Museo Reina Sofia

Questo articolo è a cura di Elena Tartaglini, fisica innamorata di Madrid e dell’arte.

En www.vivereamadrid.it siempre y solo lo mejor!!!! Grazie Elena

A pochi passi dal Parque del Buen Ritiro si trova uno dei musei più importanti di Madrid: il Museo Nazionale e Centro d’Arte Reina Sofia, noto come Museo Reina Sofia. Insieme al Museo del Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza è parte del cosiddetto Triangulo del Arte di Madrid.

L’ edificio principale del museo, l’Edificio Sabatini, fu inizialmente concepito nel XVIII secolo dall’architetto José de Hermosilla e continuato poi dall’architetto Francesco Sabatini, da cui prende il nome. L’edificio Sabatini fu utilizzato come ospedale fino all’inizio degli anni ’80, quando gli architetti spagnoli José Luis Íñiguez de Onzoño y Antonio Vázquez de Castro cominciarono i lavori per il rinnovo dell’edificio: furono allora creati i caratteristici ascensori del museo che offrono un’ampia vista panoramica.

ll museo fu inaugurato nel Settembre del 1992. All’edificio Sabatini si affiancò, nel 2005, L’Edificio Jean Nouvel, progettato dall’omonimo architetto e pensato per ampliare lo spazio espositivo del museo.

Di recente si sono aggiunte, tra le strutture del museo, anche il Palacio de Velazquez e il Palacio de Cristal, entrambi collocati nel Parque del Buen Ritiro, con lo scopo di ospitare esposizioni temporanee. Il Sabatini è un edificio in stile neoclassico con pianta quadrata; dispone di 4 piani, i cui corridoi comprendono ampie gallerie a volta con vetrate a vista sul patio interno, un incantevole giardino con piante, fontana e panchine, al centro del quale è collocata un’imponente scultura di Calder.

Il museo ospita una mostra principale permanente e numerose mostre temporanee. L’edificio Sabatini ospita le collezioni 1 e 2 della mostra principale, rispettivamente al secondo e quarto piano, insieme ad alcune mostre temporanee al primo e terzo piano.

Nell’edificio Nouvel è invece collocata la collezione 3 della mostra principale. Le tre collezioni della mostra principale del Museo Reina Sofia sono organizzate secondo un criterio cronologico. Nella prima collezione troviamo opere create tra la fine del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale (1945). La seconda collezione raccoglie le opere tra il dopoguerra e gli anni ’70, mentre la terza collezione ripercorre l’arte dell’epoca moderna, tra gli anni ’60 e gli anni ’80.

Per visitare la parte della mostra principale esposta nell’edificio Sabatini è preferibile seguire l’ordine in cui sono classificate le opere, cominciando quindi dalla prima collezione, al secondo piano, e proseguendo con la seconda collezione, al quarto piano.

La collezione 1, dal titolo “La Irrupcion del siglo XX: utopias y conflictos”, raccoglie le opere di artisti, sia spagnoli che internazionali, che parteciparono alla rivoluzione artistica avvenuta durante gli anni delle due Guerre Mondiali e della Guerra Civile Spagnola, e molti dei quali contribuirono a fondare alcuni dei movimenti artistici che costituiscono i pilastri dell’Arte Moderna, come il Cubismo ed il Surrealismo.

Tra gli artisti rappresentati in questa collezione troviamo numerosi nomi di grande rilievo come Pablo Picasso, Juan Mirò, Salvador Dalì, Juan Gris, Georges Braque, André Masson e Yves Tanguy.

La collezione è divisa in numerose sale, numerate dalla 201 alla 210, raggruppate per aree tematiche. La struttura della collezione segue una linea piuttosto particolare, non sempre cronologica, che permette di osservare le opere nel loro contesto storico sia politico che artistico.

A differenza di numerosi musei non tutte le sale sono esclusivamente adibite ad un unico movimento artistico; alcune espongono infatti opere che mettono a confronto diversi stili artistici trattando lo stesso tema socio-politico.

Per esempio, il famoso quadro di Picasso “Guernica” è esposto in una sala che riproduce per intero l’esposizione del Padiglione Spagnolo all’Esposizione di Arte e Tecnica di Parigi del 1937, evento durante il quale Picasso presentò per la prima volta al pubblico la sua rinomatissima tela, e al quale parteciparono molti artisti di rilievo dell’epoca, come Alexander Calder e Juan Mirò.

Il percorso successivo segue a grandi linee l’ordine delle stanze del museo, cominciando quindi dalla stanza 201 e finendo alla stanza 210.

