche i lati oscuri. E cosi quella piazza, plaza del Amanecer en Mendez Alvaro, è un posto di merda, emblema di una Madrid senza carattere, con poca storia, senza alcun riferimento e gusto estetico.

Meno male che poi Madrid é anche altro, meno male che non tutto è mattone.

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Una cosa che a Madrid é speciale: il POLLO!

Una cosa che in Spagna é profondamente diversa dall’Italia è il POLLO ASADO, cioè il girarrosto, o pollo arrosto che dir si voglia.
L’animale è sempre lui, il pollo, ma con alcune radicali differenze rispetto al suo cugino italico.
Innanzi tutto in spagnolo si pronuncerà POIO perché come già sai la doppia L diventa i.
La seconda differenza è la densità di polli nella capitale spagnola: Madrid è ricolma di asadores, in ogni angolo troverai una polleria con giganteschi spiedini di ferro su cui ruotano e lentamente si cucinano gallinacei.

madrid polloasado

Infatti qui è molto tipico comprare un pollo asado da asporto il fine settimana, e mangiarlo a casa. Se non mi credi ti invito a passeggiare per La Latina (quartiere centralissimo della capitale) tra le 14.00 e le 15.00 del sabato e della domenica: vedrai file e file di pazienti pollo-amatori che aspettano il proprio turno per comprare un pollo asado)
Generalmente l’offerta standard è pollo intero+patate+peperoni 7 euro: ¡Bueno, Bonito y Barato! (buno, carino ed economico, la regola delle 3 B che in genere si usa per commentare locali e bar, ma che credo sia compatibile con il re pollo.)

Ma la differenza vera di cui vorrei parlarti, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, è la salsa che accompagna il pollo. Io ricordo che quando (2 o 3 volte nella vita) al mare papà ordinava il pollo arrosto questo veniva consegnato in una specie di bustona di cartone, e veniva poi piazzato in un vassoio e tagliato: la sua carne era bianca, un po’ spugnosa, piuttosto secca. Bisognava metterci il limone per poterlo mangiare, perché altrimenti “non scendeva”.

In Spagna, invece, il pollo viene consegnato in un contenitore di alluminio o plastica rigido e duro, perché è accompagnato da litri di SALSA.

pollo asado

Salsa di che? Acqua? Limone? Olio? Aceto? In un primo momento non si capisce. È calda, buonissima, profumata. Inzuppa il pollo in profondità, e lo rende estremamente saporito.

salsa pollo

Poi succede sempre, o per lo meno a Pischi One e a me succede sempre, che in due non possiamo finire un pollo intero, e quindi mettiamo in frigo quello che resta. E quando dopo qualche ora lo tiriamo fuori dal frigo ecco che si scopre la natura di quella che un tempo fu una salsa, e che il freddo ha trasformato un una spessissima cappa gelatinosa! La salsa non è altro che il grasso dello stesso pollo, che colando viene raccolta nella parte inferiore del girarrosto!!! Ahahah gola, peccato capitale!!!

pollo madrid

Io pensavo che il miglior asador fosse El Murciano di Lavapiés, pero domenica scorsa ho scoperto El Sabroso di Embajadores ed é stato subito amore.
Senti a me, se non ti va di cucinare FATTI UN POLLO!
Sconsigliato ai salutisti!!!

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L’IMPATTO PSICOLOGICO DELLA EMIGRAZIONE: RACCOMANDAZIONI PRIMA E DOPO LA PARTENZA.

Partire, tornare, partire.
Poi arriva il momento in cui non si sa più qual è la propria casa. L’Italia o la Spagna?

Ho pensato di pubblicare per la prima volta nella storia del mio blog un contenuto scritto non da me ma da uno psicologo e psicoterapeuta, il dott Carlo Cattaneo (ccattaneo@sinews.es) della Sinews MTI.
In questo scritto ho trovato degli spunti interessanti, spero che sia lo stesso anche per te, mio caro amico italiano che vivi a Madrid

L’IMPATTO PSICOLOGICO DELLA EMIGRAZIONE: RACCOMANDAZIONI PRIMA E DOPO LA PARTENZA.

