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L’IMPATTO PSICOLOGICO DELLA EMIGRAZIONE: RACCOMANDAZIONI PRIMA E DOPO LA PARTENZA.

Partire, tornare, partire.
Poi arriva il momento in cui non si sa più qual è la propria casa. L’Italia o la Spagna?

Ho pensato di pubblicare per la prima volta nella storia del mio blog un contenuto scritto non da me ma da uno psicologo e psicoterapeuta, il dott Carlo Cattaneo (ccattaneo@sinews.e) della Sinews MTI.
In questo scritto ho trovato degli spunti interessanti, spero che sia lo stesso anche per te, mio caro amico italiano che vivi a Madrid

L’IMPATTO PSICOLOGICO DELLA EMIGRAZIONE: RACCOMANDAZIONI PRIMA E DOPO LA PARTENZA.

Il fenomeno della migrazione abbraccia molteplici e differenti motivazioni personali e circonstanziali però c’è da evidenziare una ragione comune: il desiderio e la speranza di cominciare una nuova tappa personale e ottenere un miglioramento nella propia vita.
Emigrare è forse una delle decisioni più importanti che puó prendere una persona, insieme alle decisioni di sposarsi, avere figli o iniziare una cariera formativa o lavorativa.
Emigrare può essere una esperienza arricchente ma può anche rivelarsi un momento di crisi personale, facendo salire alla luce aspetti che non abbiamo vissuto fino ad oggi. Dobbiamo mettere in conto che ogni persona porta con se “uno bagaglio psicologico” nel quale faranno peso tutte quelle esperienze vissute fino a quel momento e che in alcuni casi rendono difficile l’adattamento alle nuove circostanze. Saper affrontare questo prova può fortificarci e farci crescere come persona, superando momenti di crisi e lasciandoci alle spalle ciò che c’impedisce andare avanti.
I fenomeni psicologici che si verificano quando emigriamo hanno una stretta relazione con ciò che lasciamo alle nostre spalle: la famiglia, gli amici, il luogo dove siamo nati, in definitiva la storia paricolare di ognuno.
A tal proposito, ecco alcune raccomandazioni da pratticare prima di partire e che ci possono aiutare nell’affrontare questo genere di cambiamento:
- Elaborazione del “lutto”. La miglior forma di iniziare un nuova tappa è chiudere conscientemente la anteriore: celebrare un congedo con familiari e amici. È necessario essere cosciente della perdita che suppone migrare in un luogo lontano. In questo modo attraversiamo la pena momentanea per distanziarci dalla sofferenza che suppone lasciare la propia terra.

- Perdita dell’identità. Più che una perdita possiamo vederla come una nuova possibilità. Molte volte ci sentíamo legati ai ruoli familiari e amistosi del nostro luogo d’origine. È il momento di liberarsene e cominciare a essere quello che si vuole essere. Siamo e saremo la stessa persona però con la posibilita di dare un salto qualitativo e avvicinarci di più a come in realtà vorremmo essere.

- Sentimento di fallimento per dover partire. Prendere la decisione di emigrare è una prova di coraggio e di voler migliorare. Di fronte alla posibilita di restare impantanato la persona decide dare un passo avanti per creare nuove posibilita.

- Insicurezza per quello che verrà. Parlare con persone che sono passate per lo stesso processo e conoscere il contesto anche solo indirettamente (altre referenze) aiuta a togliersi paure per quello che possa accadere, inoltre ad avere una visione più realistica di ciò che incontreremo.

Raccomandazioni una volta arrivati al luogo di destinazione:
- Cambio d’identità. È bene restare aperti e apprendere, tanto la nuova lingua come la nuova forma di vita. Adattarsi e immergersi nella nuova cultura non significa cambiare d’identità, si aggiungerà a quello che uno è.