La mostra parte dagli inizi del XX secolo, in un contesto di forte contrasto tra una crescente urbanizzazione, accompagnata da un rapido progresso tecnologico, e l’attaccamento ai valori tradizionali da parte del clero e delle popolazioni rurali.

L’arte figurativa dell’epoca ha come scopo quello di rappresentare non solo la trasformazione della società moderna, ma anche l’enorme discrepanza tra cultura rurale e sviluppo urbano. In questo contesto troviamo due opere precubiste di Picasso: “La Mujer en azul” e “Buste de femme souriante”, tele che risentono dell’ influenza dell’Impressionismo francese.

Un esempio di rappresentazione di vita rurale è il quadro del pittore madrileño Joaquin Sorolla “Llegada de la pesca”. Uno degli artisti più rappresentativi della realtà spagnola di quegli anni è José Solana, di cui possiamo ammirare diverse tele tra cui l’enigmatica “La Tertulia del café de Pombo”.

Un’opera che invece denuncia fortemente l’attaccamento alla religione nonché l’austerità della chiesa è senz’altro il “Cristo de la sangre” di Ignacio Zuloaga.

L’esposizione conduce in seguito alla scoperta della nascita del Surrealismo; la sala 202 viene chiamata “Campi Magnetici” in onore all’opera letteraria che ispirò le prime opere surrealiste, “Les Champs Magnétiques” di André Breton e Philippe Soupault, pubblicata nel 1920.

In questo spazio troviamo alcune opere di artisti precursori del movimento come Joan Mirò, André Masson, Yves Tanguy, Max Ernst, e René Magritte. Alcuni quadri da non perdere sono “Oiseaux Rouges” di Ernst, “Hombre con pipa” di Mirò, “Belomancie I” di Tanguy.

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Inoltre, dall’apparenza discreta ma intrigante, si distingue la serie di disegni “Sin Titulo” di Gabriel Celaya, a cui è consigliabile dare un’occhiata. Le stanze 203 e 205 presentano numerose opere surrealiste di gran rilievo: immancabile una visita ai capolavori di Dalì “Visage du Grand masturbateur”, “L’Homme invisible” e “Endless Enigma”. Sono significative anche le tele di Oscar Dominguez “Souvenir de Paris” e “Cueva de guanches”. Il percorso include anche produzioni opere di altri movimenti artistici: da notare il quadro di Dalì in stile Cubista: “Pierrot tocant la guitarra”.

La stanza 204 propone invece una mostra di tele di un particolare ramo del Surrealismo spagnolo noto come Escuela de Vallecas, fondato dagli artisti Alberto Sanchez e Benjamin Palencia, di cui possiamo ammirare numerose tele.

La stanza 206, la stanza di maggior rilievo della collezione, contiene una serie di opere accomunate dal tema rappresentato: la condizione socio-politica della Spagna negli anni ’30. Al suo interno troviamo il quadro più importante dell’intera collezione, il “Guernica” di Picasso.

Lo spazio espositivo della stanza 206 è molto ampio e, oltre al capolavoro di Picasso, vi si trovano anche numerose opere da non perdere, come “Cabeza de Mujer llorando con pañuelo”, “Monuments aux espagnols morts pour la France” e “Nature Morte” dello stesso Picasso; “Peinture” di Mirò; “Bombardeo de Colmenar viejo” di Antonio Rodriguez Luna; la serie “Solidarité” degli artisti Masson, Picasso, Mirò, Buckland, Wright, Hayter, Tanguy; “Tauromachie”, “La Mort du torero” e “Les Coqs” di André Masson. La stanza seguente trasporta in un universo completamente diverso, quello dei movimenti postespressionisti come il Realismo Magico e la Pittura Metafisica. Da non mancare “Un Mundo” e “Tertulia” di Angeles Santos e “Autorretrato” di Alfonso Ponce de Leon.

Le ultime stanze sono dedicate principalmente alla nascita del Cubismo in Spagna: la mostra propone varie opere di alcuni dei rappresentanti più famosi del movimento artistico, come Pablo Picasso, Georges Braque et Juan Gris. Da non perdere: “La Fenêtre ouverte”, “La Table du musicien” et “La Bouteille d’anis” di Gris; “Nature morte à la lampe” di François Léger; “Cartes et dés” di Braque; “Tête de femme” et “Le compotier” di Picasso. Il tempo consigliato per la visita della collezione 1 è di 2 ore.