Il fenomeno della migrazione abbraccia molteplici e differenti motivazioni personali e circonstanziali però c’è da evidenziare una ragione comune: il desiderio e la speranza di cominciare una nuova tappa personale e ottenere un miglioramento nella propia vita.
Emigrare è forse una delle decisioni più importanti che puó prendere una persona, insieme alle decisioni di sposarsi, avere figli o iniziare una cariera formativa o lavorativa.
Emigrare può essere una esperienza arricchente ma può anche rivelarsi un momento di crisi personale, facendo salire alla luce aspetti che non abbiamo vissuto fino ad oggi. Dobbiamo mettere in conto che ogni persona porta con se “uno bagaglio psicologico” nel quale faranno peso tutte quelle esperienze vissute fino a quel momento e che in alcuni casi rendono difficile l’adattamento alle nuove circostanze. Saper affrontare questo prova può fortificarci e farci crescere come persona, superando momenti di crisi e lasciandoci alle spalle ciò che c’impedisce andare avanti.
I fenomeni psicologici che si verificano quando emigriamo hanno una stretta relazione con ciò che lasciamo alle nostre spalle: la famiglia, gli amici, il luogo dove siamo nati, in definitiva la storia paricolare di ognuno.
A tal proposito, ecco alcune raccomandazioni da pratticare prima di partire e che ci possono aiutare nell’affrontare questo genere di cambiamento:
- Elaborazione del “lutto”. La miglior forma di iniziare un nuova tappa è chiudere conscientemente la anteriore: celebrare un congedo con familiari e amici. È necessario essere cosciente della perdita che suppone migrare in un luogo lontano. In questo modo attraversiamo la pena momentanea per distanziarci dalla sofferenza che suppone lasciare la propia terra.

- Perdita dell’identità. Più che una perdita possiamo vederla come una nuova possibilità. Molte volte ci sentíamo legati ai ruoli familiari e amistosi del nostro luogo d’origine. È il momento di liberarsene e cominciare a essere quello che si vuole essere. Siamo e saremo la stessa persona però con la posibilita di dare un salto qualitativo e avvicinarci di più a come in realtà vorremmo essere.

- Sentimento di fallimento per dover partire. Prendere la decisione di emigrare è una prova di coraggio e di voler migliorare. Di fronte alla posibilita di restare impantanato la persona decide dare un passo avanti per creare nuove posibilita.

- Insicurezza per quello che verrà. Parlare con persone che sono passate per lo stesso processo e conoscere il contesto anche solo indirettamente (altre referenze) aiuta a togliersi paure per quello che possa accadere, inoltre ad avere una visione più realistica di ciò che incontreremo.

Raccomandazioni una volta arrivati al luogo di destinazione:
- Cambio d’identità. È bene restare aperti e apprendere, tanto la nuova lingua come la nuova forma di vita. Adattarsi e immergersi nella nuova cultura non significa cambiare d’identità, si aggiungerà a quello che uno è.

- Sentimento di nostalgia. È necessario non restare fra i due mondi, l’anteriore e il nuovo. Anche se non perdíamo il contatto con il mondo anteriore, una eccessiva relazione tanto pensativa come emozionale con quello che abbiamo lasciato non ci aiuta ad adattarci alla nuova situazione. Molte volte si corre il rischio di idealizzare quello che si ha avuto e non vediamo quello che di positivo ha il presente.

- Solitudine. L’isolamento può essere dovuto all’immagine negativa que ha la persona di se stessa per la situazione che sta vivendo, entrando poi in un circolo vizioso dal quale è complicato uscirci. Oltre ad appartare i pensamenti negativi su se stessi, è necessario cercare persone affini che compenetrano e empatizzano con la situazione vissuta. A tal proposito si potrebbe accudire a gruppi, luoghi d’incontro, reti sociali che abbiano qualcosa in comune (non solo la provenienza).

- Disinganno per la nuova situazione. È necessario riflettere sulle aspettative che si tenevano e vedere se sono fattibili di fronte alla nuova situazione. Se non lo sono, è necessario cambiarle e adattarsi alle nuove aspettative.

- Frustrazione per l’impossibilità di trovare lavoro. È necessario distinguere le cose che dipendono da noi stessi da quelle che no, questo aiutarà a non sentirsi frustrati per qualcosa che sta fuori dalla nostra portata. Per esempio: cercare lavoro nel miglior modo possibile dipende da noi, che ci offrono il lavoro dipende dalla situazione economica o dalle circostanze.

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¡Sí, quiero!

Eccoci, questi siamo noi. Pischi One e io il 14 settembre 2014, giorno del nostro matrimonio.
¡Sí, quiero!

matrimonio

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