Hopper al museo Thyseen di Madrid

Oggi sono stata con la mia cara cara cara amica Dyana al museo Thyseen a vedere l’esposizione di Edward Hopper,il pittore che secondo me ha colto la verità sulla solitudine umana e sul colore.

Dyana, bella e brava

Hopper nei suoi paesaggi americani riesce a cogliere e trasmettere il senso di desolazione e isolamento, cosa che io cerco di fare quando scatto foto alla squallida periferia di Madrid, perché condivido questa immagine di realismo disperato e un po’ primitivo.

"produci, consuma, muori" detto con poetiche pennellate

In paesaggi deserti grandi strade e timide presenze umane ci lasciano immaginare la possibilità di un movimento umano ma soprattutto economico. Ma dove andiamo spostandoci in questi sconfortanti paesaggi? Cosa cerchiamo? Che stiamo facendo delle nostre vite??
La cosa che più amo di Hopper è il suo modo di vedere e riprodurre i colori, soprattutto l’azzurro (che è il mio colore preferito).

E in generale il suo modo si avvicinare colori freddi e caldi, con una perfetta simmetria che mi fa sentire caldo al cuore.

Alla fine dell’esposizione quelli del Thyseen hanno montato anche un giochino sulle reti sociali, con la riproduzione in 3D del dipindo Sol de mañana

Meno male che Hopper non puó vedere questa orribile bambola gonfiabile

Il giochino consiste nell’inviare un tweet su “a cosa pensa la signorina del dipinto”
Questo è il dipinto originale:

signorina, a cosa sta pensando?

Secondo me la signorina pensa “ci sarà un posticino per me in questa megalopoli che ho di fronte?”e si preoccupa.

Uscite dall’esposizione io e Dyana eravamo un pò emozionate, e siamo andate a berci una birra alla Cafeteria Prado dove abbiamo visto un cochinillo molto triste, più triste della signorina del quadro di Hopper

BUUU ;(

Allora mi sono intrista un poco pure io e me ne sono tornata a casa.

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La gemella della Gioconda (?)

La non-notizia di oggi è che nella sala 49 del nostro celebrerrimo Museo del Prado è esposta la gemella della Gioconda.
Ma perchè la Gioconda aveva una gemella?? Ovviamente no! Si tratta di un quadro dipinto quasi sicuramente da uno dei due allievi preferiti di Leonardo: o Andrea Salaino, amante del maestro, o Francesco Melzi.
Essendo stato dipinto da un allievo del Da Vinci l’opera è davvero similissima alla Gioconda, come spesso avviene quando dei pittori si ispirano ad un’opera del proprio maestro.
Abbiamo in primo piano un’algida signorina di tre quarti, e sullo sfondo montagne e laghi: tutto ci fa pensare alla Gioconda!

Gli allievi sempre si ispirano ai maestri!

Ma questo quadro l’hanno trovato ieri pomeriggio nello sgabuzzino del museo?? NO! La ‘copia’ del Prado è nota da secoli, esattamente dal 1819!!
Ma lo sfondo della tela, attorno alla Monna Lisa,era coperto da una vernice scura, probabilmente aggiunta verso il XVIII secolo. Solo qualche mese fa sono stati effettuati degli studi e si è scoperto che sotto la cappa scura di fondo era dipinto lo stesso sfondo del celebre dipinto del Louvre.
Ieri il quadro è statio presentato e esposto come “la gemella della Gioconda” per creare notizia, e tutti gli spettatori armati di cellulari e macchine fotografiche hanno immortalato il momento.

Scatta scatta scatta!

E così non solo la Gioconda, onnipresente in tazze, borse e cartoline, a volte viene derubata del suo misterioso fascino, ma anche la procugina di campagna.

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Beautiful Agony


Io lavoro a pochi passi dal Centro Colon, dove “colon” non è il retto, bensì si riferisce a Cristoforo Colombo, che come tutti sanno era italiano ma gli spagnoli cercano pateticamente di appropiarsene, chiamandolo Cristóbal Colón.