La collezione 2 dell’esposizione principale del Museo Reina Sofia ripercorre i principali movimenti artistici, in Spagna e nel mondo, tra il dopoguerra, la Guerra Fredda e la fine della dittatura franchista in Spagna. La collezione è strutturata in 30 sale diverse, numerate dalla 401 alla 430. La mostra comincia con una serie di tele il cui tema è fortemente ispirato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale; alcune opere significative sono “Trois Têtes de mouton” di Pablo Picasso e “Sarah” di Jean Fautrier; quest’ultima fa parte di una serie di opere nota come “Les Otages”, ispirata dalle vittime dei campi di concentramento nazisti, la cui importanza è stata paragonata a quella del “Guernica”di Picasso (sala 401).
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Si attraversa poi lo spazio dedicato al movimento CoBrA, fondato da un gruppo di artisti tra Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam come protesta contro l’austerità del regime sovietico. Presenti nello spazio anche opere di Juan Mirò, le quali ispirarono le creazioni degli artisti appartenenti al movimento. Da non perdere “Peinture” di Juan Mirò, e le opere di alcuni dei fondatori del movimento, come “Homme et bêtes” di Corneille e “Figures” di Karen Apple (sala 402). La mostra propone in seguito un percorso alla scoperta dell’Astrattismo in Spagna e in Europa tra gli anni ’40 e ’60: immancabili l’opera dell’artista russo Kandisky “Azentrales” e la tela di Mirò “Le Sourire des ailes flamboyantes” (sala 405); colpiscono per le grandi dimensioni e variertà di tecniche utilizzate i quadri degli artisti Antonio Saura, Manuel Millares, Modest Cuixart e Antoni Tapiès, precursori del movimento spagnolo noto come Informalismo, influenzato dall’Espressionismo Astratto americano (sala 406 e 417). Sono inoltre presenti, nello steso spazio, alcune sculture astratte dell’artista basco Jorge Orteiza (sala 407) e numerose tele di artisti americani esponenti dell’Espressionismo Astratto (sala 409).

La mostra presenta poi il ritorno all’arte figurativa in Spagna, con l’esposizione di numerose fotografie di artisti del gruppo AFAL, gruppo precursore della rivoluzione nell’arte fotografica spagnola del dopoguerra (sale 413 e 415) nonché di una serie di manifesti illustrati da alcuni membri del gruppo Estampa Popular, gruppo antifranchista spagnolo durante gli anni ’60 e ’70.

La collezione prosegue con l’evoluzione dei movimenti artistici in Europa e nel mondo proiettando il visitatore nel misterioso mondo dell’arte concettuale e del Nuovo Realismo: da non perdere le particolari creazioni dell’artista Lucio Fontana “Concetto spaziale. La fine di Dio” e “Concetto spaziale” (sala 418); le opere “Antropometria sin titulo” e “Victoire de Samothrace S 9″ di Yves Klein, in cui l’artista utilizza la caratteristica tonalità di blu che prende il suo nome (sala 424).
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La mostra si conclude con una breve introduzione alla nascita di movimenti ispirati alla Pop Art americana in Spagna e comprende opere di artisti appartenenti al ramo valenciano del gruppo Estampa Popular, noto come Equipo Cronica; interessanti i lavori “Barroco Español”, “Los Cuatro dictatores” e “Vivre et laisser mourir ou la fin tragique de Marcel Duchamp” (sala 428), che prendono ispirazione dagli eventi politici e dai cambiamenti della società occidentale durante gli anni ’60.

Il tempo consigliato per visitare la seconda collezione è di 1 ora.

L’accesso al museo è in Calle de Santa Isabel 52.

Orario di apertura:

Lunedì + Mercoledì – Sabato: 10:00 – 21:00

Martedì CHIUSO

Domenica: Collezione 1: 10:00 – 19:00

Collezione 2: 10:00 – 14:15

Festivi: CHIUSO il 1 e 6 Gennaio, il 2 e 16 Maggio, il 9 di Novembre, e il 24, 25 e 31 de Dicembre

Prezzo intero mostra permanente + mostre temporanee: 8 E

Prezzo intero mostre temporanee: 4 E

L’accesso al museo è libero TUTTI I GIORNI (Lun + Merc – Sab) dalle 19:00 alle 21:00 e la Domenica dalle 13:30 fino alla chiusura.