- Sentimento di nostalgia. È necessario non restare fra i due mondi, l’anteriore e il nuovo. Anche se non perdíamo il contatto con il mondo anteriore, una eccessiva relazione tanto pensativa come emozionale con quello che abbiamo lasciato non ci aiuta ad adattarci alla nuova situazione. Molte volte si corre il rischio di idealizzare quello che si ha avuto e non vediamo quello che di positivo ha il presente.

- Solitudine. L’isolamento può essere dovuto all’immagine negativa que ha la persona di se stessa per la situazione che sta vivendo, entrando poi in un circolo vizioso dal quale è complicato uscirci. Oltre ad appartare i pensamenti negativi su se stessi, è necessario cercare persone affini che compenetrano e empatizzano con la situazione vissuta. A tal proposito si potrebbe accudire a gruppi, luoghi d’incontro, reti sociali che abbiano qualcosa in comune (non solo la provenienza).

- Disinganno per la nuova situazione. È necessario riflettere sulle aspettative che si tenevano e vedere se sono fattibili di fronte alla nuova situazione. Se non lo sono, è necessario cambiarle e adattarsi alle nuove aspettative.

- Frustrazione per l’impossibilità di trovare lavoro. È necessario distinguere le cose che dipendono da noi stessi da quelle che no, questo aiutarà a non sentirsi frustrati per qualcosa che sta fuori dalla nostra portata. Per esempio: cercare lavoro nel miglior modo possibile dipende da noi, che ci offrono il lavoro dipende dalla situazione economica o dalle circostanze.

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La verbena de la Paloma

Ieri per me é stata una giornata molto speciale, perchè non solo sono riuscita a vedere la mia prima zarzuela ma sono riuscita pure a trascinare al teatro Pischi One!
Il caro Dimitri Petrofe a cara Elena loro volevano venire da subito a vedere la zarzuela, perchè sono di Madrid e ci tengono molto alle tradizioni della capitale, no come Pischi One, che ritrova le sue tradizioni solo nel bar El Palentino (probabilmente il bar più autenticamente spagnolo che io conosca) e mi fa disperare.
Siccome il teatro a cui siamo andati è in calle Pez, che è proprio la stessa strada de El Palentino, ti lascio immaginare che panico avevo passando davanti al bar per raggiungere il teatro! Ma alla fine è andato tutto bene.

Prima di entrare nel cuore dell’opera che abbiamo visto, La verbena de la Paloma, diró in due parole che cosa è la verbena: è un genere musico-teatrale nato in Spagna, che si caratterizza per avere parti vocali, parti strumentali e parti parlate. Il termine “zarzuela” viene dal Palacio de la Zarzuela, il palazzo reale situato vicino Madrid e dove si svolsero le prime rappresentazioni di questo genere musicale.
zarzuela

Le prime zarzuelas risalgono alla metà del Seicento, con le opere di Calderón de la Barca; nel corso del XVIII secolo, cominciarono ad assumere caratteristiche simili alle operette italiane, con canzoni, cori, scene comiche e un duetto centrale.
Fu dopo la rivoluzione del 1868 che la zarzuela cambiò, in quanto la crisi economica ebbe ripercussioni anche sul teatro: lo spettacolo teatrale era caro e certamente non ci si poteva permettere di sostenere costi elevati, per cui si decise di ridurre la durata delle opere, che passò da quattro ore a una soltanto.
Inoltre la gente cercava nelle opere teatrali la propria storia, la quotidianità, ed ecco che i temi si distaccarono in modo sempre più netto da quelli dell’operetta italiana per diventare completamente locali, madrileni.
Gli ingredienti base della zarzuela sono amore, passione, pettegolezzo, equivoco, e i protagonisti variano per età e per carattere ma restano sempre e solo loro, i chulapos (da chulo, “bello”, “grazioso”,indica l’individuo di classe popolare di Madrid)
Per capire l’essenza della città di Madrid e conoscere la storia dell’antica villa la zarzuela perfetta è La verbena de la Paloma, un’operetta scoppiettante che ha tutti gli ingredienti base della zarzuela nonché alcuni della vita: l’amore, la gelosia, la complicitá.
La verbena è una festa popolare che si celebra di notte, e nel caso specifico la verbena de la Paloma è la festa della Vergine della Paloma, protettrice del centralissimo quartiere di La Latina. L’operetta, firmata da Ricardo de la Vega nel 1894, narra di due bellissime muchachas, Susana e Casta, che durante la festività del quartiere accettano le avances di un maturo banchiere, don Hilarión.

