La TORTILLA, orgoglio nazionale

Una delle cose che più fa inorgoglire gli spagnoli è…ta ta ta tan… la TORTILLA, ed in particolare la TORTILLA DE PATATAS!
Grande classico della cucina spagnola, onnipresente in ogni bar, ristorante, supermercato,colazione, pranzo, cena  a Madrid.
A pensarci bene l’unico pasto spagnolo in cui non ho visto la tortilla è nei pranzi dei matrimoni… al momento!
Stai ben attento mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid a non confondere la TORTILLA con la nostra FRITTATA! Questa associazione di idee crea ripugnanza e avversione in tutti gli spagnoli che giustamente sono molto fieri del loro piatto nazionale e non vogliono paragonarlo a niente al mondo!
Quindi se vuoi avere amici e vita sociale in Spagna dovrai subito dire che la tortilla è buonissima e che la sola cosa che ha in comune con la fittata sono le uova. Punto.
Io purtroppissimooooo sono allergica alle uova quindi non ho MAI MAI mangiato una tortilla spagnola e devo ammettere che questa enorme lacuna non fa che alimentare fantasie e interesse sulla tortilla, che per me resta un mistero assoluto della cultura spagnola.
Perché piace così tanto agli spagnoli da essere mangiata in TUTTI i momenti della giornata??
Perché la tortilla DEVE essere accompagnata da maionese? Perché deve essere molliccia dentro??
Perché è alta, ma così alta che un nano può entrarci dentro?? E soprattutto come cazzo fa a essere così alta???
In italia la frittata è bassina, secchina, usata come piatto-disperazione in tutte le case di studenti fuorisede o come antipasto della domenica da mia zia Giovanna SE e solo se fatta con asparagi raccolti della zia Giovanna medesima nella foresta Mercadante.
La tortilla spagnola non la capisco fino in fondo, qualcosa del suo essere mi sfugge!
Innanzi tutto la sua altezza mastodontica: la tortilla spagnola quando è altissima è fatta con il LIEVITO!
Il preferito dagli spagnoli è la LEVADURA ROYAL, una polverina bianca che si sbatte con le uova come ci dice l’aitante chef della pubblicità Royal (e se lo cosiglia lui io ci credo!).

la TORTILLA più alta che io abbia mai visto è quella del bar EL VALLE dietro casa mia: impressionante!

la tortilla di Gulliver

Il perchè della tortilla+maionese non lo sanno nemmeno gli stessi spagnoli. Pischi One dice che si aggiunge maionese per dare un sabor divertido alla tortilla.
La maionese solitamente viene messa nel piattino accanto alla tortilla, ma esistono anche tortillas fatte con maionese, cioè aggiungendo un cucchiaio di maionese alle uova.

Tortilla e maionese, alla faccia della prova costume!

Una cosa davvero importante nella preparazione della tortilla è che sia piuttosto cruda dentro ma ben cotta fuori. Avere una tortilla semi cruda dentro non è molto difficile considerando la sua altezza, quindi la domanda è: la tortilla spagnola deve essere molle dentro perchè è davvero impossibile cuocerla tutta bene o perchè agli spagnoli davvero piace così?
Questo resta uno dei grandi misteri dell’umanità, assieme a è nato prima l’uovo o la gallina?

Tortilla curda, e non per moodo di dire!

La TORTILLA va mangiata sempre con il pane, e si può mangiare anche a colazione MA in questo caso SENZA maionese!
Per gli spagnoli pigroni esiste anche la versione precucinata: Tortilla de Patata di Hacendado, la stessa marca che fa (tra le altre infinite cose) il tomate frito

Se la fata turchina mi regalasse un desiderio chiederei di non essere allergica alle uova, per poter divorare una tortilla spagnola crudona con maionese: questa si che sarebbe un’emozione forte come quelle che piacciono a me!!!!!