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La Almudena (da vedere al tramonto)

Mi scopro molto spesso a interrogarmi sulla bellezza di Madrid, soprattutto dopo aver passato qualche giorno in Italia. Sarà perche per me Madrid è il tutto, e la mai visione non si limita a Plaza Mayor e alle strade del centro ma abbraccia anche la tremenda periferia che, ahimè, è comunque parte dell’urbe.
Sarà perché la madrepatria è sempre la madrepatria, e mi scopro a elogiare città discutibili (come Milano) solo perché sono eleganti e antiche… e insomma cerco l’antico in Madrid, impresa impossibile perché si tratta di una città moderna.
E allora passo al piano B: accettare il moderno e cercare di capire se mi piace o no, profondamente.
Un luogo che esprime perfettamente questo dubbio è la Catedral de la Almudena, a due passi da casa mia.
catedral almudean madrid-100 Ci passo sempre, e quando non voglio passarci comunque vedo la sua cupola che mi saluta. catedral almudena La sua prima pietra fu collocata nel 1883 sebbene fu completata solo un secolo dopo, nel 1993. Il progetto iniziale di Marqués de Cubas prevedeva una cattedrale in stile neogotico, progetto che poi fu cambiato verso un orientamente neoclassico per creare una omogeneità con il suo illustre vicino, il Palazzo Reale. Il nome si deve all’immagine della Vergine (che successivamente si chiamò Santa Maria la Real de la Almudena) che secondo la legenda fu portata in Spagna dall’Apostolo Santiago, quando questi venne a predicare il Vangelo. E, sempre secondo la legenda, l’immagine fu dipinta da San Luca in persona. Secondo la tradizione durante l’invasione saracena (711-714) i cristiani della città per evitare la profanazione dell’immagine la nascosero tra le mura di cinta. Nel 1083 durante una processione alcune pietre della muraglia caddero, lasciando intravedere l’immagine della vergine, e quindi si decise di edificare una chiesa in suo nome. almudena catedral Sotto un profilo architettonica la sua bellezza è discutibile, ma se si osserva al tramonto, contro il cielo blu elettrico, sarà difficile non restarne affascinati almudena catedral 1

(se non hai ancora scaricato la mia App fallo qui, la Almudena ti benedirà!)

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I Macchiaioli a Madrid

Siccome oggi è un giorno di merda, proprio così, senza mezzi termini, prima di rinchiudermi in casa a piangere sono andata a vedere l’esposizione sui MACCHIAIOLI e il realismo impressionista in Italia alla Fundación Mapfre.
Vedere cose dell’arte italiana a Madrid mi fa male al cuore, però visto che peggio di così male al cuore non potevo tenere (relativamente alle cose che non riguardano la salute né la morte) mi sono fatta questa overdose di Italia figurativa.

italia a madrid

I Macchialioli sono un gruppo di giovani pittori che iniziano la ricerca di una nuova arte, e si oppongono alla pittura accademica e al romanticismo storico, ricercando la verità e il realismo nella pittura.
Sono ancorati alla realtá ma anche minimalisti: preferiscono l’abbreviazione, la massa e il rilievo rispetto alla minuziosità descrittiva romantica.

Ritratto di Diego Martelli con berretto rosso

L’immagine di un giovane che dipinge cercando dannatamente qualcosa mi ha fatto sentire un po’ meno sola al mondo. Del resto tutti noi cerchiamo delle cose, solo che in genere non ci uniamo in gruppi, non ci diamo dei nomi e cerchiamo felicità più individuali e non sperimentazioni artistiche.

Secondo me guardare opere d’arte è un buon tentativo di contrastare la tristezza e cercare di arginare la negativitá che ci circonda, e sentirci più vivi, più vicini alla felicitá.
Anche se oggi per me non è servito a un cazzo.

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El surrealismo y el sueño

Oggi racconto di una esposizione, ma non tanto per la mostra in sé quanto per il titolo: El surrealismo y el sueño, cioè Il surrealismo e il sogno.
Una cosa è surreale quando trascende il reale e tocca una dimensione fantastica, onirica.
Il surrealismo è il monumento artistico d’avanguardia, nato in Francia nel primo dopoguerra, che si opponeva al dominio della ragione come unico strumento conoscitivo. Per i surrealisti l’irrazionale, il sogno, l’inconscio erano possibilità di nuovi mezzi espressivi.

‘El arte de la conversación’, 1963, Magritte

Qual è l’arte che esprime meglio i lati irrazionali del nostro essere? Indubbiamente la pittura! Quindi, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, se anche tu vuoi lasciarti trascinare nella sensibilità contemporanea non ti resta che varcare la soglia del Museo Thyssen, e avvicinarti alla suggestiva relazione tra sogno e surrealismo per “soli” 10 eurini. Che vuoi?? Al Thyssen anche per sognare serve el dinero!!!