LA VERBENA
La cosa non piace affatto al giovane Julián, innamorato di Susana, e la situazione si complica quando il giorno centrale della festa le due ragazze, splendenti nei loro abiti da chulapas, con tanto di fiore tra i capelli e mantellina, decidono di accompagnare il loro anziano ammiratore…

La verbena de la Paloma
Come finisce l’intricata vicenda? Ovviamente bene: Susana e Julian si fidanzano e don Hilarión (che in realtà non ama nessuna della due ragazze ma è solo attratto dalla loro giovinezza) resta solo. Ben gli sta!

La parte che piú mi ha emozionato è stata la canzone ¿Dónde vas con mantón de manila?
Povero Julian, io che sono una gelosona posso capirlo!

VIVA LA VERBENA!

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Orgullo gay 2014

Ieri con il cuore pieno di allegria sono stata con la mia cara amica vichinga Theresa e il piccolo vichingo Lorenz (anche detto “Sturm und Drang”) alla sfilata dell’Orgullo Gay, simulando (senza volerlo) una magnifica coppia lesbo con tanto di bambino nato da qualche avventura clandestina.
Erano gradevoli gli sguardi di ammirazione che ci dedicavano -erroneamente-  tutte le lesbiche presenti alla manifestazione!
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Theresa, Sturm und Drang e io siamo molto orgogliosi di vivere a Madrid, una città tollerante, aperta, allegra, pacifista e meravigliosa!
Che dire di questa giornata? Lascio parlare le immagini

madrid orgullo gay

madrid orgullo

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madrid lesbo

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L’immagine che non dimenticheró facilmente di questo Orgullo é il cagnolino con tutú…com direbbe mio padre: “POVERA BESTIA!”
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Quello che é piaciuto di piú a Lori é stato indubbiamente il contatto ravvicinato con la sivigliana barbuta
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Quello che é piaciuto di piú a Theresa é stata una conversazione surreale con una Reinona , che riporto qui:

Reinona: que niña más guapa ¿cómo se llama?
Theresa: es un chico, se llama Lorenzo
Reinona: ¿¿¡¡¿¿GLORIAAA?!?? Que nombre más bonito!

La giornata é stata splendida, con cambio di nome e sesso per Lori incluso.
Se continuiamo cosí tra pochi anni dovremo organizzare la sfilata etero a Madrid, e spero che gli omosessuali ci diano una mano a difendere anche i nostri diritti!

VIVE LA LIBERTÉ

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Il sesso delle parole

Siccome in spagnolo “nipote” intesa come figlia di un fratello o sorella si dice sobrino o sobrina, a seconda del genere sessuale, PischiOne non riesce mai e poi mai a ricordarsi che in italiano nipote è neutro.
E allora ogni volta che parla in italiano di sua nipote dicemia nipotaaa”, e i suoi interlocutori sorridono benevoli, e lui sorride innamorato della nipota.
E cosí è tutto un sorridere ma solo io so perchè.

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Picasso alla Fundación Mapfre

L’altro giorno io e Picasso siamo stati soli in una stanza, per 5 minuti buoni, a guardarci.
Autorretrato con paleta Picasso

E tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sei mai stato solo con Picasso (o con UN Picasso) in una stanza?

Hai mai provato l’ebbrezza di pensare “è tutta per me quest’ opera”?