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Tradizioni spagnole: EL PAN

Questo fine settimana che volge TRISTEMENTE al termine è stato davvero iper bucolico e denso di animali, familiari acquisiti, pollini e cibo tradizionale spagnolo.
Prima sono andata in Extremadura, dove appunto la natura è extrema y dura.
Io devo dire che di questa regione amo tutto, ma soprattutto LAS MIGAS, cioè pan con pan.
Si tratta di un piatto tradizionale extremeño, di origine contadina quindi molto povero e sostanzioso: lo adoro!
Poi oggi ho passato tutta la giornata a Valdemanco, un paesino della Sierra de Guadarrama a 60 km da Madrid capital (la mappa di Valdemanco la metto alla fine dell’articolo).
E che ho fatto in questo paesino??? Un CURSO DE PANADERIA, cioè un corso per imparare a fare il pane in casa!
Papá non pensare che sono pazza se essendo pugliese faccio un corso di pane nella Comunità Autonoma di Madrid!!
Questo bellissimo corso mi è stato regalato dai miei parenti e amici Leticia y Alberto, e devo dire che mi è stato utilissimo, soprattutto perché io fino a stamattina alle 10.00 pensavo che gli spagnoli non ne sapessero un cavolo di pane, e invece mi sono dovuta ricredere: la farina è davvero miracolosa, anche nelle mani di uno spagnolo! Muchas gracias Lety y Alberto, ¡este regalo me ha encantado!

Siccome a Madrid l’unico pane fresco facilmente reperibile è la barra de pan io veramente pensavo che gli iberici ignorassero completamente il piacere assoluto d’avere tra le braccia mezzo kg di pane di Altamura appena sfornato, e invece no!
Anche qui esiste qualcuno que ama il pane buono, e qualcun altro che sa farlo, che bello!
Ed ecco alcuni momenti catartici di questo corso di panetteria:

Pischi One che TROMBA LA PASTA (come si direbbe a Bari!!!)
Il pan con chorizo y queso, una vera delizia
la mia SUPER PAGNOTTA, troppo bella!

Poi oggi ho scoperto che la Spagna e Bari sono più vicine di quanto pensassi grazie alla strepitosa TORTA DE ARANDA!!!
Una sorta di ibrido tra la hogaza spagnola (cioè il pane un pò schiacciato, rotondo, grande e buonissimo dei paesi della Castilla León) e la FCAZZ (focaccia) barese:

Torta de Aranda, tu segni un prima e un dopo nella mia vita spagnola!

Si tratta di una pane tondo e bassino (tipo la focaccia) in cui viene INIETTATO con una siringa olio extravergine d’oliva in tutto l’interno del pane.
Iniezione di olio in un pane tramite siringa: ¡ESPAÑA TE AMO!

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TOMATE FRITO, lo squallore chiuso in un brick

Questo post è programmato per essere pubblicato il 13 marzo, mentre io sono in viaggio in CHIAPAS!

Nella Top10 delle ossessioni nella mia vita in Spagna primeggia indubbiamente EL TOMATE FRITO, cioè il pomodoro fritto, agghiacciante surrogato della salsa.
Caro amico terrone che vuoi venire a vivere a Madrid, ti ricordi quelle lontane domeniche di fine anni ’80, quando si andava a casa della nonna a fare la salsa???
Con la mamma e le zie che bollivano i pomodori nel pentolone del militare, e tutti noi piccoli dovevamo fare lavori umilianti come trasportare le bottiglie vuote da una parte all’altra? (che quelle piene le facevano portare ai cugini più grandi…).

Ebbene tutti questi ricordi terroni sono tanto dolci quanto velati e lontani, ma si trasformano in leggenda ogni qual volta il mio campo visivo incontra lui: EL TOMATE FRITO.
Che venga un herpes zoster all’inventore del tomate frito, che ha preso la salsa e invece di imbottigliarla come i cristiani ha pensato bene di friggerla prima, e non nell’olio d’oliva ma nell’olio di girasole!!!
La cosa più terribile del tomate frito è che gli spagnoli lo usano così, alla brutto dio: aprono il brik e lo versano FREDDO sulla pasta o sul riso. I più evoluti lo riscaldano, ma senza aggiungerci nessun tocco personale. No, direttamente dal brick alla padella, senza passare dal via.
Se non mi credi leggi il bric: ¡ABRIR Y SERVIR! no calientar ni hostia, aprire e servire!!!

Tomate frito, mi sfami ma ti odio!