L’esposizione contiene ben 163 opere e 7 videoinstallazioni con frammenti di film (tra cui anche Un perro andaluz di Buñuel), che creando una sorta di nesso tra pittura e cinematografia.
L’idea centrale del surrealismo è per me sacra: Vivere è sognare, e se rinunciamo ai nostri sogni smettiamo di vivere.
Ma a volte la vita è dura, ed ecco che il Thyssen ce lo ricorda piazzandoci Dalì e le sue opere come presentazione della mostra. Perché? dico io! con tutti i nomi straordinari che vanta questa esposizione (Breton, Miró, Ernst, Magritte, Delvaux) come mai piazzano Dali da ogni parte? La spiegazione è unica e sola: perché tutte le esposizioni devono essere POP, popolari, a prescindere dalla corrente artistica delle opere.
Dalì piace, che ci possiamo fare?? a me personalmente ME LA TRAE FLOJA. A me piace l’eleganza

‘Papilla estelar’, 1958, Remedios Varo

Viva i sogni, viva l’amore!

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Restauro senza permesso in Spagna :)

Insomma anche se questo fatto è successo ben 2 giorni fa io non posso proprio fare a meno di parlarne, perchè per una come me che ama l’arte e ama il folclore il restauro faidate dell’Ecce homo di Zaragoza resta probabilmente la notizia più interessante del 2012!
La signora Cecilia Giménez, casta e devota, non poteva proprio sopportare un Cristo lacerato dal tempo, così armata di pennello e tanta buona volontà (e con il permesso del prete!) si è messa a restaurare l’opera, cosa che aveva già fatto diverse volte negli ultimi anni.
Solo che mentre le altre vole si era limitata a ritoccare la tunica del Cristo l’altro giorno Cecilia ha voluto osare, restaurandone il volto… E insomma come si dice qui in spagna ¡liandola parda!

che dire???

E qui la signora Cecilia, sgomenta. Poverina!

Gli esperti sono arrabbiatissimi… ma dico io: se sono così esperti perchè non sono intervenuti quando l’opera cadeva a pezzi??? Aaah saperlo!!!

Se vuoi salvare il nuovo ECCE HOMO firma qui la petizione! io ho firmato per questa grande opera di street art della terza età!

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Libreria 8 ½ Madrid: un posto BELLO.

Oggi è stata la mia prima volta nella libreria 8 ½ di Madrid, anche conosciuta come Ocho y Medio Libros de Cine, un angolo di paradiso situato in calle Martín de los Heros 11, proprio di fronte al paseo de la fama di Madrid (di cui parlerò in un altro post, che ho paura di esaurire gli argomenti!).

a noi Hollywood ci fa ‘na pippa!

La libreria 8 ½ è un vero angolino di paradiso per gli amanti del cinema, della letteratura e forse anche dell’arte (ma di questo non  sono proprio sicura perché secondo me i veri amanti dell’arte disprezzano un po’ le librerie che vendono paccottiglie. Non so, indagherò..)

Qui potrai trovare di tutto di più:
Molti molti libri

I libri sono bravi e belli

tantissimi oggetti inutili ma veramente cool

sembra il garage di casa mia!

Cappelli, merletti, collane e chi più ne ha più ne metta (tutto rigorosamente cinematografico ¡por supuesto!)

tocados per ogni occasione

Mille e mille autografi di registi, attori, scenografi e credo anche comparse

mai capirò il valore di un autografo. MAI.

Un bel bar, molto a modo

sará buono qui il caffè???

E infine il mio oggetto preferito: un dragone cinese di peluche

L’impercettibile confine tra chic e kitsch

Poi siccome quelli della libreria 8 ½ stanno troppo avanti ogni tanto la domenica organizzano anche un Garage sale, cioè un mercatino di cose usate. Il prossimo è il 30 settembre: dobbiamo andare!
Infine una cosa davvero pregevole di questa libreria è l’ampia scelta di libri in italiano a prezzi davvero bassi (a partire da 5 euro).
Insomma la libreria 8 ½ segna un prima e un dopo nella mia vita a Madrid: MAI PIÙ SENZA! Ci vediamo lí :)

Verrai alla libreria ochoymedio di Madrid??
 