Hai mai guardato una foto (e non un dipinto!) di Jacqueline e le hai mai detto a voce alta “Pablo ti avrà pure amata, ma sei davvero bruttina!”?
Pablo Picasso und Ehefrau Jacqueline
Ebbene io qualche giorno fa ho fatto tutto questo e molto altro ancora in un luogo che mi sta tremendamente a cuore, la Fundación Mapfre.
Quando si parla di arte a Madrid vengono sempre in mente i classici musei Prado, Thyssen, Reina Sofia. Colas, cioè code, ovunque e per qualsiasi cosa: per comprare i biglietti, per entrare, per vedere le opere più importanti. Gente gente gente.
Se anche tu come me odi le file, stare tra troppa gente e ti rode pagare 12 euro per vedere arte (perché, tra le altre cose, pensi che l’arte sia un diritto di tutti e non un privilegio per pochi) allora la Fundación Mapfre fa al caso tuo. Questo spazio culturale gratuito (perché finanziato dalle assicurazioni Mapfre) e situato nel centro di Madrid organizza sempre meravigliose esposizioni temporanee, ma per qualche strana ragione non ci va mai nessuno.

Perché se il Prado organizzasse una mostra dal nome “Picasso en el taller” ci sarebbero file di ore per entrare (pagando!) mentre questa mostra alla Fundación Mapfre è deserta?? Mah…

Picasso en el taller, cioè nello studio, riunisce 80 dipinti, 70 disegni e 26 fotografie semplicemente impressionanti.
Il percorso espositivo inizia con Autorretrato con paleta, del 1906, e termina con Hombre en el taburete, del 1969.
Tra un dipinto e l’altro 60 anni di vita e di opere nel taller, che diventa allo stesso tempo spazio di sperimentazione e luogo di riflessione sul lavoro dell’artista e sulla sua traiettoria pittorica.
Lo studio è una sorta di “paesaggio interiore” (come lui stesso lo chiamava), il luogo dove si svolge il viaggio stilistico e iconografico di Picasso.
picasso

Per me le opere piu emozionanti sono state quelle de “El pintor y la modelo” (1961-1972).
picasso a madrid

pintor-modelo

Una figura femminile nel taller: può esserci un letto, una sedia, una porta. Questo pittore voyeur osserva nel suo spazio la modella e se stesso.
La modella è molto di piu di una modella che posa: è una donna che si offre agli occhi dell’artista, alla sua osservazione.
Una figura che dominerà il tempo, perché in realtà quello che Picasso vede e dipinge è un superamento della realtà, è la creazione stessa del suo sguardo nel suo studio d’artista, con i suoi pennelli.
Se non sei a Madrid puoi visitare virtualmente la mostra qui.
Se sei a Madrid vai subito alla Fundación Mapfre! É un ordine!

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Quello che io non so spiegare a parole: El Palentino

Ci sono cose che io non so spiegare a parole, e allora spesso ricorro alle immagini, che possono aiutarmi a far visualizzare un concetto, un’idea.
Ma a volte nemmeno la mia Sony può trasmettere l’essenza delle cose, e allora non resta che affidarmi alla tua grande intuizione, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid.
L’argomento di difficile verbalizzazione è sempre lui: il bar spagnolo.
Sto posto zozzo, caciarone, umido, soffocante, spesso angusto dove si svolge una parte importantissima della vita spagnola che io amo.
Il bar spagnolo, con il suolo ricoperto di cartacce, noccioli di olive, ossicini di pollo e San Isidro solo sa che altro…
Il bar spagnolo, la guerra del decibel. Quando torni in strada ti sembrerà di essere entrato in un santuario di clausura.
Il bar spagnolo: tutti parlano con tutti, ma non con finalità sessuali (non solo).
Nel bar spagnolo la regola è che non si deve capire niente, e che anche l’integro e morigerato passante che varca la soglia del bar per puro caso deve perdere la cognizione del tempo e dello spazio.