Di tomates fritos ce ne sono mille milioni ma il più famoso è quello della marca HACENDADO, vero monopolio alimentare nella Penisola Isterica.
Ha un sapore molto forte, con un vago retrogusto di pomodoro, e si presenta in stato semi-solido.
È proprio un cremone denso, tipo balsamo per capelli! Capito??? L’aspetto più inquietante di questo prodotto alimentare è che el tomate frito è talmente radicato nella cultura spagnola che gli iberici pensano sia un prodotto sano e naturale, e lo danno da mangiare agli ammalati e ANCHE ai bambini.
Cioè a 2 anni il parmigiano non lo danno ma il tomate frito si. No va bè, parliamone!
Poi se un giorno hai la diarrea e lo dici a qualche amico spagnolo preparati: il consiglio sarà pranzare arroz con tomate frito para estar bien.
Essendo fritto nell’olio di girasole questa salsa è grassissima, e ne ho le prove:

Tutti ciccioni con il tomate frito!

Mentre la passata di pomodoro italiana è DAVVERO sana e leggera:

Passata di pomodori, dolci ricordi!

Per favor, qualcuno mi spedisca una bottiglia di passata di pomodoro italiana!!!
Per concludere inserisco la nuovissima pubblicità del DIA, che ci aiuterà a riflettere su 2 drammatiche verità e 1 bugia iberica:

1) La ragazza solo dopo aver buttato la pasta si accorge che non ha il condimento (GULP!)
2) Il maschio iberico le procura TOMATE FRITO e lei lo riscalda nella padella senza aggiungere un goccio d’olio, una fogliolina di basilico, un pezzettino d’aglio… niente!
3) Lei gratta il parmigiano: BUGIAAAAA!!! Nessuno spagnolo gratta il parmigiano!!! I buongustai lo comprano già grattuggiato!
Distrutta dal tomate frito me despido!

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Tapas a Madrid:BAR REST. ASTURIA.

Ieri, come tutti i mercoledì e i lunedì di questa mia vita spagnola, dalle 18.50 alle 19.00 (cioè subito prima del mio corso di inglese) sono stata a fare la merendina nel mio bar preferito: BAR REST. ASTURIA.

Qui è tutto fritto e buonissimo!

REST. Sta per RESTAURANTE, che però questa parola è ben lunga da scrivere e si sa che le insegne costano molto e occupano spazio, cosicché il mio bar del cuore si chiama BAR REST. ASTURIA.
Questo NON è un luogo per:

quindi se, e solo se, non rientri in nessuna di queste tre categorie potrai anche tu fare la merendina in questo caratteristico bar.
Il bar si trova in Calle Méndez Álvaro 6 cioè proprio di fronte alla stazione di Atocha, ed è frequentato quasi esclusivamente da tassisti e da qualche vecchio del quartiere (=non andarci per rimorchiare!) ed è caratterizzato dai tipici elementi iconografici spagnoli: carte per terra, prosciuttoni e salsicce appesi,

¡MMMHMM QUE RICO!

macchinette tragaperras

bar=tragaperras

alcolici, patate e orecchie di maiale fritte

La santissima trinità spagnola: alcol, patate e maiale!

Una cosa abbastanza carina di questo bar sono i camerieri, dai nomi ignoti ma dall’indubbia gentilezza: ti chiameranno CIELO, MI VIDA, GUAPA (cielo, vita mia, bella) e e tra una tapas e l’altra di solleveranno il morale

il cameriere ha sempre un certo fascino...

Infine la vera ragione per andare al BAR REST. ASTURIA: las tapas!

Le tapas più grandi di Madrid!

Insoma se davvero vuoi uscire dai circuiti turistici vieni qui! BAR REST. ASTURIA TODA LA VIDA!

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Un GRANDE piacere della vita: il consommé!

Sai quando ti svegli e vai a lavoro, e poi ti svegli e vai a lavoro, e poi ti svegli e l’ultimo ricordo che hai è del lavoro? Ecco, così mi sento io, che non è bello.
Poi succede che c’ho il pollo in forno e me lo dimentico (col forno spento) e poi non trovo la pirofila e la cerco e la cerco e a un certo punto il pollo mi bussa da dentro al forno, che ormai ha preso vita e muove le alette.
Però insomma in tutto questo stress intenso e pastoso oggi voglio dedicare un post ad uno dei piaceri più intensi della vita: il consommé (annamo bene in quanto a piaceri!). Il consommé non è altro che un brodo della nonna, ma siccome gli spagnoli sono tutti strambi gli hanno lasciato sto nome che suona francese (effettivamente lo è) e lo servono nei bar, in ciotoline monodose, a prezzi davvero convenientissimi. Cioè lo spagnolo medio tra un’orecchia di maiale fritta, una crocchetta straripante d’olio, una coda di toro e 38 litri di birra si beve il brodo!