 
 
  
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Photoespaña: TIERGARTEN. UN JARDÍN ROMÁNTICO ALEMÁN

Oltre a sentirsi mas feos que picio un’altra cosa che può capitare se è agosto e tu lavori duro a Madrid è avere mal di gola.
Un mal di gola di quelli che prendono le orecchie e un po’ gli occhi e che fanno dire si e no con la testa, che la voce non esce.
Con questo tipo di mal di gola oggi mi sono aggirata per la città, come sempre cercando emozioni intense: prima ho girovagato alla ricerca di hotel Madrid per alcuni amici che mi verranno a trovare, poi la mia meta è stata il Museo del Romanticismo, un museino senza infamia né lode dove regna silenzio e fresco e dove le emozioni forti scarseggiano ma comunque si sta abbastanza bene (ed è gratis).
La mostra che mi interessava era “TIERGARTEN. UN JARDÍN ROMÁNTICO ALEMÁN” del circuito Photoespaña.
Il fotógrafo Amparo Garrido per un intero anno ha fotografato il romantico giardino di Tiergarten, un luogo disegnato per suscitare nello spettatore l’emozione di una natura vergine e esuberante.

le meraviglie della natura…

Cioè mentre nel ‘800 il modello era la natura, e l’arte non faceva altro che imitare questo modello adesso Amparo scopre che la natura ha mille trucchi e illusioni.
Il giardino ottocentesco non è più solo un giardino ma un micro mondo dove il limite tra selvaggio e civilizzato è minimo, e dove l’essere umano si sente più vulnerabile. Che bello!

Io personalmente guardando tante immagini così rigogliose e vive mi sono sentita molto vulnerabile, mi sono chiesta se davvero in natura esistono tanti verdi e marroni, mi è anche girata un pò la testa e mi sono dovuta sedere su una sediolina della sala.

Poi ho iniziato anche a pensare a delle cose un pò brutte, come per esempio noi uomini ci siamo così abituati al cemento che passiamo vite intere in città e ci dimentichiamo del profumo della terra bagnata, e ho pensato anche in altre cose ancora più brutte che credo sia meglio non dire…

Tanta natura ha risvegliato il mio animo romantico, e mi sono ricordata di una frase di Oscar Wilde che diceva:“La naturaleza del romanticismo es la incertidumbre” che se fosse vero significherebbe che noi giovani di questi anni siamo tutti dei gran romantici visto che viviamo nell’incertezza più completa, e invece mi guardo intorno e vedo parecchio realismo estremo e poco romanticismo.

Comunque che tu sia romantico o no guardando queste foto ti sentirari umano, che di questi tempi non è poco.

pace.

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Ansiedad de la imagen

Tra le esposizioni di Photoespaña ce n’è una che esprime la mia anima: Ansiedad de la imagen.
Ansietà dell’immagine, un poeticissimo riflesso delle preoccupazioni umane.

Non a caso entrando c’è uno specchio rotto, che ci ricorda che i protagonisti veri dell’esposizione siamo noi:

Nell’ultima decade la globalizzazione ha prodotto enormi cambi geopolitici, e tutte le zone del mondo in questo momento hanno difficoltà a resistere alla globalizzazione. Nonostante questa immensa fusione socio-culturale ogni regione fa il possibile per presentare una resistenza incosciente (e instabile) e un’opposizione alla cultura dominante. Questa esposizione rappresenta esattamente questa incertezza: il cambio della realtà, un mondo sempre nuovo e in trasformazione, un momento di ansia e di instabilità.
Il click è di artisti di tanti Paesi, e il tocco italiano lo dobbiamo a Matteo Basilé che mi ha provocato come un’enorme esplosione nella testa e nella pancia.

uau!

Allora con morbo mi sono messa a spiare nella rete cercando Matteo Basilè: com’è-che fa-dove vive-con chi-che mangia a colazione-ama i cani?.
Voglio sapere TUTTO.

uau uau!

Navigo nel web, che internet non è altro che l’estrema espressione della globalizzazione, meraviglia con un retrogusto inquietante. La ansiedad de la imagen già mi assale, il web mi sovra stimola e Matteo Basilè non mi interessa più: da fine si trasforma in mezzo.
Scopro una mostra di Matteo che si chiama Il Mito dell’Aspirina, BAYER Italia vedo le immagni, mi fanno schifo e non le capisco e all’improvviso Matteo Basilè non mi emoziona più.

e questa sarebbe arte digitale????!?!?

Mi sembra tutta una farsa, già mi viene fuori molta cattiveria quando scopro che l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid ha un’altra mostra sua, THISHUMANITY. Mi assale un’inquietudine, devo vederla subito!
Ansiedad de la imagen.