Ebbene se ti chiedi qual è “il bar spagnolo” per antonomasia qui a Madrid io la risposta ce l’ho chiara e forte: El Palentino.
el palentino madrid
Palentino indica l’abitante di Palencia, ridente cittadina della Castilla Leon che io conosco fin troppo bene.
I palentini si sono auto-attribuiti un detto che dice “Palentino, borracho y fino”, cioè “palentino, ubriaco e fine”, e il bar non delude lo spirito della cittá natale del proprietario, per lo meno in quanto a borracho.

El Palentino è un luogo del passato, dove pare che né il tempo né la modernità abbiano varcato la soglia.
La sua decorazione smise di essere di moda verso la metá degli anni ’60, la coda per entrare è quasi interminabile e una volta sull’uscio un buttafuori dall’aria arcigna dovrá decidere (seguendo criteri del tutto indecifrabili) se potrai entrare o ancora no.
Varcata la soglia verrai assalito da un odore peculiare di cui non riuscirai a liberarti facilmente, ma poco importa: El Palentino è il tipico locale in cui sai quando entri ma non hai la minima idea dell’ora in cui uscirai.
bar madrid

Fiore all’occhiello dei peggiori bar di Madrid qui potrai bere birre e cubatas (cioè cocktail) a prezzi ridicoli e rimpinzarti di tapas.

Ma probabilmente l’esperienza ultraterrena che ti regalerà questo bar sará guardare la tua facciona riflessa nell’enorme specchio che copre quasi per intero la parete, illuminata da una luce fredda e bianca data da alcuni neon fosforescenti che pendono dal soffitto.
Il dubbio é: questi neon da supermercato discount agli occhi del raffinato palentino sono eleganti e di classe o sono stati piazzati lí dal suo peggior nemico??
bar a madrid

Supera i tuoi limiti e vai a El Palentino, ma presta molta attenzione nello scegliere con chi frequentare questo bar.
Un amico un po’ fighetto, uno straniero che non ha capito niente di Madrid o tua nonna potrebbero non capire la passione per un bar cosí indescrivibile.
Ma tu, madrileño di adozione, sai che questo posto è una delle gioie nascoste di Madrid, tappa obbligata per lo meno una vez en la vida… o per non smettere mai di frequentarlo…

Dedico questo post a tutti gli amici di Palencia e a PischiOne, gran amante de El Palentino.

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Presentazione di MADRID FUORI CIRCUITO

Caro amico italiano che vivi a Madrid, ricordi quando prima di arrivare mi mandavi mail assurde tipo “come arrivo dall’aeroporto al centro??”??
O quando mi chiedevi consigli su come conquistare un macho iberico??
O quando pretendevi sapere da me che documenti servissero per il passaggio di proprietá della macchina del tuo coinquilino spagnolo?
Ricordi quando mi scrivevi per invitarmi a bere un pessimo caffé, riempiendo il mio cuore di gioia??
Ricordi quando mi inviavi maledizioni perchè qualche mio post troppo ironico ti aveva offeso??

Hai presente quella nostalgia che ti avvolgeva giranzolando solo per la cittá, e che subito comunicavi a me non in quanto io, in quanto tua amica, ma in quanto vivereamadrid.it, cioé italianitá in Spagna??

Ebbene se ricordi almeno una di queste cose sappi che il prossimo giovedì 6 Febbraio alle 19.00 devi stare con me!
E se invece non mi hai mai scritto e mai chiesto niente non importa: il 6 Febbraio alle 19.00 devi ugualmente stare con me!
Ti aspetto presso la sala del ComItEs in Calle de Agustín de Betancourt 3 (metro Rio Rosas – Nuevos Ministerios) per la presentazione del mio libro MADRID FUORI CIRCUITO
loc1 copia
La sala dove si terrá la presentazione sta proprio sotto il nostro sConsolato Italiano, dove sicuramente ci siamo visti e probabilmente abbiamo pure litigato in qualche fila per rifare la carta di identitá o non so che documento.
Ma questa volta lo sConsolato sará un luogo di giubilo, perchè prima presenteró il mio libro con il consigliere del ComItEs Pietro Mariani e poi berremo del vino!