Il mio preferito è il consommé del Museo del Jamon, fatto per l’appunto con il jamon e venduto al modico prezzo di 1 euro e mezzo!! 5 minuti di piacere a 1,5 euro: ONESTISSIMO!
Siccome in Spagna ci pace il grasso, l’unto e il bisunto il consommé è caratterizzato da un aspetto lucidissimo, per l’alto di olio e grassi animali. Quindi se desideri una cosa leggera leggera lascia perdere. Se invece vuoi una cosa calda, profumata e salata il consommé farà proprio al caso tu.
Questo può essere di due tipi: consommé simple o consommé doble. Il simple è solo la brodaglia, il doble è arricchito con cibi di vari natura. Spera solo che questa “varia natura” non sia PASTA.

Io sono una grandissima fanatica del consommé, e il mio record è stato 3 in una sera: mi piace troppo!
Se vuoi fare un’esperienza 100% iberica ti consiglio di comprare il consommé in un qualsiasi supermercato spagnolo, dove è venduto in un brick tipo latte: mamma mia che paura! Se non mi credi leggi qui! Io non l’ho ancora mai provato, ma giuro che se sopravvivo a questo periodo il 20 dicembre mi compro un brick e me lo bevo tutto!!!

Adesso ti invito e ti obbligo a votare l’opera del concorso di scrittura creativa SPAGNA che più ti piace! Vota qui e passa il link ai tuoi amici. Siccome questi scritti sono TROPPO belli no potrai votare anche più di uno!

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Caffè: quanto mi manchi!!!!

Questo post di oggi tratta un tema molto doloroso, quindi, caro amico italiano che vivi ancora in Italia, dopo averlo letto vai al bar e beviti un espresso alla mia salute, perché oggi parlerò del caffè spagnolo (¡Hay Que Dolor!)
Com’è il caffè in Spagna? Io istintivamente risponderei OLIOSO!


Io non so perché ma davvero il caffè in spagna è tutto oliosetto, che quando ti danno la tazzonona (la tazzina italiana ha solitamente una capienza di 85 cl, contro i 180 cl della spagnola) se tu guardi il suo contenuto in controluce noterai una diffusa macchia d’olio, che ti ricorderà tanto l’acqua di una qualsiasi piscina comunale cittadina in un qualsiasi giorno di agosto.
L’origine dell’olio nella tazzina del caffè è assolutamente misteriosa! Io però penso che siccome in Spagna tutto è un pò unto, anche le cose che non hanno untuosità intrinseca finiscono con l’avere un’untuosità acquisita.
Quindi niente, rassegnati: il caffè è imburrato! Oltre ad essere unto e bisunto il caffè spagnolo viene sempre servito in quantità esagerate, e spessissimo en vaso, cioè nel bicchiere!!! Un caffè in un bicchiere di vetro??!? Parliamone!

Nei beberoni di caffè gli spagnoli ci inzuppano di tutto: merendine, porras y churros, pezzi di pane e quant’altro, e questi beberoni sono spesso e volentieri accompagnati da abbondante latte e quantità esagerate di zucchero, che io in tanti anni non ho mai conosciuto uno spagnolo amante del cafè amaro!

Il mix caffè-latte ha proporzioni variabili a seconda del nome. I tre grandi classici sono:
Cafè con leche= più latte che caffè, questo è quasi sempre servito nel bicchiere di vetro e siccome e bollente risulta abbastanza entretenido guardare la gente che si brucia le dita nel tentativo di avvicinare il bicchiere alle labbra!
Cafè cortado o semplicemente cortado= cafè con poco latte. Il concetto di poco è relativo.
Cafè solo= caffè solo, senza niente. La solitudine di questo caffè viene compensata dalle quantità, anche in questo caso esageratissime.
Un altro ever green è il café expreso, che io personalmente sconsiglio vivamente. Vivamente.
Così come il cappuccino, che in Spagna non lo sa fare NESSUNO! ma dico io:sarà così difficile quel movimento del polso versando il latte bollente sul caffè??? evidentemente SI!
Quello che in italia si chiama caffè corretto in Spagna è conosciuto come carajillo: la ricetta base è uguale (caffè+ alcol) ma gli spagnoli aggiungono quel tocco di malizia iberica, dato da un pezzettone di cannella.