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Esposizioni a Madrid: Kirchner

Se anche tu come me cerchi emozioni forti (e gratis) ti consiglio di andare alla Fundación Maprfe (dove lavora la mia cara amica Dyana) a vedere l’esilarante esposizione di Kirchner.

Dyana nel cuore

Per apprezzare Kirchner non bisogna obbligatoriamente conoscere la storia dell’arte, occorre solo amare il colore e condividere uno dei precetti dell’espressionismo: privilegiare, esasperandolo, il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente.
A descrivere la realtà autentica ci pensa la fotografia: che la pittura ci aiuti a vedere l’ALTRA realtà, quella più intima.

Nell’esposizione non si possono fare le foto, ma siccome io sono di Bari sono riuscita a fare uno scatto di una delle mie opere preferite, una acrobata sobre el suelo y un payaso

una litografia BELLISSIMA

È chiaro che non è vero niente: l’acrobata è uno strano animale e il pagliaccio non è altro che un turco con cappello, tunica e sigaro che guarda attonito la pista. Ma la pista non è una pista, è il deserto. (secondo me)
E così quello che conta è l’emozione, l’idea che ti provoca l’immagine e  il colore, travolgente e esagerato: toni caldi e freddi si mischiano senza confine

sono senza parole

I sentimenti si esternano con forza, come nel caso della stanca Erna

Erna non sta bene

La città si trasforma

quasi una stella

Se stai pensando che la sua pittura somiglia a quella di Gauguin, Van Gogh e Matisse hai ragione ma ti prego, frena questo pensiero!
Non dobbiamo cercare negli artisti segni di altri artisti più conosciuti che in qualche modo sminuiscono l’intensità delle loro opere. Kirchner ha fatto tutto così bene da farmi desiderare di non essere più io ma trasformarmi in Marcella

la meravigliosa Marcella

Questa fantastica esposizione non solo è aperta tutti i giorni con entrata gratutia, ma tutti i martedì dalle 12.00 alle 19.00 fino al 2 settembre potrai anche fare anche una visita guidata gratis: ¡la leche!

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PhotoEspaña Madrid: Asia Serendipity

La mia sfida personale per le prossime settimane è riuscire a vedere tutte le 70 esposizioni di Photo España: ci riuscirò? Io credo di si! (se hai comprato dei volo per Madrid ti consiglio vivamente di consultare qui e vedere qualche esposizione!)
L’emozione del momento me l’ha regalata la sala espositiva Teatro Fernán Gómez (dove avevo già visto Beautiful Agony) con Asia Serendipity.
In realtà questo centro d’arte ospita anche un’altra esposizione di PhotoEspaña di nome De la Factory al mundo: fotografía y la comunidad de Warhol.
Questa seconda esposizione è molto più pubblicizzata della prima MA molto molto meno interessante!
Il protagonista è Warhol che come ogni buon artista POP che si rispetti muove grandi masse. Le foto raffigurano la vita di Andy e di tutti i suoi amici bohémiens de la Factory che fanno riunioni e incontri.

Andy e i suoi amici

E come disse il saggio: STI CAZZI!
Invece l’esposizione Asia Serendipity è davvero bellissima e per un momento ci permette di assommarci al lato B delle cose.

Sherman Ong Hanoihaiku: una foto perfetta.

Si tratta di nuovi talenti asiatici che rompono ogni barriera tra reale e immaginario e ci propongono un nuovo modello di fotografia. Non si tratta di natura nè di street style ma di visioni oniriche e surreali.
Tra le mie opere preferite indubbiamente quelle di Sohei Nishin, che scatta centinaia di fotografie aeree e le combina in un delirante collage, in cui ricompone la città.

tanti pezzi compongono un insieme

In questo modo ogni piccola fotografia ricostruisce il tessuto urbano ma anche il tessuto immaginario, e la visione generale è realistica ma speciale, differente, visionaria.
Ma come avrà fatto Sohei a creare un genere fotografico così unico, a fermare il tempo sommando tanti momenti diversi della realtà ed a rendere interessante una foto panoramica? Non lo so ma lo amo!
Un altro fotografo che ha rapito il mio cuore è Sherman Ong Hanoi Haiku che racconta la vita.
Per me l’aspetto più interessante della vita è la gente (cosa sarà mai un’immagine di una spiaggia caraibica?? io voglio vedere persone, non cose!) e Sherman condivide questo mio pensiero e riesce a rendere poetica alche la dura realtà.