Siccome come dice mio padre io ho l’ansia anticipatoria adesso sto in paranoia dura perchè penso che non verrá nessuno a sentirmi, quindi almeno tu, si proprio tu, vieni!

Ci vediamo li!!! Verrai???

Verrai alla presentazione?
 
 
 
  
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Il sindaco di Madrid parla inglese (???)

È ormai da qualche giorno che a Madrid si parla solo del nostro sindaco Ana Botella, per ragioni imbarazzanti.
Io inizialmente avevo deciso di non raccontare niente, ma poi ho cambiato idea. Perchè non raccontare anche gli aspetti teatri e oscuri di questa cittá???
Ana Botella dal 2011 è sindaco della nostra amata città. Sarà difficile diventare sindaco di Madrid!!! dirai tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid. Ebbene non sempre è difficile diventare sindaco di una cittá, almeno non nel caso di Ana Botella.

Di questa donna bisogna sapere solo 2 cose:
1- é la moglie di Aznar, il politico del Partido Popular (destra) che tra il 1996 e il 2004 fu Presidente della nazione.
2- è sindaco de rebote. Gallardon vinse le elezioni, ma fu nominato ministro da Rajoy, e per incompatibilità di incarichi rinunciò ad essere sindaco di Madrid per lasciare spazio alla Botella.

De rebote è una straordinaria espressione, che in italiano si tradurrebbe come “di conseguenza”, o in caso positivo come questo “a culo”. Rebotar significa letteralmente rimbalzare
Un cuerpo elástico rebota, un corpo elastico rimbalza
Da qui l’espressione DE REBOTE che indica una conseguenza un po’ casuale, qualcosa non determinato dalla volontá
Se enfadó y de rebote me llevé la bronca, si arrabbiò e di conseguenza io mi presi il rimprovero
Quindi, tornando alla nostra prima cittadina di Madrid, lei è sindaca de rebote, solo perché quello che aveva vinto rinunciò.

Ana Botella non ne fa una buona. Non lo dico perché le mie idee politiche non potrebbero essere più distanti dalle sue, ma perché riesce sempre a fare cose sbagliate, anche quando non deve esprimere idee ma fare solo pubbliche relazioni.

Da qui il fattaccio: qualche giorno fa il fior fiore dei nostri rappresentati si trovava in Argentina, per difendere la candidatura di Madrid alle Olimpiadi 2020. Il nostro sindaco fece una breve presentazione in un inglese più che maccheronico, che raggiunse il suo apice con “relaxing cup of café con leche” del miglior spaenglish del mondo!

Come può un sindaco spendere non si sa quanti miliardi per presentare la sua cittá come sede delle Olimpiadi e non avere tempo e voglia di prepararsi un discorso in inglese come i cristiani??
Possiamo immaginare quanto questa donna può aver socializzato e parlato con i membri del COI?
Che immagine ha dato della Spagna?

Chuck Norris lo sa:

Se anche tu odi ti vergogni di questa classe politica ci vediamo sabato (domani) alle 17.00 in Plaza Mayor per bere una RELAXING CUP OF CAFÉ CON LECHE, sognando le dimissioni di Ana Botella, cioé volevo dire di Ana Bottle

a domani!

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¡Hasta pronto Pedrito!

Questo giorno qui che è finito da poche ore, il 14 giugno, è stato un giorno un po’ carino e un po’ tristarello, perchè il mio caro caro caro amico Pedro detto Dimitri Petrof è partito per l’Equador, dove starà alcuni mesi per lavoro.

veramente lontano :(

Cioè lui ha detto che sono 4 mesi ma probabilmente saranno di piú.
Sebbene sia felice per questa sua nuova esperienza il mio cuore oggi è piccolo piccolo, e tutto mi sembra tristino, grigetto, bruttarello. Pedro è stato il mio primo amico di Madrid, conosciuto nel minuto 1 in questa cittá, croce e delizia delle mie notti madrileñe.
Con chi litigherò sull’attualità politica? Chi mi racconterà i segreti di questa città? chi mi farà una testa a pallone dicendomi che Chambéry è il quartiere più bello di madrid? chi mi dirà che sono la regina della lasagna? A chi chiamerò alle 6 di mattina per sapere dove cazzo si trova PischiOne?? Queste e altre domande assillano il mio cuore, in una Madrid nuova per me, più vuota.