Una differenza culturare davvero curiosissima tra italiani e spagnoli è che in Italia il caffè si beve al bancone, rapidamente, mentre in Spagna il caffè lo prendi sempre seduto. Cioè nella Penisola Isterica si mangia in piedi e si beve il caffè al tavolino!!! Ma quanto costa il caffè a Madrid?? Un botto! 1,20 euro!
E invece la caña costa 1 euro, quindi ecco qui bello e servito il perché in italia la gente è isterica mentre in spagna siamo tutti felici: meno caffè e più birra per tutti!

Tra 2 giorni e il mio compleanno!!!

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Estate, buuu!!!

Or ora sono tornata a Madrid dal mio secondo (e ultimo) round di vacanze.
L’estate è finita per la povera Chechi: buuu!

Se non mi porti un pacco di Galletti o PAN DI STELLE (visto che di Galletti ne ho parecchi) del Mulino Bianco credo che morirò di stenti e solitudine, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid!!
Comunque dicevo che anche quest’anno sono stata a Menorca, per gli amici italiani Minorca. ARRET?? Si, perché Menorca è troppo troppo troppo bella:

Metto solo questa foto qui per non farmi assalire dalla nostalgia e non farti assalire dall’invidia, amichetto mio.
Poi siccome non esistono voli economici per tornare da Menorca a Madrid (né per andare, ad essere sincera) ho preso il ferry e sono andata a Mallorca, per poi tornare a Madrid (Mallorca, per gli amici italiani Maiorca).
Mallorca sarà pure bella, non dico che no, ma dopo essere stata a Menorca io fatico a trovare cose che mi piacciano.
Poi a questo mio naturale stato di nichilismo si somma anche una lieve disperazione per aver cenato in un certo ristorante di Sushi, dal nome Sushi Club (che poi ho scoperto grazie a quel pettegolo di google che si tratta di una catena, presente anche a Madrid: STIAMONE ALLA LARGA!) dove era tutto divino ma al contempo talmente caro, ma talmente caro, che ogni pezzo di sushi sfiorava i 2 euro!! Dio mio!!
Poi siccome questi del Sushi Club sono davvero fighi tra i pezzi di sushi hanno schiaffato pure dei fiori!!

Ma i fiori avrei dovuto mangiarli?? Sono 20 ore che me lo chiedo!
Insomma, l’estate è finita, sono tornata nella dura realtà dove incombe la visita del Papa a Madrid, il corso intensivo di inglese, il lavorone e altre terribilità a cui è meglio non pensare.
¡MADRID, nonostante la dura realtà YO TE AMO!

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OPORTO: come trasformare una sardina in poesia.

Da pochissime ore sono tornata da Oporto, un gioiellino caldo e umido dove ogni cosa è poesia.
La città è emozionante come Lisbona ma meno malinconica, quindi BELLISSIMA, ma tra contanta bellezza le cose che più mi hanno colpito di Oporto sono:
-le CHIESE CON LE MAIOLICHE, talmente suggestive che a un certo punto volevo farmi suora

-la FRANCESINHA, una specie di sandwich a 4 strati, con formaggio, carne, mortadella, chorizo e prosciutto, frittissimo e infine ricoperto da una salsa piccante. Come se ciò non bastasse la Francesinha ha spesso un’abbondate guarnizione di patate frittone e un uovo, anch’esso fritto, gustosamente aperto sullo strato superiore. Cioè il primo portoghese che mi dice che la cucina spagnola è grassa verrà obbligato dalla sottoscritta a mangiarsi una Francesinha intera, senza pause!

- le SARDINEEEE! 3 sardine alle brace+insalata+birra= 6 euro.
Mia cara Oporto, mi duole dirlo ma a volte ti ho amata più di Madrid!