Cari spagnoli, Colombo era italiano! Cioè non basta mica cambiare il nome ad una persona per cambiarne anche la storia???
Insomma questo centro del colon qui è per me un posto magico perché dà inizio a quello che si chiama el triangulo del arte, cioè la zona a più alta concentrazione di museo, sale espositive e gallerie d’arte di tutta Madrid.
Allora siccome oggi il mio umore era un po’ pietoso tirarmi su sono stata al Centro de Arte / FUNDACIÓN BANCO SANTANDER, nel Teatro Fernán Gómez, a vedere una delle tantissime e gratuitissime esposizioni del Photo España 2011, dal titolo FACE CONTACT.
Innanzi tutto una cosa carinissima del Teatro Fernán Gómez è che per entrare devi scendere un po’ sottoterra, che io ogni volta ho la sensazione di entrare in una navicella spaziale.
Poi gli spazi sono enormi, silenziosi, l’esposizione è curata nei minimi dettagli e tutto è talmente piacevole che staresti tutto il giorno a contemplare le immagini.
Quello che io amo della fotografia, e che questa esposizione trasmette a pieno, è la sensazione si “irraggiungibile normalità”, l’illusione di essere protagonisti delle foto, o addirittura gli artefici di queste.
Devo dire che tutte le immagini mi sono sembrate molto espressive, ma l’opera che mi è piaciuta di più è Beautiful Agony, che già il titolo sembra la mia vita (jhjhjhjhj). Insomma in una saletta sono sistemati in forma circolare una ventina di televisiori, che proiettano i primi piani di uomini e donne nel pieno raggiungimento di un orgasmo.
Secondo me quello più gnocco di tutti era questo:

Se ti metti al centro della sala, proprio nel mezzo di tutta quest’onda di piacere, e ti lasci concentri sulle voci e sui visi puoi scoprire che l’arte non solo rende più accettabile la vita, ma a volte è l’unica cosa che riesce a coglierne il senso.

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Due Posti Speciali di MADRID

Questo post di oggi lo dedico ad Alice, che in una piacevole corrispondenza mi ha chiesto quale sia IL MIO POSTO SPECIALE DI MADRID. Io allora mi sono messa a scavare e ho trovato dentro di me due posti speciali, entrambi a sud (non a caso, terrona che non sono altro!).
Il posto speciale nº1 è il Museo del Ferrocarril. Questo Posto per me è assolutamente speciale perchè è pieno di treni, MA questi treni sono FERMI. Poi ci sono i binari, MA questi binari sono TAGLIATI, e quindi non sono altro che piccole cicatrici del terreno, come punti di ferro tra la terra e le pietre. Allora io trovo davvero poetica la negazione dell’essenza di questi oggetti, cioè la trovo tra il poetico e lo struggente, e mi sembra la mia vita, quindi mi piace.

Se come me ami i cani, gli scenari di archeologia urbana ed il silenzio,e se anche tu non sei persona di aerei e barche ma sei di locomotori, io ti consiglio di andare nel parco che sta dietro il museo, sederti a terra e goderti il nulla. (io a volte ci vado con i pattini…se vedi una urlare e cadere, quella sono io)

Il posto speciale nº2 è un bar di cui non conosco il nome, ma si trova in Plaza Legazpi
Ver mapa más grande ed è l’unico bar che ha i tavolini sulla piazza. Dal Museo del Ferrocarril percorri tutto il Paseo de las Delicias ed in 10 minuti arrivi in questo posto divino, dove preparano qualsiasi cosa e tutto costa pochissimo. Mentre mangi il mondo fritto potrai godere della visione della statua Gloria y el Caballo Alado…com’è questa statua?? NON LO SO!!! io non lo so e nessuno lo sa (meno lo scultore, spero!) perchè è da una vita che è tutta fasciata per restauro!

…ed allora io immagino di trovarmi nel giardinetto di un grande ospedale, perchè la mia amica Gloria è caduta dal suo Cavallo Alato ed è finita tutta ingessata, ed io sono lì a farle compagnia…e, se posso essere SINCERA, mio caro amico italiano che vuoi venire a vivere a Madrid, quasi quasi non voglio che le tolgano il gesso, a Gloria, perchè temo che una volta sana vada via.

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