                                                        Io davanti una foto così resto senza parole.


http://www.edreams.it/voli/madrid/MAD/

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Un fine settimana a Madrid

Siccome le ultime settimane sono state davvero intense questo we ho deciso di dedicare tempo a tutte le cose più belle che si possano fare a Madrid: mangiare cose madrileñe, sentire buona musica con veri amici, fare spese in un mercatino vintage in ottima compagnia, passeggiare per ore a Lavapiés, intossicarmi con una paella indigesta, andare in un locale bellissimo di cui parlerò presto e ovviamente vedere stupende esposizioni:

cocido madrileño home made
Subsonica a Madrid
mercadillo Utopic Sundays
primavera a Lavapiés
la paella assassina (Mano a mano- calle Lavapiés 12, NON ANDARCI!!!)
Un angolo di paradiso in calle del Barco 45 (¡gracias Lucia y Jose!)

Le esposizioni che ho visto sono due: CHAGALL alla Fundación Caja Madrid (che merita un post intero) e varie esposizioni a La Casa Encendida (che ha un nuovo bar!!).
Di tutte le cose bellissime che ho visto a La Casa Encendida mi sono davvero emozionata con le opere della piano -1:  10 nuovi giovani artisti che hanno vinto il concorso “Generaciones”, ricevendo premio in denaro e l’esposizione delle loro opere.
L’idea portante di tutte le opere è l’empatia tra l’opera d’arte e lo spettatore, relazione che porta alla completa fusione nelle opere di Almudena Lobera e Isabel Martínez Abascal.

PORTADORES. LA IMAGEN EN EL CAMPO AMPLIADO DEL CUERPO

Il lavoro di questi due artisti si chiama PORTADORES. LA IMAGEN EN EL CAMPO AMPLIADO DEL CUERPO, ed è formato da 12 disegni originali tatuati sui corpi di diverse persone.
Il processo artistico consta di tre fasi: la prima consiste nella realizzazione dei disegni e nell’esposizione di questi in una galleria.
Le persone che desiderano “possedere” questi disegni si rendono disponibili a tatuarli sulla propria pelle, il prezzo dell’opera è offrire la propria pelle come supporto.
La seconda fase è proprio il tatuaggio dei disegni sui corpi, e quindi la terza fase è trasformazione del corpo-opera in galleria d’arte.

dove finisce l’opera e inizia lo spettatore??

Questo straordinario lavoro ci da un interessante spunto di riflessione sulla forma materiale dell’opera, valorizza il concetto di opera unica e trasforma la visione materialista dell’opera d’arte: la creazione non si può comprare e/o vedere, l’opera è unica e originale.

asustado, adj. Que desea con comedimiento que las cosas sean distintas de lo que parecen.

Esiste un’emozione più intensa di quella che nasce guardando un’opera? Esiste qualcosa di meglio dell’originalità?

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La gemella della Gioconda (?)

La non-notizia di oggi è che nella sala 49 del nostro celebrerrimo Museo del Prado è esposta la gemella della Gioconda.
Ma perchè la Gioconda aveva una gemella?? Ovviamente no! Si tratta di un quadro dipinto quasi sicuramente da uno dei due allievi preferiti di Leonardo: o Andrea Salaino, amante del maestro, o Francesco Melzi.
Essendo stato dipinto da un allievo del Da Vinci l’opera è davvero similissima alla Gioconda, come spesso avviene quando dei pittori si ispirano ad un’opera del proprio maestro.
Abbiamo in primo piano un’algida signorina di tre quarti, e sullo sfondo montagne e laghi: tutto ci fa pensare alla Gioconda!

Gli allievi sempre si ispirano ai maestri!

Ma questo quadro l’hanno trovato ieri pomeriggio nello sgabuzzino del museo?? NO! La ‘copia’ del Prado è nota da secoli, esattamente dal 1819!!
Ma lo sfondo della tela, attorno alla Monna Lisa,era coperto da una vernice scura, probabilmente aggiunta verso il XVIII secolo. Solo qualche mese fa sono stati effettuati degli studi e si è scoperto che sotto la cappa scura di fondo era dipinto lo stesso sfondo del celebre dipinto del Louvre.
Ieri il quadro è statio presentato e esposto come “la gemella della Gioconda” per creare notizia, e tutti gli spettatori armati di cellulari e macchine fotografiche hanno immortalato il momento.

Scatta scatta scatta!

E così non solo la Gioconda, onnipresente in tazze, borse e cartoline, a volte viene derubata del suo misterioso fascino, ma anche la procugina di campagna.

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