-la TELEFERICA, che io da bravissima turistoski non potevo risparmiarmi il giro sulla teleferica per 5 euro, cioè il costo della Francesinha! Mi raccomando: non mangiare la Francesinha subito prima di salire sulla teleferica, perchè le conseguenze potrebbero essere drammatiche.
-il VINO, ma non tanto il vino Oporto bensì il VINO VERDE. Esiste una bevanda più buona del vino verde? NO!
- i PORTOGHESI (non solo i maschi ma tutti gli abitanti del portogallo) che sono TROPPO gentili e affabili!!!

Poi per onor della cronaca devo anche elencare le cose che NON mi sono piaciute di Oporto, e sono:

-Le SPIAGGE a nord della città, dove c’è un vento incredibile, e tutte le spiagge sono piene di tendine per ripararsi dal vento!!!
Mi sono fatta CORAGGIOSAMENTE un bagno ma non sono riuscita a immergere la testa! Ma quanto cazzo è freddo l’oceano???
-Il gatto zozzone dell’ostello, che mi odiava e voleva entrare nella mia stanza.

Per il resto devo dire che Oporto è una città magnifica, dove si mangia e si beve a poco prezzo, si vedono cose belle, si cammina in salita e discesa e ci si sente felici.

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Un brindisi all’ITALIA nel MUSEO DEL JAMON

AUGURI ITALIA!

Questo post di oggi lo dedico alla mia madrepatria: la meravigliosa, caotica e contraddittoria ITALIA!! Allora per festeggiare ITALIA oggi parlerò di una cosa sublime della mia madrepatria adottiva (la Spagna): il MUSEO DEL JAMON, il museo più chiassoso e appetitoso di Madrid. Si tratta di una catena famosissima in tutta la Comunità Autonoma di Madrid, e in alcune altre città della Spagna, ed è uno dei luoghi più spagnoli che io abbia mai visto. Il MUSEO DEL JAMON è un bar, sempre di dimensioni piuttosto importanti, con le pareti completamente rivestite di prosciuttoni.

In un angolo c’è la salumeria, dove non solo potrai comprare il jamon al taglio, ma anche formaggi, dolci e pane (70 centesimi la barra). Ma la parte seria del MUSEO DEL JAMON è la barra, che percorre tutto il locale ed è sempre sovraffollata di gente. Sgomitando e urlando un po’ riuscirai ad attirare l’attenzione del cameriere (nel MUSEO DEL JAMON il cameriere è sempre un uomo di mezza età, non è mai un 20enne gnocco, sappilo mia cara amica italiana che vuoi venire a vivere a Madrid!) e potrai finalmente disfrutar di UN MENÙ COMPOSTO DA ARTICOLI CHE COSTANO SOLO 1 EURO L’UNO!!! Ma ci rendiamo conto??? Cioè al MUSEO DEL JAMON un panino con il prosciutto costa 1 eurino!! E un panino al formaggio?? Pure! E un caffè? Uguale! E una fanta? Lo stesso! E la birra? Idem!!! È incredibile, lo so, ma è la vera verità! Il MUSEO DEL JAMON è di per sé un ottimo motivo per cercare voli low cost e correre a Madrid!

Allora la procedura è questa: tu vai alla barra e ordini una birra, quindi con la birra loro ti daranno tapas. SOLO DOPO AVER AVUTO LA TUA TAPA dovrai ordinare da mangiare! Mi raccomando, non fare il turistoski chiedendo cibo e bevande insieme! La leccornia del MUSEO DEL JAMON è il Pan Tumaca, che può essere di due tipi: o con jamon iberico (2 euro) o con jamon nornale (1 euro). Sono buonissimi entrambi! Il MUSEO DEL JAMON è aperto praticamente sempre, ma secondo me l’orario ideale per andarci è il pomeriggio verso le sei, quando ci sono i nonni a fare merenda con il chorizo! Inoltre nelle belle giornate potrai anche prendere il sacchetto pic-nic, ed andare a mangiarlo al Retiro! Con soli 2 euro ti daranno: un panino, una bevanda e una frutta! !A questo punto avrai ben capito che il MUSEO DEL JAMON è un luogo perfetto! E invece NO! Anche il MUSEO DEL JAMON ha un piccolo difetto! Essendo un posto 100% spagnolo ha la particolarità di avere i bagni al piano di sotto, e questa secondo me è una pecca, perché alle 5ª birra (quindi quando avrai speso ben 5 eurini!) fare quelle scale pesa…Per il resto si tratta di un museo sublime, perfetta fusione tra architettura e arte, contenitore e contenuto. Lo spettatore-magnone non appena entra nel MUSEO DEL JAMON viene accolto da luce, chiasso, prosciutti appesi e un odore conturbante di grasso animale: ne resta abbagliato, e non dimentica l’esperienza.
E adesso in alto i calici y los jamones, brindiamo all’ITALIA!