La parola che oggi associo all’amato e lontano Pedro è PASAR, uno di quei verbi minestroni che significano mille cose, belel o brutte a seconda dei contesti:
• Trasferirsi, spostarsi, pasarse al enemigo, passare al nemico
• Attraversare da una parte all’altra pasar la frontera,pasar un río attraversare un fiume
• Introdurre o estrarre merci in modo illegale pasar droga,introdurre droga
• Andare oltre un punto, trapassarlo pasar el límite de la frontera passare il limite della frontiera
• Inviare, trasmettere pasar información passare informazione
• Dare o trasferire te pasaré esos libros mañana, ti darò i libri domani
• Trascorrere del tempo pasó el verano en la playa, passò l’estate al mare
• Superare, eccedere, pasar una prueba superare una prova
• soffrire pasar una enfermedad, soffrire una malattia
• tollerare o permettere ya te he pasado muchas faenas, giá ho tollerato molti sgarbi
• ingoiare no puedo pasar esta carne tan seca, non posso deglutiré questa carne così secca
• passare una cosa sopra un’altra pasar la fregona al suelo, passare lo straccio delle pulizie sul suolo
• introdurre pasar el hilo por la aguja, pasarse il filo nell’ago
• proiettare un film ¿qué película pasan esta noche? Che film trasmettono stanotte?
• Correré successivamente gli elementi di una serie pasar las páginas de un libro, scorrere le pagine
• Transitare da un luogo all’altro pasar al interior, passare all’interno
• Mettere fine a qualcosa pasó el enfado, finí la rabbia
• Occupare il tempo pasamos la tarde charlando, passammo il pomeriggio chiacchierando
• tollerare, lasciar stare pasaré por alto su actitud, ignoreró il suo comportamento

E soprattutto questo verbo mi fa pensare a Pedro nei seguenti usi:

• Sperimentare una situazione , costruendo la frase con la preposizione POR:
la economía pasa por un mal momento, l’economia vive un mal momento
• Essere considerato per qualcosa, con la preposizione POR e un aggettivo: pasar por guay, essere considerato una persona simpatica, gradevole.
• Dimenticare, se me pasó, mi dimenticai
• Succedere ¿qué pasa?, che sucede?
• scadere esta leche se ha pasado, questo latte è scaduto
• esagerare: nos hemos pasado, abbiamo esagerato
• divertirsi molto o stare male: lo estamos pasando en grande, lo pasamos mal ci siamo divertiti molto, siamo stati male

Pedro, espero que estos meses pasen rápidos, que tú te lo pases bien, que no te pases haciendo el bestia y que no pases di nuestros recuerdos y de nuestra amistad. A la vuelta pasaremos mucho tiempo juntos. ¡Buen viaje, cuidate, te quiero mucho!

siamo bellissimi Pedro!

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Nella metro di Madriz

In questo fine settimane non ho molto da dire, perchè quello che sto facendo è riposare, e lo sto facendo piuttosto bene passando ore e ore su una delle mie pagine preferite.
Però ci sono cose che mi obbligano a scrivere un post, come la stazione di metro SOL che si è venduta alla vodafone

aiuto

produci, consuma, muori

Cioé siccome la centralissima fermata di SOL congiunge 3 linee, 1,2,3 (azzurra, rossa, gialla) e siccome vodafone è rossa allora SOL è diventata VODAFONE SOL.
Che dire?? l’unico commento possibile è quello che ha fatto la mia cara amica Anna inviandomi le foto:
¡TE CAGAS!, cioé: quello che stai per vedere genererá in te moltissimo stupore!

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