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La patatina tira

Se ami la patata (intesa come tubero) devi assolutamente venire a cenare dietro casa mia, in Calle Ferrocarril 21. Dopo il Museo del Prado, il Reina Sofia, il Museo Thissen e il Museo del Jamon una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e del cibo è EL MUSEO DE LAS PATATAS, un piccolo bar di quartiere trasformato nel Tempio di DOÑA PATATA.

In questo posto potrai mangiare qualsiasi cosa accompagnata da PATATE ad un prezzo davvero irrisorio, ed ovviamente bere tanta e tanta birra per un prezzo che oscilla tra 1 euro e 1,20 euro, a seconda se consumi al banco (in piedi, o al massimo appoggiato alla barra, proprio come piace agli spagnoli) o seduto al tavolo (come si fa nel resto del mondo).
Le cose curiose de EL MUSEO DE LAS PATATAS sono tre: la prima è che si tratta di un luogo assolutamente didattico, dove numerosi cartelli e poster informano sul valore nutritivo della patatona, ricca di vitamina C, fondamentale per la nostra nutrizione (assieme ai suoi amici Pomodoro e Limone).

La seconda cosa interessante è che tutti i piatti di qualsiasi-cosa-con-patata hanno anche l’uovo. Se la razione è intera ci sono ben due uova per ogni piatto, se invece è una mezza razione troverai solo un uovo. Se anche tu, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, sei allergico alle uova proprio come me NON TEMERE! Il proprietario de EL MUSEO DE LAS PATATAS ti preparerà un piatto senz’uovo, ma con il doppio di patate! Che bello!
La terza e ultima cosa straordinaria del EL MUSEO DE LAS PATATAS è proprio il suo proprietario: un anziano dalla faccia peculiare e con un discreto culto del proprio io, che ha rivestito il locale di sue foto (tra i manifesti pro-patata). In una di queste immagini si potrà ammirare da giovane, con l’uniforme de los Regulares de Melilla (io non l’avevo mai vista una immagine così!!!).
Quando andrai a EL MUSEO DE LAS PATATAS potrai ordinare qualsiasi cosa: è tutto buonissimo! Non posso consigliarti niente!

W LA PATATA E BUONA FESTA DELLA DONNA A TUTTE NOI DONNE PATATOSE!

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Cosa vedere a Madrid: el Mercado de San Miguel

Questo post di oggi parla del Mercado di San Miguel e lo dedico a Giacomo di Gravina di Puglia, questo sconosciuto amico italiano che vive a Madrid. (Giacomo, ogni tanto compri i voli Ryanair per Bari?? ¡¡¡Ancora fallisce la tratta!!!). Il Mercado di San Miguel è una vera chicca di Madrid: si tratta di un mercato, situato a pochi metri da Plaza Mayor, che conserva la struttura in ferro dell’inizio del XX secolo.

In realtà il suolo dove adesso si erge elegante e imponente il Mercado di San Miguel fu sempre caratterizzato da ferventi attività sociali: prima c’era una parrocchia (dove fu battezzato il celeberrimo drammaturgo Félix Lope de Vega),e quando questa fu distrutta in un incendio nel 1790 si decise di demolirla e dedicare il suolo alle attività commerciali. L’edificio in ferro che vediamo adesso fu costruito solo nel 1913, con uno stile nettamente parigino, e si tratta dell’unico esempio di architettura di ferro di Madrid. Con gli anni il Mercado di San Miguel andò incontro a una importante decadenza, ma grazie ai fondi della Comunità Europea nel 1999 si poté ridare alla struttura il suo aspetto originario. Successivamente si costituì la società El Gastrónomo de San Miguel, con l’intento di migliorare le attività commerciali tradizionali seguendo l’esempio de La Boquería di Barcellona. Insomma, da essere un mercato qualsiasi San Miguel si è trasformato in un posto radical-chic dove prendere un aperitivo, bere una birra, comprare un libro o una pianta e, magari, anche sognare di fare la spesa.

Così mi contraddico da sola, visto che affermo sempre che gli spagnoli non sono fighetti e il mio sconosciuto amico di Gravina dice che invece mi sbaglio! Ebbene, San Miguel è un posto pijo, ma se fosse a Roma o a Milano sarebbe infinitameeeeente più pijo! Ma quanto costa fare la spesa al Mercado di San Miguel? UN BOTTO! Le mele costano 2,90 euro al kg, la pasta fresca 10 euro al kg e i fagioli verdi a 15,50 euro!!!

Ma siamo matti?? Inoltre al Mercado di San Miguel ci sono anche frutti esotici, primizie, kg e kg di jamon iberico bellota e vini pregiatissimi! Insomma, non ha niente a che vedere con il Marcado di Santa Maria de la Cabeza di fronte casa mia, e proprio per questo San Miguel è un bellissimo posto da vedere e per passeggiarci dentro, più che per fare la spesa.
Ma Chechi ha una bancarella preferita al Mercado di San Miguel? SI! Il pescivendolo! Io infatti quando sono depressa ma voglio sentirmi una gran figa vado lì e mi mangio 1 ostrica per 1 euro, e poi vado a fare la spesa al Mercadona!

Se vuoi sapere cosa vedere a madrid vai nell’apposita sezione del blog!

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Nostalgie, dolcezze e trazioni a Madrid:La Mallorquina

Oggi racconterò cose dolci e zuccherose, e dedico questo post a Anna e Colino, che hanno lasciato l’amatissima e ineffabile Madrid per tornare a vivere in Italia. ¡¡¡Buuuu!!! ¿¿Perché ve ne siete andati?? ¿¿Perchè?? E insomma la gente a volte fa così, entra nella mia vita e poi se ne va…
…per superare il dispiacere oggi sono stata a La Mallorquina a puerta del Sol, cercando di suicidarmi per iperglicemia (non ci sono riuscita, ndr).

La Mallorquina è forse la più antica pasticceria di Madrid, fondata nel 1894 da un signore che si chiamava Juan ed era originario di Mallorca, da cui il nome. Si tratta di un raro angolo di paradiso per gli amanti dei dolci, visto che a Madrid sono bravissimi a friggere qualsiasi cosa, ma con lo zucchero hanno difficoltà, ed inoltre La Mallorquina è il tipico posto dove si fa merenda nei frenetici sabato pomeriggio madrileñi, con latte e caffè o colacao e un dolcetto, dopo aver passeggiato per il centro. La Mallorquina è un luogo spietatamente anni ’80, e proprio per questo io lo amo: ci sono gli specchi, degli enormi contenitori di vetro assolutamente retrò pienissimi di caramelle e cioccolatini, bottiglie di liquore esposte sulle mensole, signorine con grembiulini e cappellini improponibili e ovviamente dolci e dolci.

Come sono questi dolci? Sono anni ’80 pure i dolci! Sono o piccoli piccoli o grandi grandi, piuttosto lucidi,di colori pastello. Ci sono pure le paste da tè: secche o al cioccolato, minimaliste, essenziali ma deliziose da inzuppare. Poi ci sono le torte, pure queste anni ’80, coperte interamente da uno altissimo strato di zucchero condensato. Se per caso dovessi preferire il salato, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, a La Mallorquina potrai mangiare napolitanas de queso y jamon o qualche salatino.
Ma cosa prende Chechi quando va a fare merenda a La Mallorquina?  BRAZO DE NATA! Si tratta di un dolce buonissimooooo: una pasta sfoglia che avvolge quintali di panna!

Allora se vuoi essere gato-gato ti invito ad andare a La Mallorquina un sabato pomeriggio verso le 18.00, e ti consiglio di salire al secondo piano, dove potrai fare merenda guardando il meraviglioso spettacolo di Puerta del Sol dall’alto!
Cari Anna e Nicola, quando sarete stufi di cornetti e caffè (buono) tornate a Madrid e andiamo a La Mallorquina a bere Colacao!! vengaaaa!

Piccolo promemoria: caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, ti ricordi che dopodomani scade il concorso di foto?? Inviami una foto e vinci un buono di 25 euro per voli low cost

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